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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

sabato 22 settembre 2012

L'esportazione del DEMOCRAZISMO


Centralismo democratico
di Francesco Mario Agnoli - 21/09/2012
Fonte: Arianna Editrice 
Chissà se qualcuno ricorda che ai tempi dell'URSS  vigeva non solo all'interno, ma per tutti  i  paesi del blocco sovietico  il centralismo democratico, che, nella sua versione da esportazione, comportava  per gli Stati satelliti una limitazione di sovranità e autorizzava l'URSS ad intervenire  militarmente nei  paesi nei quali la reazione mettesse in pericolo il  regime socialista. Fu in nome del centralismo democratico che le truppe di  Mosca intervennero a ristabilire l'ordine prima in Ungheria poi in Cecoslovacchia. Il “mondo libero”, come allora si diceva (esistevano con questo nome anche un giornalino e, se ben ricordo, una trasmittente radiofonica) s'indignò terribilmente per gli interventi a Budapest e a Praga e tutti noi, che non eravamo comunisti,  ne traemmo  ulteriori  conferme  sia dell'essenza antidemocratica del comunismo sia  della natura sostanzialmente coloniale del dominio esercitato dall'URSS sui paesi satelliti. Ci sentimmo anche molto grati nei confronti degli USA,  lo Stato capofila del  mondo libero, che mai si sarebbe sognato di avanzare  simili pretese.
    A oltre   vent'anni di distanza  dalla fine dell'URSS (cinquantasei dall'invasione dell'Ungheria e quarantaquattro da quella della Cecoslovacchia) tutto è cambiato.  Che non esiste più l'URSS tutti lo sanno, ma fino a ieri l'altro forse non tutti sapevano che non esiste più nemmeno il mondo libero
    A seguito  dell'uccisione in Libia dell'ambasciatore Usa  e  di altri tre dipendenti dell'ambasciata americana, Obama ha annunciato  (ma forse anche già effettuato) l'invio nella stessa Libia, nello Yemen e nel Sudan e, forse, in Tunisia e  altrove se  le proteste contro l'America si estenderanno, di marines e di droni   non solo per proteggere le proprie ambasciate e i consolati, ma per punire  i colpevoli (esecutori e mandanti) cioè per ucciderli dal momento che i droni (aerei senza pilota per la caccia all'uomo) servono solo per uccidere, come ben sanno afgani e pachistani.
    Il termine centralismo democratico è del tutto demodé, ma esistono ancora, eccome, i paesi a sovranità limitata. Solo che si sono trasferiti dallo scomparso blocco sovietico  al mondo libero.
      Cosa ne pensi il governicchio libico non si sa. Lo Yemen e il Sudan,  evidentemente illusi di essere ancora Stati sovrani, hanno fatto sapere  di non volere  truppe straniere sul loro territorio, ma certamente dovranno fare di necessità virtù, come allora fecero Budapest e Praga.
    Stranamente quanti allora s'indignarono  per  gli interventi sovietici (in genere non più giovanissimi, ma comunque  in gran numero tuttora vivi e vegeti), e tanto meno i loro eredi e successori, non hanno obiettato alcunché e anzi hanno mostrato la massima solidarietà e comprensione per la decisione  di Obama  di  inviare  truppe e di punire i colpevoli.
      Gli unici ai quali non si può obiettare nulla sono gli ex-comunisti che ai tempi di Budapest e Praga non solo non criticarono, ma lodarono  l'intervento sovietico.  Fra loro il presidente Giorgio Napolitano che, allora trentunenne, criticando il suo compagno di partito on. Giolitti  espresse l'opinione (già autorevole) che l'intervento dell'URSS in Ungheria avesse “contribuito in maniera decisiva a salvare la pasce nel mondo”.
    E' vero che un'invasione di carri armati è  ben più spettacolare e, nelle apparenze, ben più minacciosa  dell'invio di  qualche drone, tuttavia  è difficile pensare che la punizione ad ogni costo e con violazione di ogni regola di chi ha ucciso   quattro americani  per quanto importanti sia indispensabile per salvare la pace nel mondo. Soprattutto se si tratta di un Medio Oriente nel quale negli ultimi anni gli interventi, diretti e indiretti, del cosiddetto Occidente (ex mondo libero) hanno causato lo sterminio  di centinaia di migliaia di esseri umani e ancora oggi offrono ogni giorno (in Siria) decine di vittime al Moloch dell'esportazione della democrazia.