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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

lunedì 9 gennaio 2012

Il fisco protagonista dell'Italia unita


" Il malcontento è grave, un senso di malessere si diffonde in tutte le classi della società. Le sorgenti della ricchezza vanno a disseccarsi. Noi facciamo il lavoro di Tantalo o di Penelope. Il signor Rothschild, re del milione, è, finanziariamente parlando, re dell'Italia" - Senatore Sotto-Pintor, 1863

Il fisco protagonista dell'Italia unita
di Francesco Mario Agnoli - 08/01/2012

Fonte: Arianna Editrice

   La  prima carica dello Stato (on. Napolitano, presidente della Repubblica) ha la certezza che la crisi  sarà superata dalla coesione  del popolo italiano, ritrovata o rinvigorita dalle celebrazioni del 150° dell'Unità.  Invece la seconda (on. Schifani, presidente del Senato) dubita della coesione per via dei sindacati, che non solo non si accodano a Mario Monti, ma fanno la guerra alla sua  riforma “Salva Italia”. Forse Schifani non ha prestato la dovuta attenzione  alle celebrazioni e, quindi, non ne ha colto i salvifici effetti.
    Comunque sia, se, invece di dedicarsi al restauro di miti  obsoleti, avesse dato spazio anche alle pagine oscure dell'Unità, il 150°  avrebbe  potuto darci non pochi insegnamenti, per esempio  aiutandoci ad individuare  il filo rosso che  fin dal principio unisce i vari periodi della nostra storia unitaria:  il torchio fiscale e la corruzione. Dato che in questo momento l'attenzione è concentrata  sul prelievo fiscale (la corruzione è sempre all'ordine del giorno  e si potrà trattarne un'altra volta) il Comitato dei Garanti delle celebrazioni avrebbe potuto utilmente riesumare le vicende che portarono all'elaborazione e all'applicazione della famosa tassa sul macinato e le reazioni popolari che ne seguirono sopratutto in Padania (in molti altri luoghi si ricorse al più semplice rimedio  di non pagarla e di non  riscuoterla). Gli italiani avrebbero così ricordato o scoperto  che, per effetto dei debiti  ereditati dal Piemonte  sabaudo, già  a fine  1865,  a pochissimi anni dalla parziale unificazione (mancavano ancora Roma e il Veneto), il bilancio  del nuovo Regno versava  in gravissime condizioni per il continuo aumento del deficit, e che l'allora presidente del Consiglio, l'ingegnere piemontese Quintino Sella (un tecnico prestato alla politica), il 13 dicembre di quello stesso anno presentò un progetto di legge per l'introduzione di un'imposta sulla macinazione dei cereali.
    L'Italia era all'epoca un  paese in larghissima misura rurale, sicché, scelta la strada dell'aumento  dell'imposizione fiscale (la contemporanea  proposta di  riduzione della spesa pubblica aveva anche allora fini puramente ornamentali), questa doveva colpire  agricoltura e attività connesse. In un  paese che viveva  di pane, pasta e (al nord) polenta la via più semplice sembrò quella  dell'imposta sulla macinazione, già scelta da molti governi pre-unitari con   esiti  finanziariamente modesti  e, in compenso,  forti avversioni popolari, ma il Sella  contava di  applicarla con  aliquote più pesanti, grande rigore e spese all'osso. Da buon ingegnere, aveva  previsto di affidare il controllo  del  macinato non ai finanzieri o a personale stipendiato, ma a contatori meccanici installati presso ogni mulino per misurare  il numero di giri delle macine, e di   trasformare in esattori gli stessi mugnai..
   Il  suo discorso  di presentazione della proposta  alla Camera  avrebbe  riscosso   il plauso  degli  odierni ammiratori  di Mario Monti: “Venuta altre volte in odio, aveva l'aspetto di un ingrato balzello, poteva divenire e divenne il soggetto di avversioni più o meno spontanee, e minacciava di uccidere chi avesse osato nominarla. Ebbene, o signori, tra me e il Paese, tra la popolarità del mio nome e la salvezza d'Italia la mia scelta non poteva essere né dubbia né lenta. Forte delle più salde convinzioni ho avuto, come vedete, il coraggio  di invocare sull'ingrato balzello le deliberazioni del  parlamento; ed ho avuto in me la coscienza di avere così portato alla patria il più arduo fra i servigi che dal mio posto si potesse”.
  I deputati però presero tempo, favoriti  dalla caduta del  governo e dalla sostituzione  del Sella col   La Marmora, ma l'anno successivo (1866) le spese per la guerra contro l'Austria  e le entrate fiscali più modeste delle previsioni aggravarono  la situazione  al punto da  far balenare lo spettro  della bancarotta dello Stato (allora non si diceva ancora “default”). Di conseguenza, nel giugno del 1867 il ministro delle  finanze ripescò la proposta, il cui  esame venne affidato  ad un'apposita  commissione parlamentare, che nel febbraio 1868 depositò le proprie conclusioni. Queste, pur dichiarando indispensabile la tassa,  prevedevano modalità molto diverse da quelle elaborate dal Sella sicché i deputati vennero chiamati a scegliere fra due progetti  e ne seguì un dibattito in tutto degno  dei nostri giorni.
    A chi paventava il rischio  di un danno per  i  mulini più poveri a favore dei  più ricchi ed efficienti aveva già risposto lo stesso Sella, affermando che  i  mugnai sarebbero stati indotti  a migliorare le proprie macchine investendo capitali in nuova  tecnologia. Insomma, col penalizzare  i mulini tecnologicamente arretrati  l'imposta avrebbe agito da elemento propulsivo di modernizzazione. A chi  attaccava il progetto della Commissione paventando  rincari del costo di macinazione, si replicò che  a tutto avrebbe rimediato la mano invisibile del libero mercato e della concorrenza.
   Non mancò nemmeno chi la buttò sul patriottico e gli impegni d'onore, che “semper sunt servanda”. Francesco Crispi ricordò  che in occasione dello sbarco dei Mille in Sicilia per   alienare i siciliani dai Borbone era stato preso solenne impegno  “di ristabilire tutti i benefici conquistati con la rivoluzione del 1848”, fra i quali, appunto, l'abolizione  della tassa sul macinato .
   Infine, dal momento che  nessuna delle due proposte   aveva  la maggioranza  per l'approvazione, si formò in parlamento un terzo partito, composto (scrive Stefano Cammelli in un libro del 1984) da quei parlamentari che  “stanchi di sentirsi  rimproverare per la mancata approvazione della tassa sul macinato, e forse rasseganti all'idea di intervenire nuovamente e con pesantezza sui livelli di vita  delle classi popolari, erano disposti a tutto purché in qualche modo, in qualunque modo, la questione venisse risolta una volta per tutte”.   Fra questi un  precursore dei nostri  Bersani e Berlusconi. il deputato Breda, che, non potendo invocare come oggi l'Europa, così  si espresse:  “L'imposta è detestabile ed io personalmente la detesto. E se mi induco sotto  certe condizioni a votarla, lo faccio come il naufrago che, per salvare la vita, si attacca non a una tavola soltanto, ma anche  ad un rasoio”..
   La tassa, approvata il 6 aprile 1868 con 182 voti favorevoli e 164 contrari (decisivi i 135 deputati assenti), entrò in vigore   il 1° gennaio 1869. Nello stesso  mese moltissimi mugnai, non potendo accettare un compito di esattori che li esponeva  alle reazioni anche fisiche degli esasperati clienti (allora era questione di autentica fame, oggi ancora no, ma non è detto...),  chiusero il loro mulino. Immediata la   reazione dell'intero mondo rurale,  tanto violenta, soprattutto nell'Italia settentrionale  e nella pianura padana, che per reprimerla si fecero intervenire l'esercito e il generale Cadorna.

