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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

giovedì 13 ottobre 2011

Debito: la demolizione controllata del sistema


Economia del debito: la demolizione controllata del sistema
fonte: Mondart
www.mondart.blogspot.com/2011/09/cosa-ce-dietro-la-crisi-te-la-spiega.html

Non si possono capire l’attuale e le passate grandi crisi economiche, che sembrano periodicamente colpire come un’invasione di locuste bibliche la nostra civiltà occidentale, se non si ha ben chiaro l’esatto ruolo in essa giocato dall’economia.
Economia che non va assolutamente intesa (e buttate tranquillamente alle ortiche tutte le astruse disquisizioni degli economisti accademici, preposti proprio a nasconderne agli occhi della gente la vera criminale funzione) come mera attività di scambio, né come imperscrutabile e bizzarra entità metafisica con cui popoli e governi si trovino a lottare, né come pura alchimia di moneta, interessi, e prodotti finanziari… questi sono tutti ruoli secondari, o meglio “coperture” del suo vero volto, del reale ruolo oggi giocato nell’Occidente dalla sua economia.
Molto più semplicemente, l’economia occidentale è il sistema stesso di gestione del potere, lo schema, il “Matrix” attraverso il quale si struttura il potere e l’èlite mercantile-finanziaria, il “motore immobile”, la funzione primaria cui sottostanno tutti gli altri meccanismi sociali, il sistema operativo trasversale sia ai governi che ai secoli. Funzione il cui scopo ultimo non è né la sussistenza dei popoli né l’arricchimento della classe dominante, ma il puro schema attraverso il quale si conserva e tramanda nel tempo il potere reale.
In una parola, è l’Occidente stesso, il “sistema” stesso, il suo organismo e non uno dei tanti organi.
Ma quello che non vi diranno mai è che il fine ultimo dell’economia è quello della “demolizione controllata” del sistema sfruttato… ossia proprio quello che sta ora accadendo.
Facendo l’esempio di un computer, l’economia occidentale (è bene sottolineare sempre tale aggettivo, e capire perché) coincide quindi con il “sistema operativo”, all’interno del quale girano e sono ad esso sottoposti tutti gli altri “programmi” di gestione sociale, inclusa la “politica” che ad esso è completamente asservita. Questo non perché le cose “debbano” andare per forza così, ma semplicemente perché così si è strutturato e mantenuto nei secoli quel potere finanziario-bancario che prese il sopravvento in Occidente al tempo dei Comuni e delle Signorie, parallelamente alla caduta (o per meglio dire “formulazione di compromesso”) del potere temporale della Chiesa.
Potere mercantile che trova nel sistema bancario non solo il mezzo ideale per sostituirsi al potere dinastico di Principi e Vescovi, ma anche il mezzo perfetto per poter tenere sotto controllo occulto la popolazione che, con la caduta degli assolutismi, sarebbe divenuta il centro del potere, nonché l’èlite legittimamente delegata alla guida della società…
Condizione quest’ultima che, guarda caso, non si è mai effettivamente verificata nonostante i successivi apparenti passaggi di potere dalla nobiltà al popolo, passaggi ottenuti a costo di sanguinose rivolte, rivoluzioni e guerre d’indipendenza ripetutesi prima in Europa contro gli assolutismi di re e prìncipi, poi in America per l’indipendenza dalla nativa Inghilterra, fino alla conquista in tutto l’occidente degli Stati Nazionali e delle attuali “Democrazie”… eppure mai il popolo ha tratto da tutte queste guerre un briciolo di potere o benessere in più…
Quello che invece parallelamente vediamo verificarsi è che, nonostante il passaggio negli stessi secoli del centro “fisico” del potere prima dalle Repubbliche Marinare agli Stati Coloniali, poi dal dominio Inglese a quello Americano, troviamo ben salda nelle posizioni di comando e “potere reale” sempre una sola e ben precisa classe: quella mercantile, la stessa che ancora oggi ci scassa così ignobilmente i maroni con le sue assurde pretese di governance globale.
Cosa è successo, quindi? In una parola, che il potere mercantile ha sempre trovato molto più comodo tenersi nell’ombra, “facendo credere” alla popolazione prima di poter conquistare il potere tramite le rivoluzioni, poi di poterlo gestire, autogovernandosi attraverso gli stati democratici…
Ma quello che vediamo benissimo ancora oggi è che questa in realtà non è altro che l’illusione in cui con grande maestria ci hanno sempre intrappolati, mentre il vero governo ed il potere reale sono sempre stati saldamente nelle loro mani…
In una parola il potere mercantile “ha usato” dapprima la popolazione per abbattere il proprio nemico, ma poi semplicemente ne ha occultamente preso il posto, illudendo il popolo con una raggiunta libertà che purtroppo sarà solo formale, ed autoeleggendosi (eccoli, gli “eletti di Dio!”) a nuova nobiltà parassitaria che dalla popolazione trarrà la sua linfa vitale, potere e sostentamento.
Lo strumento che ha permesso la riuscita di tale perfetto gioco illusionistico è appunto l’economia, o per meglio dire il virus in essa introdotto per rendere schiavo il sistema operativo economico (e di conseguenza ogni programma sociale che in esso “gira”).
Virus, coincidente col controllo privato dell’emissione monetaria, che comincia lentamente ad agire provocando successivamente nel sistema tali malfunzionamenti:
a) Aspirazione della ricchezza dalla base e suo totale trasferimento all’Empireo finanziario (banchieri, azionisti, investitori, borse, paradisi fiscali, speculatori, assicurazioni, spa, strumenti speculativo-finanziari in genere).
b) Conseguenti malfunzionamenti della macchina statale, sfruttati a loro volta per impoverire maggiormente la base con l’ulteriore richiesta di tasse, tagli, sacrifici, maggiore produttività, privatizzazione di imprese statali.
c) Rischio di default degli Stati, cui si sopperisce con un’inutile operazione di rifinanziamento a fronte dell’ulteriore privatizzazione di imprese, servizi pubblici, beni e patrimoni culturali.
d) Morte sistemica finale, che sarà gestita come demolizione controllata o del solo aspetto economico o dell’intero sistema socio-politico.
Vediamo nel particolare cosa succede e perché.

L’iniezione del virus
Da bimbi all’oratorio avevamo già la più perfetta concezione
dell’essenza dell’economia: “Ti do una figurina di Trapattoni per Mazzola, ma per Burgnich voglio tre Rivera”… ossia la sua funzione di “puro strumento di scambio”, una mera transazione in cui si stabilisce A per B… non “ti presto A per B + interessi”… nessuno all’oratorio avrebbe mai osato dire, che ne so: “Ti presto Mazzola, fai pure come se fosse tuo, in cambio però ogni mese mi dai un Rivera; ma se un mese non hai un Rivera da darmi, mi riprendo Mazzola”… perché anche il più imbranato della compagnia avrebbe capito l’assurdità truffaldina di tale proposta, e l’incauto proponente sarebbe stato oggetto della reazione molto istintiva e concreta degli altri bimbi… eppure oggi, che ci consideriamo “evoluti”, non capiamo più una cosa tanto elementare…
“Tornate innocenti come bambini”, predicava qualcuno …
Da adulti, nella pratica quotidiana usiamo la moneta quale mezzo di scambio, sostituendola al baratto diretto di merci e servizi per una pura questione di maggior praticità… ciò non toglie che, in una economia normale, la moneta resti “pura funzione”, priva di reale valore fino al momento in cui viene scambiata con altro. A garantire la “copertura” della massa monetaria circolante nella comunità saranno dunque gli stessi beni e servizi prodotti dalla comunità stessa: tot beni, tot moneta circolante. Lo Stato, ossia la comunità, si fa dapprima garante di tale copertura presso terzi che usano una differente moneta con un relativo corrispondente in oro o altra materia pregiata che funga a sua volta quale “garanzia e scambio”; in seguito tale sistema viene abbandonato, in quanto limitante e poco pratico: “in questo momento sarei in grado di produrre di più, ma non posso farlo in quanto la mia esigua riserva aurea non mi consente di stampare la nuova moneta che servirebbe agli scambi interni”… si cerca quindi di bypassare questo problema passando dapprima al più disponibile petrolio e poi direttamente al concetto di “Fiat Money”.

