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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

sabato 19 novembre 2011

Un governo golpista delle banche e dell’usura


L’articolo 1 della “nuova” Costituzione: “l’Italia è una Repubblica fondata sui mercati economici”
Un governo golpista delle banche e dell’usura    
di: Claudio Moffa
www.europeanphoenix.com


Spread a 500. Ditelo alla stampaglia prezzolata, agli economisti della domenica tipo Alerina, Giavazzi... a quell’Enrico Letta e al suo segretario bocciofilo e a quei disinformatori di Repubblica che, almeno, sono in malafede…
Il grande professore, come un qualsiasi politico da strapazzo, sta implorando la fiducia da numerosi gruppi parlamentari. Sarebbe questa l’emergenza?
Questo non arriva al panettone”.
“Leggo sul New York Times e su Le Monde dei tre anni di Draghi vicepresidente per l’Europa di Goldman Sachs a ridosso dello swap che la banca americana organizzò per nascondere il debito pubblico greco...”. E ancora: “Draghi firmava papers sui derivati con Robert Merton, il Nobel che era già famoso per aver cofondato il Long Term Capital Management, l’hedge fund fallito nel 1998. Rimettono in discussione pensioni, licenziamenti, professioni. Non una parola sul riequilibrio dei redditi e su una regolazione virile dei mercati finanziari, nonostante Dexia sia fallita tre mesi dopo aver superato gli esami dell’Eba che boccia le banche italiane, ree di avere in pancia i titoli del proprio paese, invece dei titoli tossici di Wall Street e della City”. (Guido Rossi, ex presidente Consob)
Il governo Monti non é il governo degli italiani, della salvezza nazionale,dei tecnici... é il CNT libico aggiornato per l’Italia, quello dei ratti finanziari, quello dei golpisti, quello dei mafiosi internazionali e dei loro servi italioti, quello dei liquidatori... quello di chi ha scambiato la nazione per una banca.
Qualcuno ha parlato di colpo di stato…
Il termine è sbagliato se si pensa ai classici colpi di stato militari. Ma c’è del vero se si considera che ormai quell’epoca è finita e che – come mi è capitato di dire altre volte – oggi i colpi di stato li fanno i magistrati e i mass media, di gran lunga più potenti dei partiti politici postbipolari cosiddetti “leggeri”, che ormai hanno perso le loro caratteristiche militanti di massa. Sorretto dalla catena debenedettiana e dal TG3, Napolitano ha così forzato i tempi della crisi, nominando senatore a vita Monti secondo una tempistica ultronea ovvero inopportuna rispetto alle motivazioni meramente “culturali” espresse dall’art. 59 della Costituzione, e con il fine evidente di candidare l’economista della Goldman Sachs e della Bce alla guida del governo, ancor prima di aver consultato i partiti della maggioranza uscente e dell’opposizione. Del resto anche nell’aggressione della Nato alla Libia Napolitano ha fatto lo stesso: si è inventato una legittimità della guerra che non sta né in cielo né in terra e non si è fermato – trascinando dietro il suo decisionismo il debole Berlusconi, con il sostegno attivo del ministro degli esteri Frattini – fino al linciaggio di Gheddafi. Qui la violazione dell’art. 11 della Costituzione che vieta all’Italia il ricorso alla guerra: nel caso di Monti, la riscrittura dell’art. 1 che sembrerebbe doversi recitare ormai così: “L’Italia è una repubblica presidenziale fondata sui Mercati”. I “mercati”, entità pseudo astratte, in realtà forze non tanto oscure che hanno operato per dare il colpo finale a un governo sotto attacco da anni da parte delle grandi reti mediatiche più meno “progressiste”.
Progressiste? In realtà c’è un ultimo aspetto da sottolineare in questa crisi: e cioè che, assumendo Le categorie classiche anche se ormai vetuste “destra” e “sinistra”, il governo Berlusconi ha avuto contro di sé i classici nemici della destra – vertici della Confindustria compresi – che sono stati spalleggiati invece da una sinistra che non è più tale(...)

I “giovani” del PdL ora odiano le banche

I “giovani” del PdL ora odiano le banche 
REDAZIONE 16 novembre 2011
http://www.giornalettismo.com/archives/169013/i-giovani-del-pdl-ora-odiano-le-banche/
Striscione sovranità alle banche
 Striscioni in tutta Italia per la sovranità al popolo italiano “Sovranità al popolo italiano non alle banche”. E’ la scritta che campeggia sugli striscioni affissi in tutta Italia da militanti di Giovane Italia, organizzazione del Pdl. Previsto un presidio davanti la sede di Goldman Sachs. A Roma i militanti hanno esposto lo striscione dinanzi al Quirinale. “Crediamo fermamente nella necessità di un primato della politica sull’economia. Purtroppo decenni di dissennate politiche finanziarie hanno fatto sì che il debito pubblico italiano lievitasse a dismisura rendendo il nostro paese schiavo dei signori dello spread – dichiara Carolina Varchi, dirigente nazionale di Giovane Italia -. Non festeggiamo la nascita di un governo non votato dagli italiani e, a differenza della sinistra, non vogliamo che Monti abbia carta bianca. Realizzati i provvedimenti necessari a rispettare il patto con l’Europa pretendiamo le elezioni perché gli italiani scelgano da chi farsi governare”. (PO / red)

