-

-
La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

domenica 3 novembre 2024

Centro Studi Monetari: Proposta di legge sui biglietti di Stato

Leggi la Proposta di legge d'iniziativa del Centro Studi Monetari

BIGLIETTI DI STATO A CORSO LEGALE

martedì 13 febbraio 2018

Avv. Storelli: Il signoraggio

Il signoraggio
 
 
Di seguito riporto il capitolo sul signoraggio del mio ultimo libro “Moneta e Democrazia” reperibile al seguente link
 
In merito alla quantificazione del reddito derivante dall’emissione di moneta, altrimenti definibile signoraggio, la Banca d’Italia osserva: “Con l’avvento della carta moneta le potenzialità di estrarre un profitto dal signoraggio si ampliarono, sia per via del costo minimo di produzione, sia perché ai biglietti cartacei si poteva imporre un valore arbitrariamente alto. (…) Quando la moneta è prodotta dallo Stato, è quest’ultimo che, spendendola ad esempio per acquistare beni e servizi, la mette in circolo nell’economia e realizza immediatamente il controvalore, al netto dei costi di produzione”.[1]
Quindi il reddito derivante dall’emissione monetaria è dato dal valore indicato sulle monete meno i costi sostenuti per produrle.
Per quanto abbiamo già osservato nel capitolo precedente, tale reddito equivale al valore monetario propriamente detto.
Resta, a questo punto, alquanto priva di idonea legittima motivazione la condotta della Banca d’Italia consistente nell’appostare al passivo il valore delle monete metalliche coniate,[2] così incrementando il debito pubblico e privando lo Stato del reddito che avrebbe dovuto percepire dal conio delle medesime.
Non si comprende, infatti, in base a quale titolo tali monete possano rappresentare una passività per lo Stato, essendo essa limitata ai costi vivi di conio e non certo al valore facciale delle monete coniate, che, invece, corrisponde al valore al quale sono spese, ossia all’utilità economica che con esse si ricava.
Analogamente resta priva di idonea legittima motivazione la condotta della banca centrale (prima nazionale, ora europea) consistente nell’appostare al passivo il valore delle banconote emesse.[3]
Tale valore, infatti, non rappresenta un costo per la banca, essendo esso limitato ai soli costi di stampa e non certo al valore facciale delle banconote emesse, che, invece, analogamente alle monete metalliche, corrisponde al valore al quale sono spese per ricavarne un’utilità economia, per esempio, l’acquisto di titoli di Stato.
In questo caso l’utilità economica, diversamente da quanto rappresentato dalle banche centrali, è data dall’intero ammontare dei titoli di Stato acquistati, non dai soli interesse da essi riconosciuti, poiché con la moneta emessa non si ottengono, in contropartita, i soli interessi, bensì il pieno valore dei titoli di Stato più gli interesse ad essi accessori.
Le banche centrali, invece, appostando al passivo l’intero valore della moneta emessa, evidenziano come reddito da emissione monetaria i soli interessi sui titoli di debito detenuti in contropartita della moneta emessa, poiché il valore di tali titoli, appostato all’attivo, viene bilanciato dalla corrispondente moneta emessa, appostata al passivo.
Analoga osservazione può essere avanzata per la moneta elettronica, ossia per quella che va a costituire le cosiddette riserve di banca centrale, anche esse indebitamente appostate al passivo.
In tal modo, come riconosce l’ex governatore di banca centrale Biagio Bossone, i ricavi dell’attività di emissione monetaria non transitano dal conto economico, ma vengono automaticamente ed erroneamente appostati al passivo, invece di integrare il capitale sotto forma di utili non distribuiti; analogamente a quanto fanno le banche centrali appostando al passivo la moneta emessa, le banche commerciali ottengono ricavi appostando al passivo “debiti verso la clientela”.[4]
In realtà, la condotta consistente nell’appostare al passivo il valore delle banconote emesse poteva considerarsi legittima quando le banconote erano convertibili in oro poiché erano titoli di credito.
L’appostamento al passivo, infatti, corrispondeva all’obbligo, nei confronti del portatore della banconota, di convertirla in una quantità di oro pari all’importo ivi riportato.
Venuto meno questo obbligo, e quindi divenuta la moneta cartacea non più un titolo di credito bensì mera carta-moneta, viene meno anche la legittimazione di appostare al passivo il valore delle monete cartacee emesse, giacché la banca centrale non è più gravata di alcun debito nei confronti dei relativi portatori.