BANCHE: GOVERNO INTERVENGA


ì 09 Gennaio 2012 12:46

BANCHE: GOVERNO INTERVENGA PER ELIMINARE OBBLIGO COSTOSE POLIZZE E MONITORARE CREDIT CRUNCH





http://www.agenparl.it/articoli/news/economia/20120109-banche-governo-intervenga-per-eliminare-obbligo-costose-polizze-e-monitorare-credit-crunch
(AGENPARL) - Roma, 09 gen - "Il Governo che ha varato una manovra lacrime e sangue a carico dei cittadini per cercare di combattere la crisi e far ripartire l’economia, ha il dovere di intervenire, sia per eliminare l’obbligo di costose polizze di decine di migliaia di euro, che si configura come una estorsione a carico dei mutuatari che non hanno alcuna possibilità di scelta se vogliono contrarre un mutuo, che per monitorare la gravissima restrizione creditizia, in gergo denominata credit crunch per aiutare le imprese in crisi di liquidità ad uscire dall’impasse". Lo dichiarano in una nota Elio Lannutti di Adusbef e Rosario Trefiletti di Federconsumatori.
"Non è più tollerabile - si legge nel testo -, che il sistema bancario italiano, beneficato di ben 209 miliardi di prestiti da parte della Bce al tasso di favore dell’1% con la “causale” di metterlo in circolazione ed erogarlo ai richiedenti per far ripartire l’economia dopo rigorose istruttorie di meritorietà di credito, trattenga questa ingente massa monetaria, parcheggiandola alla stessa Bce, per evitare di assumere rischi connessi all’attività bancaria. Se i manager bancari non vogliono rischiare, cambino mestiere, ma non è più tollerabile che un Governo di banchieri,che conosce le regole e le migliori prassi dell’attività creditizia, possa sorvolare su uno scandalo che rischia di vanificare qualsiasi barlume di ripresa dell’economia,che si fonda sulle richieste di affidamenti, che in molti casi il sistema bancario non concede più,nonostante una forbice tra le più ampie in assoluto nell’ultimo decennio, che supera 10 punti, tra i costi di raccolta e i tassi richiesti sugli impieghi".
"La Bce - concludono - non può continuare ad elargire ingenti masse monetarie a banche che non prestano denaro ai richiedenti in regola con i principi di solvibilità, e se non vuole rendersi ancora più responsabile della crisi da eccesso di liquidità, cominci a prestare direttamente i soldi alle imprese,al tasso dell’1%, riavviando in tal modo i meccanismi virtuosi ed i cicli economici entrati in recessione".