ANATOCISMO E USURA NEI RAPPORTI BANCARI


Il blog del Forum Nazionale Antiusura Bancaria sezione regione Toscana.
Incontro di formazione "ANATOCISMO E USURA NEI RAPPORTI BANCARI"

L‟Asso CTL (Associazione Nazionale dei Legali e Consulenti Tecnici di parte in materia bancaria e finanziaria), in collaborazione con l‟Asso CTU e l‟Università “Sapienza” di Roma ha organizzato il corso di formazione in oggetto per il giorno venerdì 16 dicembre 2011, presso il Centro Congressi di via Salaria 113.

Nel corso dei lavori verranno affrontate le problematiche indicate evidenziando, tramite la partecipazione di esponenti del sistema bancario e delle associazioni dei con-sumatori, i diversi orientamenti sul tema, anche alla luce delle recenti pronunce giuri-sprudenziali.

Nel pomeriggio verrà presentato un software di calcolo dell‟anatocismo sviluppato in collaborazione con l‟Università “Sapienza”.

Maggiori informazioni sono disponibili sul portale www.assoctu.it

Posted Novembre 20, 2011

IL GOVERNO “TECNICO”, A CHI DOVRA’ RISPONDERE?


POLITICA. SCILIPOTI (MRN): IL GOVERNO “TECNICO”, A CHI DOVRA’ RISPONDERE?

Roma 18/11/2011. “Avete mai visto i vari Corrado Passera e altri padroni delle Banche, presenti nel Governo, rinunciare ai guadagni per fare del bene al Popolo? Hanno messo per iscritto o dichiarato che rinunceranno a pignorare le case e le piccole proprietà delle famiglie  e dei piccoli imprenditori e a tassare i piccoli risparmi o le pensioni di chi ha lavorato tutta una vita? Siamo destinati a ridurci a semplici soggetti economici o meri utenti di servizi e consumatori di beni, o siamo ancora, come prefiguravano i Padri fondatori Alcide De Gasperi, Jean Monnet, Robert Schumann, Konrad Adenauer, cittadini europei e titolari di diritti?”. Queste alcune delle riflessioni dell’On. Scilipoti, segretario politico del Movimento di Responsabilità Nazionale, espresse dopo il voto negativo al Governo. “Questo Governo Monti e i suoi aggregati – continua il leader del MRN – voluto dalla Sinistra e dal Terzo Polo, che non è espressione del voto popolare, presto cadrà perché gli Italiani saranno disgustati”. “Ieri si è determinata l’involuzione della forma di governo parlamentare. L’esecutivo Monti nasce in dispregio dei principi costituzionali. Ho dichiarato il mio voto contrario ribadendo la riserva di valutazione volta per volta su ogni singolo provvedimento. Il governo politico risponde al Popolo – conclude l’On. Scilipoti –  il governo “tecnico” a chi risponde?”.

Tecniche di colpo di Stato


Tecniche di colpo di Stato

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In Italia il colpo di Stato è una costante. Può sembrare strano in un Paese che non ha mai avuto una Rivoluzione. Lo stesso fascismo fu solo una marcia da operetta su Roma, di rivoluzionario non ha avuto nulla. Nel dopoguerra si sono alternati colpi di Stato, colpetti di Stato, controcolpi di Stato nell'ignoranza degli italiani. In un libro pubblicato nel 1931, "Tecnica del colpo di Stato", il giornalista e scrittore Curzio Malaparte, allora direttore de La Stampa, spiegò le diverse modalità dei golpe, da Lenin a Mussolini e anticipò quello di Hitler. Il libro fu proibito in molte nazioni, tra cui Italia e Germania. Malaparte illustrò le tecniche golpiste con lo scopo di mettere in grado i governi e i cittadini di potersi difendere, di prendere misure appropriate. Per Malaparte "l'arte di difendere uno Stato è governata dagli stessi principii che regolano l'arte di conquistarlo". Il golpe Borghese del 1970, l'isolamento improvviso delle comunicazioni di Palazzo Chigi nel 1993, presidente appena insediato Carlo Azeglio Ciampi, il sequestro e la morte di Aldo Moro, che in precedenza era sfuggito a due probabili attentati, il primo dopo piazza Fontana e il secondo sul treno Italicus, nel quale non salì all'ultimo momento per delle carte da firmare portate da un funzionario, sono solo alcuni esempi della situazione di colpo di Stato permanente in cui vive l'Italia. Scrisse Malaparte "L'opinione pubblica di quei paesi, nei quali è liberale e democratica, ha torto di non preoccuparsi dell'eventualità di un colpo di Stato". I colpi di Stato ci scivolano addosso, neppure ce ne accorgiamo. Gelli, la P2 e i poteri che l'hanno sostenuta, italiani e stranieri, hanno applicato alla lettera il loro programma, il Piano di Rinascita Democratica per un ventennio. Berlusconi ne è stato l'ultimo terminale. Gelli disse "Con la P2 avevamo l'Italia in mano. Con noi c'era l'Esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia, tutte nettamente comandate da appartenenti alla Loggia". Diversi poteri possono concorrere a un colpo di Stato, come le mafie. Per il giudice Antonio Ingroia, la Seconda Repubblica: "affonda i suoi pilastri nel sangue". Il colpo di Stato è la negazione della democrazia. Il colpo di Stato che non si conosce, quello in cui il cittadino esulta per un cambiamento che lo spossessa di ogni partecipazione pubblica, è il colpo di Stato perfetto. Sempre Malaparte "Il problema della conquista e della difesa dello Stato moderno, non è un problema politico, ma tecnico". Siamo andati oltre, ora i tecnici sono al potere. Monti potrà essere un onest'uomo, ma il suo governo è un colpo di Stato, l'ultimo dei tanti in questo Paese narcotizzato. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Quei tentacoli di Goldman