In merito all’osservazione per la quale l’acquisto di titoli di Stato (titoli di debito) da parte della banca centrale non concorrerebbe alla formazione del debito pubblico, possiamo precisare che questa affermazione sarebbe corretta se la banca centrale fosse un ente pubblico poiché, in tal caso, il suo bilancio sarebbe consolidato in quello dello Stato, e quindi il debito dello Stato sarebbe compensato dal corrispondente credito di un ente pubblico.
Poiché la banca centrale europea non è un ente pubblico, tale affermazione non è corretta per gli Stati dell’eurozona.
In realtà, infatti, la banca centrale europea non può essere considerata banca centrale di alcuna nazione dell’eurozona e, conseguentemente, l’euro, ancorché moneta a corso legale in ogni nazione dell’eurozona, non può essere considerata moneta nazionale di alcuna di queste nazioni.
Per quanto concerne l’Italia, l’osservazione riportata era parimenti scorretta anche prima dell’adesione all’eurozona, giacché la Banca d’Italia, ancorché ente di diritto pubblico (in quanto il proprio statuto è disciplinato da legge dello Stato) non è un ente pubblico, come si evince dalla composizione del relativo capitale sociale,[5] i cui partecipanti non sono soltanto enti pubblici, anzi, tali enti (Inps e Inail) detengono delle quote assolutamente minoritarie (appena il 3% l’uno).
Come è stato opportunamente osservato: “Considerare la moneta come debito anche quando non lo è, ed immetterla come tale nel sistema, eleva artificialmente il costo di funzionamento dell’economia, e il servizio del debito che ne consegue drena liquidità dal sistema, sottrare risorse reali dall’economia, e richiede l’emissione periodica di nuovo debito affinché l’economia possa funzionare. La capacità di crescita economica viene erosa da tale meccanismo, allorché l’accumulazione di debito impone obblighi di contenimento e di aggiustamento. Finora questa contraddizione non sembra avere incontrato soluzioni serie: non lo sono certo l’aggressione fiscale dei patrimoni e dei redditi delle economie più deboli, o lo smantellamento dell’intera spesa pubblica, sempre a danno di settori o delle aree più vulnerabili, non solo per gli effetti sociali devastanti che essi provocano, ma anche perché dimostrano di non funzionare affatto”.[6]
Poiché nel sistema attuale sia le banche centrali che le banche commerciali erogano moneta soltanto in conseguenza di un debito, la necessaria conseguenza giuridica di tale situazione è che, in un’ottica di insieme, i debiti sono inevitabilmente impagabili.
Sarebbero tecnicamente pagabili solo ove la moneta per pagarli non fosse rinveniente da un debito.
Ed in realtà, un debito impagabile è un debito inesistente.
Oggi la maggior parte dei mezzi monetari in circolazione viene emessa dalle banche commerciali sotto forma di moneta bancaria o moneta scritturale emessa in conseguenza dell’erogazione di un prestito.
Al riguardo, nel 2014 la Banca d’Inghilterra ha riconosciuto che, in buona sostanza, le banche non sono intermediari finanziari poiché non sono i prestiti a seguire i depositi, ma i depositi a seguire i prestiti.[7]
La BCE, con un comunicato del 24 novembre 2015 (aggiornato il 20 giugno 2017)[8] ha ribadito che le banche commerciali possono creare moneta “interna” (moneta bancaria, moneta scritturale), ossia depositi bancari, ogni volta che erogano un nuovo prestito.
Ciò significa che non vi è alcuna necessità di una preesistente disponibilità – ancorché frazionaria - al fine dell’erogazione di un prestito, giacché la relativa disponibilità viene creata al momento, ossia all’atto dell’erogazione del prestito, mediante la creazione dell’opportuno deposito.
Il deposito non deve essere preesistente rispetto alla concessione del prestito, giacché viene creato alla bisogna. Non è necessario attingere ad alcuna preesistente disponibilità patrimoniale, quindi non si effettua alcuna intermediazione, ma una pura e semplice creazione di moneta, nella esatta misura in cui serve per l’erogazione del prestito: ti devo prestare 100? Creo 100 e li metto a deposito.
Pochi però hanno notato che, se è così, dov’è il rischio? Cosa rischia la banca se presta denaro che non ha, ma che crea al momento? Quale sarebbe il rischio d’impresa, idoneo a legittimare un profitto?
Se il denaro viene creato alla bisogna, che senso ha parlare di “costo del denaro”? Se la banca commerciale, al pari della banca centrale, può creare denaro in tal modo, non si può parlare di risorsa scarsa. Ma se la risorsa non è scarsa, perché ha un prezzo?
Ha forse un prezzo l’aria, la luce del sole, la capacità di scrivere numeri su un computer?
Allora, se il denaro cessa di essere una risorsa scarsa, forse sarebbe il momento di pensare a nuovi modelli economici giacché quelli attuali, tesi all’arricchimento ossia all’accumulazione capitalistica, sembrano avere sempre meno senso.
 
