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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

venerdì 26 agosto 2011

Euro nazionali contro l’Eurocrac

Euro nazionali contro l’Eurocrac. Intervista a Marco Saba

eurocrac foto x yt

Blog: Un saluto a Marco Saba del Centro studi monetari, dunque siamo in piena crisi economica ci sono dati contrastanti, in parte dettati dalle borse, che perdono credibilità sui mercati, in parte le sorti degli Stati Uniti. Cosa prevedi a livello politico per quanto concerne l’Italia e più in senso generale il destino della moneta dell’Euro?

M.S. “Bah, dunque la situazione è effettivamente abbastanza complessa, questi cali in Borsa dei titoli che ci sono stati recentemente in realtà sono ancora più gravi di quello che sembrano, nel senso che la moneta in cui sono quotate queste azioni a sua volta sta perdendo valore abbastanza rapidamente. Questo lo vediamo, per esempio, nei confronti del distacco che si è creato tra l’euro e il franco svizzero che ultimamente sembra che si sia rivalutato e l’euro che ha perso di valore. Facciamo fatica a vedere la perdita di valore dell’euro perché sostanzialmente sta avendo un confronto col dollaro degli Stati uniti che più o meno rimane sugli stessi valori, ma dobbiamo considerare che anche il dollaro ha subito un’inflazione… per fare un esempio: una tazzina di caffè a Zurigo costa 5 euro e mezzo, tanto per avere un’idea della differenza di prezzo. E’ vero anche che il franco svizzero insieme all’oro sono considerati
2 beni rifugio, non a caso avete visto che Chavez recentemente ha chiesto di riavere indietro le sue riserve auree, cosa che tra l’altro ha scatenato un po’ di putiferio perché le banche centrali da sempre manipolano al ribasso il prezzo dell’oro sempre allo scopo di far sembrare che la loro moneta ha più valore di quello che realmente ha. E quindi succede che queste grandi banche centrali occidentali hanno fatto degli accordi con cui, in pratica, la riserva aurea della banca d’Italia è stata magari affittata 2 o 3 volte a entità diverse. Praticamente hanno creato una quantità artificiale di oro sul mercato che in realtà non esiste, per cui quando uno degli operatori chiede la consegna fisica o la restituzione delle riserve come nel caso di Chavez, si crea un po’ di panico.”

Blog: a cosa può portare tutto questo?

M.S. “Un’inflazione della moneta c’è sempre stata, nel senso che le banche centrali hanno sempre barato e questo lo si vede considerando che oggi un dollaro vale 2 centesimi del 1913, quando è entrata in funzione la Federal reserve. Una considerazione simile la possiamo fare anche nei confronti dell’euro tenendo conto del vecchio cambio delle 1.936,27 lire per euro, anche da lì si vede che in realtà… e questa è una considerazione importante: non è vero che i banchieri federali o i banchieri generali siano più prudenti nella gestione della moneta, ed è per questo che avrebbero tolto ai politici la sovranità sull’emissione monetaria perché storicamente loro hanno sempre fatto l’inflazione quindi, la differenza tra… e questo volevo specificarlo perché è un tema abbastanza importante in questo momento anche a livello internazionale, proprio chi esercita la sovranità sul credito e sulla moneta. Ovviamente dare moneta o dare credito a un’iniziativa piuttosto che a un’altra si traduce in soldoni in far politica no? Perché è inutile che noi siamo tutti, per esempio, contro le centrali nucleari visto quello che sta succedendo a Fukushima, quando poi il sistema bancario, autonomamente decide di sponsorizzare l’industria nucleare perché hanno a disposizione prestiti ingentissimi e cose di questo genere. Direi che c’è una presa di coscienza da parte del pubblico di questo rapido e aumento di velocità di perdita di valore della carta sostanzialmente appunto della moneta tipo euro-dollaro e c’è la corsa ad acquistare quei beni che abbiano un valore concreto appunto oro o una valuta come potrebbe essere il franco svizzero piuttosto che immobili… insomma francamente a tradurre in beni concreti i loro risparmi per evitare di disperdere il potere d’acquisto.”

D.M. Ecco sempre che… per paradosso se l’oro dovesse esaurirsi, potremmo pensare che poi l’argento lo possa sostituire come valore? Cioè il bene rifugio non è comunque un bene convenzionale socialmente accettato? E quindi la progressiva povertà e l’aumento di famiglie in difficoltà non potrebbe portare a una sorta di microeconomie che si autolegittimino e si autoriconoscano in una ristretta area geografica e tutto questo possa anche mettere in discussione la sovranità degli Stati stessi?

M.S. “No, allora a proposito del concetto della sovranità, perché tutto il gioco poi funziona così perché quando i banchieri danno – diciamo – i numeri come stanno facendo in questo periodo, se andiamo a vedere la storia vediamo che poi arriva un governo populista e sistema più o meno le cose. In realtà in questa mimica tra il popolo e i banchieri è un po’ una specie di tavolo di poker dove c’è uno che bara che è il banchiere e il popolo che sostanzialmente viene fregato, però poi si arriva a un punto limite in cui il popolo perde assolutamente tutto e il banchiere ha solo 2 possibilità: o finisce il gioco oppure in qualche modo deve trovare il sistema di redistribuire questo denaro perché appunto senno il gioco finisce. Questo sistema ha dei cicli che si ripetono, non è una novità di questo secolo ma è una cosa abbastanza conosciuta nella storia anche se poi fa parte di quel tipo di storia che difficilmente si legge sui giornali perché ovviamente una delle prime cose che hanno fatto i banchieri ai primi del ’900 è stato impadronirsi di tutti gli organi di stampa. Cosa che anche in Italia è avvenuta perché infatti difficilmente sui giornali troviamo una visione economica che sia un po’ più aderente alla realtà. In pratica quello che voglio dire è che oggi le banche hanno un potere tale di poter creare denaro dal nulla tramite false scritture contabili, che dire che una banca è in crisi o che il sistema bancario è in crisi e che lo Stato gli deve dare dei soldi, sarebbe come dire che la Fiat va in crisi e noi gli dobbiamo dare le macchine! ciiè gli unici che possono creare il denaro dal nulla sono le banche stesse.Quindi in realtà il vero problema di questo Paese è che lo Stato e il governo sono complici di questa grande predazione da parte delle banche e non si vedono in questo momento uomini politici che possano prendere in mano la situazione. Quello che può succedere nell’area Euro è semplicemente che uno Stato in default faccia decisioni tipo quelle che ha fatto l’Islanda, cioè ripudiare il debito e eventualmente ritornare a utilizzare una moneta nazionale. Tutto questo che in tutta stampa all’unisono viene descritta come una possibilità tragica, in realtà darebbe al Paese che fa questa scelta un grandissimo vantaggio rispetto a tutti gli altri in quanto poter emettere la propria moneta è un qualcosa che dà un vantaggio competitivo enorme. Infatti lo vediamo in Cina, dove tutte le banche sono nazionalizzate l’emissione della moneta è nazionalizzata ed è semplicemente per questo che la Cina sta vincendo su tutti i mercati mondiali.”

D.M. dunque l’euro non ha più futuro?

M.S. “Appunto, dicevo se uno Stato dell’Europa si accorge del vantaggio competitivo enorme che avrebbe staccandosi dal sistema emettendo una propria moneta, anche gli altri se ne accorgerebbero e quindi naturalmente ci sarebbe una disgregazione dell’area monetaria dell’euro. Secondo me stanno cercando di fare di tutto per evitarlo. Quindi in realtà voglio dire questo: se anche nessuno rispettasse il diktat della banca centrale europea di Francoforte, comunque quella continuerebbe a comprare i titoli di Stato dei Paesi in difficoltà perché altrimenti tutto il gioco finisce. Quindi, in realtà quella famosa lettera che è arrivata qualche giorno fa in cui i banchieri da Francoforte dicevano al governo cosa doveva fare in tema di riduzione di spesa eccetera, in realtà il governo ha deciso di fare come voleva perché intanto il problema della banca centrale europea è un bluff. Se appunto come dicevo prima un Paese esce dall’area euro, praticamente si scatena un effetto domino e i banchieri di Francoforte dovrebbero cercarsi un lavoro onesto.”

D.M. da questo punto di vista cosa prevedi? cioè è più facile che tutti i paesi europei tornino alle loro monete originarie oppure è più facile che ci sia un’insistenza nel mantenere l’euro e questo possa portare a una disgregazione degli Stati?

