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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

venerdì 9 dicembre 2011

Incontro a Bologna sul signoraggio il 12/12/2011

Scilipoti e Marra protestano davanti alla Camera


Scilipoti e Marra protestano davanti alla Camera contro la tracciabilità

ROMA – La campagna di Domenico Scilipoti e Luigi Alfonso Marra contro il signoraggio bancario non conosce sosta.
La sera del 5 dicembre l’avvocato Marra, il creatore degli spot “culto” che vedono la partecipazione di icone come Manuela ArcuriRuby Rubacuori e Sara Tommasi è intervenuto alla trasmissione “La Zanzara” in onda su radio24 e condotta da Cruciani e Parenzo.
La mattina del 6 dicembre invece,  il leader dei Responsabili Domenico Scilipoti ha inscenato una protesta davanti alla Camera dei deputati contro la tracciabilità a mille euro decisa dal governo Monti: “Deputati e senatori stanno usando i drammatici argomenti delle pensioni e delle tasse per creare un polverone che distolga dal vero motivo per il quale le banche hanno imposto Monti come presidente del Consiglio: ovvero la legge che vieta l’uso del contante oltre i mille euro” spiegano Scilipoti e Marra in un comunicato. “I pagamenti mediante carta di credito o altri sistemi bancari equivalgono, per ogni pagamento che si fa, a una creazione di una pari somma in denaro virtuale a vantaggio della banca: un fenomeno gravissimo, che si chiama signoraggio terziario” ha ribadito Marra, presente anch’esso alla protesta davanti a Montecitorio, che ha aggiunto: “Sono cifre enormi, perché corrispondono all’ammontare di tutti i pagamenti tra 1000 e 2500 euro che ogni giorno vengono fatti in contanti”.
Ad accogliere il re dei peones c’era anche la “mitica” Annarella, la nonnina anti-casta diventata un’eroina del web (foto LaPresse):
6 dicembre 2011 | 13:34

Roma: esplode pacco bomba all’Agenzia Equitalia


Roma: esplode pacco bomba all’Agenzia Equitalia. Ipotesi terrorismo


ROMA – Esploso un pacco bomba all’Agenzia Equitalia. L’Agenzia si trova in via Andrea Millevoi, nel quartiere Ardeatino, l’ordigno era contenuto in un pacco postale.  Il plico è stato recapitato via posta e durante l’esplosione ha ferito il direttore della sede, alla mano e all’occhio. Indaga la Digos.
L’episodio è avvenuto intorno alle 12:30. Sul posto sono intervenuti anche gli artificieri. Il procuratore aggiunto Pietro Saviotti ipotizza il reato di attentato per finalità di terrorismo. Si teme, infatti, un collegamento con il plico esplosivo recapitato ieri al presidente della Deutsche Bank, Josef Ackermann, rivendicato dalla Federazione anarchica informale. Anche lo scorso anno, nell’imminenza delle festività natalizie, gli anarco-insurrezionalisti italiani si erano resi protagonisti di una serie di pacchi bomba recapitati in numerose ambasciate della capitale.
Martedì mattina in via Ajaccio, a pochi metri dalla sede dell’università Luiss, era stato ritrovato nascosto presso un’auto un ordigno confezionato con gelatina da cave.
Il Presidente del Consiglio Mario Monti  ha espresso la propria solidarietà per l’accaduto. “Equitalia ha sempre svolto e continua a svolgere esclusivamente il proprio dovere, nel pieno rispetto delle leggi. Una funzione essenziale per il funzionamento dello Stato, senza la quale non sarebbe possibile erogare servizi ai cittadini ed alle loro famiglie” si legge in una nota. Ha poi espresso la propria solidarietà e vicinanza umana e istituzionale al direttore Marco Cuccagna, rimasto ferito nell’attentato. Ed ha manifestato al presidente Attilio Befera la propria stima e sostegno per l’azione fin qui svolta.
9 dicembre 2011 | 13:13

Bankenstein dà la colpa alla massoneria...


