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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

sabato 31 dicembre 2011

Alfonso Luigi Marra circa Barnard e la così detta «moderm money theory».

Quello che innanzitutto manca, a tacer d'altro, è proprio la 'theory', descritta solo attraverso un profluvio di esemplificazioni tanto confuse quanto insufficienti a rapportarla alle fonti, visto che, in più di un secolo, è stata oggetto di varie formulazioni, e non è dato capire qual è la 'versione' o gli aspetti di essa che si intendono oggi proporre o riproporre.

Viene cioè annunziato da Paolo Barnard, per poter apprendere di cosa si tratti, un evento al quale si può partecipare solo ascoltando, ma non si vede perché non si provveda nel mentre a scrivere un articolo di chiarimento, anziché presentare la 'theory' come fosse un oggetto misterioso.

Lo scrivo perché ricevo da tempo sollecitazioni, in relazione a Barnard, a 'unire le forze', sicché sento infine l'esigenza di chiarire che non posso farlo perché ritengo a-tecnica, confusa e in molti punti errata la sua analisi, oltre a non condividerne né l'antieuropeismo né l'auspicio del ritorno alla lira, perché, quanto all'Europa, va solo risolto il problema che il Parlamento europeo non ha il potere di promulgare le leggi che vota e che i deputati non hanno il potere di iniziativa legislativa; e, quanto all'Euro, il problema è che vanno nazionalizzate le banche, centrali e non, compresa ovviamente la BCE.

Quanto, più in dettaglio, alla 'theory', credo che la riproposizione – alle soglie del 2012 e dopo tutto quanto si è detto del signoraggio primario e secondario – di una teoria basata sulla privatezza delle banche centrali e non, ha di 'moderno' solo l'inesauribilità delle forme dietro le quali un sistema è capace di trincerarsi – magari facendo confusione – pur di non andare verso un vero cambiamento: un cambiamento basato cioè sulla confisca penale e sulla nazionalizzazione delle banche sia centrali che di credito, in quanto entrambe produttrici di denaro dal nulla: funzione che può competere solo allo Stato.

Stato che, in virtù del fenomeno dell'inveramento (che – mi scuso per l'immodestia, visto che l'ho definito io – ma è indispensabile per capire la questione monetaria, e di sicuro non è stato capito da nessuno dei sostenitori della 'theory'), può produrre tutto il denaro che occorre senza causare svalutazione.

Svalutazione che si vede relativamente poco perché è assorbita dalla continua diminuzione dei costi causata dall'altrettanto continua semplificazione dei processi produttivi e distributivi. (Rinvio per il resto al documento sul signoraggio primario e secondario di cui a marra.it).

Il mio caro amico Salvatore Tamburro, giovane economista serio e refrattario alle suggestioni cervellotiche che affascinano i meno competenti, ha fornito i dettagli dell'erroneità della 'teory', oltretutto per nulla 'modern', risalendo la sua prima formulazione al 1895.

Alfonso Luigi Marra

16 GENNAIO 2012 – UNA RIVOLUZIONE



16 GENNAIO 2012 – UNA RIVOLUZIONE PREANNUNCIATA


http://www.avolablog.it/2011/12/16-gennaio-2012-una-rivoluzione-preannunciata.html

Giorno sedici Gennaio si fermerà la Sicilia. “Movimento dei Forconi” ed Autotrasportatori insieme anche stavolta. Non una guerra tra poveri, ma una guerra insieme contro questi governi regionale e nazionale che ancora una volta vogliono farci pagare il conto.
Purtroppo per loro questa è la classica goccia che fa traboccare un vaso già pieno. Non se ne può più e per questo l’appello ai siciliani va nella direzione della condivisione di un rifiuto generale verso quanto sta accadendo.
Ci fermeremo a Messina, ci fermeremo agli snodi autostradali di Catania e di Palermo, ci fermeremo davanti ai porti, ci fermeremo davanti alle raffinerie di Gela e di Priolo.
Dal sedici al venti. Non sappiamo se finirà nella manifestazione annunciata a Palermo. Vedremo quello che accadrà. Comunicheremo alle questure ed ai prefetti ma non scenderemo a compromessi. Questa è già ora una guerra e solo chi non vuole capire non capisce. Alla guerra si risponde, altrimenti si muore e siccome sono in molti a capire che la morte è vicinaforse sarà meglio non alzare i manganelli contro una popolazione esasperata. Attenti alla collera dei buoni. Al nostro presidente di questa regione qualcuno comunichi e lo inviti a non mettersi di traverso, sarebbe come dar fuoco alle polveri.
Noi vogliamo gridare al mondo che non siamo disponibili a pagare il conto ai ladroni nazionali e non siamo disponibili a morire in nome della globalizzazione irrazionale delle multinazionali e dei furbi. Non siamo davanti ad una operazione di solidarietà mondiale, siamo davanti ad un mostro che sta ingoiando intere generazioni senza pietà. Non potranno capirlo tutti ovviamente ma a quelli che comprendono è dato un compito pesante, anzi pesantissimo: salvare i propri figli!
Non so se arrivera’ questo messaggio all’attuale presidente del consiglio, so per certo che Passera e Catania sono i due “Ministri” con i quali si chiederà di parlare. Loro hanno scritto una manovra, noi rappresentati del nulla, ne scriveremo un’altra. Tutti i sindacalisti che hanno voglia di balbettare come la Camusso, Angeletti e Bonanni che in questi giorni hanno fatto sorridere l’Italia intera si facciano da parte. Le associazioni di categoria come Coldiretti, CIA e Confagricoltura che nelle loro dichiarazioni si contraddicono in continuazione, la smettano di prenderci per il culo in nome di accordi più interessanti col potere politico. L’unica cosa che ci è rimasta, in una democrazia svenduta per qualche spicciolo al potere economico e politico, è solo l’autodifesa. Comincia a squarciarsi solo oggi il muro dell’indifferenza e noi vogliamo far si che il muro venga totalmente abbattuto.
Il sedici gennaio inizia dalla sicilia la rivoluzione di un popolo che non vi sopporta piu’. Cari amici del sistema, la pressione ha sforato il limite di guardia e da qualche parte sta per saltare il tappo. Chissa’ che non parta proprio da qui !!!!
Ve lo avevamo detto: vogliamo scrivere una pagina di storia e la scriveremo. Siamo siciliani veri invendibili e siamo teste dure.
Ora il gioco non e’ piu’ un gioco e comincia a farsi duro.