L’introduzione
della “Fiat Money”
Per ovviare a tale inconveniente, si decide quindi di svincolare la moneta da qualsiasi valore materiale, e vincolarla alla pura e semplice capacità di produzione interna, ossia la “promessa di copertura” di cui lo Stato si fa garante presso terzi in virtù della ricchezza interna prodotta (PIL): se l’economia è florida ne stampo un po’ di più, se l’economia rallenta ne ritiro un po’… fatto: semplice e stupendo, questo espediente mi permette di poter estrarre tutta la ricchezza interna che in un determinato periodo posso produrre, senza inutili vincoli aurei… (e in questo caso lo Stato si indebita con se stesso emettendo moneta, ma è un debito fittizio in quanto indica solo la sua potenziale capacità di scambio sul mercato estero, che non deve essere realmente restituito a nessuno in quanto il puro e semplice rispetto della produzione prevista basterà a creare un automatico pareggio di bilancio. In questo caso quindi “debito” equivale a “ricchezza”).
Sarebbe stato l’uovo di Colombo che avrebbe veramente e finalmente permesso un benessere generalizzato ed una ricchezza equamente distribuita tra la popolazione… non solo, ma lo Stato, sovrano di gestirsi, avrebbe potuto liberamente stabilire anche come destinare la propria ricchezza interna, per esempio privilegiando ed agevolando i servizi di base (istruzione, pensioni, sanità, trasporti, bisogni primari in genere), facilitando l’acquisto di case di proprietà, ecc, esattamente come abbiamo scoperto succedeva nella Libia del “cattivo” Gheddafi…

Moneta Privata a Prestito
Poteva la vecchia classe mercantile-bancaria, da secoli incontrastata egemone, rinunciare di punto in bianco al suo totale potere solo perché gli Stati si erano messi in testa di dotarsi di una moneta svincolata da qualsiasi controvalore esterno?
“Eh no, caro il mio politico… se non vuoi che rovini te e la tua gente, instaurando una dittatura che riporti indietro il tuo bello Stato di secoli e rimettendolo direttamente sotto il mio controllo, facciamo così: in cambio di privilegi personali e di un briciolo di libertà e benessere per il tuo popolo, sarò io a battere moneta, che ti presterò a interesse”….
“Ah, ma allora non cambia niente?”.
“Bravo…”.
E così un’idea perfetta, un meccanismo in sé perfettamente funzionale e dotato di un preciso regolatore interno, viene lasciato esternamente intatto, ma infiltrato da sempre più numerosi virus… che trasformano il corretto funzionamento dell’economia inteso come “pompa” per favorire gli scambi, in quello tipico di
un’ “autoclave”, che risucchia la ricchezza dal basso per proiettarla verso l’alto, verso il ceto dominante. Il sugo della trattativa sarà stato più o meno quello sopra riportato, con l’aggravante che il politico “democratico” diventa ora una sorta di Giano bifronte, apparentemente al servizio del popolo che lo elegge ma realmente legato a doppio filo con chi gli “presta” la moneta, in quanto costretto ad indebitare realmente la popolazione (Cfr: Storia della Banca d’ Italia)… ma non finisce qui, in quanto verrà indotto a stringerla in un ricatto ancora peggiore di quello che legava i precedenti monarchi ai loro finanziatori: il ricatto speculativo.
Per farla breve: i banchieri (si intenda: il complesso del mondo finanziario: banche, borse, azionisti, investitori, speculatori, ecc… in sintesi, le persone private con un assoluto potere finanziario) a questo punto non si accontentano di chiedere gli interessi annuali sulla massa monetaria circolante, interessi che non essendo in essa inclusi causano già continua inflazione e continuo ricorso a nuovo prestito (virus primario), ma, impossessandosi arbitrariamente della decisionalità e potere legalmente appartenenti allo Stato, cominciano tramite tutta una serie di artifizi e prodotti finanziari atti a “capitalizzare la moneta” (ossia le decretano un “valore intrinseco” del tutto arbitrario), ad indebitare il futuro stesso delle popolazioni… creando quella famosa “bolla virtuale” per onorare la quale si costringeranno gli Stati ad essere sempre più despoti verso i loro popoli, pretendendo “tasse sempre più elevate, tagli alla spesa pubblica e sempre maggiore produttività”. (secondo virus).
Forzando in questo modo ulteriormente l’equilibrio interno degli Stati e mettendoli nelle condizioni di non poter essere puntuali nel pagare il loro debito, che così si accumula, si cominciano ora a pretendere “svendite di aziende e servizi”, accampando la scusa della “non produttività” statale (terzo virus).
Non ne hanno ancora abbastanza?… No, perché come vedremo questo è solo il gradito antipasto… il piatto forte deve ancora venire, in quanto coinciderà con la “demolizione controllata del sistema”.
Infatti tutti questi virus sono scientemente introdotti nel sistema economico non (o perlomeno non solo) al fine di arricchimento e dominio, ma proprio per portarlo infine a esplodere (ed è proprio questo che gli economisti mainstream non vi direbbero mai).
A questo punto bisogna introdurre la differenza tra i concetti profondamente diversi di “crisi ciclica” e “crisi sistemica”.