Quei tentacoli di Goldman
Milano Finanza, venerdì, 18 novembre 2011 - 21:47


I mercati finanziari sono diventati «una nuova lobby». Non lo ha detto un giovane di Occupy Wall Street o un blogger a caccia di notorietà con teorie complottiste. È invece quanto dichiarato venerdì 18 novembre da Lorenzo Bini Smaghi, membro dimissionario del board della Bce e dal gennaio prossimo docente all’Università di Harvard. «Non è il governo dei poteri forti», ha assicurato il neopresidente del Consiglio Mario Monti nel suo primo discorso al Senato.

In questi giorni si discute molto infatti dei passati incarichi di Monti, in particolare di quello in Goldman Sachs, di cui dal 2005 è stato consulente internazionale. Tanto che qualche buontempone ha ribattezzato il nuovo esecutivo come il governo di «Goldmonti». Esagerazioni, anche perché il ruolo di Monti nella banca americana è stato appunto di semplice consulente. Decisamente più coinvolto nella grande banca d’affari statunitense l’altro Mario nazionale, il presidente della Bce Draghi, che dal 2002 al 2005 è stato vicepresidente di Goldman Sachs per l’Europa.

Si tratta della stessa banca che ha aiutato la Grecia a truccare i conti consentendole di entrare nell’euro. Il peccato originale risale al 2000, ma le consulenze di Goldman ad Atene sono andate avanti anche dopo quel fatidico anno, quando era governatore della Banca centrale greca Lucas Papademos, il nuovo premier greco fortemente voluto dai mercati. Tre uomini dai legami più o meno stretti con Goldman Sachs si trovano quindi ora a presidiare i punti di snodo della crisi dell’euro: la Bce, l’Italia e la Grecia.

Lo stato di eccezione


Lo stato di eccezione

Italia :::: Giacomo Gabellini :::: 16 novembre, 2011 :::: Email This Post   Print This Post
http://www.eurasia-rivista.org/lo-stato-di-eccezione/12235/
Lo stato di eccezione
 
“Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione.”
Carl Schmitt (Teologia Politica)
 
