martedì 1 novembre 2011

Italia: referendum come in Grecia

ECONOMIA
Crisi/ Cremaschi: referendum come in Grecia, no a governi tecnici pro-Bce

Affari Italiani, 1 novembre 2011

Giorgio Cremaschi
Anche in Italia va fatto un referendum sulle misure anti-crisi. Non ha dubbi Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato Centrale della Fiom, che ad Affaritaliani.it spiega: "L'Europa è già fallita. Quello che si sta facendo in queste ore è un tentativo di salvare le banche francesi e tedesche". Governo tecnico come chiede l'opposizione? "No: se si fa un esecutivo per mettere in pratica la lettera della Bce non è di unità nazionale, ma di parte". "Il fatto che centrodestra e centrosinistra litigano su come rassicurare i mercati è il segno della crisi della democrazia italiana".
L'INTERVISTA
Dobbiamo fare anche noi come la Grecia e indire un referendum sulle misure anti-crisi? 
"Assolutamente sì. E' scandaloso che tutte queste decisioni che riguardano i prossimi decenni delle nostre vite, a livello sociale economico e politico, siano sottratte al giudizio dei cittadini. La Grecia fa benissimo a fare un referendum".
Però dopo l'annuncio di Papandreou le borse stanno crollando. Per l'Italia, se il governo facesse lo stesso, tra annuncio, referendum, risultato ed eventuale studio di nuove misure, il fallimento sarebbe pressoché assicurato. O no?
"Io pongo una questione diversa. L'Europa è già fallita. Quello che si sta facendo in queste ore è soprattutto un tentativo di salvaguardia soprattutto delle banche francesi e tedesche non dell'Europa o dei suoi diritti. Dunque il fallimento politico c'è già. Il fatto che l'Europa abbia paura del voto dei greci dimostra questo fallimento. Quanto a noi, penso che oggi come oggi questo debito non può essere pagato: come si fa a pagare interessi sul debito quasi del 7% con una crescita dello 0,5%?. Mi pare chiaro che c'è bisogno di un rovesciamento generale delle politiche economiche europee, di tutti i Paesi".
Ma il tempo stringe.
"Certo. Una consultazione popolare potrebbe essere indetta con un referendum straordinario di indirizzo. L'abbiamo già fatto sull'Europa nel 1989. Dobbiamo rivotare perché l'Europa così com'è oggi non funziona più: abbiamo fatto una moneta senza aver fatto una politica economica, del lavoro, fiscale... E ora è chiaro che questa macchina va smontata e ricostruita. Perché così non si salva".
In Italia intanto le opposizioni spingono per un governo tecnico che ci salvi dal default. E' d'accordo con questa ipotesi?
"No, non mi convince. E poi: un governo tecnico sulla base di quale programma?"
Il programma è scritto nella lettera che ci ha inviato la Bce in agosto.
"Allora torniamo al punto di partenza. La lettera della Bce deve essere respinta. Un governo tecnico sarebbe solo il modo per realizzare la risposta di Berlusconi alla Bce. E io non sono d'accordo né con la lettera né con la risposta. Il problema della situazione italiana è che ci sono milioni di cittadini, che non hanno più voce nella politica italiana, che pensano che andrebbero rispedite al mittente entrambe le lettere. Se si fa un governo che vuole mettere in pratica la lettera della Bce non è un governo di unità nazionale, ma di parte. Bisogna che ci sia un'altra parte che contrasti questo governo".
Dunque preferirebbe nuove elezioni?
"Io mi augurerei che ci fosse finalmente in Italia un'alternativa alla Bce. Se si va a votare tra due giorni ho l'impressione che non ci sarebbe. Il problema non è quando si vota ma che ci sia nel Paese un'opposizione, un'alternativa alla politica della Bce. E il referendum è uno strumento indispensabile per arrivare a questo. Sono convinto che il sistema politico italiano rifiuta il referendum sull'Europa, che si può fare anche in uno-due mesi, solo perché sconvolgerebbe gli equilibri del Palazzo e le finte alternanze. Il fatto che centrodestra e centrosinistra litigano su come rassicurare i mercati è il segno della crisi della democrazia italiana".

1 commento:

  1. Bella questione: per porre rimedio occorre cancellare le limitazioni ai referendum contenute nell'aticolo 75 della costituzione. Se agli italiani fosse stato consentito di decidere in merito alla ratifica di trattati internazionali nell'euro non ci saremmo mai entrati e vivremmo felici e contenti come Danimarca, Svezia e Gran Bretagna, e pure come la Turchia che guarda caso non ha problemi di default.

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