Lo Schema Ponzi Europeo


Lo Schema Ponzi Europeo (Italia In Testa)
di Funny King - 08/01/2012

Fonte: Rischio Calcolato 

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parapà PONZI PONZI* pà! Allacciate le cinture di sicurezza cari amici di Rischio Calcolato, e abbiate la pazienza di seguire il filo logico di quanto segue, questa volta non sarò breve ma ne varrà la pena.
Questa è una di quelle faccende che quando le capisci, pensi tra te e te: Non è possibile che sia così, non può essere vero. E invece si è proprio vero!
Oggi andiamo in profondità nel mega schema Ponzi inventato da Mario Draghi (qualcuno direbbe eseguito da Mario Draghi..) per far tirare a campare ancora qualche mese la scassata baracca bancaria europea. (indovinate chi paga? scommetto che il sospetto vi viene ancora prima di leggere le conclusioni di questo articolo.).
Cominciamo dall’inizio:
A metà Dicembre, Mario Draghi annunciava che la BCE avrebbe effetuato un operazione di finanziamento straordinario in favore delle banche europee (leggete  questo post per una trattazione dettagliata), in pratica la BCE, attraverso diverse aste si è messa a  finanziare qualsiasi banca europea che si presenti ai suoi sportelli depositando a garanzia un “collaterale” ovvero crediti di bassa qualità allì1% di tasso per un periodo di 36 mesi.
Fino qui tutto bene? Andiamo avanti.
Come noto la prima asta si è svolta lo scorso 21 Dicembre 2011 e sono stati assegnati la bellezza di 486 miliardi di euro in nuovi finanziamenti, va detto che in realtà il nuovo debito creato ammonta a “solo” 211 miliardi in quanto contemporaneamente le banche hanno chiuso altri tipi di finanziamenti meno convenienti che intrattenevano con la BCE.
Facciamo ancora un passettino.
Il finanziamento straordinario della BCE, non si caratterizza solo per un tasso irrisorio, c’è anche la questione dei crediti di bassa qualità accettati come collaterale. Vedete, certi termini non vengono mai usati a caso, quando Draghi 20 giorni fa, parlava di abbassare il livello della qualità del credito accettato dalla BCE per concedere finanziamenti alle banche si riferiva ad una cosa ben precisa e specifica. E qui viene il bello (si fa per dire).
Prima di svelare l’arcano occorre fare un passo indietro.
Vi ricordate questo codicillo pro banche iscritto nella finanziaria del prof. Mario Monti:
Dal Decreto Legge del 6 Dicembre 2011 n. 201 prevede infatti all’articolo 8 comma primo:
Art. 8 – Misure per la stabilità del sistema creditizio
1. Ai sensi della Comunicazione della Commissione europea C(2011)8744 concernente l’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato alle misure di sostegno alle banche nel contesto della crisi finanziaria, il Ministro dell’economia e delle finanze, fino al 30 giugno 2012, è autorizzato a concedere la garanzia dello Stato sulle passività delle banche italiane, con scadenza da tre mesi fino a cinque anni o, a partire dal 1 gennaio 2012, a sette anni per le obbligazioni bancarie garantite di cui all’art. 7-bis della legge 30 aprile 1999, n. 130, e di emissione successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto. Con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, si procede all’eventuale proroga del predetto termine in conformità alla normativa europea in materia. (FONTE)
Attenzione alle date, la norma entra in vigore dal 6 Dicembre 2011, una settimana prima che la BCE a “sorpresa” annunci l’LTRO (il finanziamento al’1% per 36 mesi).
Ok ci siamo? Andiamo avanti!
Da qui in poi ci aiuta un ottimo articolo apparso sul sito del sole 24 ore diMorya Longo datato 21 Dicembre:
Quando oggi la Banca centrale europea aprirà i rubinetti della liquidità, gli istituti di credito italiani potranno giocare jolly nuovi di zecca per «prelevare» denaro a Francoforte: le obbligazioni bancarie garantite dallo Stato previste dalla manovra del Governo Monti. Tutte le banche italiane sono già pronte a calare questo jolly, nella speranza di superare la pesante crisi di liquidità che le sta soffocando da mesi: già oggi, secondo le indiscrezioni raccolte dal «Sole 24 Ore», gli istituti italiani hanno a disposizione qualcosa come 50 miliardi di euro di questi nuovi titoli.