Geronzi, Generali: “Cuccia mi disse: i bilanci di Berlusconi sono falsi”


ROMA – “Come presidente della Banca di Roma e membro del Cda di Mediobanca, più volte avevo sostenuto con l’imprenditore Berlusconi che la soluzione dei suoi problemi era il collocamento in Borsa. O lo faceva l’Imi, o Mediobanca, o la Banca di Roma. Andammo ad Arcore in tre: Cuccia, Maranghi e io. Berlusconi ci spiegò l’operazione in modo sintetico e preciso. Ma, appena la nostra macchina uscì dal cancello, Cuccia disse a me, che ero seduto dietro accanto a lui: “Questa operazione non si può fare”. E perché?, gli chiesi. “Perché i bilanci sono falsi”.” A dirlo è Cesare Geronzi, banchiere d’Italia, in un’intervista al Corriere della Sera.
Geronzi ripercorre gli anni Novanta, quando salvò Berlusconi dai debiti, portando Mediaset in Borsa nel 1996 e rifinanziandola prima ancora di collocarne le azioni. E ricorda come in quell’occasione ad Arcore con Maranghi e Cuccia questi disse: ”Le cifre di Berlusconi non sono vere, ma virtuali. Quanto vale un’antenna? Un’antenna non è una ciminiera, non ha sotto un opicifio”. Lascio a lei valutare a che punto fosse l’evoluzione del pensiero in Mediobanca, attorno allo sviluppo di un settore dell’industria che ha avuto e avrà ancora grande successo. Ciò, naturalmente, nulla toglie al giudizio storico sulla grandezza di Enrico Cuccia, sulla sua opera che ha salvato l’asfittico capitalismo italiano. Forse se ne è ritardata l’evoluzione, ma senza quell’opera avremmo rischiato di essere una colonia economica”.
Sul successo delle tv di Berlusconi, ora che lui non è più a Palazzo Chigi, non ha dubbi: “ Le tv commerciali non mi sembrano affatto finite. Guardi la corsa a comprare La7. Comunque, alla fine Mediaset fu portata in Borsa da Imi e da Banca di Roma. Fu un affare per l’azienda, ma fu un affare anche per noi. La quota di garanzia della Banca fu di 300 miliardi, con le azioni a 7 mila lire. Quando furono ricollocate, 4 o 5 mesi dopo, valevano tra le 18 e le 21 mila lire”.
Condannato in primo grado a cinque anni per il crac Parmalat Geronzi al Corriere della Sera definisce la sentenza “un’ingiustizia molto grave. Non è facile accettare di essere trattato, in quanto banchiere, alla stessa stregua di imprenditori le cui malefatte non possono essere riconosciute a priori. È la perenne applicazione del “non poteva non sapere”, in questo caso riferita non alla propria azienda, ma a un soggetto esterno che aveva tutto l’interesse a occultare la propria realtà. È una vicenda significativa che oggettivamente incita i banchieri, soprattutto in tempi di crisi, a non finanziare le imprese che possono avere qualche problema per il rischio di essere ritenuti corresponsabili di bancarotta, nelle sue diverse forme. Tenga conto che non sono stato ritenuto degno di un solo interrogatorio. Anche quando mi sono presentato, in seguito alla decisione del tribunale di sospendermi, né il gup né il pm mi hanno rivolto una sola domanda. Tutto è durato sette minuti: il tempo di una semplice dichiarazione”.
Sulle Generali e le sue dimissioni dice: ”Io ho studiato e ho costruito la mia professionalità in un istituto, la Banca d’Italia, dove non sono entrato per raccomandazione. Ho vinto un concorso, e nelle graduatorie di tutti i concorsi che in Banca d’Italia si fanno per salire di grado sono sempre stato il primo. Ho lasciato via Nazionale per andare al Banco di Napoli quando era una cloaca, dopo che il terremoto in Irpinia aveva reso industriale l’attività della camorra. Ho imparato molto. Se vedo una cosa, se rientra nelle mie dirette responsabilità, la capisco. Oggi vanno di moda i presidenti che si dedicano a visite istituzionali, che riuniscono i consigli d’amministrazione, che vanno in giro con fasci e borse di documenti che nulla dicono e a nulla servono. Io non sono adatto a portare borse. Chi conosce e sa parlare delle questioni e dei progetti non gira con fasci di documenti. O ha tutto qui (Geronzi si indica la testa), oppure sono pressoché inutili l’immagine e la comunicazione”.
Ma non pensa lo stesso dei partiti, come clienti. E alla definizione di lui come “banchiere politico” risponde “È un luogo comune originato da una delle dodici o tredici fusioni che ho curato a partire dall’89. A Roma c’erano due banche dell’Iri, il Banco di Roma e il Banco di Santo Spirito, che l’Iri doveva ricapitalizzare ad anni alterni, tante erano le perdite. Tra i clienti finanziati da entrambe le banche c’erano, per esempio, il Pci e l’Unità. Dovetti farmi carico dell’operazione di salvataggio dei crediti. I miei interlocutori furono D’Alema e Fassino, con cui ho sempre avuto un ottimo rapporto. Ripeto: non sono mai stato un banchiere politico. E non sono neppure mai stato un uomo di centrodestra: da giovane votavo Partito repubblicano, non ho mai votato Dc”,
Se il giudizio è positivo su D’Alemo e Fassino, lo è forse un po’ meno nei confronti di Giulio Tremonti: “E’ definito da tutti intelligente, geniale. Uomo dunque capace di tutto. Per questo, meno adatto a gestire istituzioni pubbliche”.
Diversi anche i giudizi sul peso di Vaticano e massoneria nella finanza: se il primo conta “poco o nulla”, “La massoneria invece conta, forse conta molto, ed è spesso segnalata come protagonista di snodi più importanti di settori politici e finanziari”.
9 dicembre 2011 | 10:04