M.S. “Io penso che comunque il sistema è minato. Penso che per l’Euro la situazione così com’è non possa andare avanti, tra l’altro voglio far presente che il 17 settembre ci sarà in tutto il mondo un’occupazione delle Borse, in Inghilterra nelle sedi della Banca d’Inghilterra, e questa mega manifestazione mondiale ha proprio lo scopo che durerà vari mesi per esempio alla Borsa si New York, dove già vanno con le tende si stanno organizzando, proprio per tirare fuori la verità di come questo sistema sia falso e sia esclusivamente a vantaggio dei banchieri. Quindi io penso che la presa di coscienza su vasta scala grazie ad Internet del meccanismo truffaldino di come funziona il sistema monetario occidentale, che poi è quello che stiamo cercando di ricordare con queste guerre “pacifinte” in Libia Afghanistan eccetera, stanno semplicemente cercando di globalizzare la truffa monetaria e quindi anche per questo troviamo una resistenza molto forte, ovviamente, perché non portiamo la democrazia ma stiamo portando la “bancocrazia” che non piace a nessuno ovviamente. E infatti già nei nostri Paesi si vedono gli effetti. Non è che l’Euro è minato perché ha un brutto nome, semplicemente se cambiassero le regole del sistema di emissione, per esempio dando ad ogni Stato la possibilità di emettere la sua quantità di euro, non dalla banca centrale privata dello Stato ma direttamente dal Ministero del Tesoro, Io dico che se la comunità europea dà la possibiltà di potere emettere la sua quota euro e di spenderli per i lavori pubblici per la ripresa eccetera, allora l’euro potrebbe benissimo avere un gran successo e servire per unificare l’Europa ma appunto dovrebbe cambiare il sistema di emissione attuale.”

La psicologia dell’economia del debito

La psicologia dell’economia del debito (psicopatologia della ricchezza) dittatura del debito

La psicologia del denaro. Ricchezza e qualità della vita (Nuovi equilibri) di Rüdiger Dahlke e M. T. Pozzi,

Psicologia del denaro, di Georg Simmel

Partendo da questi due libri, si può tentare di fare una proiezione ed evoluzione parlando della “psicologia del debito”. Però prima di inoltrarmi nelle mie riflessioni in merito devo dire che al momento ci sono gli ebrei ed in parte anche i mussulmani che si stanno facendo grandi risate sulla stupidità del mondo “capitalistico”. Tutta la finanza (quella che conta) infatti è travagliata, con studi, analisi e contro analisi, dubbi, intere università, schiere di specialisti e sofisticati software, potenti computer, economisti di tutto il mondo, ecc, intenti nel risolvere le crisi e continuano a non comprendere la causa di tutto. Se a un bambino di cinque anni gli si chiede: si può restituire una cosa che non esiste? Credo che sappia rispondere. Naturalmente i saggi sanno quali sono le cause e sono solo due: “avidità” e “interesse”.

L’avidità Dante la classifica come uno dei vizzi capitali ed è una caratteristica insita della natura umana personale, l’interesse invece è una regolamentazione esterna all’uomo di carattere sociale che si può esercitare gli uni sugli altri, solo se esiste una collettività, per creare un alibi all’avidità personale. L’avidità è la parte personale e soggettiva, l’interesse è la parte sociale e oggettiva della stessa avidità di ciascuno ma nascosta dal fatto che è accettata da “tutti” (una cosa che vogliono tutti, diventa buona per definizione). L’avidità è il virus, l’interesse è la malattia.

Sia nel corano, sia nel pentateuco e poi nel vangelo, la risposta c’è già tutta. Questi testi (oltre al valore spirituale che contengono) hanno in se delle leggi di carattere antropologico, economico e sociale che, anche fossero solo di saggezza umana, indicano chiaramente e con molti anni in anticipo quale è la soluzione.

L’interesse è il padre dell’usura, già ho scritto tante volte, l’irrazionalità di questo assioma, accettato supinamente e silenziosamente da tutti (tranne che dagli ebrei e da alcuni mussulmani). Inoltre i popoli (gentili) sono programmati massivamente a non mettere minimamente in discussione un concetto assolutamente irrazionale ed illogico (ingegneria del consenso). A chiunque faccio la domanda, non sa che rispondermi se non solo: “è cosi e basta”. Come mai per alcuni reati esiste la totalità, (o ci sono, o non ci sono) mentre per l’usura c’è la percentuale? Se uno ruba il 12,9% o il 100% di frutta è sempre furto e lui è un ladro, se si percuote una persona è violenza e basta, non c’è una percentuale; paradossalmente e contro ogni logica, l’interesse è “legale” fino al 12.9% oltre diventa usura, come ho detto tante volte o è sempre usura o non lo è mai, “non esistono i reati in percentuale”, l’interesse è sempre usura anche il più infinitesimale.

Forse fra cento anni, diranno: “però quelli di albamediterranea lo avevano sempre scritto in tutti i modi”. Citando Artur Schopenauer: “per prima cosa le idee nuove vengono ridicolizzate, poi combattute, per poi diventare qualcosa di assolutamente ordinario”; al momento credo che siamo tra la prima e la seconda fase. La cosa bella è che non è neanche una idea nuova, ma vecchia come l’uomo, solo che il furbo (poi diventato speculatore) ha fatto sempre in modo di portare avanti la sua missione di “avidità” che ha fatto evolvere in interesse.

I cristiani (di cultura almeno) agli inizi (mettevano in comune i loro beni…) avevano incominciato a non praticare gli interessi come gli ebrei, (una forma primordiale di comunismo, se la vogliamo dire grossa). Gli stessi Templari , cavalieri di Cristo, quindi di cultura cristiana, non applicavano gli interessi nei loro prestiti, ma solo “commissioni”; c’è qualche teoria che sostiene che uno dei motivi del loro scioglimento e annientamento sta proprio nel fatto che erano diventati un potere finanziario molto forte, e il popolo li preferiva, ai banchieri classici tradizionali, proprio perché non applicavano interessi ma solo commissioni fisse.

Quando si parla di un problema di cui si conosce già la soluzione, significa che il problema non esiste.

Invece il problema rimane perché non si vuole accettare la soluzione. La soluzione non la si vuole accettare semplicemente perché accettandola si rinuncia al 50% dell’economia mondiale, e quindi anche al potere strettamente correlato. ( questa economia poi non solo è perfettamente inutile perché non serve all’uomo ma solo al sistema per generare interessi e potere, ma addirittura crea altri problemi di ordine ecologico ambientale e sociale). Ma vediamo alcuni i riferimenti

EBRAISMO (Comune anche al CRISTIANESIMO)

TORAH” (Pentateuco)

“ Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio : voi non dovrete imporgli alcun interesse” . ( Esodo 22,25)

“Non darai il tuo denaro ad usaura al tuo fratello, e non esigerai un sovrappiù di frutti” (Levitico, 25,37)

CRISTIANESIMO

Vangelo di Luca 6-34 /35

6:34 E se prestate a quelli dai quali sperate di ricevere, qual grazia ne avete? Anche i peccatori prestano ai peccatori per riceverne altrettanto.
6:35 Ma amate i vostri nemici, fate del bene, prestate senza sperarne nulla e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; poiché egli è buono verso gli ingrati e i malvagi.

ISLAM

“Coloro invece che si nutrono di usura resusciteranno come chi sia stato toccato da Satana. E questo perché dicono: "Il commercio è come la usura!". Ma Allah ha permesso il commercio e ha proibito l'usura. Chi desiste dopo che gli è giunto il monito del suo Signore, tenga per sé quello che ha e il suo caso dipende da Allah. Quanto a chi persiste, ecco i compagni del Fuoco. Vi rimarranno in perpetuo (Sura al-Baqara: 275)

Allah vanifica l'usura e fa decuplicare l'elemosina. Allah non ama nessun ingrato peccatore (Sura al-Baqara: 276).

FILOSOFIA CLASSICA

Aristotele: nummus nummum parere non potest (il denaro non può generare denaro).

I ROMANI


Lex Genucia de feneratione del 342 AC prevedeva che il prestito a interesse fosse proibito.


PIO XI

"Un potere illimitato e una dominazione economica dispotica si trovano concentrati in pochissime mani. Questo potere diviene particolarmente sfrenato quando sia esercitato da coloro che, controllando il danaro, amministrano il credito e ne decidono la concessione. Essi somministrano - per così dire - il sangue all'intero organismo economico e ne arrestano la circolazione quando loro convenga; tengono in pugno l'anima della produzione, in guisa che niuno osi respirare contro la loro volontà".

Le citazioni poi potrebbero continuare addirittura nel paradosso di alcuni aforismi pronunciati dai Frasi storiche una per tutti:

«E' una fortuna che la gente non capisca il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo facesse, credo che scoppierebbe la rivoluzione prima di domani»

Henry Ford, fondatore della Ford Motor Company

Questa lunga premessa è stata necessaria al fine di ridurre il corpo dell’articolo in poche battute.

Spesso le soluzioni ai macrosistemi dipendono da osservazioni banali. Le cose ovvie però disturbano la nostra supponenza intellettuale e rifiutiamo di accettare che la soluzione sia quella più ovvia, non è possibile, cerchiamo per forza un algoritmo impossibile per giustificare la nostra presunzione.