Anche qui, gli economisti mainstream si danno un gran daffare per spiegare e giustificare con paroloni, grafici complessi e teorie arrampicate sui vetri quelli che sarebbero invece concetti semplicissimi ma che, semplicemente, non possono dirvi: tutta la dottrina economica serve quindi a “buttare nebbia” e “complicare ciò che è semplice”, in questo campo più che in ogni altro, costituendo il vero e proprio “cuore” del sistema di questo Potere Criminale.
Un cuore che deve essere assolutamente occultato alla vista della popolazione.
E’ ovvio ed intuitivo che un sistema economico che continua a richiedere ad un asino sempre più digiuno ancor più sacrifici, che insiste a caricarlo con pesi che lo uccideranno, che persevera contemporaneamente a gonfiare una bolla speculativa virtuale anche quando non può più, materialmente, essere assorbita dal sistema stesso… beh, è ovvio che non lo sta facendo “per errore” (come furbescamente dicono i vari analisti ammaestrati), ma lo sta facendo “apposta”… e che non è colpa del “capitalismo”, o del “tenore di vita troppo elevato” (e quale di grazia?), o del “sistema che non funziona” (grazie tante, dopo i virus introdotti da loro stessi…) ma è, al contrario, l’ “esatto funzionamento che si vuole ottenere dal sistema economico” (e sociale per ovvia ripercussione).
Se il nostro “autoclave” dell’esempio sopra sarà infatti spinto a succhiare più ricchezza di quanta la base possa produrre, e si insiste a farlo funzionare così, presto succederà semplicemente che “girerà a vuoto”, ossia non riuscirà a portare più nulla ai piani superiori… e che i sacchi gia virtualmente predisposti ad accogliere tale ricchezza rimarranno inesorabilmente vuoti.
Ecco: ora è arrivato il momento di “far crollare il sistema”, in quanto non se ne ricava più niente, come da una tetta sterile o da un terreno esausto.
E l’èlite ha ovviamente più di un interesse a partire in un sistema completamente nuovo piuttosto che “riparare” l’esistente: crisi, guerre, spoliazioni, privatizzazioni, conquiste, ricostruzioni ecc. daranno il duplice vantaggio economico di “riempire i sacchi fino al possibile” e di partire da zero in un sistema vergine da riparassitare alla stessa identica maniera, con un po’ di popolazione in meno, maggiormente impoverita e sempre più “governabile”…
La crisi ciclica: Se tale processo è limitato ad una zona specifica e al puro ambito economico prende il nome di “crisi ciclica”… è la tipica crisi che l’èlite crea (sottolineo: le crisi sono scientemente create in quanto parte terminale ed indispensabile dell’intero ciclo del debito, semplicemente facendo rientrare la massa monetaria circolante) al fine di “spazzolare ricchezze reali” che vadano a colmare la bolla virtuale artatamente gonfiata.
E poiché l’èlite prevede in questo caso di poter recuperare tutto o buona parte del “debito” sono le tipiche crisi “da cui si esce”. Avvengono generalmente in cicli di circa 50/60 anni.
La crisi sistemica: Ben altra cosa, e ben più grave per la popolazione, è la “crisi sistemica”, (come quella odierna), in quanto si alimenta continuamente la bolla speculativa in modo che non sia più recuperabile (oggi si parla di circa 10 volte l’intero Pil mondiale)… sono le tipiche crisi “da cui non si esce”… perlomeno non con i soliti strumenti finanziari.
Perché lo fanno? E qui sta il “segreto dei segreti”, l’aspetto più terribilmente subdolo di questo tipo di potere: perché l’èlite ha deciso in questo secondo caso uno stravolgimento totale del sistema, stravolgimento che attraverso guerre o rivolte di massa dovrà portare ad un nuovo ed esteso riassetto geopolitico, e garantire contemporaneamente a sé stessa di potersi “riciclare” in un diverso centro del potere (che ieri era l’Inghilterra, oggi l’America, domani probabilmente la Cina).
E’ l’Araba Fenice che rinasce dalle sue ceneri, è la tipica crisi cui all’aspetto puramente economico si aggiunge un aspetto geostrategico e politico: tutti i passaggi storici sopra menzionati avvenuti attraverso guerre e rivoluzioni che abbiano spostato il centro fisico del potere occidentale sono stati conseguenti ad una crisi sistemica.
Il Potere mercantile-bancario attraverso queste crisi finge dunque la sua morte per poter mantenere il suo anonimato e la sua caratteristica di segretezza, predisponendosi ad un nuovo “ciclo storico” (questa volta non solo economico), proprio per poter rinascere facendo credere alla popolazione ingenua di essere definitivamente sparito, vittima proprio di quella stessa Rivoluzione Sociale da lui stesso provocata, ma in realtà risorgendo più forte come la Fenice, come il vampiro che muore solo apparentemente, finché non si riesca a trapassargli definitivamente il cuore con un paletto di frassino.
I vantaggi di tale processo di “morte e resurrezione” sono innumerevoli per l’èlite: essi vanno dall’accumulo di enormi ricchezze portate dai conflitti, al fatto di evitare di poter col tempo essere scoperta, al vantaggio di “nuova e maggiore governabilità” di una popolazione che si crede finalmente libera, alla possibilità di continua reiterazione dello stesso schema di dominazione occulta, allo stringere nuove alleanze, al dare un ordine sociale solo apparentemente nuovo, come sopra riportato, dove le conquiste per il popolo saranno di pura facciata, di pura forma, tendenti a donargli l’illusione di essersi liberato del “nemico” (che non a caso viene mediaticamente indotto ad essere fallacemente individuato sempre e solo in “sotto-sistemi” quali la casta politica, il capitalismo, la setta bancaria, i riscaldamento climatico, le lobbye e le multinazionali, ecc) e di potersi ora pienamente autogestire… mentre il potere, poco dopo, si scoprirà essere rimasto esattamente nelle stesse mani di prima, e condotto con gli stessi subdoli espedienti.

Cavalcare la crisi
Qual è la cosa oggi più temuta in assoluto dal potere reale? Che scoppi una rivolta vera, ossia da lui non prevista e gestita, come è già successo negli anni precedenti in Sudamerica, in Argentina, o in Venezuela con Chavez, o in Russia con Putin… una rivolta (di popolo o condotta da un “uomo forte”) che scavalchi le intenzioni della stessa èlite che ha predisposto il caos, finendo per volgersi a vantaggio della popolazione che riesce così veramente ad individuare e cacciare o imprigionare “il vampiro”, ossia i membri locali dell’èlite.
Ogni incanalazione “politica” ovviamente non costituisce invece un vero pericolo per il potere, in quanto strettamente controllata dallo stesso, e per questo si cercherà in ogni modo di far confluire il caos generato ad indirizzarsi e riorganizzarsi attraverso una via “politica” preventivamente predisposta e studiata dall’èlite stessa a sfociare nelle soluzioni già stabilite… via politica che può benissimo essere costituita anche da una rivoluzione pilotata, o da un conflitto bellico, o addirittura da un conflitto mondiale.
Per questo i politici esortano continuamente la popolazione a “mantenere la calma”… per prendere tempo, per temporeggiare all’infinito, dando modo all’èlite sia di “spazzolare per bene” beni, aziende, servizi e patrimonio culturale (come sta avvenendo oggi in Grecia e domani da noi), e nel frattempo lasciarle predisporre quello che sarà il piano di “demolizione controllata” del sistema esistente… tra una cosa e l’altra possono passare anni, per cui si presenta la necessità di una disinformazione molto ben infiltrata ad ogni livello…
Disinformazione in cui si butta la colpa sugli “organi” del sistema piuttosto che sulla sua stessa essenza… (né del resto potrebbero venirvi a raccontare che l’economia non può riprendersi proprio perchè farla crollare, far crollare l’ordine interno degli Stati, creare caos, guerre e distruzione è proprio quello che a questo punto si vuole…
In questo senso i vari movimenti, siti, organizzazioni che parlano di “ridurre il tenore di vita”, di “ridurre la crescita”, di “riscaldamento climatico, crisi del sistema, crisi del capitalismo, superamento del picco del petrolio”, o danno la colpa del disastro economico solo ad una decina di sparuti quanto folkloristici banchieri, invitando contestualmente ad intraprendere un’azione “politica” verso tali problematiche, stanno facendo esattamente il gioco dell’ èlite, imbrigliando la rabbia della popolazione in modo da scongiurare il facile pericolo di una vera rivolta spontanea che potrebbe mandare a gambe all’aria il piano tanto a lungo studiato e ben predisposto.

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mondart.blogspot.com/2011/09/cosa-ce-dietro-la-crisi-te-la-spiega.html

fonte: Mondart

www.oltrelacoltre.com/?p=11077

La polizia greca contesta la troika e protesta

La polizia greca contesta la troika e protesta di fronte alle ambasciate di Francia e Germania

Proprio quelli che erano stati incaricati di proteggere il parlamento Greco e i politici dalle masse furibonde e che sono stati criticati da Amnesty International per la loro mano pesante, la polizia greca, ora, ha anch’essa cominciato a protestare contro l'austerità dell'UE-FMI.

Lunedì, la polizia dell'Unità Special Guards hanno risalito il Monte Licabettus, il punto più alto di Atene, per esporre un gigantesco striscione nero sotto il colle della famosa Cappella di San Giorgio  che diceva: “Giorno di paga, giorno di lutto”.