Esodo di soldi in Svizzera


Esodo di soldi in Svizzera, perché Roma non firma l’accordo per tassarli

di Warsamé Dini Casali
capitali trasferiti illegalmente in svizzeraROMA – Sul prelievo fiscale dei capitali trasferiti illegalmente esiste una convenzione Ocse con la Svizzera, subordinata però a un accordo di ratifica che non arriva. L’Italia, seguendo le direttive dell’Unione Europea, non lo firma. Il ministro Piero Giarda lo ha ribadito alla Camera, il governo attende un sì da Bruxelles. Il problema dei soldi in libera uscita è più che mai d’attualità. Vale la pena riprendere l’apertura di Milano Finanza di oggi (venerdì 9 dicembre): “Più che fuga è un esodo”. La testimonianza di un importante manager bancario non ammette dubbi: l’effetto della crisi dell’euro e delle drastiche misure di contenimento del debito hanno scatenato un’ondata di panico che in Italia non si ricordava dai tempi dei sequestri di persona degli anni ’70.
Stante l’impossibilità di frenare il flusso di soldi in direzione dei forzieri elvetici, la comunità internazionale, all’indomani della crisi del 2009, aveva cercato una strada diversa per tassare comunque quei capitali. Berna, stretta dalle insistenze compatte dei governi, Usa e Europa in testa, aveva accettato di firmare una convenzione Ocse per tassare i capitali senza pregiudicare il segreto bancario. In pratica: la Svizzera applica una tassa (diciamo dal 25% al 35%) sui capitali stranieri confluiti nelle sue banche a patto di conservare l’anonimato dei conti evitando l’esiziale (per la Svizzera) “fishing expeditions”, ovvero la trasmissione integrale dei dati fiscali dei clienti.
Il fatto è che la convenzione Ocse ha bisogno di una ratifica, di un trattato bilaterale tra i singoli paesi e la Svizzera. Germania e Regno Unito ne hanno approfittato all’inizio del 2011. L’accordo prevede una doppia tassazione, al 25% e al 34%. Stesso trattamento viene offerto a Italia, Francia e Grecia. L’esitazione costa cara: l’Unione Europea si mette di taverso. Per tre motivi. Primo, è necessario un accordo comune per scongiurare anomali movimenti di capitali vista la disomogeneità dei comportamenti fiscali all’interno della casa comune. Secondo, la tassazione non può scendere sotto il 35%. Terzo e più importante, gli accordi siglati pregiudicano all’infinito la possibilità di combattere l’anonimato dietro il quale gli evasori continueranno imperterriti la pratica illegale.
L’Italia non può o non vuole firmare un accordo senza aspettare il via libera europea? Secondo Dick Marty, il deputato svizzero che in settembre aveva discusso i preliminari della trattativa con l’Italia, Roma avrebbe tutto da guadagnare con la firma, ma non può permettersi in questo momento un contenzioso con l’Unione. Va considerato che, per esempio, Londra e Berlino sono riusciti a tassare capitali inglesi e tedeschi in Svizzera su un imponibile rispettivamente di 20 e 80 miliardi di euro. Le stime attuali quantificano in 150 miliardi di euro i capitali italiani depositati oltralpe. Prima che la fuga diventasse un esodo.
9 dicembre 2011 | 09:41