Qualora il postulato di Carl Schmitt risulti valido e applicabile a qualsiasi situazione politica si evincerebbe il fatto che in Italia regna un sovrano assoluto, impersonato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale ha fatto leva sulle pesanti pressioni internazionali esercitate dai grandi organi informativi (The Economist, Wall Street Journal, ecc.) di riferimento dei poteri forti angloamericani (Gruppo Rothschild, Rockefeller, ecc.) per proclamare l’assodata “impotenza della normatività” comune e la conseguente apertura di uno stato di eccezione squisitamente politico.
Lo schema logico che ha determinato la presente svolta politica verte sulla sostanziale inadeguatezza di Silvio Berlusconi e della sua risicata maggioranza parlamentare incapace di smarcarsi dal suo rigido immobilismo perché minata da continui cambi di schieramento e perché impegnata a tempo pieno ad assecondare le necessità del Primo Ministro che vertono sull’elusioni dei vincoli processuali che gravano sul suo conto.
L’inarrestabile inerzia immobilista innescata dal governo Berlusconi, che malgrado le innumerevoli battute d’arresto ha ricevuto regolarmente la fiducia richiesta al Parlamento, avrebbe quindi esasperato la situazione politica italiana, che necessitava di urgenti riforme in campo economico per far fronte alla tremenda crisi mondiale aggravata dall’attacco speculativo all’euro e in particolare agli anelli deboli dell’Unione Europea rappresentati dai cosiddetti PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna).
Qualcosa di affine è accaduto in Grecia, dove l’ostinata e strenua resistenza opposta dal Primo Ministro eletto George Papandreou alle regolari pressioni dei poteri forti internazionali esercitate attraverso i soliti organi di stampa si è conclusa con l’apertura di uno stato di eccezione analogo a quello italiano, dettato anch’esso dall’esigenza di promuovere l’instaurazione di un governo capace di applicare le misure necessarie al superamento della crisi vigente.
Dal momento, quindi, che il regolare svolgimento della vita politica di entrambi i paesi era compromesso dall’irresponsabilità e dall’incapacità dei loro rispettivi governi, sono stati indetti due stati di eccezione speculari e paralleli allo scopo di aggirare il normale ordinamento democratico insediando “d’autorità” quegli elementi dotati delle competenze necessarie a “riequilibrare” la situazione al di fuori di ogni consenso popolare.
Se in Italia è Mario Monti a sostituire il dimissionario (o meglio “dimissionato”) Silvio Berlusconi, in Grecia è Lucas Papademos a succedere all’uscente George Papandreou.
Sia Monti che Papademos hanno alle spalle un’esperienza consolidata da numerosi riconoscimenti accademici negli Stati Uniti e hanno in comune l’aver svolto ruoli di rilevanza nell’ambito delle grandi banche d’affari statunitensi (Goldman Sachs) e della Commissione Trilaterale, l’organizzazione fondata da David Rockefeller e Zbigniew Brzezinski nel 1973 allo scopo di isolare l’Unione Sovietica in vista di un suo graduale strangolamento.
L’integrazione continentale dell’Europa e la formazione di un subcontinente estremo – orientale (oltre all’adozione di rispettive valute transnazionali come l’euro e uno yen asiatico) sotto l’egida statunitense sono di fatto operazioni geopolitiche escogitate in quel pensatoio proprio in funzione dell’accerchiamento dell’heartland finalizzato all’integrazione graduale della Russia nella logica omogeneizzante dell’atlantismo.
Il fatto che siano stati chiamati individui dal simile curriculum a traghettare Italia e Grecia verso più luminosi lidi colora di tinte fosche l’intero quadro dell’operazione, specialmente alla luce del fatto che, nonostante la tanto ostentata connotazione impolitica dei cosiddetti “mercati”, le tendenze basilari dei comparti finanziari che hanno sferrato l’attacco speculativo all’euro vengono regolarmente determinate dagli strateghi del capitale che pianificano le proprie mosse a porte chiuse, proprio nell’ambito degli incontri di quelle organizzazioni come il Bilderberg e la Trilaterale in cui si stabiliscono le regole del gioco.
Secondo la vulgata informativa massmediatica, le nomine di Mario Monti e Lucas Papademos sarebbero quindi avvenute a furor di mercato, le cui esigenze e necessità avrebbero perciò acquisito un peso maggiore rispetto alla volontà dei singoli cittadini italiani e greci, che subordinano il loro consenso alla riduzione del differenziale (spread) che, secondo le ricette compilate dai nuovi sovrani (e raccomandate da istituzioni come in Fondo Monetario Internazionale e, soprattutto, la Banca Centrale Europea attraverso la lettera del Presidente Mario Draghi), comporterà la drastica limitazione delle tutele previdenziali e sanitarie garantite finora.
Sul piano più squisitamente italiano, la mancanza di limiti temporali certi potrebbe preludere alla sospensione permanente della normale prassi democratica sulla falsariga di quanto accaduto negli Stati Uniti, dove lo stato di eccezione vige ininterrottamente dall’ottobre del 2001, in coincidenza con l’entrata in vigore del “Patriot Act”, il pacchetto di leggi liberticide adottate sull’onda emotiva scaturita dagli attentati dell’11 settembre 2001.
In quelle condizioni straordinarie fu popolo statunitense ad assecondare le intenzioni del Presidente George W. Bush, accordandogli il consenso necessario per sacrificare le proprie libertà individuali sull’altare della “sicurezza” nazionale.
La fine della corrotta Repubblica di Weimar avvenne anch’essa a furor di popolo, attraverso l’introduzione di un particolare stato di eccezione che gettò di fatto le basi per la graduale ascesa al potere dei nazionalsocialisti di Adolf Hitler.
La decisione del senato romano relativa al conferimento a Quinto Fabio Massimo del ruolo di dictator fu dettata dall’esigenza di sottrarre le decisione necessarie alla salvaguardia dell’impero – minacciata dall’avanzata delle orde cartaginesi – alle endemiche lungaggini repubblicane.
I senatori fissarono però l’inderogabile vincolo temporale di sei mesi in relazione alla durata dell’incarico di potere cui Quinto Fabio Massimo era appena stato investito, e si riservarono il diritto di non rinnovargli il mandato quando ritennero inappropriata la sua strategia, giudicata eccessivamente cauta e attendista.
Giorgio Napolitano ha invece ignorato ogni precedente storico al riguardo scegliendo di non porre alcun vincolo temporale e confidando quindi nel presunto, profondo senso dello Stato di Mario Monti che una volta decadute le condizioni che hanno determinato la sua nomina dichiarerà arbitrariamente (se e quanto lo farà non è affatto scontato) concluso lo stato di eccezione e solo allora potranno svolgersi le nuove elezioni.
Intanto il nuovo Primo Ministro si impegna a delineare il proprio governo, che si preannuncia composto da una nutritissima schiera di tecnici dell’economia e della finanza.
Alla luce dei fatti, quindi, in Italia e Grecia inadeguatezza e pessima gestione della cosa pubblica da parte delle rispettive classi politiche hanno spianato la strada alle tecnocrazie economiche, le stesse che sono salite sul Panfilo Britannia agli sgoccioli della Prima Repubblica e che, una volta conquistato il potere, hanno smantellato buona parte dell’apparato bancario e industriale pubblico a beneficio della stessa grande finanza angloamericana che oggi plaude alla nomina di Mario Draghi al vertice della Banca Centrale Europea e a quelle di Mario Monti e Lucas Papapdemos ai governi di Roma ed Atene.
Amschel Mayer Rothschild scriveva: “Autorizzatemi ad emettere moneta e a controllare i sistemi monetari del Paese e io non mi preoccuperò più di chi fa le leggi”.
Ebbene, con il vertice di Maastricht che ha funto da basamento per la nascita dell’euro, la sovranità monetaria è stata trasferita dagli Stati alla Banca Centrale Europea dominata dall’eminente figura di Mario Draghi, che non risponde ad alcuna autorità politica legittimata dall’investitura democratica.
Il ruolo primario della società civile subisce un netto ridimensionamento e il sogno di Rothschild comincia a prendere forma, nel generale giubilo della grande finanza angloamericana.
E i mercati, come d’incanto, riprendono istantaneamente a respirare.