“Nel mondo c’è sempre stato chi lavora e chi invece vuole campare sul lavoro degli altri”.

Su questa semplice frase si sono scritti biblioteche intere dalla Bibbia a Marx, tutto solo per capire se era giusto o meno che qualcuno vivesse sulle spalle di un altro. Allo stesso tempo l’intellighenzia delle comunità di qualunque tipo si sono da sempre organizzate in modo che la collettività aiutasse il singolo ed il singolo compartecipava alla collettività, ma quasi sempre questo principio antropologico e poi sociale (democratico) è diventato una sovrastruttura “legale e consolidata” che attraverso “enti” (come lo Stato) vuoti di contenuto umano (G. Auriti) si adopera al fine di creare una separazione. La separazione serve proprio a creare delle elite (oggi le chiamano caste) che (con la scusa della organizzazione e gestione della collettività) di fatto vivono sulle spalle degli altri.

Naturalmente siamo all’aberrazione del principio, poiché nella avidità incombe un altro parametro, “non si ha mai i senso della misura”. Qualunque sistema deve servire l’uomo, quando l’uomo diventa servo del sistema significa che siamo all’aberrazione e alla distruzione. Il sistema debito è un’aberrazione infatti l’uomo è costretto a lavorare per il sistema debito che lo sta distruggendo.

Per cominciare a capire quindi i fenomeni “avidità” e “interesse”, è necessario comprendere il comportamento umano con il lavoro, la fatica e la responsabilità, da cui dipende la psicologia che si ha con la gestione del valore e quindi la psicologia del denaro. Nell’era della pietra l’avidità aveva un senso per la sopravvivenza il cervo che ho cacciato e solo mio e per la mia famiglia. Ma poi è rimasta nel DNA di oggi: con iperproduzioni l’avidità non ha più senso se non inserita nel contesto dell’interesse per dominare il mondo da parte dei furbi. Comprendere la parte psicologia del rapporto che si ha con il denaro, ci fa comprendere il potere che si ha con questo. Se dipendiamo dal denaro, se lo consideriamo uno strumento, se lo consideriamo la soluzione ad ogni problema, se ci aiuta a vivere, che posto ha nella nostra scala dei valori. Con l’induzione della paura, e la sempre più inconsistenza dello stato come strumento per la difesa e la determinazione dei propri cittadini, la persona ha spostato tutta la sua attenzione su qualcosa che per eccellenza rappresenta la soluzione delle speranza ossia il denaro. Il denaro è uno degli strumenti in cui conservare valore al fine di prevederne benefico nel futuro. Quindi vi è, oltre all’avidità naturale, anche una avidità indotta di “accaparramento” di “potenziale sicurezza futura” che nella società dove vige la “dittatura del debito” è posta nel denaro. Quindi il denaro diventa una ricerca soggettiva ma anche una imposizione oggettiva del sistema (monetizzazione della vita).

La soluzione quindi oltre che giuridica (proprietà del valore), è economica (nuova economie locali e reali) e deve essere ricercata anche su tanti altri fronti tra cui quello sociologico e psicologico poiché la moneta rappresenta sia valore individuale, sia valore collettivo in quanto ogni singolo appartiene alla collettività. Il rapporto con il denaro quindi dovrà essere considerato un “comportamento” a cui bisognerà educarsi seriamente e psicologicamente; l’educazione all’economia dovrebbe essere iniziata alle elementari per tutti poiché tutti utilizziamo il denaro. Il denaro è un “rapporto con il nostro futuro”, un “collegamento con il futuro” (N. Galloni) ci da la previsione di un “futuro sicuro”, questo in parte è vero, ma tale funzione deve essere progettata e “gestita” da un Stato sovrano che guarda ai suoi cittadini e giammai da un “libero mercato” senza regole a moneta debito che invece impone agli stati la sua politica di tagli. (BCE su Europa e FED in America. FMI sul mondo)

Il sistema (sociologia degli acquisti, MARKETING, pubblicità, PNL, ecc ) poi induce il bisogno di denaro in maniera crescente, che sistematicamente fa anche mancare dal mercato con diversi meccanismi, tasse, ritardi nei pagamenti, cosi che tutti poi rincorrono in qualsiasi modo il denaro (tripli lavori, furti, truffe, giochi, azzardo, prostituzione, lavoro in nero, sfruttamento, ecc) rovinando ancora di più la dignità umana ed ogni parvenza di etica. Se si pensasse che in certe parti del mondo il denaro non serve si ripenserebbe ad una “economia dell’uomo” (antropocrazia) e non ad una “economia del denaro” (finanza e turbo finanza).

La cultura cambia il mondo, la conoscenza cambia il mondo, le idee lo trasformano e le idee agiscono nella psiche e creano comportamento. Nella cultura della gestione del valore abbiamo troppo delegato al sistema: è ora di ritirare le deleghe e di riprenderci al responsabilità del fare, e non del far fare.

Il non voler accettare la nostra avidità personale di fatto ci fa accettare l’economia dell’interesse che è l’espressione “matematica” sociale legalizzata del “furbo avido che vuol vivere del lavoro altrui”.

La democrazia è l’alibi perfetto per l’economia dell’interesse ma le due cose, come spero di aver descritto, sono su strade opposte. L’economia reale che resta e che nessuno ruba si può ottenere solo con moneta sovrana, diversamente con la dittatura del debito ogni economia verrà erosa dall’interesse applicato dal sistema che trasferisce ricchezza da chi la produce (lavoratori) a chi specula (furbi)

Vi ricordate quando il nonno ci dava la paghetta o lo zio ci dava qualche soldo e noi lo si metteva da parte per raggiungere la cifra ch ci permetteva di comprare qualcosa ? Ecco quella era l’economia del credito. Oggi ci faremmo fare un prestito senza problemi. L’economia del credito resta, l’economia del debito va via con la moneta che l’ha generata (più gli interessi per i parassiti).

C’è un buco nella diga di 5 cm…. e ci stiamo preoccupando tutti di questo raffreddore (“leggasi” gestione delle briciole che ci lasciano con tagli e contro tagli a danno del popolo e dello stato), poco più in la c’è una falla di 55 chilometri, che non vuole vedere nessuno (metastasi e cancro: “leggasi” mega interessi da pagare ai banchieri che illegittimamente si sono impossessati della sovranità dell’emissione monetaria con la complicità dei politici loro camerieri, che portano all’esproprio dei beni patrimoniali statali e poi anche privati)…..

Buona dignità a tutti

Giuseppe Turrisi (albamediterranea)

Moneta globale e monete locali

Fonte: http://www.ilmanifesto.it
15 COMMUNITY
2011.08.07
• APERTURA di Tonino Perna
Moneta globale e monete locali
Dietro il caos finanziario di questi giorni ci sono i grandi fondi speculativi che colpiscono l'euro per salvare il dollaro. La battaglia per un nuovo ordine monetario è avviata. Perché non pensare a monete locali da affiancare all'euro?