Li hanno già creati. Li hanno pronti all’uso. E li utilizzeranno già oggi per andare dalla Bce: questo significa che gli istituti italiani (dai big come Intesa e UniCredit, ai medi come Veneto Banca, Credito Valtellinese, Iccrea, Popolare di Vicenza e Popolare dell’Emilia) hanno la possibilità di prelevare da Francoforte 50 miliardi in più. E, in futuro, potranno arrivare a 228 miliardi di euro. Ecco la nuova ‘medicina’, artificiale, contro il credit crunch. ….
(……)
Effetti collaterali
Ma gli istituti potrebbero usare i soldi, prelevati dalla Bce anche grazie ai nuovi titoli, per farne altri usi. Non solo per rimborsare i propri titoli in scadenza, ma anche ‐ testimonia un banchiere ‐ «per ricomprare parte del proprio debito sul mercato a prezzi bassi». Ma le banche potrebbero anche fare altro (caldeggiate dalle stesse Autorità): utilizzare i finanziamenti della Bce (all’1%) per comprare BTp (che rendono il 6,5%). Questo avrebbe il merito di abbassare anche i rendimenti dei BTp e di dare un sollievo allo Stato. Ma avrebbe anche l’effetto collaterale di creare un corto circuito spaventoso: lo Stato mette la garanzia sui bond bancari, le banche li usano per finanziarsi in Bce e con i soldi comprano titoli dello stesso Stato. Non serve un genio per vedere, dietro questa «manna», una potenziale bomba.
Per una volta devo dare merito ad un media mainstream, dunque applausi aMorya Longo, ha centrato il punto.
Ma com’è andata in realtà?
da ASCA via Yahoo Finance:
(ASCA) – Roma, 21 dic – Sono 14 le banche italiane che hanno emesso bond con la garanzia dello Stato per un totale di 40,44 miliardi di euro e che da oggi sono in negoziazione. Nel dettaglio Intesa Sanpaolo (Dusseldorf: 575913.DU - notizie) ha emeso bond per 12 miliardi, Mps (BSE: MPSLTD.BO - notizie) 10 miliardi di euro, Unicredit (MDD: UCG.MDD - notizie) 7,5 miliardi, Banco Popolare (Francoforte: A0MWJR - notizie) 3 miliardi, Popolare Vicenza 1,5 miliardi, Carige per 1,3 miliardi, Dexia Crediop 1,05 miliardi, Popolare Sondrio 1 miliardo, Credem 800 milioni, Popolare Emilia Romagna 750 milioni, Iccrea banca Impresa 650, Credito Valtellinese 500 milioni, Iccrea Banca 290 milioni, Banca (Santiago: BANCA.SN - notizie) Etruria (Milano: PEL.MI - notizie) 100 milioni.
E ora l’ultimo tassello dello schema Ponzi (quello che non appare sul S24O): Siete pronti?
Sapete che cosa sono questi fantomatici bond emessi (anzi creati come dice la Longo) con garanzia dello stato? Bene, signore e signori sono dei giroconti! Vi siete chiesti come le banche siano riuscite a piazzare nel volgere di pochi giorni 40,44 miliardi di euro di cartaccia che non vuole più nessuno?
Semplice, questi benedetti bond garantiti dallo stato, se li sono sottoscritti sa soli!!!!!!!!!
Tanto per capirci le banche, hanno emesso bond a varie scadenze, e poi se li sono interamente sottoscritti da soli, dopodiche ci hanno fatto mettere il bollino blu della garanzia statale (costa circa un 1%) infine hanno presentato il tutto alla BCE come collaterale per ottenere nuovi finanziamenti.
Ole, Mr Ponzi! sei un bambino di fronte a questi geni!
Meritoriamente Zerohedge (link)  ieri ha coperto questa storia (i russi non russano) e ci ha regalato la schermata di bloomberg che descrive un paio di questi Ponzi-Bond:
Intesa SanPaolo 3 month Bill
20120103_PT1_0
UniCredit 3 month Bill
20120103_PT2_020120103_PT4_0
Fantastico vero! E ora prepariamoci, perchè non finisce qui, a metà Gennaio 2012 la BCE farà una nuova asta per assegnare ancora un pochino di droga…oooops volevo dire, di debito all’1% alle banche che si presenteranno con nuovi Ponzi Bond da scontare alla cassa.
Siamo seduti su una Santa Barbara di debito e di moneta sempre più inflazionata.
parapà Ponzi Ponzi* pà!!
* (da Wikipedia) Charles Ponzi  (Lugo, 3 marzo 1882 – Rio de Janeiro, 18 gennaio 1949) è stato un truffatore italiano. Immigrò negli Stati Uniti, dove divenne uno dei più grandi truffatori della storia americana.
Tra i molti nomi che adottò per mettere in atto le sue operazioni ci sono Charles Ponei, Charles P. Bianchi, Carl e Carlo. Il suo nome è legato all’espressione “schema di Ponzi” per indicare il meccanismo di truffa che adottò e che ancora oggi è in uso in numerose versioni moderne che fanno uso della posta elettronica…. (la catena di Sant’Antonio)
p.s. e se fallisce una di queste banche, indovinate a chi verranno a chiedere il conto della garanzia?
Fonte: Rischio Calcolato 4 Gennaio 2012