Contro l’Italia una guerra finanziaria


“Contro l’Italia una guerra finanziaria”. Intervista all’on. Biancofiore

Italia :::: Redazione :::: 18 novembre, 2011 :::: Email This Post   Print This Post
http://www.eurasia-rivista.org/contro-litalia-una-guerra-finanziaria-intervista-allon-biancofiore/12299/
“Contro l’Italia una guerra finanziaria”. Intervista all’on. Biancofiore
L’onorevole Michaela Biancofiore, imprenditrice e politica altoatesina, è rappresentante della Campania alla Camera dei Deputati e segretaria della Commissione Affari Esteri e Comunitari. L’8 novembre scorso ha denunciato quello che a suo avviso sarebbe un «disegno internazionale che sta dietro la speculazione sui nostri titoli» e mirato a «impoverire gli italiani». Enrico Verga l’ha intervistata per noi.

Onorevole, chi avrebbe elaborato e starebbe promuovendo questo disegno internazionale?

L’8 novembre ho cercato di mettere in evidenza la realtà che si vuole celare e che è alla base di un’anomala crisi di governo. Confermo che vi è un disegno internazionale che anima la speculazione sui nostri titoli e che il Presidente del Consiglio uscente non ha alcuna responsabilità in merito all’aumento esponenziale dell’ormai famigerato spread tra BTP e Bund tedeschi! E non può esserlo nessun governo, come i dati deprimenti della Borsa di Milano, -2% in chiusura nel giorno del conferimento dell’incarico a Mario Monti ed ancora peggiori oggi [ieri, ndr] nel giorno dell’insediamento, hanno ancora una volta dimostrato. Alcuni mercati stanno attaccando l’Italia perché è un paese ricco, è il quarto paese al mondo per riserve auree, è ricco di mezzi finanziari privati, di beni architettonici artistici e ambientali e di ottime aziende che si basano sul lavoro concreto e non sulla finanza fittizia. Paesi che non hanno più tessuto industriale – vedasi Inghilterra ed altri (Francia) che hanno perso montagne di denaro con i titoli tossici – stanno cercando di rientrare a spese nostre. “Svegliamoci tutti” è l’appello accorato che ho rivolto soprattutto agli eletti sotto il simbolo PDL che sono stati strumentalizzati per far cadere il governo, e a quanti hanno a cuore davvero la Patria e l’interesse dei cittadini: le banche sono affamate di utili e fanno trading dove c’è più da guadagnare. Spillare interessi più alti ad un paese ricco è un gioco molto proficuo, specie se si è perso tanto su paesi poveri. Chi, avendo un’infarinatura economica di massima, può davvero pensare che qualcuno nel mercato possa credere in un default di un grande Paese come l’Italia? Io non credo al fallimento dell’Italia, anzi; ma credo ci sia qualcuno che pensa di poterci porre in liquidazione, e sono gli stessi che la crisi l’hanno cagionata. Vi è il tentativo di sottrarre quattrini agli italiani (risparmiatori) e magari comprare aziende for a song(come dicono gli inglesi). In poche parole, paesi con scarsa propensione al risparmio, grosso indebitamento bancario e privato, vogliono spartirsi la ricchezza degli Italiani e possibilmente averla a costo zero. Tutto qui. Spesso le grandi verità si nascondono dietro le risposte più semplici, che pochi vedono, o che i più fingono di non vedere. Mi auguro che i media che non sono strumentalmente avversi al Presidente del Consiglio uscente lo dicano forte e chiaro: gli italiani devono sapere che probabilmente l’Italia verrà depauperata come fossimo in guerra, la neo guerra finanziaria del terzo millennio. Berlusconi era certamente di ostacolo e nel mirino di coloro che vogliono impoverire gli italiani impossessandosi della nostra liquidità, perché è l’ultimo grande capitalista italiano.
Ha motivo di credere che vi siano cittadini italiani che stiano adoperandosi per ledere gli interessi nazionali dell’Italia a favore di entità private o pubbliche non italiane? Nel caso può suggerire dei nomi?