Perché la speculazione finanziaria si è accanita nei confronti dei paesi del sud Europa? Perché non ha attaccato il Giappone, per esempio, che ha un debito pubblico pari a due volte il Pil? Oppure il più grande debito pubblico del mondo, quello a stelle e strisce? E ancora: se è vero che grandi banche Usa posseggono titoli di Stato dei Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna), quale interesse hanno a vedere fallire questi Stati?
Cerchiamo di fare un po' di chiarezza in mezzo al panico finanziario che sta buttando nell'angoscia, anticamera della disperazione, decine di milioni di cittadini europei.
Dobbiamo ricordare che pochi e potenti hedge fund (fondi speculativi) - quelli di Soros, Paulson, ecc - controllano un flusso di denaro impressionante e indirizzano la grande speculazione quanto i piccoli risparmiatori. Come avviene in politica, così nel mondo nella finanza sono pochi opinion leader che determinano le scelte della maggioranza (dei votanti quanto degli investitori/speculatori). Ora, si dà il caso che proprio i grandi fondi speculativi hanno i loro asset in dollari e che abbiano avuto un terrore infernale quando nell'autunno 2008 il dollaro stava crollando, soprattutto rispetto all'euro. Oggi, questi signori come Soros, spesso impegnati nella beneficenza o nel finanziamento di movimenti per la democrazia e i diritti umani, hanno un forte interesse a vedere una riduzione del valore dell'euro rispetto al dollaro. In questo senso si può dire che hanno un interesse nazionale (statunitense) in un'era in cui il capitale non ha patria né colore politico. D'altra parte, esiste anche la prima potenza al mondo per dotazione di capitali sovrani - la Cina - che teme fortemente una improvvisa caduta del dollaro, dato che detiene una parte consistente dei titoli di Stato americani e che gli Usa costituiscono ancora un mercato rilevante per le loro esportazioni.
In breve: il sistema monetario internazionale, fondato sul dollar standard, cioè su una valuta nazionale diventata moneta di riserva internazionale, è entrato irreversibilmente in crisi, ma non è chiaro come e quando verrà sostituito. Per la verità esiste già un progetto abbastanza definito che è sostenuto dai Bric (Brasile, Russia, India e Cina) che punta a una nuova moneta di riserva internazionale, il cui valore verrebbe dato dalla media ponderata delle valute più forti. Insomma, una sorta di Ecu degli anni '90, una moneta virtuale che serva come unità di conto per gli scambi internazionali. Ovviamente gli Stati Uniti sono assolutamente contrari e si batteranno fino in fondo per evitare di perdere il "signoraggio del dollaro", cioè il privilegio di emettere cartamoneta a volontà, e quindi permettersi di farsi finanziare - come hanno fatto dalla metà degli anni '70 a oggi - il disavanzo della bilancia commerciale dal resto del mondo. Secondo alcune stime, per riportare in pareggio la bilancia commerciale Usa il popolo nordamericano dovrebbe ridurre i propri consumi del 30-35% e svalutare di almeno altrettanto il dollaro. Quale presidente o governo Usa potrà accettare questa "decrescita infelice"?
Pertanto, assisteremo per diversi anni al braccio di ferro tra il governo Usa e le altre potenze economiche mondiali prima che si arrivi a un accordo per un nuovo ordine monetario internazionale fondato su una moneta "globale" che non appartiene a nessuno stato o confederazione di stati. Il consolidamento o lo sfaldarsi dell'area euro potrà accelerare o frenare questo processo, essendo la seconda valuta forte al mondo in questo momento, fino a quando il governo cinese non abbandonerà il controllo politico sulle quotazioni dello yuan renminbi. Proprio la Cina ha in mano le carte giuste per vincere la partita e decidere tempi e modalità di questa transizione, attraverso una riduzione progressiva degli investimenti in titoli di stato a stelle e strisce, una riduzione dell'export diretto in nordamerica ed un aumento dei consumi interni. Come è nello stile dei governi cinesi, il colpo finale al dollaro sarà assestato solo quando arriverà il momento giusto per farlo, ma preparando fin da ora l'alternativa.
La fine del dollar standard non è un incidente di percorso o un mutamento tecnico nella sfera monetaria, ma segna materialmente la fine dell'egemonia Usa sul mondo. Anche la via della "guerra permanente" che finora ha mantenuto artificialmente in vita il dollaro non è più praticabile, sia per i costi insostenibili, sia per l'accumularsi di insuccessi clamorosi (dall'Iraq all'Afghanistan e alla Libia).
Il nuovo ordine monetario internazionale che si profila all'orizzonte rappresenta la traduzione simbolica dei nuovi rapporti di forza esistenti nell'economia capitalistica globalizzata, e in qualche modo rappresenta anche un riequilibrio di poteri tra occidente e resto del mondo. Inoltre, con la fine del dollar standard verrà bloccata la continua immissione di liquidità nel sistema finanziario mondiale, causa prima delle "fluttuazioni giganti" , delle crisi ricorrenti e della speculazione sui prezzi dei beni primari che tanti danni sta producendo alle popolazioni più povere, a partire da quelle del sud del mondo. Certo, non basterà a ridurre drasticamente la massa finanziaria che incombe sull'economia reale, stimata come pari a 8-10 volte la ricchezza materiale mondiale, ma è comunque un primo passo. Altri e più consistenti bisognerà farne in direzione di un obiettivo prioritario per il nostro tempo: disarmare la finanza. Il che significa riprendere in mano la questione dell'uso e del ruolo del denaro, riportare questo strumento alla sua utilità originale di unità di conto e intermediario negli scambi.
Infatti, per garantirsi che questa fase di "transizione monetaria" non si concluda soltanto con una nuova, sia pure auspicabile, moneta di riserva internazionale, bisogna riprendere con forza il tema della sovranità monetaria, a partire dal livello locale. Accanto alla moneta globale e alle monete che governano le mesoregioni in cui andrà ad articolarsi l'economia mondiale, occorre scommettere seriamente sull'uso - già sperimentato da tempo - di monete locali complementari. Vale a dire: per bilanciare il peso e l'egemonia della moneta globale abbiamo bisogno di migliaia di monete locali complementari, a circolazione territorialmente determinata, sotto il controllo dell'ente locale. Questo strumento permetterà, nelle aree più deboli e con enti locali più indebitati, di poter continuare a mantenere in vita servizi essenziali e parti vitali dell'economia locale. Non si tratta né di utopie neoproudhoniane, né di ritorni ad impossibili regimi autarchici. Si tratta di ridurre la distanza abissale tra il governo del denaro e la vita e i bisogni dei cittadini e dei lavoratori. Per capirci: immaginate se le città della Grecia, i cui bilanci comunali sono ormai ridotte al collasso, potessero usare - accanto all'euro - monete locali complementari per i bisogni essenziali della popolazione, sicuramente il peso dell'iniqua manovra finanziaria governativa sarebbe più sopportabile.
È una questione di vitale importanza che riprenderemo in altra occasione. In questa sede vogliamo solo affermare che la sovranità monetaria, insieme a quella alimentare ed energetica, costituisce uno dei pilastri su cui edificare una «democrazia reale» che oggi esiste solo nei nostri sogni.

Appello ai magistrati, di Don Floriano


LIBERARSI DAL MONOPOLIO MONETARIO

LIBERARSI DAL MONOPOLIO MONETARIO

L’attuale malandare finanziario ed economico non è correggibile con i mezzi sinora attivati dai governi perché è dovuto al fatto che un “bene” indispensabile come la liquidità è oggetto di monopolio privato da parte del cartello bancario, il quale produce liquidità a costo zero per sé e la cede a interesse composto, creando una spirale di indebitamento inarrestabile che porta matematicamente l’economia al collasso e conferisce a quel monopolio il potere politico sulle nazioni. La soluzione starebbe nel sostituire il monopolio privato con un monopolio pubblico che emettesse una moneta non indebitante.

Il mondo è dominato e regolato dai monopoli, dai cartelli. Si decanta il libero mercato, ma il libero mercato praticamente non esiste, perché ne mancano presupposti fondamentali: la trasparenza dei patrimoni e delle attività delle imprese, la parità di informazione, la neutralità delle istituzioni, e altri. Per contro, esiste una rete mondiale dei monopoli delle cose fondamentali: materie prime, energia, informazione, tecnologie strategiche, ma anche e soprattutto monopolio di credito e moneta. Questo fatto imprime ai mercati, al mondo e al suo divenire sociale, economico e politico, un andamento prevedibile, di cui oggi osserviamo una fase culminante, e che in effetti avevo predetto (in Euroschiavi, Arianna 2005-2007 e in La Moneta Copernicana, Nexus 2008).

Che cosa implica il regime di monopolio? Implica che il monopolista – singolo o cartello (trust) –, non avendo concorrenza, può applicare un sovrapprezzo monopolistico, ossia farsi pagare un prezzo superiore a quello che sarebbe il prezzo di libero mercato. In un mercato competitivo, se il costo di produzione di un litro di benzina è 1, e io produttore lo metto in vendita a 1,5 più le tasse, tu, mio concorrente, potrai portarmi via il mercato mettendolo in vendita a 1,3, e così mi obbligherai a scendere anch’io a 1,3. Il prezzo tenderà a livellarsi al costo di produzione, e il costo di produzione a ridursi grazie a migliorie tecnologiche e aziendali, stimolate dalla competizione.

Non così in un mercato monopolista. Se noi tutti produttori di benzina ci mettiamo d’accordo, facendo cartello, di non vendere a meno di 1,5, o di 1,7, o di 2 al litro, e impediamo in qualche modo ad altri di entrare nel mercato e farci concorrenza, allora i consumatori dovranno pagare ciò che noi pretendiamo, e noi tutti guadagneremo moltissimo.

Altro esempio: se vi è un monopolio della telefonia fissa, o dei treni, o dell’energia elettrica in una determinata area, il monopolista potrà imporre tariffe molto superiori ai suoi costi di produzione, perché chi ha bisogno del suo servizio non ha scelta: se vuole servirsi del treno, del telefono, dell’elettricità, deve comperare da lui. Può però decidere di servirsi di beni concorrenti, alternativi a quelli erogati dal monopolista, ossia dell’automobile invece che del treno, del telefono cellulare invece che del fisso, e di un generatore privato di elettricità. Può anche decidere di consumare meno, di risparmiare, su treno, telefono ed elettricità. Il limite della possibilità per il monopolista di sfruttare la sua posizione di vantaggio per spremere sempre più denaro dal mercato, è dato dalla elasticità della domanda, ossia dal fatto che, oltre certi livelli di prezzo, la domanda si riduce e tende a cessare. Ma che succede se non esistono beni alternativi, e se il suo bisogno non è riducibile, anzi aumenta col tempo? Se il monopolista riesce a impedire che la domanda cali al crescere del prezzo? Lo vedremo presto.

