-

-
La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

giovedì 6 febbraio 2014

TUTTI I DECRETI SALVABANCHE CANCELLATI DALLA CONSULTA


TUTTI I DECRETI SALVABANCHE, APPROVATI DAL 1999, DA GOVERNI CAMERIERI DEI BANCHIERI SONO STATI CANCELLATI DA QUEL GIUDICE A BERLINO: LA CONSULTA !

Anche il decreto 133/2013 (ennesimo ‘Salva-banche’), che scippa 7,5 miliardi di euro da un Ente pubblico, utilizzando la partita di giro (o raggiro) delle riserve ordinarie e straordinarie di Bankitalia, per rafforzare il patrimonio di banche ed assicurazioni private, potrebbe finire davanti la Corte Costituzionale. Adusbef e Federconsumatori, hanno dato mandato ai loro legali ed esperti giuristi che hanno maturato una notevole esperienza nelle eccezioni di incostituzionalità dei “decreti-salvabanche”, tutti approvati dai Governi di turno a partire dal 1999, finiti davanti alla Consulta e tutti cancellati per eccesso di delega, decretazione di urgenza, evidente violazioni delle norme costituzionali.

1) il D.L. 133/2013 ha sostanzialmente privato i cittadini anche della sovranità economica nonché della quota parte spettante a ciascun italiano delle riserve auree DETENUTE, oggi senza più alcun titolo, dalla Banca d’Italia e di fatto cedute ad istituti e banche private, italiane e non;

2) il D.L. 133/2013 eliminato qualsiasi potere di veto del Governo e del Ministero del Tesoro sulle decisioni assunte dalla Banca d'Italia, che unitamente alla possibilità di acquisto da parte di soggetti stranieri, ha definitivamente privato il popolo italiano della possibilità di riacquistare la propria sovranità monetaria, che, con l'ingresso dellItalia nel SEBC, è stato attualmente affidato alla gestione della BCE;

3) che detto decreto legge è stato approvato violando la Costituzione (art 47 e 77 Cost.) e soprattutto violando la buona fede dei cittadini ai quali è stata tolta la proprietà di un bene che gli appartiene dalla nascita in quanto cittadini italiani;

4) che l’assemblea degli azionisti della Banca d’Italia ha già deliberato a porte chiuse il suddetto aumento di capitale in data 23 dicembre 2013, cioè prima dell'approvazione del D.L. 133/2013, con possibile abuso del proprio potere;

5) che tutto ciò viola lo Statuto della Banca d’Italia che prevedeva la secca esclusione della partecipazione “privata” al capitale dall’art 20 R.D. 375/1936, espressamente abrogato, invece, dal decreto in parola;

6) che pur di ottenere l'approvazione forzata del D.L. 133/2013, è stato utilizzato lo strumento della "ghigliottina", ma che non è previsto dal Regolamento della Camera se non come "interpretazione" e che non era mai stata utilizzata in tutta la storia della Repubblica Italiana.

Corte Conti: “S&P’s risarcisca 234 mld”

Corte Conti: “S&P’s non considerò il patrimonio artistico, risarcisca 234 mld”




ROMA – Corte Conti: “S&P’s non considerò il patrimonio artistico, risarcisca 234 mld”. La Corte dei Conti ha citato in giudizio Standard’s & Poor’s e le altre due importanti agenzie di rating Moody’s e Fitch: l’accusa è che nel 2011, quando abbassarono il rating sul debito italiano a livelli quasi da junk- bond (titolo spazzatura) senza considerare l’enorme patrimonio artistico nella ricchezza del Paese.
Un errore, secondo i magistrati contabili: il giudizio delle agenzie valuta l’affidabilità creditizia della nazione, la sua capacità a sostenere i debiti, non aver compreso e quantificato la ricchezza dei tesori artistici, materiale e immateriale (dai monumenti alle opere d’arte fino ai film come la Dolce Vita) ha contribuito al declassamento. Per questo la Corte dei Conti ha chiesto un risarcimento “monstre” alle agenzie, 234 miliardi di euro.
S&P’s ha definito la causa “non seria e senza merito”. Anche Moody’s liquida l’azione dei magistrati italiani come immotivata. Fitch, più conciliante, assicura che collaborerà con la Corte che annuncerà formalmente la causa il prossimo 19 febbraio. Notano, fra l’altro, le agenzie, come la Corte dei Conti non abbia titolo e non sia legittimata a giudicarle visto che il suo ruolo è quello di valutare l’operato e la responsabilità dei dipendenti pubblici e non anche di una entità esterna come un’agenzia di rating.
Non è la prima volta che magistrati italiani tentano di mettere sotto accusa le agenzie di rating, il cui giudizio, ricordiamo, fece innalzare lo spread sopra i livelli di guardia portò alla crisi del governo Berlusconi e alla sostanziale messa sotto tutela del Paese. La Procura di Trani ha chiesto il rinvio a giudizio di nove tra dirigenti e funzionari di S&P e di Fitch (archiviata la sola posizione di Moody’s) per manipolazione del mercato continuata e pluriaggravata in quanto “attraverso artifici a carattere informativo fornivano intenzionalmente ai mercati finanziari un’informazione distorta in merito all’affidabilità creditizia italiana e alle iniziative di rilancio economico adottate dal governo italiano, per disincentivare l’acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne così il valore”.
In giornata, è arrivata una nota di precisazione della Corte dei Conti: l’azione della Corte dei Conti nei confronti delle agenzie di rating è stata aperta dal Procuratore Regionale del Lazio ed è solo “in fase istruttoria” e che potrebbe finire tutto con un’archiviazione. E’ pertanto del tutto “prematura” qualsiasi quantificazione di eventuali risarcimenti.