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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

lunedì 15 agosto 2011

Divieto di vendita allo scoperto in Europa

Divieto di vendita allo scoperto in Europa

A causa dei recenti movimenti di mercato le autorità europee (ESMA) hanno richiesto la sospensione delle vendite allo scoperto sui titoli finanziari per 15 giorni a partire dal 12 Agosto 2011. L'Italia, la Spagna, il Belgio e la Francia hanno adottare il provvedimento.

Con effetto immediato, non sarà possibile aprire nuove posizioni ribassiste sui CFD dei titoli coinvolti in questo provvedimento.

Vi ricordiamo che le autorità greche avevano già agito in questa direzione nei giorni scorsi vietando le vendite allo scoperto sulla Borsa di Atene.

NB: le posizioni ribassiste esistenti non verranno chiuse

I titoli coinvolti sono i seguenti:

Francia:

April Group
Axa
BNP Paribas
CIC
CNP Assurances
Crédit Agricole
Euler Hermés
Natixis
Paris Ré
Société Générale
Spagna:

Banca Cívica, S.A.
Banco Bilbao Vizcaya Argentaria, S.A.
Banco de Sabadell, S.A.
Banco de Valencia, S.A.
Banco Español de Crédito, S.A.
Banco Pastor, S.A.
Banco Popular Español, S.A.
Banco Santander, S.A.
Bankia, S.A.
Bankinter, S.A.
Bolsas y Mercados Españoles, S.A.
Caixabank, S.A.
Caja de Ahorros del Mediterráneo
Grupo Catalana de Occidente S.A.
Mapfre, S.A.
Renta 4 Servicios de Inversion, S.A.
Se recuerda que el artículo 99 quinquies de la LMV
Italia:

Azimut Holding
Banca Carige
Banca Finnat
Banca Generali
Banca Ifis
Banca Intermobiliare
Banca Monte Paschi Siena
Banca Popolare Emilia Romagna
Banca Popolare Etruria e Lazio
Banca Popolare Milano
Banca Popolare Sondrio
Banca Profilo
Banco di Desio e Brianza
Banco di Sardegna Rsp
Banco Popolare
Cattolica Assicurazioni
Credito Artigiano
Credito Emiliano
Credito Valtellinese
Fondiaria - Sai
Generali (AssicurazioniI Generali)
Intesa Sanpaolo
Mediobanca
Mediolanum
Milano Assicurazioni
Ubi Banca
Unicredit
Unipol
Vittoria Assicurazioni
Belgio:

Ageas (AGS BB)
Dexia (DEXB BB)
KBC Groep (KBC BB)
KBC Ancora (KBCA BB)

ROMPERE IL MONOPOLIO MONETARIO-CREDITIZIO

ROMPERE IL MONOPOLIO MONETARIO-CREDITIZIO

L’ALTERNATIVA AI SACRIFICI INUTILI ESISTE

Il decreto legge risanatore del 12 Agosto è un palliativo strutturalmente errato e impotente, depressivo, socialmente dirompente. La forte e compatta opposizione che esso giustamente suscita può costringere il governo Tremonti a far qualcosa all’altezza dell’intelligenza del suo capo. Per riuscirci, però, ha necessità di costringerlo a confrontarsi con la causa vera dei mali finanziari in cui ci dibattiamo.

I disastri della borsa e dell’economia reale, e i fallimenti delle ricette di risanamento e rilancio, i declassamenti, il debito pubblico a 1.900 miliardi, il crollo del 12,5% del gettito tributario a giugno, ancora non sono bastati: ancora si finge di non vedere il problema di fondo, ossia che il mondo vive in un regime di monopolio (cartello bancario) della moneta (del money supply), comprendente anche le banche centrali (Fed, BCE etc.), e che questo, come tutti i monopoli dei beni necessari, tende a ottenere, in cambio del proprio prodotto, il massimo dal mercato del prodotto stesso, cioè tutto il reddito prodotto nel mondo. E persegue questo scopo mediante il farsi pagare il denaro, l’indebitare, il raccogliere interessi. Il punto di equilibrio di tale sistema è quando ogni reddito è destinato al servizio del debito e ogni asset alla garanzia del servizio. Con governi e legislatori come ostaggi-garanti-esecutori di questa destinazione, sotto permanente minaccia di downgrading da parte delle agenzie di rating del medesimo cartello monopolista, e di rifiuto di acquistare i loro titoli. Quindi è ovvio che la BCE, in questa fase, arrivi a commissariare Grecia, Italia e altri paesi. Era tutto prevedibile e scontato.

Ovvio e inevitabile, dunque

a) che il denaro prodotto dal monopolista (a costo zero: fiat money, monrta fiduciaria, nessuna copertura o convertibilità in valore) sia un denaro (come meglio vedremo) che genera un debito infinitamente ed esponenzialmente crescente a carico di tutta la società: il debito costituisce ulteriore bisogno-domanda del bene prodotto dal monopolista, quindi aumenta il valore di questo bene rispetto a tutti gli altri beni, ne rende più pressante il bisogno, sicché la gente, le imprese, gli stati, sono sempre più dipendenti, oramai anche per la sopravvivenza quotidiana, dal monopolio monetario-creditizio, e fanno, danno, subiscono e promettono oramai qualsiasi cosa pur di ottenerne quanto basta per l’immediato – si sono abituati a vivere con l’acqua alla gola;

b) che l’esponenzialmente crescente peso di questo indebitamento progressivamente ed inarrestabilmente erode tutti i redditi e tutti i patrimoni, costringendo a crescenti trasferimenti degli uni e degli altri, anche via tassazione, a favore del settore finanziario-speculativo che esercita la sovranità monetaria; questo trasferimento è costante da decenni e porta con se riforme delle norme sul lavoro, sul bilancio, sul welfare;

c) che nessuna misura di tassazione o di risparmio o di efficientizzazione dell’economia o della pubblica amministrazione può conseguire più di un sollievo sempre più breve dal peso dell’indebitamento e delle devastazioni che esso comporta: ciò che i governi vanno da anni deliberando, comprese le manovre agostane di Tremonti, è semplicemente ingiusto e sterile, perché niente sortisce effetto stabile se non si comincia con l’eliminazione del monopolio.