Circa 50 poliziotti scioperanti proteggevano lo striscione dalla polizia rimasta in servizio e che aveva ricevuto l'ordine di strappare lo striscione.

Truppe della polizia hanno protestato anche fuori degli uffici della Commissione Europea nella capitale e delle ambasciate di Francia e Germania, con uno striscione che recitava: “Fuori quelli della Troika!” e un'altro della Pan-Hellenic Federation of Police Officers che dichiarava in inglese:

“I greci non negoziano la loro dignità nazionale.”

“Non diverremo la scorta di politici tossicomani per procuragli la loro ultimissima dose”, diceva un altro riferendosi all'operazione di polizia di giugno per proteggere i deputati dalle proteste di massa  perché potessero entrare in parlamento ad approvare le misure di austerità. Il  termine greco usato per indicare una tranche del prestito e una dose di droga è stessa parola.

Gli agenti protestano per i tagli degli stipendi e i congedi forzati non retribuiti. Lunedì era un giorno fissato per le paghe, ma parte degli stipendi è stata trattenuta come quota di una speciale “tassa di solidarietà” imposta sui lavoratori del settore pubblico.

 Essi hanno dichiarato che intendono partecipare “massicciamente” alle proteste a fianco degli altri dipendenti pubblici. Ulteriori proteste della polizia sono programmate per martedì sera in prossimità del parlamento.

Una rabbiosa dichiarazione sul sito del sindacato di polizia avvisava “su un'escalation della nostra lotta” e che le forze di sicurezza “non avrebbero accettato acriticamente le direttive emanazione del FMI, dell'Unione Europea e delle Potenze.”

“Noi rifiutiamo di accettare le condizioni di governo degli occupanti la nostra terra.”

Le dimostrazioni della polizia giungono nel pieno di un'ulteriore agitazione sindacale dei lavoratori dei trasporti lunedì, con la metro di Atene, i tram e la ferrovia suburbana ferme per 24 ore. I lavoratori dei bus e filobus hanno incrociato le braccia per parecchie ore e i controllori di volo hanno preso l'iniziativa di uno sciopero in bianco.

I lavoratori dei trasporti hanno convocato una due giorni di sciopero dopo questa settimana. Uno sciopero del settore pubblico è stato annunciato per il 5 ottobre, mentre uno sciopero generale di tutto il settore si terrà il 19 ottobre.

Domenica, la polizia antisommossa ha usato lacrimogeni per sgomberare piazza Syntagma dalle migliaia di contestatori di fronte al parlamento greco. Il governo greco a giugno era stato criticato da Amnesty International per il suo uso eccessivo di gas lacrimogeni contro i contestatori.

Lo stesso giorno, circa 50 studenti irruppero negli uffici della televisione di stato con lo scopo di trasmettere un messaggio di protesta contro le riforme delle università, tagli che avevano dato il via ad una serie di sit-in negli istituti post-secondari in tutto il paese.
“C'è stata un'occupazione del canale televisivo pubblico NET e ce ne stiamo occupando”, ha dichiarato  il portavoce del governo Elias Mossialos.  La stazione rifiutò la richiesta degli studenti e trasmise un documentario  al posto del Tg delle sette.

Separatamente,  la Commissione Europea lunedì ha dichiarato che gli ispettori della troika ancora non sarebbero giunti ad Atene per continuare il loro esame  dello stato di attuazione delle misure d’austerità richieste dai creditori internazionali.

Non è stata fissata alcuna data, ha detto il portavoce economico Amadeu Altafaj-Tardio. Un funzionario UE ha tuttavia dichiarato, dopo, che la commissione è abbastanza fiduciosa [ che possano ritornare questa settimana]”.

“[La troika] sta ultimando le discussioni con la Grecia, poi potremo andare avanti”, ha dichiarato il funzionario.

Comunque, nel corso di un meeting dei ministri della finanze dell’eurozona del 3 ottobre in Lussemburgo, non è stata presa nessuna decisione sul rilascio dell’ultima tranche di 8 miliardi di euro in contanti per il salvataggio del paese.

La missione della troika deve prima ritornare ad Atene, produrre una valutazione di conformità, che deve poi essere valutata dagli altri stati dell’eurozona prima che i finanziamenti possano essere consegnati.

Sarà un programma serrato poiché il paese finirà i soldi per pagare i dipendenti pubblici e le pensioni a metà del prossimo mese.

Di LEIGH PHILLIPS

Euobserver 26/09/2011

Anatocismo, Mannoni incassa il suo milione dalla Bnl


Anatocismo, Mannoni incassa il suo milione dalla Bnl

by INFORMAZIONE LIBERA on Thursday, October 13, 2011 at 12:28pm
L'imprenditore di Thiesi ha vinto anche l'ultima battaglia con la Bnl. Dopo la sentenza sull’anatocismo, la banca gli ha restituito interessi passivi pagati per anni

di Elena Laudante

SASSARI. Per un attimo, ha corso il rischio di tornare a casa con le mani vuote. Senza quel milione, euro più euro meno, che non ha vinto alla lotteria, ma ha vinto contro una banca, che è quasi meglio. Poi la sua tenacia ha prevalso: ieri l'imprenditore di Thiesi Paolo Mannoni ha ritirato il denaro che aveva pignorato alla Bnl-Paribas in seguito ad una sentenza del tribunale, che condannava l'istituto francese a restituire interessi passivi su conti correnti pagati per anni. In molti gli avevano detto che non ce l'avrebbe fatta.

«Ma alla fine me li hanno dovuti dare, del resto sono miei per decisione dei giudici», ha detto sorridente, assegni alla mano. Ma Mannoni l'ha spuntata, anche questa volta, solo dopo un braccio di ferro. E ora ci è abituato, alle contrapposizioni accese. Qualche anno fa Mannoni ha deciso di fare causa alla sua banca che calcolava gli interessi su scoperto e le commissioni in modo chiaramente sfavorevole. Calcolo che in gergo tecnico e pure per il tribunale di Sassari, si chiama "anatocismo", pratica vietata.

Ma dopo la sentenza del giudice Cinzia Caleffi del 6 luglio e la condanna inflitta alla banca a restituirgli 900 mila euro (600 mila di interessi non dovuti più 300 mila euro suoi ma "congelati"), in piazza d'Italia non ne hanno voluto sapere. Così a settembre Mannoni si era presentato dal direttore Paolo Angioi, con l'ufficiale giudiziario, che aveva pignorato i soldi facendoli confluire in un conto con libretto nominativo cointestato alla società Fratelli Mannoni e al Tribunale. Quei soldi, erano dunque

di proprietà, seppur temporanea, della giustizia. Fino a ieri mattina, quando un nuovo giudice ha firmato il provvedimento di assegnazione della somma, il trasferimento dei soldi dal conto cointestato ad uno di Mannoni.

Ma quando lui e il suo avvocato si sono presentati in piazza d'Italia, il direttore non sembrava convinto dal provvedimento del giudice. Mancava, a suo dire, la firma del cancelliere che non aveva siglato alcun documento. Ma aveva affidato a Mannoni il libretto, di certo il documento più importante. L'imprenditore caseario ha cercato di fargli capire che, in qualsiasi caso, c'era il provvedimento del giudice, e che quello del cancelliere rappresentava un sigillo superfluo. Non c'è stato nulla da fare. Vizio insuperabile.

«Non possiamo darle gli assegni», si è sentito dire. Allora Mannoni e l'avvocato sono tornati in tribunale, con la voglia di salire in procura della Repubblica, per ottenere l'ultimo timbro. Con la nuova firma, sono ritornati allo sportello della Bnl, che dopo attenta analisi ha dovuto staccare due assegni "pesanti". In totale circa 918mila euro. «Ora le persone in difficoltà con le banche, come lo sono stato io a causa degli interessi altissimi, capiranno che è possibile farcela», ha detto Mannoni senza nascondere il suo entusiasmo. La battaglia, ovviamente, non si chiuderà così.