Mi pare evidente, e non sono pochi. Albergano nelle istituzioni italiane, nei consessi economici, nelle merchant bank, nei partiti… insomma in ogni livello sociale che conta. Una rete che si autoalimenta con la speculazione che è riconducibile essenzialmente ai più noti poteri forti emergenti e della borghesia tradizionale che si muove su commissioni estere. Nomi è inutile e superfluo farne, sono facilmente individuabili e sarebbero troppi per elencarli. Trovano terreno nella tradizionale mancanza di patriottismo italiano e nel relativismo culturale e valoriale che ormai attanaglia la nostra società.
Ritiene che un obbiettivo della speculazione internazionale sia costringere l’Italia a privatizzare i “gioielli di casa”, per esempio Eni, Poste Italiane, Enel, Ansaldo, Finmeccanica?

È già accaduto in passato con l’IRI, l’Italtel, Sme ecc. L’obiettivo finale è quello, ma non si limita alla privatizzazione ma punta alla svendita a costo zero di aziende sane che valgono e producono miliardi di euro. Basti pensare al titolo di Finmeccanica, che non è casuale abbia chiuso a -20% in borsa in questi giorni. Se l’Italia fallisce, va indefault (come va di moda dire ultimamente), ogni nostro bene privato o pubblico è svalutato e alla portata di investitori stranieri. Il gioco è semplice: ecco perché la speculazione che sta tentando di portare l’Italia sull’orlo del baratro non si ferma nemmeno innanzi al sacrificio degli italiani, che hanno rinunciato ad un governo politico legittimamente eletto dal popolo sovrano. L’aumento dello spread di questi ultimi giorni ormai nel segno di Monti, della borsa che apre e chiude in assoluto ribasso, non fa che confermare che l’Italia è sotto attacco per via innanzitutto della mancanza di coesione nazionale e dunque per l’impossibilità di varare riforme strutturali. In nessun Paese al mondo con una speculazione evidente come quella che stiamo subendo, l’opposizione si sarebbe esercitata, com’è accaduto da noi, nel costante vilipendio del Presidente del Consiglio.
Avendo la Cassa depositi e Prestiti dichiarato di aver aumentato i crediti alle Pmi, anzichè concedere ulteriore liquidità alle banche, ritiene che questo istituto possa essere obbiettivo di speculazioni internazionali?

Dietro la speculazione, dietro la grande crisi economica internazionale, come abbiamo detto, ci sono i maggiori gruppi bancari, soprattutto quelli privati americani e probabilmente anche alcune agenzie di rating da essi co-finanziate, con evidente conflitto di interesse. Non è un caso che gli “indignados” di tutto il mondo si sono accaniti verso gli istituti bancari, centrali e non. Da noi accade paradossalmente che – fatta salva la stima personale per il Presidente del Consiglio Monti – mettiamo il destino della nazione proprio nelle mani delle banche e dunque di coloro che la crisi l’hanno cagionata. Certamente quindi la Cassa Depositi e Prestiti è un obiettivo succulento, come tutti quegli organismi e istituzioni che si sono posti e si pongono di traverso al potere delle banche e agiscono in favore dei reali interessi dei cittadini. Per smascherare questi conflitti di interessi macroscopici mi sono spinta recentemente a presentare un disegno di legge per istituire una commissione d’inchiesta sulle Agenzie che hanno declassato il nostro rating senza peraltro averne titolo.
L’onorevole Mario Monti e l’attuale italiano alla guida della BCE (entrambi gli uomini godono della fiducia dei “mercati”) hanno collaborato con una specifica banca di affari. Ritiene che questi uomini, nelle loro funzioni, svolgeranno i loro compiti in modo indipendente, senza esser influenzati da compagnie o gruppi di pressione?