Il fine connaturale del cartello monopolista della moneta, oltre ovviamente a preservare (con mezzi accademici, politici, militari) il proprio monopolio della creazione, distruzione e fissazione del tasso d’interesse della moneta, è quello – ribadisco – di ottenere, in cambio del proprio prodotto (o in pagamento degli interessi e del debito) tutto il valore disponibile prodotto da ogni altro soggetto economico – il che comporta anche l’acquisizione di potere politico, come oggi palesano gli atti con cui i banchieri centrali prescrivono la politica a governi e parlamenti, e coi quali riformulano l’ordinamento sociale in funzione di tale fine. Se ciò che osserviamo oggi sono semplicemente gli sviluppi avanzati della tendenza intrinseca del monopolio, la novità del 2012 è che adesso il cartello monopolista è venuto allo scoperto, ossia viene divulgato il fatto che esso impartisce direttive ai governi in difficoltà finanziarie – i c.d. commissariamenti. Quindi per la prima volta il cartello monopolista, attraverso BCE e FMI, assume, davanti all’opinione pubblica, la responsabilità politica, sostanzialmente, di essere un super-governo tecnico. Si espone al biasimo e alle conseguenze e alle possibili reazioni politiche di ciò che potrà conseguire all’adozione delle sue ricette. Questa è la novità di oggi: il padrone ci mette la faccia, a costo di far capire che governi e parlamenti sono solo teste di legno. E che il Trattato di Maastricht è una farsa, laddove stabilisce che la BCE non debba dare direttive alle istituzioni politiche. La BCE sta facendo l’unità politica dell’Europa intorno al fine di trasferire stabilmente molto reddito al settore finanziario (stabilmente, nel senso di non fare default e mettere in crisi il sistema internazionale di questi trasferimenti).

La leva di comando del monopolio sui governi è semplice: “se non fai le cose che ti dico, ti abbasso il rating con le mie agenzie di rating e non ti compero più i titoli del debito pubblico con la mia banca centrale (BCE) – quindi ti faccio saltare.” Ciò che rimane implicito è che il debito pubblico, con la sua spinta al rialzo, deriva dal fatto che il monopolio esercita il potere politico e sovrano di creare denaro a costo zero dal nulla, impadronendosi del potere d’acquisto corrispondente, e lo presta agli stati a interesse, creando così in capo agli stati il bisogno di ulteriori prestiti per pagare gli interessi, all’infinito. Quindi il monopolio crea il bisogno e la crisi a proprio beneficio, e poi lo sfrutta per assumere la guida politica degli stati.

In questo regime monopolista sovrannazionale e non-regolato dalla politica, ma regolante sulle istituzioni pubbliche, la funzione del denaro e del credito, ovviamente, non è la piena attivazione dei fattori di produzione, non è la produzione di ricchezza, non è nemmeno la massimizzazione del profitto, né la stabilità dei prezzi, ma il potere, il dominio economico, politico e sociale, nonché quello scientifico/culturale. Il monopolio si concentra soprattutto sugli obbiettivi di irrigidire ed esasperare la domanda di liquidità/credito (massimizzare il bisogno, la mancanza, la scarsità) e di impedire che qualche stato si sottragga alla dipendenza dal monopolio. Perché la dipendenza rigida e stringente di tutti verso il fornitore-creditore monopolista conferisce a questi il potere assoluto, ma anche l’impunità e il diritto di “fare la morale” alle istituzioni. Quindi il monopolio ha bisogno che i popoli, finanziariamente ed economicamente, stiano con l’acqua alla gola, che siano in crisi, in difficoltà – in un’emergenza permanente, seppur mutevole nelle espressioni.

Ricordiamo che la medesima comunità bancaria mondiale che, da un lato, produce e sfrutta le bolle-truffe finanziarie, dei derivati, dei mutui subprime, dei falsi bilanci greci, dall’altro lato esprime i vertici e forgia la politica delle banche centrali che fanno le analisi, prescrivono le ricette, commissionano i governi, dettano le politiche ai parlamenti, fanno direttamente le politiche economiche avendo ricevuto la sovranità finanziaria e monetaria (Maastricht), e minacciano di far saltare gli stati che non obbediscono declassando i loro bonds mediante le agenzie di rating da essa posseduta e non comperandoli più.

Quanti fallimenti di manovre e riforme finanziarie ci vorranno ancora, quanti crolli di borsa e sacrifici sociali, quanti default e quanti commissariamenti di governi, prima che si capisca che è sbagliata, non corrispondendo alla realtà, la concezione di fondo della moneta, del debito, della finanza, dell’economia? Che le analisi, le ricette, gli interventi, i sacrifici falliscono perché non tengono conto dell’esistenza e della logica del monopolio monetario privato-irresponsabile (consacrata dal Trattato di Maastricht, dallo statuto di BCE, Fed, Bis) e si basano su una concezione errata della realtà, quindi è inevitabile che falliscano e non risolvano i problemi? Che bisogna riconsiderare il fondo delle cose senza preconcetti scolastici?

Alcuni paesi – ovviamente – hanno problemi propri, peculiari, di inefficienza, corruzione, ma il problema mondiale è il debito, pubblico e privato, che comporta alte tasse e alti interessi passivi, e sottrae liquidità all’economia, inducendo così insolvenze, defaults, disinvestimenti, disoccupazione, cali della domanda interna, rincari generalizzati.

E questo debito, pubblico e privato, con i suoi effetti suddetti, cresce inarrestabilmente, nonostante i sempre più frequenti interventi di contenimento e risanamento: è dagli anni ’80 che sento fare manovre di risanamento del debito pubblico, e che esso continua a crescere, anzi si è impennato proprio da quanto, col fine dichiarato di contenerlo, è stata fatta la riforma che l’ha moltip0licato, ossia il divorzio Tesoro-Bankitalia.