I monopoli possono avere dimensioni locali o globali, possono avere natura legale, ossia essere costituiti per legge (ad es. il monopolio dei tabacchi, o delle poste, o del gioco d’azzardo on line); oppure possono essere fattuali, cioè dovuti al semplice fatto che un determinato soggetto o trust di soggetti si è impadronito interamente del mercato grazie alla sua forza finanziaria o al possesso di tecnologie esclusive, o mediante la violenza e l’intimidazione.

Il monopolista, non avendo concorrenti, non è motivato a migliorare la qualità dei suoi prodotti o servizi, né a ingegnarsi per diminuirne il costo di produzione. Può permettersi di essere inefficiente. Non è nemmeno motivato a cercare di massimizzare la produzione, perché punta più a guadagnare sul sovrapprezzo, che sulla quantità. In generale, un regime monopolista del mercato di un certo bene o servizio genera minore produzione e maggiori prezzi rispetto a un regime di concorrenza.

Per tali ragioni, molti paesi fanno leggi contro i monopoli, i cartelli, i trust, a tutela della concorrenza, che invece, in teoria, spinge le imprese a migliorare la produzione e ad abbassare i prezzi. Però, di fatto, i mercati più importanti – materie prime, energia, informazione e altri – sono dominati da cartelli. Cartelli sovra-nazionali.

La strategia del mettersi d’accordo per guadagnare di più e con più stabilità è una scelta frequente e razionale per gli imprenditori, perciò non è buona per la loro immagine e per il buon funzionamento del cartello. Perciò essi tenderanno a nascondere i loro accordi e le loro trattative, oppure – nel caso dei grandi monopoli mondiali – a presentarli come consultazioni e coordinamento nell’interesse globale della stabilità economica. Orienteranno i mass media a non parlarne o a parlarne in termini aggiustati, e a screditare agli occhi dell’opinione pubblica la corretta analisi economico-imprenditoriale dell’esistenza e dell’azione del cartello come teorie complottiste o dietrologiche.

Il monopolista può decidere di privare dei suoi prodotti, per un certo periodo di tempo, un determinato territorio o un determinato paese, ad es. per far accettare prezzi significativamente più alti, o come mezzo di pressione sul governo del paese in questione, finalizzata ad ottenere un vantaggio (privilegi fiscali o contributivi, una grossa commessa, la costituzione di un monopolio legale) o un mutamento legislativo o politico.

Quanto più il bene o servizio oggetto di monopolio è importante, vitale, indispensabile, tanto più caro il monopolista può farlo pagare, guadagnando maggiormente. Il petrolio è un esempio notissimo di ciò. Il cartello petroliero ne regola sia il prezzo che la quantità estratta – cioè il prezzo, come pure l’offerta, non è regolato dal rapporto di domanda e di offerta, ma dalla decisione del cartello: il mercato diviene così un mercato contingentato.

La possibilità, per i monopolisti (per es., i petrolieri, i cementieri), di aumentare il prezzo di loro beni e servizi, e la impossibilità di fare altrettanto per i fornitori di beni e servizi che non hanno il vantaggio del monopolio, fa sì che la società aumenti tendenzialmente la spesa (la quota di reddito) che destina agli acquisti di beni e servizi dei monopolisti, riducendo di conseguenza la spesa che destina agli acquisti di beni e servizi di non monopolisti (ristoratori, artigiani, lavoratori, professionisti); quindi il reddito di questi tenderà a diminuire a vantaggio dei monopolisti. Insomma, i margini di utile, il reddito, delle categorie che non dispongono di una posizione monopolistica tende a ridursi in favore di quelle che dispongono di una tale posizione.

Orbene, come dicevo, praticamente tutti i principali beni e servizi sono oggetto di monopolio cartellistico. Lo sono anche il denaro e il credito: tutto il denaro legale (cartamoneta) e il credito è creato da soggetti a ciò abilitati dal sistema bancario, ossia dalle banche: banche di emissione (come la BCE e la Fed) che emettono il denaro legale, la cartamoneta. E banche di credito, che emettono mezzi monetari, quali attivi di conti correnti, assegni circolari, bonifici, lettere di credito, promissory notes, consistenti in promesse di pagare cartamoneta al loro presentatore (se tu hai un assegno circolare o un attivo di conto corrente, puoi andare dalla relativa banca ed esigere che te li paghi in cartamoneta, in valuta legale).

Quanto costa alle banche creare denaro o credito? Nella storia, sono esistiti sistemi monetari in cui la moneta era di carta, ma la banca emittente teneva nei suoi forzieri il controvalore in oro, sicché per emetterla doveva acquisire oro, quindi l’emetterla, il prestarla, aveva un costo, e il portatore poteva presentarsi alla banca emittente e richiedere di cambiare la carta-moneta in oro. Però perlopiù la banca emittente deteneva una riserva frazionaria, diciamo un 10% del valore della cartamoneta o del credito emesso. Quindi per prestare 100 sosteneva un costo di 10 e realizzava, sul capitale, un utile di 90 – meno i costi fissi e la percentuale di sofferenze. In più lucrava gli interessi.

Nel sistema contemporaneo, creare moneta o credito non costa nulla al sistema bancario, perché esso li crea senza garantirli con una copertura aurea o di altro bene a valore proprio; e perché il portatore di denaro o di credito non può esigere dalla banca la loro conversione in oro o altro valore. Le banche hanno sì riserve, ma queste sono, a loro volta, costituite da cartamoneta o denaro creditizio, privi di costo e di valore propri. Hanno anche riserve in oro, ma queste non hanno la funzione di garantire le emissioni di denaro o credito.

La liquidità si compone di monete metalliche, emesse dallo stato, per un valore trascurabile; di valuta legale (cartacea ed elettronica) emessa dalle banche centrali di emissione), che costituisce l’8% circa del totale; e da moneta creditizia (o bancaria o contabile o virtuale) emessa dalle banche di credito sotto forma di promesse di pagamento (assegni circolari, attivi di conti correnti, lettere di credito, etc.) denominate in valuta legale.

Tutta la liquidità (tranne le monetine) è nata, ultimamente, da un indebitamento verso il sistema bancario del soggetto che richiede liquidità ad esso. Lo stato ottiene liquidità cedendo in cambio i suoi buoni del tesoro, che sono promesse di pagamento, ossia debito; oppure la prende a prestito. Gli altri soggetti ottengono credito promettendo il pagamento di capitale e interesse. Vi sono altre operazioni di creazione monetaria interbancaria, che ho spiegato altrove (dark pool finance).

Bisogna anche chiarire che l’erogazione del credito da parte delle banche deriva solo in minima parte dalla raccolta, ossia il denaro che la gente deposita presso di esse percependo un interesse, seppur minimo. Esse non hanno bisogno di tale denaro. Innanzitutto, i depositi, i versamenti, i bonifici, gli assegni circolari, etc., consistono essi stessi , quasi interamente, in liquidità creata dal sistema bancario senza copertura, a costo zero, priva di valore proprio. Inoltre, quando la banca di credito crea liquidità emettendo un assegno circolare e consegnandolo al cliente che ha chiesto un prestito, per emettere l’assegno circolare non ha che da compilarlo, non attingendo da una sua cassa, ma imputando l’’uscita, nei suoi conti, come una partita che non è necessariamente corrispondente a valori reali, dato l’effetto leva che viene usato nel moltiplicare la base monetaria. Peraltro la leva o moltiplicatore parte non da oro o denaro reale, bensì da altro denaro contabile, creditizio. In aggiunta, il calcolo della riserva obbligatoria non comprende alla base alcuni aggregati ( ad esempio i PCT - Pronti Contro Termine - ed i titoli del debito – quale debito? – con scadenza originaria superiore ai due anni etc. ) e, per meglio tutelare il sistema bancario in caso d’improvviso shock di mercato, la rilevazione degli aggregati viene differita di due mesi.

Analogamente, la banca di emissione, quando emette banconote, non ha bisogno di garantirle con qualcosa, non sostiene costi. La differenza tra l’assegno circolare emesso dalla banca di credito e la cartamoneta emessa dalla banca, è che il portatore dell’assegno circolare può esigere che la banca di credito emittente glielo cambi in cartamoneta (valuta legale – non in oro o altro bene reale, dotato di valore proprio), mentre il portatore di cartamoneta non può esigere alcunché dalla banca centrale emittente della cartamoneta (in passato sono esistiti sistemi in cui il portatore di banconota poteva esigere che la banca di emissione gliela cambiasse in oro o argento).