La banca può sempre impugnare tutti i provvedimenti e sperare che un nuovo giudice faccia nuovi calcoli sugli interessi. Intanto oggi il gip Maria Teresa Lupinu nominerà un perito per stabilire se gli interessi chiesti a Mannoni da un altro istituto, ex Banca di Roma ora UniCredit, sono stati calcolati con tassi da usura.

12 ottobre 2011

Paolo Mannoni con gli assegni

http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/10/12/news/anatocismo-mannoni-incassa-il-suo-milione-dalla-bnl-5125553

Segreti di Stati cap.20 - L'agente israeliano Jonathan Pollard

(Segreti di Stati - torna all'indice)

Capitolo 20. L'agente israeliano Jonathan Pollard

Inizialmente avrei voluto dedicare questo capitolo a Viktor Ostrovsky, un direttore del Mossad, vero patriota israeliano, che ha denunciato gli usi ed abusi del servizio israeliano scrivendo libri ed articoli. Viktor non è in galera, dopo essersi dimesso dal servizio, vive in Canada. Le ultime notizie dicono che suoi ex-colleghi hanno dato fuoco alla sua fattoria, mentre lui non c'era, fortunatamente... Attualmente si dedica alla pittura ed i suoi soggetti preferiti sono le azioni di spionaggio e controspionaggio. La sua storia è abbastanza nota. Ho preferito quindi raccontare la storia, abbastanza misteriosa, di Johathan Jay Pollard, a cui il collega Edwin Black - l'autore de: "L'IBM e l'Olocausto" - ha dedicato alcuni articoli. La storia di Pollard, arrestato nel 1986, è per certi aspetti simile a quella di Francesco Pazienza (vedi capitolo IX): ambedue in galera, con aspetti della loro vicenda coperti da segreti di Stato. Pollard è al suo diciottesimo anno di galera di una sentenza all'ergastolo comminata il 4 marzo 1987 - in inglese: "life sentence". Jonathan Jay Pollard - prigioniero numero 09185-016 del "Federal Correctional Institution" di Butler, nella Carolina del Nord, Stati Uniti - è stato condannato per violazione dell'art.18, sezione 794c, che prevede il crimine di rivelazione di documenti ad un governo alleato. Il reato molto più grave, la violazione dell'art. 18 sezione 794b, ovvero il rivelare segreti ad una nazione nemica, come l'Iraq o l'Unione Sovietica, viene normalmente punita con l'ergastolo. Mentre la violazione dell'articolo precedente, di norma prevede pene più miti. Ad esempio è il caso del Comandante della Marina Michael Schwartz (che non era ebreo), che aveva passato documenti segreti ai sauditi tra il 1992 ed il 1994. Venne semplicemente congedato dalla Marina, ma non venne mai condannato e non è mai stato in prigione. Ma allora cosa ha combinato Pollard? Abbastanza ironicamente nessuno è stato capace di chiarire esattamente quali segreti Pollard avesse venduto ad Israele, nemmeno a grandi linee. A dei leader ebrei, come ad esempio ad Abraham Foxman, direttore della famosa Anti-Defamation League, è stato sempre ripetuto lo stesso ritornello: "Se solo sapeste quanto grande fu il danno!". Ma i dettagli sono ancora sotto segreto. Questi dettagli sono puntigliosamente elencati in un documento di 46 pagine scritto dall'allora Segretario della Difesa USA Caspar Weinberger, la maggior parte dei quali classificati segreto di Stato. Il documento parla di venti documenti segreti rivelati da Pollard. Questo documento venne richiesto a Weimberger dal Giudice Robinson, che si occupò del caso. Il documento, ancorché ufficialmente redatto da Weimberger, era una specie di puzzle assemblato da un gruppo di ufficiali dell'intelligence USA ognuno dei quali specificava che tipo di danno avessero subito le loro rispettive "operazioni" a seguito della condotta di Pollard. Da un'analisi di una copia censurata di questo memoriale, si deduce che Pollard avrebbe compromesso gli aspetti più sensibili dell'operato dell'intelligence americana. Pollard avrebbe rivelato "le fonti ed i metodi" - "Sources and Methods", argomenti non rivelabili nemmeno facendo appello al FOIA, il "Freedom of Information Act, la legge americana sulla libertà d'informazione vigente negli USA. Argomenti che, ad una lettura attenta del presente testo, non appariranno più tanto "segreti". Esistono tre livelli di segretezza in America: Confidenziale, Segreto e Segretissimo (Confidential, Secret e Top Secret - in ambito NATO ne esiste un quarto, che sembra rubato dai fumetti di "Topolino": Segreto Cosmico - Cosmic Secret!). Al di sopra di Top Secret, esiste un'ulteriore definizione chiamata "Sensitive Compartmented Information" (SCI - Informazione Compartimentata Sensibile). L'SCI rappresenta il massimo livello di segretezza sui massimi segreti americani. Solamente pochissime persone, e per giustificati motivi, possono accedere alle informazioni classificate SCI. Pollard era un'analista chiave dell'ONI (Office of Naval Intelligence) ed in questa veste aveva accesso a molti documenti classificati SCI: progetti massimamente segreti ma anche corrispondenze giornaliere classificate. Chissà come le chiamano, in gergo, questo tipo di persone, in America: forse SCI-entologi? Secondo Weimberger, Pollard ne avrebbe passati oltre 1.000 di questi documenti "SCI", ad Israele. Nei messaggi era anche indicata la fonte, non erano censurati. Teoricamente, un'intelligence straniera (o "aliena", come dicono nel moderno Far West), mettendo assieme questi dati, avrebbe potuto mappare le fonti riservate americane oltreoceano. Occorre dire tuttavia che, ad oggi, nessuna di queste fonti ha subito alcuna ritorsione a causa di questa fuga di notizie. Questo fatto è della massima importanza per definire il danno che avrebbe causato Pollard agli USA. Oltre ai documenti citati, Pollard avrebbe passato a Tel Aviv circa 800 rapporti e pubblicazioni non-censurate. Questi documenti, alcuni piuttosto estesi, includevano foto satellitari ma anche fonti di pettegolezzi. Queste pubblicazioni vengono normalmente censurate - come ad esempio quella della CIA sugli effetti dello scandalo BNL-Atlanta sul governo italiano - per proteggere i confidenti ed i metodi impiegati per ottenerle. Solamente dopo la censura, i documenti possono essere spartiti con i servizi dei paesi "amici". Questo avviene attraverso una politica di scambio - io ti do questo, tu mi dai quello. I paesi che ricevono le informazioni censurate, sono comunque impegnati a non divulgarle. La cosa grave, pare, fosse che Israele rieditava questi documenti e se li rivendeva per conto proprio. Washington cominciò a temere che i suoi segreti non fossero più tanto segreti. Anzi, che questi segreti potessero ormai essere finiti a Mosca in cambio del salvacondotto per gli ebrei che volevano lasciare l'URSS, per tornare nella terra "promessa". Uno dei documenti più ampi, secondo una fonte dell'ONI che l'aveva esaminato, era un vero e proprio Compendio di documenti della comunità dell'intelligence americana. Questo compendio indicava le restrizioni che Washington aveva adottato nella condivisione di intelligence, con Israele, a seguito dell'attentato contro la centrale nucleare irachena "Osirak", bombardata da Tel Aviv nel 1982. In effetti, questo caso è l'unico, ad oggi, nel mondo. Mai nessuno ha bombardato una centrale nucleare e, dati gli effetti che questo può portare, anche per quanto riguarda la contaminazione