Il bufalo e la locomotiva


Il bufalo e la locomotiva
di Franco Berardi Bifo - 08/01/2012

Fonte: Come Don Chisciotte
  
   
Qualche giorno fa ho letto su un giornale questa dichiarazione di Nichi Vendola:
“IL PD ha dimostrato una grande generosità sostenendo Monti, ma in ogni caso noi non romperemo per questo con Bersani perché la cosa più importante è la prospettiva. Noi non siamo il governo, vogliamo chiudere il berlusconismo con una svolta a sinistra. Monti faccia la sua opera, nel tempo più breve possibile e poi la parola passi alla democrazia.”

Chissà se Nichi Vendola può rendersi conto della bestialità che gli è uscita di bocca. Qui provo ad aiutarlo nella riflessione.

Cosa significa la frase: Monti faccia la sua opera? Traducendo in italiano Vendola ha detto: che Monti si sbrighi a distruggere la vita di milioni di pensionati, lavoratori, insegnanti, studenti, migranti, si sbrighi a spostare un’enorme quantità di risorse dalla società alle casse del ceto finanziario predone, insomma si sbrighi a distruggere la vita civile e a creare le condizioni per un’ondata di rigetto anti-europeo razzista e nazionalista. Poi si ritorni alla democrazia. Per farci cosa? Per decidere il colore con cui dipingere le macerie?
Non si può sospendere la democrazia quando si prendono decisioni importanti per poi riprenderne l’uso quando si tratta di gestirne gli effetti.
La democrazia è stata definitivamente eliminata dalla storia europea nel momento in cui il capo del governo greco, Papandreou, è stato dimissionato perché aveva osato proporre un referendum che sancisse le misure economiche che stanno distruggendo il tessuto civile del suo paese. E’ stata definitivamente seppellita quando la Goldman Sachs ha delegato due suoi funzionari a occuparsi delle province greca e italiana.