Il denaro e il credito – che chiameremo, nell’insieme, “liquidità” – sono un fattore, un “bene” assolutamente necessario e indispensabile. Quindi la comunità bancaria, detentrice del monopolio della loro creazione e della fissazione del tasso di interesse, può realizzare sulla cessione della liquidità un profitto altissimo, praticamente del 100%, dato che il costo di produzione è nullo.

Però la liquidità è tutta creata a debito di chi la domanda – stato o consumatore o imprenditore che sia – e il debito è soggetto ad interesse composto. Il che implica, matematicamente, che se io, sistema bancario, creo liquidità totale per 100 che cedo a prestito all’insieme della società, col tasso del 10% annuo composto, dopo un anno l’insieme della società mi deve 110, dopo due 121, dopo tre 133,10, dopo quattro 146,41, dopo cinque 161,05, dopo sei 177,16, dopo sette 194,88, dopo otto 214,37, dopo nove 235,81, dopo dieci 259,39. Però in tutto io ho creato 100, quindi l’insieme della società non ha il denaro con cui pagarmi, con cui estinguere il debito, perché esso non esiste. Qualcuno più bravo può riuscire a pagare ed estinguere i propri debiti, prendendo il denaro di altri; ma, nel suo insieme, la società non può farlo.

In alternativa, immaginiamo ora che, ogni anno, la società mi paghi l’interesse, prendendolo dai 100 che io ho creato: dopo un anno la liquidità da 100 scenderà a 90, dopo due a 80, dopo tre a 70, dopo quattro a 60… e dopo dieci a zero, però la società dovrà ancora il capitale, ossia 100. In realtà, però la società non può privarsi della liquidità per pagare gli interessi annualmente maturanti, perché la liquidità le serve per i suoi pagamenti e investimenti. Una società che si priva della liquidità per pagare i debiti si demonetizza, taglia gli investimenti, la spesa sociale, vede moltiplicarsi le insolvenze, va in recessione.

Perciò quello che di fatto avviene è che la società nel suo complesso (settore pubblico, settore privato) non rimborsa, non estingue mai il suo debito verso il sistema bancario, derivante dall’ottenimento della liquidità, bensì richiede continuamente ulteriore denaro al sistema bancario per pagare gli interessi sul debito per il denaro già ottenuto, e per aumentare la sua dotazione di denaro, come richiede l’aumento del valore nominale degli scambi, offrendo ulteriori beni in garanzia. Ma ogni volta che la società ottiene ulteriore denaro dal sistema bancario, aumenta il proprio indebitamento complessivo verso di esso, e la quantità di interessi che deve pagare ad esso. E’ una spirale espansiva, riscontrabile nelle curve storiche dell’indebitamento e del pil.

Quando l’insieme della società non riesce più a ottenere dal sistema bancario il rinnovo dell’intero credito-liquidità, anzi l’ ampliamento de credito-liquidità (richiesto sia per pagare il crescente ammontare di interessi passivi, che il crescente ammontare nominale delle transazioni dovuto alla crescita economica e all’aumento dei prezzi), esso scivola o precipita nella recessione-deflazione, con ondate di insolvenze, disinvestimenti, licenziamenti – ciò che avviene oggi.

Quindi, grazie al suddescritto sistema di liquidità creata mediante accensione di debito soggetto a interesse composto, la comunità bancaria, come cartello, si procura non solo un guadagno del 100% sul capitale creato, ma pure un guadagno pari agli interessi percepiti. E, cosa ancora più importante, mediante il meccanismo dell’interesse composto, quindi mediante lo stesso atto di erogare liquidità a interesse composto, essa crea nella società il bisogno, crescente nel tempo, di ottenere ulteriore liquidità per pagare gli interessi passivi. Quindi il sistema bancario eroga un bene che soddisfa sì la domanda nel presente, ma crea automaticamente maggiore domanda nel futuro – maggiore e più impellente, meno elastica. Essa trascende, di tal guisa, il limite tipico del profitto del monopolista, quello posto dall’elasticità della domanda, ossia, che se il monopolista fissa prezzi troppo alti, la gente, le imprese, comperano sempre meno il suo prodotto. Ne consegue che il profitto del sistema bancario non può che continuare a crescere.

E cresce non linearmente, ossia 100, 110, 120, 130, 140… bensì, per effetto dell’interesse composto, esponenzialmente: 100, 110, 121, 133,10… cioè secondo una curva che, quanto più passa il tempo, tanto più si impenna, tanto più accelera. Ciò comporta, matematicamente, alcune ovvie conseguenze, che sono oggi tutte empiricamente constatabili:

-La quantità di debito è sempre superiore alla quantità di liquidità;

-Più passa il tempo, più tale differenza aumenta;

-Più passa il tempo, più rapidamente cresce questa differenza;

-Più passa il tempo, più aumenta l’indebitamento della società verso il sistema bancario;

-Questa differenza, questo eccesso di credito, viene cartolarizzato, cioè trasformato in titoli finanziari offerti a risparmiatori e speculatori; la maggior parte dei grandi redditi e patrimoni è collocata, assorbita, in tali titoli;

-Questi titoli possono essere usati come collaterali o pegni per ottenere ulteriore credito;

-Più passa il tempo, maggiore è la quantità di denaro in termini assoluti, e la percentuale di reddito in termini relativi, che la società (settore pubblico, imprese, famiglie) devono destinare al pagamento degli interessi passivi, e che le banche lucrano;

-Ossia, più passa il tempo, maggiore è la quota del valore prodotto dalla società, che il sistema bancario lucra;

-Più passa il tempo, più è necessario che il pil cresca, per tener dietro al crescere degli interessi passivi che la società deve pagare;

-Le banche vendono in parte (dopo averli coriandolizzati, ossia ridotti in piccoli pezzi) i loro crediti, anche quelli verso gli stati, a risparmiatori, fondi pensione, fondi comuni, imprese, facendoseli pagare;

-Poiché il sistema bancario realizza il suo profitto nel rivendere i suoi crediti cartolarizzati, ha interesse a far credito anche a soggetti che sa che non pagheranno (mutui subprime), perché scaricherà il rischio, la perdita, sui compratori di tali crediti cartolarizzati;

-Le autorità monetarie di controllo, essendo controllate dal sistema bancario, non impediscono tali pratiche; né le impediscono i governi, essendo dipendenti dal sistema bancario per il proprio rating e finanziamento;

-Anche attraverso il ricorso a contratti derivati, a indici, a futures, si gonfia una mole di titoli finanziari denominati in valuta legale; questa mole è multipla di decine di volte del valore aggregato di tutti i beni reali esistenti e del prodotto lordo mondiale; essa assorbe la gran parte dei redditi disponibili e dei grandi patrimoni; offrendo una redditività superiore a quella degli investimenti nel settore produttivo, contribuisce a sottrarre liquidità a questo (agli investimenti e ai consumi) e a mandarlo in contrazione;

-Col passar del tempo, il crescente peso degli interessi passivi, il crescente peso dei costi finanziari per l’impresa, la diminuente redditività netta degli investimenti, l’erosione dei margini di profitto, la riduzione della liquidità disponibile in quanto assorbita dal pagamento degli interessi passivi, spingono l’economia reale a rallentare progressivamente, e a fermarsi, poi a contrarsi, quando il costo finanziario (interessi passivi) diviene maggiore dei ricavi (se devo pagare 10 di interesse per aumentare i miei ricavi di 9, mi conviene non solo non investire ulteriormente, ma disinvestire e ridurre la produzione e l’impiego);

-Se la crescita del pil rallenta a lungo o si ferma o si inverte, il sistema monetario, creditizio, bancario, entra in crisi per il venir meno del reddito necessario a pagare gli interessi; singole banche possono fallire; i titoli finanziari derivati da crediti divenuti insolventi, divengono per conseguenza privi di valore, non sono più liquidi (vendibili contro denaro), non danno più reddito (interessi attivi, cedole) e non sono nemmeno più accettati come garanzie; di conseguenza, si ha una brusca contrazione del credito e della liquidità, ondate di insolvenze, licenziamenti e recessione; la mole della ricchezza finanziaria teorica tende a esplodere in bolle;

-Il mondo finanziario, per difendere il suo business, ossia per mantenere gli investitori nonostante tali scoppi, fornisce attraverso i mass media e le istituzioni, anche scolastiche, spiegazioni delle crisi come di accidenti evitabili, e annuncia l’istituzione di misure di prevenzione e contenimento di crisi future;

-Tale scoppio di bolle finanziarie distrugge (titoli di) credito, quindi va a ridurre la differenza, l’eccesso di credito-debito sulla liquidità esistente, sul reddito; in tal modo tende a sbloccare l’economia; esso è dunque inevitabile, è un fenomeno fisiologico e ricorrente;

-Quando però la frequenza degli scoppi aumenta, quando essi si succedono quasi ininterrottamente e tuttavia non riescono a sbloccare l’economia liberandola dall’eccesso di credito-debito, ossia di interessi passivi, allora si approssima la rottura del sistema e questo non è più riequilibrabile o riparabile, e la recessione è inevitabile;