radioattiva dell'ambiente, non può altro che essere definito come un attacco terroristico. Se fossi un ebreo fondamentalista, lo definirei al massimo: "terrorismo preventivo". Ma il crimine rimane. Uno dei due piloti-terroristi che bombardò la centrale, Ilan Ramon, è poi bruciato vivo nell'ultimo disastro della navicella americana Columbia, lo shuttle esploso in aria l'1 febbraio 2003. Torniamo al Compendio: era una specie di enciclopedia dei documenti che Israele chiese a Pollard di recuperare negli USA. I vari rapporti di intelligence, che riguardavano i sistemi missilistici sovietici, esponevano il modo in cui gli americani spiavano le armi sovietiche. Tra i rapporti più "sensibili", troviamo i rapporti dell'Air Reconnaissance Squadron TWO della Sesta Flotta, nome in codice VQ-2, con quartier generale a Rota, in Spagna. Il motto dello Squadron è: "Forniamo informazioni critiche per la guerra elettronica alle nostre forze: ovunque e sempre!". Ai tempi di Pollard, il VQ-2 utilizzava sul mediterraneo gli aerei-spia EA-3B SKYWARRIORS ed, in seguito, gli EP-3E ARIES. Il VQ-2 fornì informazioni essenziali durante la guerra dello Yom Kippur del 1973, durante l'evacuazione di Beirut, nel 1982-1983, e per il bombardamento di Tripoli, in Libia, nell'aprile 1986. L'azione di Pollard permise ad Israele non solo di conoscere esattamente le capacità di spionaggio americane nel mediterraneo - includendo il territorio israeliano - ma anche di utilizzarle a proprio vantaggio. Ad esempio, durante il bombardamento della sede dell'OLP a Tunisi, nel 1985, durante l'Operazione Wooden Leg (gamba-di-legno), che richiese ad Israele di evitare che i propri aerei F-15 venissero individuati dai radar arabo-americani del nord-Africa. Per fare questo fu sofficiente che Pollard fotocopiasse il manuale in dieci volumi denominato RASIN (Radio and Signal Intelligence), un manuale definito come la "bibbia" del SIGINT americano (SIGnal INTelligence). Questo manuale permise ad Israele di identificare tutte le frequenze radio, tutte le fonti radio, latitudine per latitudine, a livello globale. I capi di Pollard gliene avevano chiesto la copia più aggiornata. Quando l'avvocato di Pollard cercò di sminuire il fatto che il suo cliente aveva consegnato volumi su volumi di questo materiale classificato, il giudice Robinson lo interruppe bruscamente. Alzando le braccia, per chiedere che non fosse verbalizzata la rivelazione, il giudice lo ammonì dal continuare a parlare. Seguì una seduta a porte chiuse. Alcuni dicono che fu proprio il RASIN l'argomento di quella udienza segreta che portò alla condanna all'ergastolo di Pollard. Si pensa che la divulgazione del manuale RASIN sia costata all'America miliardi di dollari. Ed anche molti anni per ricreare una rete efficiente di spionaggio USA su tutte le comunicazioni dei paesi "alleati". Che sia la fine di Echelon? Ma un risultato concreto, positivo nella lotta al terrorismo, la divulgazione del manuale RASIN forse l'ha ottenuto: la scoperta della conoscenza pregressa, da parte dei vertici della Deutsche Bank, degli attentati alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001. Vedi capitolo XXII. Intanto Pollard non poté nemmeno ricorrere in appello, che in America va richiesto entro dieci giorni dalla sentenza: il suo avvocato... se ne dimenticò. Per meglio inquadrare il "caso Pollard", non possiamo non parlare di Vincent W. Foster Junior.
Foster, prima del suo breve incarico nella Casa Bianca di Clinton, era da tempo il gestore dei fondi neri della Systematics, una società collegata alla CIA ed alla NSA (National Security Agency) che si occupava di informatica nel settore bancario. Foster, che aveva dei conti bancari miliardari presso la Banca della Svizzera Italiana a Chiasso, era un esperto di riciclaggio per conto di varie agenzie di spionaggio. Foster era il mediatore non-nominato nel caso Pollard, nel 1986. Il vicepresidente Bush ed il segretario della Difesa.Caspar Weinberger, avevano fatto un patto segreto con Israele, usando Foster per rubare tutti i documenti di un ufficio che riguardavano il tracciamento di missili nucleari. Questa era la ricompensa che Israele meritava per aver taciuto sul tradimento di Bush (senior) del 1980, quando aveva organizzato il ritardo del rilascio dei 52 ostaggi americani a Teheran, in Iran. Questa operazione, avvenuta tramite un accordo effettuato nella periferia di Parigi nell'ottobre del 1980 e battezzata dalla stampa USA "October Surprise" (la sorpresa d'ottobre), servì per screditare Jimmy Carter e favorire l'elezione del presidente Reagan e dello stesso Bush, come vicepresidente. Il rilascio degli ostaggi avvenne nel gennaio 1981, quando Bush e Reagan erano stati eletti. Pollard era l'analista che aveva rubato i documenti, su ordine di Foster, e divenne il capro espiatorio prendendosi l'ergastolo. La testimonianza di Foster avrebbe fatto arrestare Bush e Weimbeger, che poi divenne presidente onorario della rivista Forbes Magazine. Foster era a capo di una operazione ultrasegreta della NSA che permetteva di spiare i trasferimenti di denaro della Federal Reserve e di altre banche, migliaia di miliardi di dollari al giorno. In questa operazione, si faceva assistere da due soci dello studio legale "Rose Law": Hillary Rodham Clinton e Webster Hubbell, che era stato sindaco di Little Rock e giudice capo della Corte Suprema dell'Arkansas. Hillary era intelligente e sapeva recitare bene la sua parte. Suo padre si occupava di riciclaggio per conto della malavita. Già attiva nella CIA da giovane, nel 1990 diventò membro del consiglio d'amministrazione di una fondazione di copertura della CIA, la New World Foundation, che finanziava agenti provocatori che screditavano i movimenti di dissidenti in vari paesi. Ufficialmente, Hillary pareva un'ardente liberale, ma nel 1964 appoggiava il candidato presidente repubblicano Barry Goldwater. Questo trio, Hillary, Hubbell e Foster, usava un programma di qualità superiore per rintracciare i movimenti di denaro, il software PROMIS, rubato alla società di programmazione che l'aveva realizzato e ne deteneva il Copyright, la Inslaw Incorporated. Alti ufficiali dell'amministrazione Reagan-Bush, con l'aiuto di Bush, avevano rubato il programma per rivenderlo ai servizi segreti di altri paesi, teoricamente per rintracciare i movimenti di politici dissidenti. PROMIS aveva una porta di servizio, nel suo listato, di modo che la CIA e la NSA potevano a loro volta spiare le agenzie dei servizi segreti che lo usavano: sia degli alleati che dei nemici. Di questa attività di spionaggio avrebbero beneficiato Bush, Weimberger ed altre alte cariche statunitensi. Tra gli uffici che si usavano, per questa operazione di spionaggio, vi era un ufficio al 94esimo piano del World Trade Center di New York City. Sembra che fosse per questo motivo che venne effettuato un attentato contro l'edificio del WTC nel 1993. Lo stesso edifcio dell'attentato dell'11 settembre 2001. Uno dei cosiddetti "terroristi arabi" che avrebbe partecipato all'attentato, era vicino ai servizi segreti israeliani. Hillary aveva chiesto a Foster, poiché pensava di divorziare da Clinton, di rintracciare i conti