 
[1] Banca d’Italia, Signoraggio, http://www.bancaditalia.it/compiti/....

[2] Si veda, al riguardo, Banca d’Italia, Finanza pubblica, Fabbisogno e debito, http://www.bancaditalia.it/pubblica....

[3]Si veda, per esempio, lo stato patrimoniale consolidato al 2016 dell’Eurosistema al 31/12/2016, https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/o....

[4] Bossone B., Costa M., (2018), Economia e Politica, anno 10 n. 15, sem. 2.

[5] Per l’elenco dei partecipanti al capitale della Banca d’Italia al 20/12/2017: https://www.bancaditalia.it/chi-sia....

[6] Bossone B., Costa M., cit.

[7] Bank of England, Quarterly Bulletin 2014 Q1, pp. 14 e ss., https://www.bankofengland.co.uk/-/m....

sabato 16 dicembre 2017

Bancopoli è appena iniziata

Bancopoli è appena iniziata

http://www.beppegrillo.it/m/2017/12/bancopoli_e_appena_iniziata.html
casiblhae%3Fkd.jpg
Scarica il volantino!
di MoVimento 5 Stelle

Adesso, in questa settimana o poco più, si andrà avanti a tamburo battente, audizione dopo audizione, anche se il tempo perso non si recupera. Non ci si possono certo aspettare miracoli da una commissione d’inchiesta come quella sul sistema bancario, nata troppo tardi e nata male, con un presidente come Pier Ferdinando Casini che ne disprezzava la ratio e gli obiettivi prima di prenderne il comando con poteri fin troppo discrezionali.
Il MoVimento 5 Stelle, rappresentato da cinque valenti membri, pur escluso dall’Ufficio di presidenza per mano dei partiti, sta dando un contributo fondamentale ai lavori della bicamerale.
Caso Vegas-Boschi a parte, le nostre domande hanno contribuito a far cadere in contraddizione le vigilanze, Bankitalia e Consob, circa la mancata sorveglianza sulle venete che nel frattempo sprofondavano sotto il peso dei crediti deteriorati e massacravano i piccoli risparmiatori con aumenti di capitale gonfiati o con obbligazioni spazzatura.
I commissari Cinquestelle hanno messo in risalto le timidezze, chiamiamole così, del Tesoro che da primo azionista di Mps non intraprenderà alcuna azione di responsabilità nei confronti degli ex vertici Profumo e Viola. E, tanto per dirne un’altra, siamo stati noi a mettere in difficoltà il procuratore di Arezzo Roberto Rossi sulle indagini a carico (anche) di Pier Luigi Boschi per il falso in prospetto legato alle obbligazioni 2013 di Banca Etruria.
Il M5S sta lavorando intensamente e a tutto tondo in commissione, anche perché siamo l’unica forza politica che non ha scheletri negli armadi del credito e siamo stati i soli ad aver chiesto fin da subito di infittire l’agenda per poter sciogliere il maggior numero di nodi possibile.