E non cresce linearmente, ma esponenzialmente, perché i mezzi monetari vengono tutti creati mediante operazioni di addebitamento – cioè in pratica vengono tutti dati a prestito, gravati di un debito ad interesse composto, che fa sì che il totale del debito sia più alto, e divenga sempre più alto, con andamento esponenziale, rispetto alla totalità del money supply, drenando quindi dall’economia una esponenzialmente crescente quota del reddito per il pagamento degli interessi.

L’indebitamento è oramai fuori controllo, come dimostrano i fallimenti di ogni tentativo di arrestarlo, o meglio come dimostra il fatto che i vari tentativi falliscono sempre prima. E le bolle mobiliari e immobiliari non sono accidenti, bensì sono prodotto inevitabile dell’uso del denaro-debito (della necessità di distruggere l’eccedenza del credito-debito sul money supply), tuttavia, pur succedendosi molto velocemente, non riescono più a mantenere il funzionamento del sistema.

Bisogna insomma rivedere il fondo delle cose per capire il rapporto tra moneta e debito.

(In Italia, bisognerebbe inoltre aprire un dibattito sul divorzio BdI-Tesoro, causa principale dell’impennata incontenibile del pubblico indebitamento, assieme alla spesa assistenzialistica finalizzata a prevenire la saldatura, negli anni di piombo, tra protesta operaia del Nord e protesta dei diseredati del Sud. Il Giappone, che ha un debito pubblico più che doppio del pil, non subisce attacchi speculativi ai suoi t-bonds, perché la sua banca centrale compera i titoli invenduti. In Italia (e in altri paesi) bisognerebbe ripristinare i vincoli di portafoglio che aveva un tempo la BdI.)

Le ricette anticrisi, che falliscono ma arricchiscono sempre determinati livelli, producendo una concentrazione della ricchezza e dei redditi in tutto il mondo, e l’immiserimento dei ceti medi, vengono da un soggetto interessato, dal settore bancario mondiale, dalle sue scuole di economia e dai suoi ingegneri finanziari. Arrivano attraverso le banche centrali, come Fed, BCE, BoE, BoJ. E attraverso la banca centrale delle banche centrali, la BIS. E’ stupido presentare siffatte analisi, critiche, richieste, ricette, come l’espressione dell’”Europa”. Sono l’espressione di un soggetto interessato. Precisamente, controinteressato, rispetto al resto della società globale, e soprattutto verso i produttori di ricchezza, i risparmiatori, i pensionati, i giovani.

La liquidità in assoluto è troppa, è un multiplo di quanto dovrebbe essere, ma si concentra nel settore speculativo: non investe e non consuma. Ma è insipiente dire che il mercato sia drogato da troppa liquidità. La ricorrente ricetta del monopolio bancario, comprendente le banche centrali, di curare la crisi mobiliare e la recessione con iniezioni di moneta, il c.d. quantitative easing, produce brevi fiammate di borsa, seguite da profondi e persistenti cali o crolli. E da nessun beneficio per l’economia reale. Infatti, tali immissioni vengono fatte dalle banche centrali, a controllo e (spesso anche, come la Fed) a proprietà privata (di finanzieri) in favore degli speculatori (cioè delle stesse banche che esprimono la direzione delle banche centrali). E il settore speculativo dà rendimenti più elevati e rapidi del settore produttivo, soprattutto ai grandi soggetti che sono in grado di influenzare i mercati finanziari dall’esterno (con l’insider trading, l’aggiotaggio, il vantaggio conoscitivo, il condizionamento sui governi). Il settore speculativo fa così concorrenza, da decenni oramai, al settore produttivo, e lo sta de-monetizzando e costringendo a competere sulla redditività di breve, mediante politiche di disinvestimenti, licenziamenti, tagli della qualità, della formazione, della ricerca, della produzione, per perseguire la massimizzazione non del profitto totale, ma del saggio di profitto.

Le politiche fiscali possono essere utili, quindi, solo se abbassano la redditività del settore speculativo rispetto a quello produttivo. Ma per riuscire in questo necessitano di essere globali (perché la piazza speculativa è delocalizzata, apolide) e da esser precedute da una revisione delle regole di contabilità bancaria, che consentono massicci occultamenti di ricavi e utili realizzati nell’erogazione del credito, nel senso più volte indicato negli scritti miei e di altri (v. Euroschiavi e La Moneta Copernicana), le cui analisi e previsioni stanno ricevendo la più dura delle conferme. Però anche questo sarà insufficiente, se si continuerà a consentire che una moneta fiduciaria, prodotta a costo zero e senza garanzia/convertibilità, in regime di monopolio privato non regolato, venga trattata come merce. Qualsiasi passo in questa direzione presuppone che si interrompa l’azione finanziaria e politica dei monopolisti (grandi famiglie finanziarie e bancarie, direttori delle banche centrali) ossia che i governi (via G8 e servizi di sicurezza) dispongano il loro arresto e la segregazione in un regime del tipo di Guantanamo, per prevenire che essi si oppongano in qualsiasi modo, e che abbiano contatti con l’esterno. Non si può pensare che l’orso consegni la sua pelle su garbata richiesta, foss’anche con voto popolare. Si tratta di riforme possibili solamente se, prima, si abbatte il potere del monopolio. E questo orso è molto più pericoloso e organizzato dei terroristi islamici, veri o supposti. Quindi le mezze misure non servirebbero.

Ma come riorganizzare il sistema monetario e bancario, dopo l’eliminazione del monopolio? Ne La Moneta Copernicana (Nexus 2008), scritto assieme a Nino Galloni, ho delineato l’alternativa all’attuale sistema basato sulla distruttiva moneta-debito e sul monopolio privato della funzione monetaria:

“Avremo lo Stato che, attraverso un suo organo di regolazione del money supply – organo costituzionale, tecnico-economico, meglio configurabile come quarto potere dello Stato, e per quanto possibile super partes e indipendente monitorerà in continuo la situazione monetaria ed economica nazionale e internazionale, accertando di quanta liquidità abbisogni il paese per impiegare o sviluppare al meglio i propri fattori produttivi (sui criteri per stabilire questo ‘meglio’ ritorneremo presto), e vigilerà soprattutto affinché non si producano situazioni di demonetazione, ossia di insufficienza della moneta disponibile rispetto al fabbisogno, che causerebbe un rischio di deflazione e recessione.