Le manovre che Monti sta realizzando sono esattamente quelle che Berlusconi aveva promesso nelle sue lettere d’intenti, preparano una devastazione della società italiana, una recessione di lungo periodo e un conseguente aumento del debito che si pretende di voler sanare. La manovra Monti è del tutto coerente con i processi di impoverimento e imbarbarimento della vita sociale, e la cancellazione dei diritti del lavoro. La cacciata della FIOM, un sindacato che rappresenta un terzo dei lavoratori della FIAT, dal luogo di lavoro è il punto di arrivo dello smantellamento del diritto di organizzazione sindacale e politica che permette ai lavoratori di difendere i loro interessi e la loro vita. Il padronato italiano, incapace di pensare una via d’uscita dal disastro che il liberismo ha provocato, sa immaginare solamente questo: spogliare la società di ogni difesa, sfruttarla ferocemente per permettere alla classe finanziaria di avere ancora qualcosa da rapinare.
Del resto Monti lo aveva detto, nel giorno in cui il suo governo si costituiva: la riforma Gelmini e la rivoluzione Marchionne sono le sue stelle polari.

E’ difficile pensare che la società possa produrre in tempo gli anticorpi per poter contrastare, fermare la devastazione. Mi pare che la trappola è ormai scattata. L’ultimo vertice di Bruxelles ha sancito due cose: la prima ha carattere formale, è una costituzionalizzazione della sudditanza della società alla finanza. Ogni paese europeo è chiamato a inserire urgentemente l’obbligo di pareggio di bilancio nelle Costituzioni nazionali. Una misura sistematicamente restrittiva che corrisponde alla filosofia dell’austerità permanente.
La seconda è la decisione di investire, attraverso un intervento della Banca Centrale Europea, un’ingente quantità di denaro pubblico nel ripianamento del debito accumulato dalle banche. Senza nessuna contropartita, senza nessun impegno, il sistema bancario europeo gode così di una regalia immensa. Il dispositivo di impoverimento e imbarbarimento è ormai in azione, non esistono le condizioni politiche per smontarlo. Il problema è come reagirà la società europea. 

“... tra bufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi: la locomotiva ha la strada segnata, il bufalo può scartare ... “
(Francesco de Gregori)

Dal momento che la logica predatoria si installa in una sfera che non può essere né governata né contrastata dalla volontà politica, l’opposizione sociale appare incapace di contrastare efficacemente la predazione. In quali forme allora la resistenza potrà manifestarsi?
La strategia che sta emergendo spontaneamente – ma che andrebbe elaborata in maniera consapevole ed esplicita - è quella che punta a svuotare il potere della moneta, a far saltare i termini stessi dello scambio economico. E’ la strategia dell’insolvenza.
Non si tratta di intendere la parola dell’insolvenza come rifiuto degli stati nazionali a pagare il debito, come rivendicazione anti-europea o nazionalistica. Non di insolvenza nazionale (default) dobbiamo parlare, ma di insolvenza sociale. Il default nazionale prima o poi avverrà non solo per la Grecia, ma per diversi paesi europei a catena.
Questa tendenza è facile da intravvedere nelle linee di svolgimento della crisi attuale. Depredato delle sue risorse che vengono dirottate verso il sistema bancario, ogni paese entra in una fase recessiva, le popolazioni producono meno e consumano meno. Una conseguenza della recessione è naturalmente l’aumento (non la riduzione) del debito. Di conseguenza il default si fa inevitabile. Quel che è già accaduto in Grecia, dopo la cura recessiva del 2010, si sta ripetendo in Italia in Spagna e presto anche in Francia. Ma il default nazionale non è la soluzione, è parte del problema.