Invito al Convegno del 14 dicembre 2011


Invito al Convegno del 14 12 2011
Roma, addì 09/12/2011

 L'Onorevole Dottor Domenico Scilipoti è lieto di invitare La S.V. il giorno 14 Dicembre 2011 alle ore 9.30, presso la Sala della Mercede ( via della Mercede 55, Roma), al Convegno Riflessioni socio- politiche e culturali: a un anno di distanza dal famoso 14 Dicembre 2010 . In questo Convegno ripercorreremo, insieme, e getteremo uno sguardo critico sulle tappe del cammino intrapreso che ci ha condotto alla costituzione del Movimento di Responsabilità Nazionale e alla stesura dello Statuto che rispecchia la volontà dell'Onorevole stesso di riportare, in primo piano, i valori di famiglia, amor patrio e  cristianità.
Augurandoci di poter condividere insieme questo momento, che vuole essere di presa di coscienza di quanto è stato programmato e di quanto ancora si può e si deve fare per assicurare ai nostri figli di vivere in un Paese, l'Italia, che ricopra di nuovo un ruolo di primo piano e sia traino sul piano culturale, imprenditoriale e sociale, preghiamo la S.V. di confermare la presenza  al Convegno tramite email da indirizzare alla Segreteria.


Rammentando che per gli uomini è d'obbligo la giacca, Vi inviamo distinti saluti.

Segr. On. Dott. Domenico Scilipoti

tel: 06 67 60 8028- 4225


UN REFERENDUM PER SALVARE L'ITALIA

Ue: unione di bilancio a 26, fuori solo Londra



9 dicembre 2011

IL SUMMIT A BRUXELLES

Ue: unione di bilancio a 26, fuori solo Londra

A Bruxelles trovata un'intesa tra i 17 Paesi della zona euro più altri nove. Sarkozy durissimo con la Gran Bretagna

Nicolas Sarkozy all'uscita dal vertice notturno (Reuters)Nicolas Sarkozy all'uscita dal vertice notturno (Reuters)
MILANO - Ventisei Paesi, sui 27 che formano l'Unione Europea, aderiscono ad un nuovo accordo intergovernativo, da affiancare al trattato Ue, per un'unione di bilancio con regole più stringenti. Con l'adesione all'intesa di Repubblica Ceca, Svezia ed Ungheria, solo la Gran Bretagna resta fuori dall'accordo. Il nuovo trattato sarà firmato «in marzo se non prima», ha annunciato il presidente Ue Herman van Rompuy, confermando che «26 stati membri si sono dichiarati pronti ad aderire». Van Rompuy ha anche assicurato che il nuovo trattato nascerà «con un'ampia consultazione con tutti gli attori, in particolare il Parlamento europeo». «Avremmo preferito un cambiamento a 27 ed abbiamo cercato di perseguire questa strada, ma siccome ciò non è stato possibile ne abbiamo dovuto prendere un'altra», ha detto van Rompuy, rilevando che «è un peccato».
«IMPEGNO IMPRESSIONANTE» - L'impegno che gli Stati dell'Eurozona e altri 9 hanno accettato di prendere a favore della stabilità finanziaria della moneta unica è «impressionante» secondo il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso. «Sono molto contenta dell'appoggio che la Bce darà al Fondo salva Stati perché lo renderà più efficiente», ha detto la cancelliera Angela Merkel al termine del vertice Ue.
SARKOZY - Se oggi è nata un'Europa a due velocità è colpa della Gran Bretegna. Questo l'attacco che il presidente francese Nicolas Sarkozy aveva rivolto al governo inglese prima che si giungesse a un accordo a 26. Visibilmente provato dal vertice fiume, Sarkò aveva spiegato in una conferenza stampa all'alba che a causa delle condizioni «inaccettabili» poste dal premier inglese David Cameron non si era potuto procedere sulla strada di una riforma dei Trattati a 27. «Abbiamo avuto un dibattito approfondito e difficile sulla forma giuridica da dare alla riforma dei Trattati e attuare le riforme», aveva detto Sarkozy riferendosi agli interventi necessari per rafforzare la disciplina di bilancio e procedere sulla strada dell'unione economica. «Ma non è stato possibile procedere a 27 - aveva poi aggiunto - e quindi abbiamo deciso di andare avanti con un accordo intergovernativo tra i 17 Paesi della zona euro aperto a chi vi vorrà partecipare». Il premier David Cameron, aveva spiegato Sarkozy, ha chiesto un protocollo allegato al trattato per esonerare la Gran Bretagna dall'applicazione delle regole sui servizi finanziari. Una condizione non accettabile, ha aggiunto, poiché proprio da questo settore sono nati molti dei problemi dell'attuale crisi.