Il MoVimento aveva spinto per questa bicamerale fin dall’inizio della legislatura, con la proposta di legge del portavoce Carlo Martelli
. Avevamo anche preteso una commissione specifica sul caso Montepaschi e abbiamo un testo di legge ad hoc per un organismo di inchiesta sui crimini bancari, firmato da Dalila Nesci e risalente al settembre 2015.
Con le nostre fortissime pressioni, già prima che arrivasse Vegas, abbiamo messo il Pd all’angolo e abbiamo ottenuto l’audizione di Federico Ghizzoni, l’ex ad di Unicredit, che verrà a dirci se il sottosegretario Maria Elena Boschi fece pressioni pure su di lui all’inizio del 2015 per spingerlo a salvare la banchetta di famiglia che, come ora sappiamo, le dava così tante preoccupazioni.
Insomma, difendiamo da sempre i piccoli investitori e non siamo improvvisati paladini del risparmio solo in vista della campagna elettorale. Ecco perché nella prossima legislatura, se saremo al governo, il M5S istituirà da subito una nuova bicamerale sui crac e sulle truffe degli istituti di credito. Perché purtroppo questa commissione si prepara a restare, tra poco, un discorso interrotto troppo presto, assieme alla fine della legislatura.
Ora dobbiamo concentrarci su quello che sta avvenendo a Palazzo San Macuto. Saranno giorni intensissimi. E’ per questo che il M5S ha deciso di rinviare l’evento legato al “Programma Banche” che si sarebbe dovuto tenere ad Arezzo oggi, 15 dicembre. La fitta agenda non consente ai nostri commissari di muoversi.
Ci ritroveremo comunque nella stessa Arezzo, ma nell’anno nuovo. E avremo nuovi elementi per raccontare ai cittadini cosa ci differenzia da questi partiti e come vogliamo rivoluzionare il sistema del credito, tutelando realmente il risparmio, sostenendo famiglie e imprese.

giovedì 23 novembre 2017

Moneta intera alla RSI, 24 novembre 2017

Moneta intera alla RSI,
24 novembre
Vi informiamo con piacere che venerdì prossimo, 24 novembre, alle ore 22:25, sul canale televisivo RSI – LA1 andrà in onda il programma Tempi moderni, che in questa edizione tematizzerà il sistema monetario attuale e l’iniziativa Moneta intera. Nel programma appariranno anche Sergio Rossi, professore di macroeconomia ed economia monetaria all’Università di Friborgo, e Sergio Morandi, economista. Entrambi sono membri del Consiglio scientifico dell’iniziativa Moneta intera.


RSI, Tempi moderni

Venerdì, 24 novembre 2017

Ore 22:25

Per favore inoltrate la segnalazione, tante grazie!
Bitte Bilder anzeigen
Bitte Bilder anzeigen

venerdì 10 novembre 2017

martedì 17 ottobre 2017

Come il cartello "Banca d'Italia" governa l'Italia


Visione della gestione del potere di Bankitalia al Governo


Ogni Ministro o Sottosegretario ha il potere di nominare i componenti della sua segreteria politica a tempo determinato legato al suo mandato.
La segreteria del Ministro non può avere rapporti con la struttura stabile del Ministero, ha la funzione di tenere i rapporti tra il Ministro e la politica del territorio.
Il Gabinetto del Ministro è l’unico deputato ad avere rapporti con il segretario Generale del Ministero o con i capi Dipartimento per comunicare gli indirizzi del Ministro o del Sottosegretario.
La contabilità finanziaria è regolata per legge con i capitoli di spesa.
I capitoli di spesa sono assegnati e gestiti dai Direttori funzionari pubblici (burocrati) non scelti dalla politica ma vincitori di concorsi e protetti dalle associazioni sindacali, il Ministro può solo chiedere al Capo di Gabinetto di spostare un direttore ad altra direzione motivando la richiesta e il dirigente può fare ricorso alla Corte dei Conti (se è un Ministro capace riesce a fare lo spostamento anche dopo un anno)
L’organizzazione di ogni Ente è regolata per legge, una eventuale modifica dell’organizzazione deve essere fatta con una legge (se un Ministro è bravo può fare una legge per riorganizzare l’ente in 2/3 anni)
Ogni dirigente gestore del capitolo di spesa fa la previsione della necessità basandosi sempre sui bilanci storici, quasi mai vi è una previsione in dettaglio della possibile spesa.
La legge del bilancio e tutte le proposte di legge elaborate dai ministeri sono redatte dall’ufficio legislativo di ogni Ministero. Quasi sempre i componenti dell’ufficio amministrativo sono magistrati della Corte dei conti o del Consiglio di Stato e sono scelti quasi sempre dal Gabinetto del Ministro.
Il Capo di Gabinetto di ogni Ministero è quasi sempre indicato dal Capo di Gabinetto o da un direttore Generale della Presidenza del Consiglio o dal Capo di Gabinetto del Ministero del Tesoro.
La Banca d’Italia ha una grande influenza nella scelta e nomina del Capo di Gabinetto e dei Direttori generali del Ministero del Tesoro e nella Presidenza del Consiglio.
Nella sostanza la Banca d’Italia controlla tutte le nomine chiave dei direttori generali, dei Capi di Gabinetto e dei componenti gli uffici legislativi.
Nelle Regioni questo potere diventa meno forte ma anche qui spesso sono i banchieri che gestiscono la tesoreria e in tutti i casi ci sono già leggi e regolamenti Ministeriali che limitano le decisioni.
Nei Comuni domina la lobby dei Segretari Comunali, sono vincitori di concorso e burocrati, nessuna decisione può essere eseguita senza il parere di legittimità del segretario comunale.
Il sindaco può scegliere un segretario comunale tra quelli disponibili e abilitati ma sono ben organizzati e formati come Burocrati del “non è possibile, è rischioso, è meglio non fare nulla”.