Quest’organo darà conseguenti disposizioni a un dipartimento del Ministero del Tesoro di creare ed immettere nel mercato la quantità di moneta ritenuta opportuna, o di ritirare quella che risulti in eccedenza (mediante prelievi fiscali, vendite di beni pubblici comprese riserve auree, vendite di valute estere, etc.).

Verrà così creata tutta la moneta, ossia tutto il money supply: sia quell’8% che oggi è costituito da moneta legale (cartamoneta e monetine), sia quel 92% che oggi è costituito da moneta scritturale delle banche; il money supply consisterà tutto di moneta legale, la quale sarà affiancata solo da moneta complementare, essendo alle banche proibita la creazione di liquidità. Il Ministero del Tesoro emetterà la moneta, per una parte, sotto forma di monete metalliche, per una parte sotto forma di cartamoneta, per il resto sotto forma di annotazioni contabili (informatiche o anche su supporto cartaceo). Registrerà l’importo di ogni emissione tra le entrate tributarie.

Per disposizione costituzionale, vincolerà in bilancio la spesa del valore delle emissioni a impieghi produttivi (investimenti, infrastrutture, etc.) – ossia tali da generare un aumento di ricchezza reale a copertura dell’importo dell’emissione, onde prevenire tensioni inflative.

Le uscite diverse dagli investimenti produttivi saranno coperte da entrate non derivanti dall’emissione di moneta.

L’immissione della nuova moneta avverrà attraverso:

-investimenti diretti

-erogazioni di mutui a banche di credito e altri soggetti.

-sovvenzioni alla produzione.

In tal modo, lo Stato eserciterà la funzione sovrana e politica di creare denaro prelevando potere d’acquisto dalla nazione e spendendo e investendo nell’interesse di essa senza indebitarla né tassarla; e le banche non creeranno più moneta contabile (e debito infinito), non preleveranno più tasse occulte dai cittadini e dalle imprese, ma svolgeranno la funzione loropropria di intermediari del credito: raccoglieranno il denaro prendendolo a prestito dai risparmiatori e dallo Stato, pagando loro un tasso di interesse che sarà stabilito dal mercato, e lo presteranno ai loro clienti a tassi e condizioni che saranno stabiliti, a loro volta, dal mercato. Guadagneranno sullo spread, sulla ‘forbice’. Le banche presteranno quindi solo il denaro che esse effettivamente hanno in proprietà ho hanno ricevuto in prestito (mutuo) dai depositanti; di conseguenza, non vi sarà più riserva frazionaria, ma riserva totale. Certamente, in un simile sistema sussiste il rischio che la sovranità bancaria,tolta formalmente alle banche e trasferita allo Stato, venga nuovamente privatizzata, nel senso che lo Stato stesso è ‘privatizzato’, ossia oggetto di possesso e lottizzazione partitocratica o a corporate takeover. Ma a questo rischio si opporrebbe la chiarezza oramai fatta, la conoscenza diffusa, circa i meccanismi fondamentali della moneta e il loro impatto su economia e società. Diverrebbe, cioè, impossibile continuare a ingannare e a governare con l’inganno il mercato, gli operatori economici, i contribuenti, come lo si sta facendo ora.” (pag. 127 ss).

41 Werner, 2005, 258.

142 Zarlenga, 663 ss., propone una riforma analoga.

139 Così raccomanda Anche Zarlenga, 657

140 La principale obiezione di merito alla creazione del denaro da parte dello Stato in funzione di pagare le proprie spese, è che essa si tradurrebbe, per ragioni di demagogia, in un’espansione monetaria incontrollata e inflazionistica. A questa obiezione, oltre a richiamare quanto già detto, si può replicare:

-in primo luogo, che il sistema attuale è in ogni caso peggiore, perché lascia a un sistema bancario privato la possibilità di compiere un’espansione dei mezzi monetari incontrollata, destabilizzante, e destinata ad attività speculative delle banche stesse;

-in secondo luogo, che una creazione eccessiva di liquidità da parte dello Stato può essere prevenuta con vincoli costituzionali e con l’affidamento della regolazione a un organo indipendente dai partiti politici; e, ancor più, con la divulgazione della conoscenza di quello che oggi rimane, per quasi tutti, il segreto della moneta.

Raccomando al governo Tremonti, prima di lasciarsi sconfiggere, marginalizzare o rottamare dagli eventi e dai poteri forti, di spiegare alla gente, e soprattutto al serttore produttivo, come stanno veramente le cose, quale è la causa dei mali in cui ci dibattiamo - ossia il monopolio privato irresponsabile di credito e moneta. Il momento è giusto perché molti si interessino, capiscano, e si muovono in modo tale da consentire una riforma decente anzichè il proseguire di un processo distruttivo che porta solo alla disperazione.

13.08.11 Marco Della Luna

Cossiga: L'ONU è un bluff

Le Nazioni Unite sono un bluff

da: Fotti il potere, di Andrea Cangini con Francesco Cossiga, Aliberti, 2010

È a questo punto che Francesco Cossiga si lancia in un raro elogio dei "confini", dal latino cum finis: con una fine, un limite.
"Nonostante tutto" dice, "i confini sono e restano importanti perché ogni cosa, per crescere bene, deve avere uno spazio e un suo limite. I confini non sono tratti capricciosi di penna, ma rappresentano l'estremo limite di mondi vivi, tra loro in verità il più delle volte meno simili di quel che sembra". E poi, aggiunge, "non è vero che separano e allontanano: rendendo i cittadini e gli Stati sicuri di sé, i confini in fondo incoraggiano l'apertura e il venirsi incontro".
Eppure, una sorprendente indagine svolta da LaPolis per la rivista "Limes" ha mostrato come più del 27 per cento degli italiani ami dichiararsi "cittadino del mondo"...
"No, guardi, queste sono cose che si dicono quando non si sa più a cosa attaccarsi, ma non prenderei il dato come il segno di una reale coscienza cosmopolita. Semmai, come il segno di un certo conformismo politicamente corretto e di un crescente disorientamento...".
Una forma di disperazione, insomma.
L'identità nazionale, dunque, non è in crisi come si dice ?
"L'identità nazionale è in crisi, non c'è dubbio, ma la fonte della legittimità della rappresentanza politica resta comunque nazionale. Non foss'altro perché non esistono ancora alternative concrete ai concetti di nazione e di Stato".