bancari esteri che il marito avrebbe potuto aver usato per nascondere dei fondi. Questa cosa è abbastanza comune negli USA: nei casi di divorzio si cerca di rintracciare il patrimonio del coniuge. Foster trovò un conto di Clinton, in Svizzera, con dentro dieci milioni di dollari. Si pensa che si trattasse della parte di Clinton nel traffico di droga tra la CIA ed i paesi sudamericani, assieme a Bush e Oliver North (vedi capitolo 16). La parola-chiave del conto era "Chelsea Jefferson", il primo nome della figlia di Clinton. Hillary chiese a Foster, in caso di divorzio, di bloccare quel conto ed eventuali altri conti segreti del marito. Alcuni dei conti segreti erano collegati a conti di Bush e di Weimberger. Quando Bush perse le elezioni, nel 1992, graziò Weimberger che era indagato per aver tenuto segreti questi conti. Non bisogna dimenticare che fu proprio Bush a reclutare nella CIA il giovane Clinton, che venne quindi inviato a studiare in Inghilterra dove doveva spiare i movimenti studenteschi di sinistra. Lo spionaggio di Foster metteva a rischio gli interessi di Bush, Weimberger e del governatore della Federal Reserve, Alan Greenspan. Foster venne assassinato il 20 luglio 1993 - a tre giorni di distanza dall'assassinio del gladiatore Raoul Gardini a Milano, avvenuto il 23 luglio ed effettuato con una tecnica simile - presso la Casa Bianca, da tre killer israeliani ma, secondo Sherman Skolnick, non assoldati da Israele. La prova che il corpo di Foster venne poi spostato fino al Fort Marcy Park in Virginia, si deve a delle immagini satellitari ottenute dal super-segreto NRO (National Reconnaissance Office). L'ufficiale del NRO che si occupava delle immagini, Daniel Potter, venne assassinato nel marzo 1998. Il Fort Marcy Park è vicino ai quartieri generali della CIA e viene sorvegliato 24 ore su 24 via satellite. Clinton beneficiò del verdetto fraudolento di Kenneth W. Starr che attestava che Foster si era suicidato. L'omicidio di Foster servì per tenere segreta l'operazione di spionaggio ai danni delle banche e dei mediatori mobiliari. Vi fu una serie di eventi funesti prima della morte di Foster. Una settimana prima era fallita la manovra della CIA che voleva effettuare un golpe in Irak per spodestare Saddam Hussein. La storia purgata di questo tentativo di golpe apparve sulla stampa USA solo dopo il 1 novembre 1993. Ad interrompere l'operazione che prevedeva l'omicidio di Saddam, sarebbe stato Clinton stesso assieme a Bush senior, che era un socio privato di Saddam sin dal 1980, con cui divideva le tangenti sul petrolio esportato in occidente. Avevano dovuto fermare il golpe perché il fratellastro di Saddam, che stava in Svizzera a Ginevra, minacciava di rendere pubblici dei documenti dove si evidenziavano i conti segreti in Svizzera di Bush, Clinton, Greenspan e Weinberger, se Saddam fosse stato assassinato. Per evitare questo pericolo, il fratellastro di Saddam venne assassinato.Ma i documenti sui conti segreti sono finiti in mano a dei cronisti. Chi indagava su questa cabala Clinton/Bush/Greenspan/Weinberger, era l'ex direttore della CIA, l'ammiraglio Stansfield Turner. L'ammiraglio stava indagando sui legami tra la famiglia Bush ed il mago del riciclaggio dei soldi della droga Giorgio Pelossi. Turner stava viaggiando con il capo della polizia segreta del Costa Rica e con una squadra di otto agenti della polizia segreta spagnola, quando il loro aereo, sabotato, si schiantò al suolo ferendo l'ammiraglio ed uccidendone la moglie. Rimasero uccisi anche gli agenti spagnoli che indagavano sul lato spagnolo dei traffici di Bush. Così, poco prima della morte di Foster, i responsabili iracheni del complotto contro Saddam vennero traditi dal trio Bush/Clinton/Greenspan, vennero scoperti da Saddam ed eliminati. Il giorno prima della morte di Foster, il direttore dell'FBI, William Sessions, venne licenziato dal presidente Clinton. La scusa ufficiale era che Sessions avrebbe portato sua moglie con se effettuando dei viaggi in aereo, non autorizzati, a spese del governo. Sessions stava proprio indagando sulla banda Bush/Clinton/Greenspan/Weinberger, un errore imperdonabile. Varie settimane prima della morte di Foster, il controspionaggio tedesco stava spiando tre agenti israeliani apparentemente di passaggio a Francoforte. Questi israeliani venivano ritenuti dei "professori" e non avevano un particolare curriculum criminale. Ma la polizia tedesca aveva avuto una soffiata che indicava nei tre una squadra di killer a contratto. Si trattava, secondo Skolnick, di killer privati ingaggiati unicamente per quella missione. Gli agenti tedeschi seguirono le traccie della squadra fino negli USA, nel District of Columbia. Tuttavia vennero informati che quell'operazione avrebbe creato dei fastdi nelle relazioni tra i servizi americani e quelli tedeschi, per cui lasciarono perdere. I tre israeliani incontrarono Foster quel giorno fatidico del luglio 1993 e lo trattarono come la Gestapo trattò il generale Edwin Rommel durante la seconda guerra mondiale. Rommel venne prelevato da casa e portato poco distante. Gli dissero che avevano scoperto il suo complotto contro Hitler e che aveva due alternative: o si sparava da solo, o gli avrebbero sparato loro. In cambio, non avrebbe dovuto preoccuparsi per la sua famiglia perché al suo sostentamento ci avrebbero pensato loro. L'esecuzione sarebbe comunque passata per "suicidio". E Rommel avrebbe preservato la sua reputazione, perché sarebbe stato mantenuto il segreto. Più o meno, questo è quanto accadde a Foster, e forse chissà, anche a Gardini che intendeva rendere pubblico il caso Gladio. Israele era stata la porta girevole da cui passavano le consegne di armi americane all'Iran dall'inizio della guerra Iran-Irak, nel 1980. Il governo israeliano aveva le prove che Clinton aveva contribuito ad insabbiare lo scandalo degli ostaggi che avrebbe colpito Bush padre. Foster si trovò in mezzo ad eventi più grandi di lui. Il suo corpo venne abbandonato dagli israeliani a 200 metri dalla casa dell'Ambasciatore saudita negli USA. Avrebbero potuto nascere dei sospetti: c'entrava qualcosa l'ambasciatore col delitto? Quelli che erano in casa, avevano forse sentito degli spari? Domande imbarazzanti. Ma c'è di più: il procuratore del Disctrict of Columbia, competente territorialmente del luogo dove realmente era stato ucciso Foster, aveva circa 500 fotografie dove erano mostrate varie parti del cadavere di Foster, del luogo del ritrovamento, etc. In alcune fotografie si vedeva chiaramente che Foster era stato ucciso con un colpo di grazia - un piccolo calibro - dietro al collo: fatto che discorda col suicidio. Tre giorni dopo l'inizio dell'inchiesta da parte dell'ufficio del procuratore, arrivarono dei sedicenti agenti governativi, pesantemente armati, e, senza mostrare alcun tesserino, sequestrarono, dall'ufficio menzionato, tutto il materiale che aveva a che fare con il caso Foster. Anzi, sequestrarono praticamente tutto, lasciando l'ufficio spoglio. Per quanto ne so, questo episodio non è stato, fino ad ora, menzionato dalla stampa. Secondo il noto esperto di terrorismo, John Loftus, Pollard non avrebbe svelato i nomi delle spie americane