Cameron stringe la mano a Sarkozy: solo buona educazione
CAMERON - Poco dopo era arrivata la replica del primo ministro inglese: «Noi non rinunceremo mai alla nostra sovranità. Se non si riescono a contenere gli eccessi all'interno di un Trattato - aveva aggiunto -, meglio restarne fuori». Cameron aveva parlato di una «decisione difficile ma buona» in cui gli interessi del suo paese sono stati tutelati. «Ciò che è uscito» dal summit Ue «non era nell'interesse della Gran Bretagna, quindi non l'ho accettato» aveva anche detto il premier britannico, «non potevo presentare questo nuovo trattato al nostro parlamento» .
GLI ACCORDI - Altissima la tensione durante il vertice notturno. Un primo accordo è stato raggiunto per arrivare a una «unione di bilancio», mettendo vincoli più stretti e puntando a un «sostanziale pareggio» come regola base dei bilanci degli Stati. Viene previsto infatti uno sforamento strutturale massimo pari allo 0,5% del Pil, lasciando la possibilità di aggiustamenti del deficit a fronte di cicli economici sfavorevoli o eccezionali circostanze economiche.
200 MILIARDI E IL FONDO- In ogni caso gli Stati dell'Eurozona e altri stati Ue puntano ad aumentare la disponibilità del Fondo monetario internazionale per 200 miliardi. E nel frattempo sarà la Banca Centrale Europea ad amministrare il fondo Salva Stati. Ad annunciarlo è stato Sarkozy, ma questa possibilità avrebbe convinto tutti.
DRAGHI- Soddisfatto, nonostante il faticoso percorso che ha portato all'accordo, il presidente della Bce Mario Draghi. «Si è arrivati a conclusioni che saranno dettagliate e attuate nei prossimi giorni - ha €detto - siamo vicini all'accordo per il patto fiscale, una buona base per una disciplina nella politica economica dei paesi membri».
Redazione Online