Se ne desume che le Nazioni Unite possono al massimo rappresentare un auspicio ideale. Una tensione, un sogno, un'utopia. O, come dice più prosaicamente Cossiga, "un bluff abbondantemente scoperto".
Il Presidente non è infatti il solo a sostenere che l'Onu abbia "miseramente fallito il suo mandato perché, com'è chiaro a tutti, non è stata capace di risolvere un solo problema internazionale tra i tanti che s'è trovata ad affrontare. Neanche uno. Il caso del Ruanda, dove i caschi blu hanno assistito attoniti ai massacri tribali senza muovere un dito, è in questo senso emblematico...".
In definitiva, secondo Cossiga c'è solo un ambito nel qualle le Nazioni Unite effettivamente primeggiano: "nello spendere i quattrini. Mentre l'unico problema che è riuscita a risolvere la Fao è stato quello del benessere e del posto di lavoro dei suoi numerosissimi e ottimamente pagati dirigenti e dipendenti, altro che fame nel mondo...".
È pensabile una riforma che dia alle Nazioni Unite quell'efficacia e quell'efficienza che oggi mancano ?
"No, non è pensabile. Le Nazioni Unite si fondano necessariamente sul diritto di veto, per cui, non essendo immaginabile che le decisioni più delicate possano essere prese all'unanimità, ogni possibile scelta viene regolarmente bloccata dagli Stati che ne sarebbero danneggiati. Ne consegue la paralisi".
Cossiga fa l'esempio della definizione di terrorismo. "Le Nazioni Unite" racconta, "non sono mai riuscite neppure a dare una definizione chiara di terrorismo perché i Paesi arabi e quelli governati dalla sinistra si sono sempre opposti a ogni possibile ipotesi. I ceceni, le Farc colombiane. Hamas... sono terroristi o resistenti ? Impossibile chiarirlo. E così è su tutto. Una riforma è dunque impensabile perché presupporrebbe l'introduzione di quella capacità decisionale la cui inevitabile conseguenza sarebbe la frantumazione per conflitto di interessi dell'intera Istituzione. In definitiva, l'unica utilità oggettiva delle Nazioni Unite è che rappresentano il luogo dove anche i nemici più radicali possono parlarsi a quattr'occhi senza che questo faccia notizia. Dove, tanto per capirci, il segretario di stato americano Hillary Clinton può riservatamente incontrare l'iraniano Mahmud Ahmadinejad e discutere con lui delle possibili soluzioni pacifiche di un rapporto sempre sul punto di sfociare nel conflitto armato e fors'anche nucleare. Tutto qui. Mentre, volendone a tutti i costi trovarne una, l'utilità del Consiglio di sicurezza dell'Onu sta nel fatto che bilancia la potenza degli Stati membri: nessuno può strafare perché sennò i Paesi che ne subirebbero le decisioni metterebbero il veto. Ma se adesso verranno fatti entrare India e Brasile saranno tutti voti a favore di Putin e si manifesterà allora il rischio di un sistema sempre più sbilanciato a sfavore dell'Occidente industrializzato".


SIGNORAGGIO E L’INTELLIGENZA DI UN BISCHERO

NON CAPIVO E ANCORA NON CAPISCO BENE
E L’INTELLIGENZA DI UN BISCHERO

dI Filippo Giannini

"65 anni di repubblica corrotta: ENORME DEBITO PUBBLICO, CORRUZIONE, POLITICA COLLUSA CON MASSONERIA E MAFIA, CRIMINALITA’, DROGA, DISOCCUPAZIONE, PRECARIETA’, SFRUTTAMENTO, IMPOVERIMENTO, MISERIA, IMMONDIZIA, ABUSIVISMO, MALCOSTUME, PROSTITUTE E TRANS, GRANDE FRATELLO, EGOISMO, INCIVILTA’, VUOTO DI VALORI, IGNORANZA, SUB-CULTURA, DISINFORMAZIONE, IMMIGRAZIONE SELVAGGIA, LIBERISMO LADRO, COMUNISMO IDEOLOGICO, ODIO E DIVISIONI FRA ITALIANI, ETC. ETC". Questo da una denuncia del signor Riccardo Salerno.

Per ben comprendere quanto vado a scrivere debbo di nuovo ricordare che per anni, su queste pagine, ho ripetuto che di finanza e di economia ne capivo meno di niente.
Ciò premesso, sette o otto anni fa ebbi l’incarico di promuovere una iniziativa, molto allettante: niente pò pò di meno che concepire un MANIFESTO DEL XXI SECOLO. In altre parole un MANIFESTO DI VERONA aggiornato ai tempi di oggi. Certamente una operazione decisamente di non facile esecuzione, ma dato che da sempre desideravo e attendevo che qualcosa del genere si presentasse sul nostro scenario politico, immodestamente mi buttai nell’impresa. Radunai un certo numero di personalità e insieme iniziammo il lavoro. Fra i componenti della pattuglia dei presuntuosi, faceva parte anche il Professor Giacinto Auriti. Pochi non conoscono questo studioso e le sue capacità andavano ben al di là del comune intendere. Anticipo: chi scrive queste note non capiva i suoi concetti.

Il Professor Auriti pretese di inserire nelle Proposte Ideali del MANIFESTO DEL XXI SECOLO, al Punto 12: "La proprietà privata, frutto del lavoro e del risparmio individuale ed integrazione della personalità umana è garantita dallo Stato. Essa non deve però diventare disintegratrice della personalità fisica e morale di altri uomini, attraverso lo sfruttamento del loro lavoro".
Sin qui nessun problema, anche per i limiti che il Padre Eterno ha concesso alla mia intelligenza. Il problema si presentò quando il Professor Auriti dettò il Punto 13, nel quale si legge: "Il popolo crea la ricchezza col proprio lavoro. La moneta nasce dunque di proprietà dei cittadini. Essa è di proprietà del portatore e la sovranità su di essa appartiene al popolo".
Non afferravo bene i concetti, specialmente nella seconda parte. Il Professor Auriti provò ripetutamente a spiegarmelo; parlava di proprietà della moneta, di Signoraggio bancario ecc. E continuavo a non capire. Finalmente da qualche giorno ho cercato di aprire la mia mente a questi concetti ed ho cominciato (ripeto: solo cominciato) a capire perché non capivo: per me era inconcepibile (e lo è tutt’ora) che lo Stato, e questo dal termine della Seconda Guerra Mondiale, non fosse padrone della moneta.