È nell’indole umana non riuscire a sfuggire all’influenza dell’ambiente che si frequenta. Materiale da antropologia. Ciò premesso Mario Draghi ha svolto il suo compito in maniera eccellente in Banca d’Italia ed appena arrivato alla Presidenza della BCE su proposta del governo Berlusconi, si è subito contraddistinto con il taglio dello 0,25% dei tassi di interesse dell’area euro. Per quanto concerne il Presidente del Consiglio, Mario Monti, non vorrei giudicarlo, non è il mio stile, prima di vederlo all’opera. Come Commissario europeo ha lasciato il segno ed è certamente un uomo di grande levatura culturale e scientifica. Ciò che balza certamente all’occhio è che nonostante entrambi siano, come lei ha ricordato, “di fiducia dei mercati”, i mercati non volano – anzi – e lo spread aumenta. La speculazione va dunque cercata lontano dalla nota banca d’affari della quale sono stati consulenti o dipendenti gran parte dei così detti poteri forti italiani. Certo vigileremo sulla privatizzazione dei nostri grandi gruppi aziendali, visto che la coincidenza di collaborazione con Goldman Sachs,Think Thank Bruegel, finanziato da 16 Stati e 28 multinazionali con lo scopo di influire privatamente sulle politiche economiche comunitarie, Trilaterale – organizzazione non governativa e apartitica ispirata dagli Stati Uniti, Europa e Giappone dove i potenti si incontrano per discutere delle strategie mondiali, interculturali e di affari, senza perdersi nelle lungaggini dettate dalle democrazie parlamentari –, gruppo Bilderberg – organismo sovranazionale noto per la segretezza delle sue risoluzioni e del quale fa parte anche il Ministro dell’economia uscente Giulio Tremonti – ecc. è altamente curiosa e tendenzialmente inopportuna.
Quali nazioni occidentali, e rispettive istituzioni finanziarie, ritiene possano eventualmente trarre maggior beneficio economico dal governo tecnico che ha sostituito quello eletto?

Come ho detto sopra, in primis l’Inghilterra e la Francia per il venir meno di un’economia basata sulla forza lavoro e l’ingente perdita di capitali delle loro banche. E poi la Germania alla quale è ascrivibile, insieme alla Francia, l’ideazione di una moneta unica che aveva come fine il congelamento delle monete competitive per la svalutazione di Italia e Spagna e col fine di tagliare i redditi di quelli che non a caso oggi si chiamano PIIGS ,cioè i paesi a rischio default, tra i quali da qualche mese troviamo anche l’Italia. Ma anche e soprattutto l’area del dollaro dalla quale la crisi è iniziata e dalla quale derivano i cosìdetti titoli tossici, è altamente sospetta, nonché le tradizionali aree della grande finanza come la stessa Svizzera.
Ritiene che il supporto economico di alcuni paesi dei BRICS, come Russia o Cina, sia maggiormente auspicabile e positivo per l’Italia se paragonato al sostegno che possono fornire la BCE o il FMI?

Come ho avuto modo di dire ad un recente convegno a Mosca, ritengo che per salvare l’economia e l’unità stessa dell’Europa, c’è solo una possibilità: ovvero che la Russia non ci comperi ma entri pienamente nell’Unione. Ciò creerebbe un tale spazio di mercato libero che farebbe volare l’economia europea e renderebbe la vecchia Europa del know how ma dal mercato ristretto, un continente realmente competitivo con le economie emergenti indo-cinesi e dei Brics. Quanto al sostegno economico, do ragione a quel cittadino che ha comprato una pagina intera del Corriere della Sera per sollecitare gli italiani che hanno il maggior risparmio privato d’Europa (9000 miliardi) ad acquistare il debito pubblico italiano. Io l’ho fatto, secondo le mie possibilità ovviamente, e auspico che lo facciano tutti i cittadini abbienti: prima che ci comperino cinesi, brasiliani, russi ecc., sarebbe bene che il nostro debito ce lo comprassimo noi stessi in un moto di amore per la nostra Italia. Ciò premesso la BCE è il problema e quindi non può essere la soluzione a mio modesto parere. La BCE per risolvere il problema di liquidità di alcuni stati, come l’Italia, cioè per consentire che onorino il loro debito sovrano, dovrebbe stampare moneta, cioè rendere gli stati “ability to pay”, come potevano fare con le vecchie monete. Non è un caso che l’Inghilterra ha mantenuto la sterlina e onora il suo debito così come il Giappone che, pur registrando il 200% di debito/pil, non è aggredito dai mercati per via dello YEN che è moneta sovrana e mantiene un’inflazione pari allo 0%. Stessa situazione che aveva l’Italia della Lira sovrana.
Recentemente il Nord Stream è stato inaugurato. La grande conduttura collegherà direttamente Russia e Germania, evitando le nazioni dell’Europa Orientale. Esiste un progetto “gemello” chiamato South Stream che dovrebbe portare idrocarburi nel Sud Europa. Tale progetto, una volta attivo e sostenuto da un consorzio eurasiatico (russo ed europeo) di cui è parte ENI, di fatto limiterebbe e renderebbe antieconomico il progetto Nabucco (sostenuto dagli USA e dal blocco atlantico). Ritiene che la posizione di Eni, del governo italiano e del primo ministro nel sostenere il progetto South Stream siano motivo di stress per il progetto energetico nordamericano in Eurasia? Tale “stress” ritiene che possa essere uno dei fattori che hanno accresciuto la pressione internazionale sul primo ministro?