sabato 16 settembre 2017

INTELLIGENCE, APERTE LE ISCRIZIONI ALLA SETTIMA EDIZIONE DEL MASTER

MASTER IN INTELLIGENCE, 7 edizione a.a. 2016/2017

INTELLIGENCE, APERTE LE ISCRIZIONI ALLA SETTIMA EDIZIONE DEL MASTER DELL'UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA.
SCADENZA 30 OTTOBRE 2017.

INTELLIGENCE (15.9.2017) - Aperte le iscrizioni alla settima edizione del Master in Intelligence dell'Universita della Calabria, che rappresenta la prima esperienza di questi studi in un ateneo pubblico italiano e avviato nel 2007 con il sostegno del Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga. Ne dà comunicazione il Direttore del Master Mario Caligiuri che evidenzia come la scadenza per presentare le domande sia prevista per il 30 ottobre 2017 e possa avvenire esclusivamente On-Line sul sito http://www.unical.it/portale/concorsi/view_bando.cfm?Q_BAN_ID=5678&Q_COMM=
L'inizio delle lezioni è previsto per il 25 di novembre 2017 e tutte le attività termineranno entro il mese di dicembre 2018. Possono presentare domande esclusivamente i laureati del vecchio ordinamento (4 anni) e quelli in possesso della laurea magistrale (5 anni), essendo un Master di II livello. La quota di iscrizione è di € 3.000 (tremila), suddivisibili in due rate. Per gli appartenenti alle forze di polizia è prevista una riduzione del 30%. Il master si articolerà il 19 lezioni d'aula, che si svolgeranno di sabato dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 17.30. Sono pure previste, alla fine del ciclo delle lezioni, attività laboratoriali che si terranno in 10 giornate consecutive di due settimane (da lunedì a venerdì). Sono anche possibili assenze in una misura massima del 20 per cento e inoltre vanno svolte 300 ore stages in strutture convenzionate. Come in ogni edizione, i docenti saranno professori universitari ed esperti italiani del settore. Nelle edizioni precedenti sono intervenuti, tra gli altri, i ministri Marco Minniti, Paolo Savona e Giulio Tremonti; i Direttori dei Servizi Franco Gabrielli, Vittorio Stelo, Luigi Ramponi e Nicolò Pollari; i direttori delle scuole dei Servizi Paolo Scotto di Castelbianco, Maurizio Navarra e Mario Maccono; i professori Alberto De Toni, Giorgio Galli, Antonio Baldassarre, Umberto Gori, Roberto Baldoni e Antonio Teti; i prefetti Carlo Mosca e Marco Valentini; i generali Fabio Mini e Carlo Jean; i giornalisti Lucio Caracciolo, Paolo Messa, Massimo Franco e Andrea Cangini; i magistrati Nicola Gratteri, Rosario Priore, Giuseppe Pignatone e Mario Spagnuolo; gli ambasciatori Michele Valensise e Domenico Vecchioni; i funzionari dello Stato Alessandro Ferrara, Adriana Piancastelli e Giuseppe Scandone; i dirigenti della sicurezza di multinazionali Alfio Rapisarda e Alberto Accardi.

Le attività di approfondimento in questa edizione saranno riservate alla cyber intelligence, con lo svolgimento di seminari e laboratori, d'intesa con il Distretto della Cyber Security di Poste Italiane. Per gli studenti sono previste attività di stage che nelle precedenti edizioni si sono svolte presso istituzioni pubbliche e società private, tra le quali ENEL ed IRI. Per qualunque informazione ci si può rivolgere al Direttore del Master ai recapiti 337 980189 oppure mario.caligiuri@unical.it