Il povero Professor Auriti aveva provato a prendermi per mano, come fece Virgilio con Dante e immettermi nella melma infernale creata dai predatori dei beni comuni, novelli Mefisto che oggi hanno nome, anziché Inferno: Casta, Parlamento o, per chiarirci meglio: Democrazia.

Denuncia http://dmonax.blogspot.com: "Il Signoraggio bancario è la frode del debito pubblico". E inizia: "Il signoraggio è la più colossale truffa che sia mai stata organizzata nella storia. È il mezzo usato da pochi uomini per ottenere un potere supremo: il potere di governare, intere nazioni (...)". Non fu forse Thomas Jefferson che avvertì: "Se il popolo americano permetterà mai alle banche di controllare l’emissione della sua moneta corrente, prima con l’inflazione e poi con la deflazione, le banche e le società che vi cresceranno attorno priveranno il popolo di ogni sua proprietà, al punto che i suoi figli si ritroveranno senza casa sul continente che occuparono i loro padri". Questa fu la risposta che Jefferson scrisse nel 1781 ad Alexander Hamilton che esercitava pressioni affinché il Congresso autorizzasse la costituzione della prima Banca Centrale di proprietà privata. Vinse Hamilton!
Ma quel male non investì solo l’America! Oggi i due terzi degli Stati del mondo (quelli sotto l’influenza della politica degli Angeli del Bene), per emettere moneta l’hanno chiesta in prestito a delle Banche Centrali private, che creano questo denaro dal nulla, il costo è semplicemente quello della stampa (o poco più), e dalla differenza del valore facciale della moneta e il costo per la produzione viene addirittura caricato di interessi. Esempio: se il valore facciale della moneta è di 100 Euro e le spese per l’emissione sono 0,03 Euro, sulla differenza di 99,97 Euro lo Stato carica un tanto di interessi e il tutto va a beneficio delle Banche private.
"E io pago!!", esclamerebbe Totò.

Non contento di quanto il Professor Giacinto Auriti aveva provato a spiegarmi, alcuni giorni fa venne a trovarmi un mio amico ragioniere. A lui chiesi come fosse possibile che una simile truffa venisse concepita, perpetrata e attuata per decenni senza che un qualsiasi magistrato intervenisse per denunciarla. "Sei il solito bischero", mi rispose "Quei signori dispongono di un tale potere da riuscire a scatenare guerre per mantenerlo e pensi che un “povero magistrato” possa fermarli?".

Ora comincio a capire (era ora, esclamerà qualche lettore!), questo spiega, qualora ce ne fosse bisogno, il perché del conflitto mondiale. C’era “LUI”, anzi, mi correggo: c’erano “LORO”. Se è vero che il Signoraggio bancario, ora uso parole mie, è l’insieme dei redditi ottenuti dalle banche private, con sistemi truffaldini, derivati dall’emissione della moneta controllata dalla Banca Centrale, la quale, a sua volta è controllata da privati. Per maggior chiarezza, ecco come si svolgerebbe la faccenduola (http://dmonax.blogspot.com): "L’emissione del denaro da parte della Banca Centrale, avviene solo in contropartita a Obbligazioni emesse dallo Stato al corrispettivo valore. Semplice esempio: “quando lo Stato ha bisogno di un milione di Euro, emette titoli di Stato (come BOT, CCT etc.) da un milione di Euro. Per chi non sapesse cosa sono questi titoli: sono come dei ‘pagherò’ che alla scadenza lo Stato ripagherà ai loro proprietari, dandogli capitale più una percentuale di interessi”. Si spiega perché “LUI” – conscio della truffa perpetrata ai danni dei cittadini italiani - impose la Legge Bancaria del 1936. Legge, la quale, fra l’altro imponeva che le banche più importanti fossero controllate indirettamente dallo Stato tramite l’IRI, Legge che prevedeva ed imponeva che l’esercizio dell’attività di vigilanza fosse attribuita alla Banca d’Italia. Nello svolgere questa attività la Banca Centrale DEVE SEGUIRE L’INDIRIZZO POLITICO DEL GOVERNO.

Se grazie (!) alla sconfitta militare del 1945, le famose e oscure lobby tornati in vita, possono esercitare il loro potere, per cui l’economia guida la politica, troviamo la spiegazione del perché “LUI” , anzi“LORO” dovevano scomparire. Infatti Adolf Hitler (checché si dica, qualcosa di buono lo fece) andò oltre: per far uscire la Germania dai disastri creati dagli infami trattati di Versailles e dalla Repubblica di Weimar, nazionalizzò le banche tedesche, per cui la moneta veniva stampata direttamente dallo Stato germanico.

L’Italia oggi ha un debito pubblico ammontante a 1.879.900.000 (un miliardo ottocentosettantanove milioni e novecento mila Euro), qualche amico lettore sa spiegarmi come è composto questo debito? Credo che la mia curiosità sia facilmente comprensibile. Quello che non è comprensibile - e di ciò mi scuso - è l’articolo nel suo insieme. Sono ancora molto confuso, e tutt’ora mi sembra impossibile che i popoli siano assoggettati ad una simile truffa e la mia penna è confusa come la mano che la guida. Concludo con la risposta dell’imprenditore, scrittore e conferenziere Savino Frigiola, ad una domanda di un intervistatore, così disse: "La ricetta per schivare queste manovre di strangolamento sono abbastanza semplici, facili da praticare, collaudare e sicure. Poiché la maggior parte del debito pubblico viene creato dall’emisssione monetaria abilmente carpita dai banchieri privati, BCE o Federal Riserve che sia, è sufficiente che lo Stato invece di emettere propri titoli di debito per poi scontarli o venderli al sistema bancario, alle condizioni imposte volta per volta dal creditore, emetta direttamente i propri titoli monetari con i quali monetizzare il proprio mercato mediante il pagamento di opere o attività di pubblico interesse e non si creano debiti".
Capito? Non sarebbero più necessarie manovre o manovrine pagate dai soliti cittadini bischeroni. Per risolvere tutto sarebbe necessaria una semplice operazione POLITICA. Ma con quali politici? Quelli che ancora oggi esaltano il macello di Piazzale Loreto?