che avrebbero operato al di là della cortina di ferro, come ufficialmente sostenuto, avrebbe invece consegnato ad Israele l'elenco dei terroristi arabi utilizzati dagli USA per destabilizzare l'ex Unione Sovietica. Terroristi armati e finanziati, riciclando denaro attraverso l'Arabia Saudita ad esempio, per combattere i russi in Afganistan. Per proteggersi da eventuali accuse di negligenza, i vertici dei servizi segreti USA hanno nascosto il collegamento "Arabia Saudita-terroristi di Al Quaeda" fino all'11 settembre 2001. Per quanto riguarda la diffuzione dei nomi degli agenti americani in Russia, la responsabilità non ricade su Pollard, ma su di un anziano dirigente della CIA, l'alcolizzato Aldrich Ames, che vendette i nomi ai russi in cambio di denaro contante. Pollard venne incriminato per il crimine commesso da Ames, che continuò per vari anni, indisturbato, a bere e a rivelare segreti ai russi. Ames venne arrestato nel 1994, sette anni dopo l'incriminazione di Pollard, e confessò di aver venduto le spie americane ai russi, ma non tutte. Sembrò logico all'epoca pensare che le rimanenti spie fossero state vendute da Pollard. Così Pollard continuò a marcire in galera. Anni dopo, un ex agente sovietico disse la verità. L'altro traditore americano, quello che vendette il restante dei nominativi ai russi, fu l'agente speciale dell'FBI Robert Hanssen. Hanssen venne arrestato nel febbraio 2001 e confessò per evitare la pena di morte. Venne poi condannato all'ergastolo. Chi si aspettava, a questo punto, che Pollard venisse scagionato, si sbagliava: gli alti burocrati non ammettono volentieri errori di questa portata. Ancora una volta, Washington dette ordine alle sue agenzie di rigettare qualsiasi ipotesi di innocenza di Pollard nella vicenda. Ma gli agenti del servizio segreto della Marina USA avevano le prove sotto gli occhi: la lista che i russi avevano preso si trovava in una stanza speciale per accedere alla quale occorre uno speciale permesso "Blue Stripe". Pollard non avrebbe mai potuto entrare nella stanza e ancor meno aprire la cassaforte dove era contenuta la lista, per un semplice motivo: non aveva mai avuto il permesso speciale che ne consente l'accesso. Mentre invece, proprio Ames e Hanssen disponevano di questo "passi". L'arresto di Pollard ha sicuramente protetto le spie sovietiche per alcuni anni, mettendo a rischio la sicurezza nazionale. In realtà Pollard aveva spiato i russi per conto di Israele, e non gli americani per conto dei russi. Prima della caduta del muro di Berlino, i russi rifornivano di armi a quasi tutti i gruppi terroristi che operavano in Medio Oriente. Pollard sapeva che, in base ad accordi bilaterali, in base ad una direttiva del Presidente Reagan, gli USA avrebbero dovuto condividere queste informazioni con i servizi israeliani. Pollard era riuscito a procurarsi le copertine dei rapporti che invece Washington non aveva condiviso con Israele, dossier che provavano il coinvolgimento USA nel finanziamento del terrorismo arabo. Pollard passò ad Israele i nominativi di tutti gli agenti segreti sauditi ed arabi, noti in America dal 1984, uno dei più grandi segreti dell'amministrazione Reagan. A quel tempo, questa lista, nota come "Blue Book", non era molto importante per gli USA quanto lo era per Israele. Ma da dopo gli attentati alle torri gemelle, questo libro diventa interessante anche per gli USA. Alcuni dei nomi di questa lista, come ad esempio Osama Bin Laden, risultano essere oggi a capo di movimenti terroristi antiamericani, come Al Quaeda. Fu questo che fece imbestialire Caspar Weimberger, che avrebbe voluto sparare a Pollard: il libro provava che si sapeva già tutto, nel 1984, dei legami tra i terroristi e l'Arabia Saudita. L'idea dell'amministrazione Reagan-Bush fu di assoldare questi terroristi arabi per destabilizzare l'Afganistan. Una guerra per procura, come quando i nostri gladiatori andavano a destabilizzare i regimi africani, un trucco di Washington per evitare lo scrutinio del Congresso sulle sue operazioni sporche. Allo stesso modo, nel 1982 Loftus denunciò in televisione i nazisti che erano stati reclutati nella CIA, apparentemente all'oscuro del passato dei suoi collaboratori. La lezione che ne trasse l'intelligence USA, fu di mettere i suoi collaboratori criminali sulla lista paga di qualcun altro, per evitare imbarazzanti rivelazioni future. Questo qualcun altro sarebbe stato poi pagato sottobanco, nel nostro caso si tratta dei sauditi. I sovietici uscirono dall'Afganistan nel 1989 e gli americani pensarono di abbandonare i terroristi che avevano collaborato con loro (un po' come sta accadendo neil Balcani, dove i terroristi arabi sono rappresentati dai terroristi dell'UCK, strumentalizzati per scacciare i serbi, per poi, all'americana, essere abbandonati come testimoni scomodi). In realtà i sauditi continuarono a finanziarli. Secondo il punto di vista saudita, era più conveniente continuare a pagare i terroristi arabi per impiegarli contro Israele, la Bosnia e la Cecenia, piuttosto che doverli rimpatriare in Arabia Saudita. Un burocrate americano confidò a Loftus: "Certo che sappiamo che i sauditi danno soldi ai gruppi terroristi, ma questi stanno ammazzando solo ebrei, non stanno ammazzando americani". In questa vicenda kafkiana, una parte dell'intelligence americana era impegnata a combattere i terroristi arabi mentre un'altra ammiccava al fatto che i sauditi li reclutassero. Una situazione simile all'atteggiamento USA nei confronti dei criminali nazisti subito dopo la seconda guerra mondiale. Tutti gli esperti antiterrorismo della CIA e dell'FBI sono concordi: una volta che le loro indagini arrivano troppo vicine ai mandanti dei terroristi, ai sauditi, le loro indagini vengono misteriosamente bloccate. L'ipotesi di Loftus è che a Washington qualcuno protegge attivamente Al Quaeda da almeno dieci anni. Come abbiamo visto e vedremo (vedi capitolo 6 e 22), non solo a Washington. Nella sua autobiografia, Oliver North scrive che, ogniqualvolta cercava di fare qualcosa contro il terrorismo, Caspar Weinberger lo bloccava perché avrebbe potuto minacciare le buone relazioni con l'Arabia saudita e le relative forniture di petrolio. John O'Neill, il massimo esperto di Al Quaeda negli USA ed ex agente dell'FBI, si scandalizzò per questi insabbiamenti e, dopo aver dato le dimissioni dall'FBI, divenne il responsabile per la sicurezza del WTC di New York. Dove, fatalmente, trovò la morte durante gli attacchi dell11 settembre... IL "blue book" che Pollard aveva rubato, provava proprio che gli americani sapevano già tutto quello che c'era da sapere sul terrorismo arabo, e questo molti anni prima degli attacchi del 2001. Questa notizia era imbarazzante perché, invece, davanti al Congresso, la versione dei capi dell'intelligence era molto diversa. Pollard era dalla parte della ragione, i burocrati americani, corrotti, da quella del torto. Se la burocrazia americana continuerà nella strada di negare l'evidenza, è molto probabile che Pollard finisca i suoi giorni in galera. Noi ci auguriamo che questi burocrati corrotti vengano prima o poi smascherati e che Pollard viva abbastanza a lungo per vederli condannati.