Nabucco è un progetto ambizioso, molto costoso, che nasce nel 2002 con la precisa idea di affrancare parte dell’Europa dalla dipendenza dal gas russo. E ha subito una fase di sviluppo emergenziale con la crisi del gas tra Russia e Ucraina del gennaio 2009. A questo progetto aderiscono l’Austria, la Germania, la Turchia, l’Ungheria, la Bulgaria, la Romania ed è gradito agli Stati Uniti, che nel luglio 2009 hanno firmato l’accordo intergovernativo dei paesi partners alla presenza stessa dell’inviato speciale statunitense dell’Energia. Dunque non vi è dubbio che South Streamprovochi “stress” anche agli Stati Uniti e che la presenza della nostra ENI nel consorzio euro-asiatico non sia gradita. Ne consegue che nei confronti dell’Italia è in atto certamente un golpe ai danni della sovranità popolare, ma anche evidentemente energetico, e la guerra in Libia è rientrata chiaramente nell’obiettivo di ridimensionare il nostro primato energetico nella ex Colonia. Per quanto attiene i rapporti Italia-Usa, lo dico con dolore da americanista convinta che ha avuto l’onore di essere scelta per l’IVLP, l’International Visitors Leadership Program degli USA, è superfluo negarlo: non sono gli stessi che caratterizzavano l’epoca Bush-Berlusconi, sia per programmi politici ed affinità tra i repubblicani e l’area del centro-destra italiano, sia per intesa personale. In quel periodo anche le legittime divergenze di obiettivi strategici venivano appianate ed anzi grazie all’allora Presidente del Consiglio col vertice di Pratica di Mare si riuscì addirittura ad avvicinare la Russia di Putin alla Nato con l’istituzione del vertice permanente. Oggi quella collaborazione, sebbene sia proficua e corretta a livello diplomatico, sembra scolorita e non c’è dubbio che la perseveranza del Presidente Berlusconi nel voler conseguire gli interessi degli italiani e migliorare il fabbisogno energetico dell’Italia che è priva di materie prime, non sia stata troppo gradita negli USA di un’Obama che, a sua discolpa, si è trovato alle prese con la più grande crisi economica post ’29; e nella lotta per salvarsi, può infierire anche sulle più antiche alleanze.
Lucas Papademos, economista formatosi negli USA, membro della Commissione Trilaterale in precedenza nella BCE e nella Federal Reserve di Boston, ha sostituito Papandreou alla guida della Grecia. Mario Monti, economista, collaboratore di un’importante banca d’affari ha sostituito Silvio Berlusconi. Vede delle coincidenze nella scelta dei sostituti?

Dopo l’Euro, che ha fatto venir meno la moneta sovrana che – come abbiamo detto – ha salvato in passato molti stati oggi in crisi, la BCE sta coniando anche governi sottratti alla sovranità popolare. Non vi è dubbio che è in atto un goffo tentativo di fare e disfare governi graditi ai mercati, che però i mercati mostrano paradossalmente di non gradire. Non si può curare un tumore con l’aspirina, bisogna andare al fulcro della crisi che a mio parere è riposto nell’Euro e nella mancanza di reale unità politica ed economica dell’Europa. Questo non significa ritornare alle monete sovrane, cosa che ormai sarebbe letale per tutte le economie europee, ma che bisogna ideare in fretta una riforma dell’euro e dei trattati. Di certo la politica in Europa vive un momento di inquietante commissariamento e dunque di palese sottrazione di democrazia.
Il 9 novembre LCH Clearnet (una “camera di compensazione” interbancaria) ha alzato i margini per utilizzare titoli di stato italiani come collaterale (garanzia) per operazioni bancarie di rifinanziamento. Di fatto questo ha reso i nostri titoli meno interessanti e forzato alla liquidazione molti operatori di mercato. Tutto questo zelo non le sembra sospetto?
LCH Clearnet ha le sue radici sia alla London Clearing House, dunque in Inghilterra ovviamente, che a Parigi. Ho risposto alla sua domanda?
Enrico Verga