Dobbiamo ragionare invece in termini di insolvenza sociale perché è l’intera società che deve rifiutarsi di riconoscere il vincolo monetario. Stampare denaro sarebbe la cosa migliore da fare, se ne fossimo capaci. Ma sembra sia molto difficile stampare euro (l’euro è stato creato a prova di falsari, fino all’auspicata prova contraria), perciò le comunità debbono cominciare a creare spazi della vita quotidiana – della produzione, dei servizi, dei consumi – che non si sottomettano ( o si sottomettano sempre di meno) al dominio monetario. Le banche del tempo sono un primo esperimento in questa direzione, ma altri, ben più efficaci, occorre inventarne. Batter moneta locale o creare web-money spendibile nella vita quotidiana. Sottrarre spazi crescenti dello scambio di merci e servizi al danaro ufficiale.
Creare servizi di comunità che funzionino secondo un principio interamente o parzialmente extra-monetario.
E anche, naturalmente, costruire azioni di appropriazione di massa, occupazioni di luoghi pubblici e privati, sabotaggio informatico dei programmi di controllo finanziario.

Dobbiamo ragionare sul lungo periodo, perché il secondo decennio del secolo sarà segnato da recessione e Finazismo, per cui si tratta di individuare linee di fuga che permettano la formazione e difesa delle zone autonome che emergeranno. Insolvenza significa inoltre emancipazione dal vincolo semiotico che costringe l’intelligenza collettiva entro un paradigma che ormai funziona soltanto in maniera regressiva. Dal collasso dell’Europa finanziaria può nascere un processo di autorganizzazione del general intellect a livello continentale, un processo di formazione delle condizioni politiche di quella forma post-capitalista della produzione sociale che il collasso del capitalismo finanziario ci chiede con urgenza di pensare.

Franco Berardi Bifo

Lotta all'evasione non sia accanimento

«La lotta all'evasione non sia accanimento»

DOPO CORTINA/1. La protesta contro le “cartelle pazze” di Equitalia
L'analista Mandruzzato: «Distinguere tra i grandi che dribblano il fisco e le imprese tartassate»

08/01/2012

Zoom Foto
La manifestazione contro Equitalia a Treviso. Ieri bis a Verona
VENEZIA
Distinguere i grandi evasori dalle imprese e dai cittadini che arrancano a causa della crisi. È questo il dilemma che anima il dibattito in Veneto. Dopo il maxi blitz dell'agenzia delle entrate a Cortina alla vigilia di Capodanno che ha messo in luce una serie di eclatanti casi di evasione fiscale, il numero uno di Equitalia, Attilio Befera ha chiarito che l'incursione nella Perla delle Dolomiti prelude ad altre missioni degli 007 del fisco in giro per le capitali del lusso del paese. Servono misure forti e pugno di ferro, avverte. Messaggio che una parte del territorio interiorizza come necessario e una parte legge come vessatorio nei confronti di chi le tasse le paga ma si vede "strozzato" da una congiuntura assolutamente sfavorevole.
A farsi portavoce di questo malessere è stato il movimento autonomista 'Veneto Stato' insieme ad esponenti di 'Parlamento veneto' e della storica associazione imprenditoriale anti-fisco Life che hanno inscenato una protesta, quasi teatrale, di fronte alla sede di Equitalia a Treviso (bissata ieri a Verona da Forza Nuova). C'erano tre manichini col cappio al collo, uno striscione a declinare la quinta con su scritto "Strozzini di Stato".
La protesta di 'Veneto Stato' ha messo soprattutto sotto accusa le cosiddette cartelle pazze, documenti esattoriali recapitati da Equitalia in cui i pagamenti risultavano addirittura triplicati. Di fronte a una contrapposizione manichea tra chi vede in Equitalia il male assoluto e nell'evasione l'unico modo per mettersi al riparo da uno Stato che impone una tassazione eccessiva, c'è chi invoca un atteggiamento di riflessione. «Cominciamo col dire che Equitalia non può essere accusata del reato di usura - attacca Gianni Mandruzzato analista finanziario padovano da tempo a fianco dei cittadini e delle imprese insieme a Federcontribuenti -. C'è da dire, però, che la stessa Equitalia dovrebbe rispettare i limiti previsti dalla legge anti-usura: la 108 del 1996. In sintesi, il tasso soglia da applicare in caso di mora non può superare una certa percentuale».
«È evidente - prosegue - che ci sono casi di cartelle pazze che arrivano anche a triplicare il valore complessivo. Contro questi meccanismi stiamo conducendo una battaglia seria. Detto ciò, Equitalia è autorizzata dalla legge a operare come sta facendo, ma e non è autorizzata a superare i limiti prescritti dalla legge 108. Insomma, un conto è dare la caccia ai grandi evasori a Cortina e un conto è mettere in difficoltà i piccoli imprenditori che già sono appesantiti da una pesanti crisi generale».A.B.