Le banche (e multinazionali) bonificate dalla FED

Udite, udite...

Politica e Beni Comuni

MEGACHIP
fed-folliadi Giulietto Chiesa - Megachip.

Udite, udite, o signori e signore che leggete i giornali dei finanzieri di tutto il mondo, (cioè i “loro giornali”, cioè tutti i giornali del mainstream, e naturalmente tutte le televisioni del mainstream) adesso scoprirete il segreto, uno dei segreti, forse il più importante dei segreti, che sta dietro la crisi della finanza mondiale. Credevate che la Grecia fosse la pietra dello scandalo e che i greci, questi spendaccioni corrotti, dovessero essere salvati, sì, ma insieme privati della loro sovranità nazionale, come gli italiani, del resto, e i portoghesi e gli irlandesi? Vi sbagliavate, ma non è colpa vostra. Le cose stanno diversamente, e tenetevi forte alle vostre sedie. Scoprirete anche come la più grande democrazia del mondo (senza scherzi, sto parlando di quella americana!) è in grado di guardarsi dentro (quasi) fino in fondo.

E questo è un bene. Salvo naturalmente il fatto che nessuno lo saprà. E questo è un male. Eccetto io e voi che leggete queste righe elettroniche (questa roba non andrà mai sulla prestigiosa carta dove scrivono De Bortoli, Riotta, Pigì Battista e altri tristanzuoli che vi hanno raccontato e vi raccontano frottole tutti i giorni).

Prima di tutto la fonte, perchè non abbiate a sospettare che si tratti del solito trucco di un “complottista” inveterato. La fonte è più che ufficiale, unica e irripetibile: GAO Audit (Government Accountability Office). Il Governo è quello degli Stati Uniti d’America. L’Audit è parola inglese che sta per verifica contabile. L’Audit di cui si parla è il primo che sia stato mai effettuato da mano umana (non possiamo escludere il buon Dio) sull’attività della Federal Reserve nei quasi cento anni della sua storia.

Voi direte, stupiti: ma come è possibile? Mai nessuno è andato a guardare dentro quei conti? Risposta esatta, mai nessuno. La Federal Reserve è stata una riserva di caccia al di sopra di ogni controllo. La seconda domanda che vi porrete è: ma perchè proprio adesso? Il fatto è, capirete, che gira il mondo un sacco di gente sospettosa. E costoro sono malfidati: visti i risultati vorrebbero dare un’occhiata alla cassaforte. Così è accaduto un accidente imprevisto. All’inizio quelli che stavano dentro la cassaforte hanno pensato: che guardino pure, intanto non ci capiranno niente. Invece quei temerari hanno capito fin troppo bene. E’ andata così, che Ron Paul e Alan Grayson hanno fatto passare un emendamento alla legge Dodd-Frankche consentiva di fare l’inaudito: controllare i conti della Federal Reserve. Al Senato USA erano distratti in quel momento. Detto fatto, due senatori fuori del comune (cioè con le rotelle non del tutto a posto, come vedremo) hanno fatto la ricerca: la storia meriterebbe che i loro nomi restassero scolpiti come i profili dei presidenti sul Mount Rushmore. Si chiamano Bernie Sanders, indipendente, e Jim DeMint, repubblicano.

Aperto il vaso di Pandora è successo un finimondo. Ma, per così dire, “al chiuso”. Ben Bernanke, attuale portiere della Federal Reserve ha protestato veementemente, seguito a ruota dal predecessore Alan Greenspan, e da altri banchieroni tutti mondiali, e tutti beneficiari, come vedremo, di donazioni varie e gratuite. “Che effetto avrebbero sui mercati del pianeta certe scoperte?”, hanno detto. “Bloccare tutto, fermare, insabbiare!”.

Se queste cose le leggete per la prima volta vuol dire che ci sono riusciti, fino ad ora.

Il fatto è che il senatore Sanders è uno svitato e ha messo tutto, pixel su pixel, sulla sua web page. E la frittata non è più riparabile. Per meglio dire: si ordinerà a tutto il mainstreamdi tacere e nascondere. E magari di pubblicare tutte le storie delle eventuali amanti di Sanders, o di svelare quanti conti in banca ha, e magari se ha sodomizzato il suo cuoco, o ha una collezione di foto pedofile. Cosicchè della faccenda dell’audit della Federal Reserve non ne sentirà parlare nessuno, o quasi. Ma Sanders, DeMint e il buon Dio ci permettono comunque, a noi, che parte del mainstream non siamo, di raccontarvi cosa è venuto fuori. Che è una storia niente male, che, se il mainstream non fosse la cloaca che è, potrebbe perfino metterla in prima pagina. E veniamo al dunque, scusandoci con i lettori se abbiamo fatto in apertura come fece Dostoevskijnel presentare i suoi “ Fratelli Karamazov”, cioè scrivendo un romanzo per introdurne un altro.

Le cifre dunque ci dicono che, tra il dicembre 2007 e il giugno 2010, senza che nessuno sapesse niente, cioè segretamente, la Federal Reserve ha tolto dal brago banche, corporations, governi sotto diverse latitudini e longitudini, dalla Francia alla Scozia, e chissà fin dove è arrivata la sua “beneficenza”, con la non modica cifra di 16 mila miliardi di dollari, cioè sedici trilioni di dollari. Tutto questo ben di Dio sarebbe stato collocato sotto la vocina di bilancio di un “programma onnicomprensivo di prestiti”. Ma nessuno, nemmeno il Congresso americano ne è stato informato. Di quei 16 trilioni non un dollaro è ritornato indietro. Eppure sono stati prestati – pensate o lettori ignari – a tasso zero, cioè gratis et amore dei. Per avere un’idea della cifra, se ancora non avete avuto il capogiro, basti pensare che il prodotto interno lordo annuale degli USA si aggira attorno a 14,2 trilioni e che il debito complessivo degli Stati Uniti viaggia sui 14,5 trilioni.

