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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

giovedì 18 agosto 2011

NON TUTTE LE SPESE SONO INUTILI

ilsecoloxix.it, 17 agosto 2011

IL COMMENTO

NON TUTTE LE SPESE
SONO INUTILI

    Genova. Farmacon in greco voleva dire sia veleno che medicina. Il concetto deve essere entrato in finanza: mentre i guai di oggi vengono dai mutui subprime di ieri (troppi soldi, troppo a buon mercato, per troppo tempo) la Fed americana ha appena deciso di tenere basso il costo del denaro per altri due anni. E di farlo sapere già da adesso. Non è una gran strategia, ma non ce ne sono altre: rating o non rating, il pieno di debiti è già stato fatto. Dopo tutto, gli Usa possono stampare moneta fin che vogliono, e tanto peggio per i creditori: questo Bernanke non l’ha detto, ma lo disse il ministro del tesoro di Kennedy, Connally: “Il dollaro è la nostra moneta ed il vostro problema”. Si chiama “diritto di signoraggio” e dice tutto: speriamo solo che il cavallo ora beva. In questa situazione anche la faccenda delle tre A perde significato: tutti hanno continuano a comperare i titoli Usa, tant’è vero che i rendimenti sono scesi.
    Curioso: da noi i debiti dello Stato hanno messo nei guai i privati; in Usa i debiti dei privati hanno messo nei guai lo Stato. Forse è in Usa che qualcuno dovrebbe chiedere più Stato. Né qua, né la, comunque, la pubblica opinione ha aiutato: da noi plaudendo alle spese ma chiedendo meno tasse, in Usa suggerendo “Salvate la gente, non le banche” con cartelli a Wall Street. Quando Bush ha seguito il consiglio (caso Lehman) è stato il disastro. Naturalmente anche l’opposto non sempre funziona: altrimenti non ci sarebbero tante recessioni e tanti premi Nobel in economia. Quando Hoover puntò al pareggio del bilancio la recessione del ’28 divenne la depressione del ’29. Nella disperazione ci si aggrappò alle idee di Keynes: per rilanciare l’economia, se i privati non investono, deve provvedere lo Stato. E i soldi? A prestito: era nato il “deficit spending”. Con esso Roosevelt salvò l’America e l’economia del mondo; e quando nel ’37 riportò in pareggio il bilancio ci fu il “double dip”, la doppia ricaduta, da cui ci tirò fuori Hitlercon la guerra: perché i soldi per le guerre si trovano, per l’economia si discute. Oggi non abbiamo un Hitler sottomano: ed allora sarà utile riflettere. Che il problema non sia solo “spendere o non spendere”, ma come spendere? Dopo tutto il Giappone ha un debito sul Pil doppio del nostro e nessuno ne parla: ma là i soldi li hanno spesi per investimenti, noi in pensioni baby. Per inciso, questo è da tempo il nostro problema: i soldi per le cose utili li mettiamo nelle cose inutili. È il risultato del muro contro muro: vabbè, una volta c’era la guerra fredda, ma oggi? Non si potrebbe provare a ragionare, magari prendendo in considerazione le proposte di tutti: vel, vel invece di aut, aut?

    Purtroppo, quando il pensiero è di massa (mi si passi l’espressione) si va a sbandate: chi si è bruciato con l’acqua calda teme la fredda. E il pendolo è il simbolo della democrazia: visto che abbiamola speso troppo per cose inutili, mettiamo un freno (anche) a quelle utili. Di qui l’idea di inserire l’obbligo del pareggio di bilancio nella Costituzione. È meglio che niente, qualche Paese ce l’ha o pensa di inserirlo (altri hanno qualcosa di simile: vedi i guai di Obama) e certamente sarebbe stato bene averlo avuto in passato. Ma a volte penso: non è un po’ come buttar via Keynes con l’acqua sporca? Non si può fare di meglio? Magari trasformando la proposta di cui sopra nell’obbligo di ridurre di 4 punti percentuali le spese correnti (sono di gran lunga la componente più grossa del bilancio dello Stato) per ogni punto percentuale di deficit/ Pil oltre il pareggio. Ammetto di essere perplesso: sembra così semplice. E magari non è neanche sbagliato.
    P.S. Per favore: prima di bocciare l’idea, vedete se è possibile renderla praticabile, anche trasformandola molto. Come dicevo: vel, vel.

    Sergio Magliola

    (ex amministratore delegato Finsider)


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    Le crisi o depressioni economiche, tanto quanto i crolli dei mercati finanziari, sono quindi una diretta conseguenza scientifica e matematica dell'irresponsabile politica monetaria da parte dei Governatori delle Banche Centrali.
    Rinaldo Pilla