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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

sabato 29 agosto 2015

Zagrebelsky attacca la sovranità dei redditieri

Zagrebelsky, ex Corte Costituzionale: “se oggi diciamo che lo Stato può fallire è perché la sovranità è venuta a mancare”

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Finalmente anche ex Giudici della Corte Costituzionale, anzi addirittura un ex Presidente della stessa, cominciano a dire le cose come stanno e senza inutili giri di parole. Non può che far piacere che Gustavo Zagrebelsky affermi con decisione concetti che sono nostri da molti anni.
Finalmente un Magistrato della Consulta ha il coraggio di dire che gli Stati sovrani non possono fallire e che oggi, se ciò accade, è perché lo Stato ha abdicato al suo ruolo cedendo la sua prerogativa fondamentale: la sovranità monetaria. Un’affermazione che andrebbe tenuta in debita considerazione dalle Procure della Repubblica che incredibilmente non vedono reati nello smantellamento dell’Italia come Stato sovrano ed indipendente.
Le parole di Zagrebelsky sono anche uno schiaffo al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che, benché giurista ed ex Corte Costituzionale, non usa il suo potere istituzionale per dire le medesime verità che ben difficilmente potrebbe omettere per mera ignoranza. 
Ma trascriviamo le splendide parole di Zagrebelsky a cui va la stima di tutti coloro che credono ancora nella libertà e nel riscatto della democrazia costituzionale:
Si parla di fallimento dello Stato come di cosa ovvia.
Oggi, è “quasi” toccato ai Greci, domani chissà. È un concetto sconvolgente, che contraddice le categorie del diritto pubblico formatesi intorno all’idea dello Stato. Esso poteva contrarre debiti che doveva onorare. Ma poteva farlo secondo la sostenibilità dei suoi conti. Non era un contraente come tutti gli altri. Incorreva, sì, in crisi finanziarie che lo mettevano in difficoltà. Ma aveva, per definizione, il diritto all’ultima parola. Poteva, ad esempio, aumentare il prelievo fiscale, ridurre o “consolidare” il debito, oppure stampare carta moneta: la zecca era organo vitale dello Stato, tanto quanto l’esercito. Come tutte le costruzioni umane, anche questa poteva disintegrarsi e venire alla fine. Era il “dio in terra”, ma pur sempre un “dio mortale”, secondo l’espressione di Thomas Hobbes. Tuttavia, le ragioni della sua morte erano tutte di diritto pubblico: lotte intestine, o sconfitte in guerra. Non erano ragioni di diritto commerciale, cioè di diritto privato.
Se oggi diciamo che lo Stato può fallire, è perché il suo attributo fondamentale — la sovranità — è venuto a mancare. Di fronte a lui si erge un potere che non solo lo può condizionare, ma lo può spodestare. Lo Stato china la testa di fronte a una nuova sovranità, la sovranità dei creditori“.
Esattamente come è per le società commerciali. I creditori esigono il pagamento dei loro crediti e, se il debitore è insolvente, possono aggredire lui e quello che resta del suo patrimonio e spartirselo tra loro”.
La menomazione dell’indipendenza e della sovranità è reato… Chissà se dopo le parole di Zagrebelsky qualcuno alla Procura di Roma inizierà a pensarci…

Consumatori: “Commissariare Bankitalia”

Interessi sugli interessi, consumatori: “Commissariare Bankitalia”

Interessi sugli interessi, consumatori: “Commissariare Bankitalia”
Lobby
 
Nuovi attacchi alla proposta che via Nazionale ha concordato con il Tesoro, di reintrodurre l'anatocismo bancario. Adusbef e Federconsumatori: "Abuso di potere e concorso in usura"
Di ora in ora si moltiplicano le critiche alla proposta di Bankitalia sull’anatocismo (il calcolo, vietato per legge, degli interessi sugli interessi) e si preannunciano anche iniziative giudiziarie nei confronti dell’istituto guidato da Ignazio Visco. Ai rilievi molto pesanti avanzati da Unimpresa che ha parlato di un “intervento vergognoso” con cui “viene clamorosamente aggirata una legge dello Stato oltre che calpestate numerose pronunce giurisprudenziali”, si uniscono anche Adusbef e Federconsumatori che, con un comunicato durissimo, chiedono il commissariamento di Banca d’Italia e preannunciano una denuncia penale nei confronti dell’istituto centrale per concorso nel reato di usura ed abuso di potere.
Nell’occhio del ciclone c’è la norma che Banca d’Italia, in accordo con il ministero del Tesoro, intende proporre al Cicr (Comitato interministeriale per il credito e il risparmio) che reintroduce di fatto la capitalizzazione degli interessi vietata dalla legge: un regalo che per le banche vale circa 2 miliardi di euro. In questi anni, ricordano Adusbef e Federconsumatori, la Banca d’Italia è intervenuta illegittimamente con sue circolari per rendere sostanzialmente inapplicabile la legge sull’usura espungendo ad esempio la commissione di massimo scoperto ai fini del calcolo della soglia ed è stata sconfessata dalla Corte di Cassazione che non solo ha stabilito che la commissione dovesse rientrare nel calcolo, ma ha anche sottolineato come “le circolari o direttive, ove illegittime e in violazione di legge, non hanno efficacia vincolante per gli istituti di credito”.
Ora l’intervento a gamba tesa sull’anatocismo bancario, che – come la legge sull’usura – ha avuto un iter piuttosto travagliato, ma che dal 2013, con la riformulazione dell’articolo 120 del Testo unico bancario, è vietato a tutti gli effetti e senza possibili fraintendimenti, anche se manca appunto la delibera del Cicr per renderla operativa a tutti gli effetti. E così le banche hanno continuato e continuano a calcolare gli interessi sugli interessi, gli utenti sono costretti a rivolgersi ai tribunali (che condannano le banche, come da ultimo è successo alla Cassa di risparmio di Ascoli Piceno) e la Banca d’Italia, anziché intervenire a tutela del pubblico risparmio, propone ancora una volta il colpo di spugna. Come? Stabilendo una deroga: secondo la proposta di Via Nazionale gli interessi verrebbero calcolati su base annua, ma andrebbero obbligatoriamente liquidati entro 60 giorni dalla ricezione dell’estratto conto di fine anno (o di chiusura del rapporto).
Qualora l’utente non si trovi nelle condizioni di poterli liquidare (perché ha il conto in rosso), sarebbe possibile di mutuo accordo tra cliente e banca utilizzare il fido per estinguere il debito da interessi. Ed è proprio in questo modo che su conti correnti e carte di credito viene reintrodotto l’anatocismo perché – come si legge nello stesso documento di Via Nazionale – si avrebbe appunto una “conseguente produzione di interessi su quanto utilizzato per estinguere il debito da interessi”. Un meccanismo perverso che negli anni della crisi ha contribuito a strozzare tante famiglie e imprese e contro il quale si prepara una mobilitazione compatta di associazioni, imprenditori e cittadini.