-I capitali tendono a lasciare gli investimenti produttivi e a collocarsi in beni-rifugio, come immobili, oro fisico, titoli aurei; ma gli immobili sono minacciati dalla svalutazione e dall’imposizione fiscale, l’oro fisico è minacciato dalla requisizione statale (già avvenuto nella storia); i titoli aurei sono insicuri per il crescente rischio di insolvenza delle banche emittenti e per il fatto che il loro ammontare è un multiplo dell’oro realmente esistente;

-La recessione, diminuendo il pil e (tendenzialmente) il gettito fiscale, diminuisce le risorse con cui gli stati dovrebbero pagare interessi e capitale del loro debito pubblico; quindi aumenta il rischio di default e aumentano i tassi di interesse che gli stati devono pagare sul loro debito pubblico; e ciò accresce ulteriormente la recessione e il rischio di default, quindi i tassi di interesse del debito pubblico e privato, in una spirale distruttiva;

-I titoli del debito pubblico dei paesi più avanti in questa spirale vengono comperati forzatamente, a condizioni fuori mercato, dalle banche centrali di emissione (o da agenzie finanziate con soldi dei contribuenti) al fine di sostenerli e calmierare i tassi; i capi di dette banche acquisiscono quindi un potere di condizionamento e direzionamento politico degli stati in difficoltà: finanziarizzazione della politica;

-vengono tagliati gli investimenti per infrastrutture, sviluppo, ricerca; ciò deprime ulteriormente il pil, soprattutto a medio termine, rendendo tendenzialmente impossibile il rimborso, o anche il servizio, del debito pubblico;

-Il potere politico si concentra così nelle mani dei direttori delle banche centrali di emissione, le quali sono a guida privata, non soggette a controllo o responsabilità democratiche, non soggette a revisione contabile e non trasparenti nelle loro attività (diritto alla segretezza e alla criptazione), e in larga parte sono per giunta di proprietà privata (Bankitalia lo è alò 95%),

-L’audit, o verifica contabile, della Fed, eseguito nell’Agosto 2011 per la prima volta, ha in effetti scoperto che la Fed aveva speso 13.000 miliardi di Dollari per il bailout di numerosi soggetti finanziari stranieri negli ultimi 6 anni, senza approvazione né informazione del Congresso e del Presidente; ovviamente tali erogazioni hanno avuto contropartite politico-economiche esse pure tenute segrete e non ancora disvelate;

-(in tal senso si spiega perché è stata fatta un’unica banca centrale europea senza fare un’integrazione politica europea, e senza unificare i debiti pubblici: si sapeva che l’integrazione delle politiche dell’Eurozona sarebbe stata fatta dal direttorio della BCE via via che i paesi euro sarebbero entrati in crisi e avrebbero avuto necessità che la BCE comperasse i loro titoli; allora il direttorio della BCE sarebbe divenuto, come oggi è divenuto, il supergoverno dei paesi in crisi);

-In questo modo il cartello monopolista della moneta e del credito raggiunge non solo lo scopo connaturale e ideale del monopolista, ossia di accaparrarsi tutto il reddito pubblico e privato come corrispettivo per l’erogazione di ulteriore credito, non solo tutti gli assets pubblici e privati come garanzie, ma raggiunge anche l’ulteriore scopo di accaparrarsi il potere politico, istituzionale, governativo, lasciando agli organi pubblici costituzionali il ruolo di esecutori e di esattori in favore del monopolista, e di capri espiatori responsabili verso la società;

-Le misure di risparmio, rigore, i tagli, le maggiori tasse, la lotta all’evasione, non hanno effetto sulle cause del male, perché non le toccano: falliscono non perché siano di quantità insufficiente, ma perché sono di natura inidonea (come curare una gamba rotta con un purgante, spiegando che bisogna purgare per perdere peso e alleggerire così il garico della gamba);

-L’Italia e buona parte del mondo si trovano o stano entrando in questa fase; la recessione evolve in depressione, mentre, come condizione per ricevere il necessario, ulteriore credito, crescente quota del reddito viene destinata al servizio del debito, e crescente parte dei patrimoni a sua garanzia; il potere politico viene assunto dal cartello monopolista;

-Tutto ciò è la automatica conseguenza di un monopolio che usa moneta e credito come strumenti per aumentare il proprio potere e non per l’economia o la società; era perfettamente prevedibile ed è stato in effetti previsto; governi, ministri, governatori di banche centrali che non lo hanno previsto e che insistono per rimedi inefficaci sono o incompetenti o mentitori interessati; in ambo i casi, essi sono oramai stati smascherati e delegittimati dai fatti, assieme alle loro analisi, raccomandazioni, prescrizioni e misure legislative.

La via d’uscita da questa situazione distruttiva esiste e si basa su principi semplici. Peraltro è una via di uscita teorica, e che presuppone che il potere effettivo sia assunto da integerrimi rappresentanti dell’interesse collettivo. Inoltre, avrebbe l’effetto di portare a uno sviluppo economico-industriale tanto intenso, da esaurire rapidamente le materie prime e da precipitare il mondo in una crisi ecologica.

Una prima considerazione è già risolutiva: chi crea il valore reale, la ricchezza reale, che a loro volta danno valore alla moneta e al credito, non è il sistema bancario o finanziario, ma quello produttivo. La liquidità è solo uno strumento per gli scambi. Se il sistema che produce la liquidità, ossia il sistema bancario, funziona male, vuole espropriare la ricchezza reale e i diritti politici ai suoi produttori, allora si può sostituirlo, insieme con la sua moneta. E sostituirlo non costa nulla, non comporta danno, appunto perché la sua moneta non ha valore proprio (è pezzi di carta o insieme di registrazioni telematiche), e può essere sostituita con una nuova moneta, prodotta a costo zero, con cui si estinguerà il debito pubblico.

In altre parole: la ricchezza reale, i beni, i servizi, i redditi – in una parola, tutto ciò che è utile, che serve – sono creati dal settore produttivo della società, non dal sistema bancario. Quindi è assurdo, illogico e ingiustificato che il settore bancario si ritrovi a credito verso le società e in condizione di dettare le sue politiche. Esso, non producendo ricchezza reale, non dovrebbe avere alcun diritto e alcuna pretesa sui beni e sui redditi della società. La cartamoneta non ha valore proprio, e il denaro creditizio nemmeno, perché consiste in promesse di cartamoneta. L’una e l’altro possono essere creati a costo zero dallo stato. Le banche private non possiedono alcuna qualità o, alcuna dotazione esclusiva, che sia richiesta per crearli, e che lo stato non possegga.

Quindi il monopolista privato della moneta e del credito, ossia la comunità dei banchieri, che assurdamente si sta impadronendo di tutto il reddito e di tutto il patrimonio e di tutto il potere politico della società senza produrre alcun bene, ma semplicemente attraverso la pretesa del pagamento di debiti per interessi su un valore mai erogato, può essere semplicemente eliminato e sostituito con un organo pubblico che emetta il denaro – denaro creato direttamente dallo stato, a costo zero, senza indebitarsi, e immesso dallo stato in circolazione in diversi modi: spese dirette, investimenti, prestiti, etc.;

Tale denaro può essere usato per realizzare la condizione necessaria e indispensabile per il risanamento, ossia per estinguere il debito pubblico pagando i crediti di coloro che, in buona fede, hanno comperato dalle banche titoli del debito pubblico – salva la rivalsa verso le banche cedenti e i loro azionisti, amministratori, collaboratori;

Per far propria concretamente questa possibilità, attuata in effetti da diversi ordinamenti nel passato e nel presente, vi sono altri punti da capire.

Immaginiamo di essere un’associazione culturale che organizza un concerto pubblico, a cui si assiste pagando un biglietto di 10 Euro. Avendo 1.000 posti a sedere, io, presidente dell’associazione, vado in tipografia e chiedo un preventivo per stampare 1.000 biglietti. Il tipografo mi dice: “Volete 1.000 biglietti … ogni biglietto vale 10 Euro… quindi 1.000 per 10 fa 10.000… ve li stampo per 10.000 Euro. Oppure ve li do a prestito e voi mi pagate il 6% annuo sul capitale di 10.000”. Ovviamente, gli dirò che vuole truffarmi, perché è vero che i biglietti li produce il tipografo, ma il valore dei biglietti, ossia il concerto, lo produciamo noi, l’associazione culturale. Ebbene, i biglietti stampati dalla banca sono come quelli stampati dalla tipografia: non hanno valore in sé, non costano praticamente nulla di produzione, il corrispettivo del loro valore è dato dalla società che crea, offre e compera beni e servizi; ma lo stato, a spese della società (dei contribuenti) li paga coi titoli del debito pubblico, gravati di interesse. Il tipografo, in tal modo, si sta impadronendo di tutto il reddito disponibile e dello stesso potere pubblico.