Dunque, concludendo, un gruppo di banchieri, che non sono stati eletti da nessuno, prende decisioni di portata mondiale, compra e ricatta governi, banche corporations. Perchè lo fanno? Perchè il sistema è esploso e va al collasso, e loro lo drogano con denaro finto, perchè possa continuare a funzionare. E – cosa non meno importante – in questo modo si mettono in condizione di minacciare ricattare, condizionare, sostituire governi e ministri di tutto il mondo. Siamo alla dittatura di un superclan semi criminale, che complotta usando denaro fittizio (da dove credete siano usciti quei 16 trilioni se non dalle “stamperie” segrete della Federal Reserve? Tenendo conto anche che quei soldi non occorre stamparli, ma li si può creare dal nulla schiacciando qualche tasto di un computer). Dunque adesso sappiamo che il famoso TARP (Troubled Asset Relief Program), fissato in 800 miliardi di dollari, era una balla al ribasso, buona per i mercati e per non fare esplodere la protesta dei contribuenti americani. Lo chiamarono (libera traduzione mia) “Programma di salvaguardia degli assetti tossici”. E, in effetti fu proprio un programma per salvare quegli assetti.

Li comprarono perchè non si scoprisse che erano velenosi. Valevano zero, ma vennero acquistati in denaro sonante. Salvarono i truffatori. Il pubblico fu indotto a pensare che questo servisse a qualche scopo. L’unico scopo era di finanziare i truffatori. Che sono gli stessi che ora esigono di essere nuovamente pagati per i crediti illegali (tossici appunto) che erogarono. Solo che la cifra fu venti volte più grande.

Dove sono andati e a chi, e quanto? Adesso sappiamo tutto. C’è l’elenco, eccolo:

Citigroup: $2.5 trillion ($2,500,000,000,000)

Morgan Stanley: $2.04 trillion ($2,040,000,000,000)

Merrill Lynch: $1.949 trillion ($1,949,000,000,000)

Bank of America: $1.344 trillion ($1,344,000,000,000)

Barclays PLC (United Kingdom): $868 billion ($868,000,000,000)

Bear Sterns: $853 billion ($853,000,000,000)

Goldman Sachs: $814 billion ($814,000,000,000)

Royal Bank of Scotland (UK): $541 billion ($541,000,000,000)

JP Morgan Chase: $391 billion ($391,000,000,000)

Deutsche Bank (Germany): $354 billion ($354,000,000,000)

UBS (Switzerland): $287 billion ($287,000,000,000)

Credit Suisse (Switzerland): $262 billion ($262,000,000,000)

Lehman Brothers: $183 billion ($183,000,000,000)

Bank of Scotland (United Kingdom): $181 billion ($181,000,000,000)

BNP Paribas (France): $175 billion ($175,000,000,000)

E molte altre banche minori che qui non staremo a citare. Chi volesse sapere i dettagli può andarseli a vedere qui, qui, qui e ancora qui.

Adesso ci è più chiaro chi sono i nove banchieri che si ritrovano, assieme ai loro complici, in qualche ufficio di Wall Street, o a bordo di qualche nave, una volta al mese per complottare contro le nostre vite, il nostro lavoro, il nostro futuro. Sicuramente sono tutti fedeli partecipanti alle riunioni del Gruppo Bilderberg e della Trilaterale. In un mondo bene ordinato bisognerebbe che venissero arrestati, su mandato, per esempio, della Corte Penale Internazionale. Ma chi ha il potere di spiccare un tale mandato, visto che i governi europei sono tutti complici di questi balordi? Ai quali si dovrebbe aggiungere i dirigenti delle agenzie di rating che non potevano non sapere e che sono state e sono parte della macchinazione. Danno i voti a tutti, e decidono chi è fedele e chi non lo è alle loro operazioni da scassinatori; sorvegliano e fanno il palo prima che arrivi l’opinione pubblica. E questa non può arrivare perchè non sa niente. E non sa niente perchè giornali e tv mentono e distraggono milioni e miliardi di spettatori. Da quei pulpiti ci viene l’accusa di avere troppo consumato. Ma quei pulpiti, materialistici per eccellenza, continuano a spingerci a consumare ancora. E’ il delirio dei balordi.

Come difenderci? Organizzarci per rispondere. Il debito che hanno creato se lo paghino loro, se ci riescono. L’attacco alle nostre condizioni di vita dobbiamo respingerlo. Certo che ricorreranno alla forza, come sta facendo il cameriere Cameron dopo i tumulti di Londra. Come Berlusconi e Fassino stanno facendo con i No Tav della Val di Susa. Ma se milioni di europei capiranno che è giunto il momento di difendersi, partendo dalla difesa del proprio territorio (dove per territorio s’intende tutta la nostra vita, a partire dal nostro cervello e dalla nostra salute), li potremo sbalzare di sella. Dove abitiamo noi, loro sono più deboli e noi quasi invincibili. Se ci organizziamo. Tertium non datur: o li sbalziamo di sella o loro ci distruggeranno. Sicuramente molti di noi, insieme ai milioni che non si possono difendere. Ci porteranno via gli ultimi residui di democrazia, ci renderanno schiavi. Vogliono cancellare la storia di 150 anni di diritti conquistati. Sono la peste moderna. Se vogliamo guarire dobbiamo rispondere alla loro dichiarazione di guerra.

alternativa_qGiulietto Chiesa è presidente del laboratorio politico Alternativa.

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  4. A Secretive Banking Elite Rules Trading in Derivatives.
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Il nuovo libro di Giulietto Chiesa e Pino Cabras, Barack Obush (Ponte alle Grazie, 2011).

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