134,5 MILIARDI DI DOLLARI IN TITOLI SEQUESTRATI A CHIASSO? AUTENTICI

“ I 134,5 MILIARDI DI DOLLARI IN TITOLI SEQUESTRATI A CHIASSO? AUTENTICI, ASSOLUTAMENTE AUTENTICI. ECCO LE PROVE”. EDITORIALE INCHIESTA DI JULES PREVI.
L’autore: Jules Previ è giornalista freelance e traduttore news-online presso agenzie stampa internazionali. Collabora al progetto Finanzainchiaro.it dal 2007.
Veri o falsi? Beh a questo punto non ho più dubbi: sono autentici. Nella vicenda del sequestro di Chiasso a non trovare il giusto incastro nel mosaico sono, ormai, troppe tessere. Sono uno “ scettico”. Lo sono per cultura, altri lo sono per tradizione. In ogni caso difficilmente ci quetiamo con un bicchiere di acqua e zucchero.Come poter dare credito a quanto diffuso da autorevoli agenzie stampa come “ Bloomberg”, o quanto pubblicato dal FT e NYT ?
Il 18 giugno, e sono già passati diversi giorni dal sequestro dei bonds, un portavoce del Tesoro USA, Meyerhardt, dichiarava a Bloomberg che i titoli sequestrati erano “ chiaramente falsi”. La certezza gli derivava dall’averne esaminato le foto via internet ( ?). Beato lui, un autentico Mandrake!
Lo stesso giorno il Financial Times se ne usciva con un articolo dei suoi. Manco a dirlo... indovinate, indovinate... la contraffazione... “... opera della mafia”. E mi pareva. Ci siamo. Pronto il piatto ad uso e consumo di facili palati: Italia, mafia, traffico di valuta, falsari siciliani, la frontiera svizzera e via via con i più stupidi stereotipi sul Belpaese. A rilanciare la notizia diverse testate. Chi osa dubitare del FT? Noblesse obblige.
Ma credete veramente che la mafia si metta a falsificare 134 miliardi di obbligazioni del Tesoro USA per poi consegnarle a due giapponesi che, abbigliati come si conviene a due super manager della City, giusto per non dare nell’occhio, salgono sul pendolare Como- Chiasso con tanto di valigetta 24 ore ben stretta nel pugno della mano? Ma in che mondo vivono i cronisti del FT ?
Il 25 giugno è la volta del New York Times. Ad essere riportate le affermazioni di un portavoce della CIA, Darrin Blackford. Dopo opportune verifiche eseguite su richiesta della Magistratura italiana, i servizi segreti statunitensi appuravano che i titoli erano “ falsi”.
Scusate, ma che tipo di verifiche? Sempre via internet? Pare proprio di sì visto che una commissione di indagine composta da super esperti americani attesa in Italia già tre settimane fa, non vi è mai giunta. Hanno sbagliato volo?
Uno smacco per i padri del giornalismo d’inchiesta. E allora, cari lettori, tenetevi forte. Qualche notizia in più ve la diamo noi di Finanzainchiaro.
- Il “ tesoretto” sequestrato a Chiasso era accompagnato da una dettagliata documentazione bancaria di fresca data e in originale ( falsa anche questa?).
- I finanzieri hanno sequestrato 249 obbligazioni ( bonds) per un valore di 500 milioni ciascuna e 10 “ Bond Kennedy” ( ?) da un miliardo ciascuno. Soffermiamoci su questi ultimi. Nel comunicato del 4 di giugno la GDF aveva classificato i 10 biglietti come “ Bond Kennedy) e ne aveva fornito la documentazione fotografica. L’errore è del tutto evidente: non si tratta di “ Bonds” ( sono privi della cedola interessi) ma di “ Treasury Notes” ( Biglietti di Stato) pronti per essere spesi come meglio pare. Sul recto dei Treasury sequestrati è riprodotta l’effige di JFK, mentre sul verso fa bella mostra una navicella spaziale. Si tratta di un’emissione del 1998 che passò sotto silenzio e della cui circolazione il Tesoro americano non fece menzione, se non nelle opportune sedi.
Ora, ditemi, si può solo lontanamente supporre che dei falsari si mettano a riprodurre biglietti che non circolano normalmente e che solo una strettissima schiera di persone o istituzioni conoscono?
Ciò mi fa pensare che i 10 Treasury Notes siano autentici. E se lo sono loro perchè non dovrebbero esserlo gli altri titoli sequestrati?
Un mistero avvolge però i 249 bonds da 500 milioni: sono tutti ancora muniti dell’annuale cedola interessi. L’investitore, poteva essere anche uno Stato, non si è mai preoccupato di passare alla cassa per riscuoterla. Come mai?
Forse i titoli erano detenuti illegalmente e il possessore ben si guardava dal compiere un’operazione che l’avrebbe irrimediabilmente portato allo scoperto.
Qualcuno potrebbe suggerire di interrogare i due giapponesi.
Non pensate male: se ne sono andati, spariti nel nulla. Nessuno sa dove siano.
Dovevano essere anche due simpaticoni. Una volta fermati per il controllo e visto scoperto il doppio fondo della valigetta che nascondeva i 134,5 miliardi di titoli, non hanno perso il loro aplomb e humor.
“ Non sono titoli commerciali, hanno solo un valore storico, roba per collezionisti”, hanno dichiarato agli attoniti ufficiali della GDF. Il tutto messo rigorosamente a verbale.
Alla prossima.

Jules Previ per finanzainchiaro.it
Redazioneonline- Osservatorio Internazionale