La banca centrale di emissione segna, nello stato patrimoniale del proprio bilancio, il denaro circolante come “passività”, come se esso rappresentasse un debito. In realtà, come molti economisti riconoscono, esso non costituisce una passività per la banca, perché le banconote in circolazione non danno alcun diritto verso la banca al loro portatore. E’ come se la Fiat segnasse al proprio passivo le automobili circolanti che essa ha venduto. Chiaramente è un abuso, è qualcosa di contrario alla realtà giuridica ed economica, che però consente alle banche centrali di occultare un forte componente attivo del patrimonio e del reddito.

Pensate anche a questa assurdità: se il denaro circolante emesso dalla banca di emissione è una passività, ha un valore patrimonialmente negativo, perché lo stato deve pagarlo con le nostre tasse? Chi mai paga per caricarsi di un debito? E’ palese che qui si sta mentendo per truffare il contribuente, e per costruire un enorme debito pubblico, attraverso il quale i banchieri poi potranno – anzi, adesso già possono – governare la società politicamente.

Immaginiamo ora che tu sia un imprenditore bisognoso di un finanziamento di 1.000.000 per comperare un capannone da Tizio, e che ti rivolga a me, banca Alfa, per un mutuo. Io ti richiedo molte cose, tra cui un’ipoteca sui tuoi beni per 2.000.000, 5.000 per spese e una promessa scritta di pagarmi 100 rate mensili di 15.000 l’una per capitali e interessi. Emetto un assegno circolare di 1.000.000 intestato a Tizio, Tizio lo riceve nel venderti il capannone, lo porta alla sua banca Beta, la quale glielo accredita sul conto corrente, che era in rosso di 200.000 e adesso va in attivo di 800.000. Da tale attivo Tizio ordina alla sua banca Beta di mandare un bonifico di 300.000 all’impresa che gli ha finito i lavori di costruzione; la banca Gamma dell’impresa accredita all’impresa i 300.000. La tua banca registra contabilmente un’uscita di cassa di 1.000.000 (assegno circolare) e un’entrata di un credito di 1.500.000, attualizzato a 1.200.000 – utile 200.000, su cui paga le tasse.

Apparentemente, niente di strano. Ma l’apparenza inganna. La banca Alfa che costi ha sostenuto per emettere quell’assegno, che le ha fruttato il credito di 1.500.000? Ha prelevato 1.000.000 dai propri forzieri? No, si è limitata a emettere un assegno circolare, un pezzo di carta stampata. Quindi l’utile non è 200.000, ma 1.200.000. C’è un milione in più, che è un profitto occulto e sottratto al fisco, a disposizione dei dirigenti della banca.

Perché quel pezzo di carta stampata vale, anche se è solo un pezzo di carta, sprovvisto di copertura? Vale perché è accettato dalle altre banche. E siccome le banche sono indispensabili, tutto ciò che la tua banca accetta come denaro accreditandotelo sul tuo conto corrente, tu lo accetti come denaro. Quindi il valore della moneta bancaria, creata a costo zero e senza copertura, è dato dal fatto che il cartello della banche, monopolista del servizio bancario-monetario-creditizio, lo accetta come denaro. La creazione del denaro bancario o creditizio è un gioco interno, di sponda, della comunità bancaria, che le consente di realizzare immensi profitti senza nulla rischiare, senza dichiararli, senza subire tassazione.

Aggiungiamo poi che, come già detto, se l’importo totale della liquidità esistente (money supply) è 100, esso è composto per 8 da denaro vero, legale, emesso dalle banche centrali di emissione, e per 92 da moneta creditizia emessa dalle banche di credito, e consistente in promesse di pagamento (assegni circolari, attivi di conti correnti, lettere di credito, etc.) di denaro vero (cartamoneta). Quindi queste promesse di denaro vero sono tutte scoperte, perché ovviamente promettono 92 ciò che invece esiste in misura di 8. E per giunta questo 8 si trova perlopiù nelle tasche e nei cassetti dei privati. In sostanza, la moneta bancaria è coperta solo per il 2 per mille circa. Il che vuol dire che gli assegni circolari sono tutti scoperti, nell’insieme. Che se tutti andassimo a richiedere il pagamento in contanti dei nostri attivi verso le banche (conti correnti, libretti, assegni circolari), otterremmo circa il 2 per mille in media. Quindi le banche sono tutte, per loro stessa natura, non solvibili.

Torniamo all’acquisto del capannone. Tizio vende il suo capannone, che ha un valore reale, contro l’assegno circolare emesso da me, banca Alfa, privo di valore proprio e persino scoperto (come ora sappiamo), e la banca di Tizio, Beta, lo accetta come denaro buono. Quindi il mio assegno circolare, anche se è un pezzo di carta stampata, una promessa scoperta, ha nondimeno un potere d’acquisto: compera il capannone. E io, banca Alfa, posso dire a te di pagarmi gli interessi sul milione, anche se io ti ho dato solo un pezzo di carta e non denaro vero, perché il mio pezzo di carta ha potere di acquisto. Ciò è vero. Ma il punto è un altro: come mai io banca, che non creo valore reale, ho il potere di emettere qualcosa che, pur essendo privo di valore proprio, pur essendo sostanzialmente un assegno scoperto, ha potere di acquisto? Quel potere d’acquisto io banca non lo creo, perché non creo valore. Io lo prelevo dal resto della società, che crea valore. Lo sottraggo, grazie al fatto che tu e Tizio lo accettate in cambio di qualcosa che ha valore. Se non lo accettaste, se lo trattaste per quello che patrimonialmente e giuridicamente è, ossia per un pezzo di carta privo di valore, io banca finirei di esistere. Il sistema bancario riesce ad impadronirsi di gran parte del valore reale prodotto dal resto della società grazie al fatto che il resto della società attribuisce ai pezzi di carta bancari un valore che essi non hanno oggettivamente, e paga su di essi gli interessi. Il sistema bancario poggia quindi sull’illogicità del comportamento collettivo.

L’esercizio del credito bancario privato è, insomma, un’attività di appropriazione unilaterale e surrettizia, del potere d’acquisto, della ricchezza reale prodotta dal resto della società – qualcosa di analogo a una tassa. Ne consegue che, contabilmente, la banca dovrebbe, nell’atto di erogazione del mutuo di 1.000.000, registrare in contemporanea un prelievo di potere d’acquisto di 1.000.000 a carico della società (addebitati al corpo sociale), un’uscita di cassa di 1.000.000 per l’rogazione del mutuo, un ricavo di un credito di 1.000.000 capitale più interessi attualizzati. L’utile, su cui dovrebbe pagare le tasse, sarebbe quindi di 1.000.000 oltre interessi.

Analogo discorso vale per la banca centrale di emissione, che, quando scambia cartamoneta per 1.000.000 contro buoni del tesoro di pari importo, dovrebbe segnare 1.000.000 di ricavi a carico della società, 1.000.000 di uscita di cassa a favore dello stato, 1.000.000 di crediti (oltre interessi attualizzati) di ricavo a debito dello stato, quindi utile 1.000.000 (oltre interessi). L’utile dovrebbe girarlo allo stato quasi interamente, in base al suo statuto. Il grosso dell’utile, però, non viene dichiarato e rimane, come fondo nero, nella privata disponibilità dei vertici della banca centrale.

Gli enormi fondi neri, generati nei modi sopra descritti dalle banche commerciali e dalle banche centrali di emissione, possono essere trasferiti segretamente nel mondo grazie a circuiti bancari come Euroclear e Clearstream e anche attraverso la Banca dei Regolamenti Internazionali, i cui trattati internazionali danno la facoltà di fare ciò, ed essere trasferiti e usati in paradisi bancari come le Cayman Islands, per agire sui mercati in via di aggiotaggio e altro.

Una revisione sia degli ingannevoli principi contabili utilizzati dalle banche di credito e di emissione, sia della contabilità delle une e delle altre, consentirebbe l’azzeramento del debito pubblico verso di esse, la riduzione di quello privato, un fortissimo recupero di tasse evase o eluse, la nazionalizzazione per confisca a costo zero delle quote di controllo delle banche stesse, l’arresto dei loro vertici, la creazione di un sistema monetario e creditizio basato sulla realtà e sulla trasparenza, anche contabile (la contabilità deve riflettere la realtà giuridico-economica, non stravolgerla) in cui il denaro sia emesso dallo stato, che accredita a se stesso il potere d’acquisto che esso incorpora, registrando questa emissione per ciò che essa è, ossia una tassa prelevata dalla società. L’alternativa a questo è ciò a cui siamo diretti ora. Ma se l’unica alternativa all’utopia è l’inferno… stiamo freschi!

Mantova, 22.08.11 Marco Della Luna