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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

mercoledì 30 settembre 2015

Fondo offshore per BpVi, advisor é Treu


Fondo offshore per BpVi, advisor é Treu 


http://www.vvox.it/2015/09/29/fondo-offshore-per-bpvi-advisor-e-treu/

Il vicentino ex ministro del Lavoro è il consulente del lussemburghese Optimum, una delle società in cui la Popolare vicentina ha investito in tutto 350 milioni

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Sulle azioni BpVi con garanzia di riacquisto – secondo l’indagine in corso, un affaraccio d’aggiotaggio che vede cinquanta soci coperti da lettere di garanzia ergersi sopra 117 mila soci figli di un dio minore – la vicentinità non è data solo dal nome di Vicenza della Banca Popolare con 300 milioni di apposito fondo per i “furbetti della letterina” (a fronte di un ultimo aumento di capitale di 974 milioni di euro). C’é un altro nome che imprime un marchio tutto berico a questa specie di assicurazione privilegiata. Ed è un nome di persona. Molto famosa.
Prima di svelarvelo, ricapitoliamo la vicenda. Secondo i sostituti procuratori Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi della Procura di Vicenza, fra i beneficiari dell’impegno scritto di ricomprare le azioni finanziate con soldi della banca ci sono tre fondi d’investimento esteri: Athena Capital Fund, Optimum Multistrategy I e Optimum Multistrategy II. Questi ultimi due avrebbero come cliente pressocché unico la banca vicentina e farebbero capo alla società Optimum Asset Management, con base in Lussemburgo. Il cui amministratore delegato é Alberto Matta, considerato molto vicino al candidato sindaco di Roma Alfio Marchini (la cui azienda Imvest figurerebbe nell’elenco delle missive), e in cui, secondo l’Espresso, sarebbe coinvolto Girolamo Stabile, vicepresidente della holding romana Methorios che ha effettuato diverse operazioni con la Popolare di Vicenza. La BpVi avrebbe riempito i forzieri di questi fondi per un valore totale di 350 milioni così ripartiti: a fine 2012, 100 milioni nel fondo Optimum Multistrategy I; sempre a fine di quell’anno, 100 milioni in Athena Capital Fund; nell’agosto del 2013, 150 milioni in Optimum Multistrategy II. E’ oltre la metà di tutto quanto la Popolare berica ha investito in fondi di ogni tipo. Interessante come i 350 milioni complessivi concentrati in tali fondi quasi sia sovrapponibile ai 300 milioni per garantire il gruppo di “iper-garantiti”.
Dando un’occhiata al management di Optimum, si scopre che il “senior advisor” (il consulente “anziano”) è Tiziano Treu. Compagno di scuola di Romano Prodi, passato alla storia come ministro del Lavoro per il “pacchetto” di leggi sulla flessiblità che nel 1997 anticiparono dal centrosinistra la centrodestrorsa Legge Biagi-Maroni del 2001, più volte parlamentare, di recente commissario dell’Inps, Treu è un vicentino purosangue, classe 1939. E guarda un po’ dove lo trovi: nella società offshore legata a doppio filo alla Banca Popolare di Vicenza. Il richiamo del famoso “territorio”?

BPVi: anche i ricchi piangono


BPVi: anche i ricchi piangono
di Alessandro Ballardin, 30 settembre 2015

Ah bei tempi andati... Sembra un secolo e invece sono passati scarsi due lustri. Era il 2007 quando la gloriosa Banca Popolare di Vicenza era oggetto del contendere in una lotta tutta interna all'Assindustria berica. In quell'assemblea (che poi ebbe anche strascichi giudiziari tutt'ora in corso) si fronteggiarono due cordate. Il segnale di inizio ostilità lo diede don Nicola Amenduni, (così, con deferente rispetto, viene chiamato il patron delle Acciaierie Valbruna in città) dimettendosi dalla presidenza del collegio dei probiviri della BPVi. Fu un colpo basso a Gianni Zonin e alla sua credibilità che veniva implicitamente accusato di una gestione troppo personalizzata dell'istituto di credito berico. La cronaca del tempo racconta che alla richiesta della famiglia Amenduni forte del 2 per cento posseduto nella Banca Popolare di Vicenza di avere un posto in CDA ottene come tutta risposta il «no» di Zonin. Di qui la reazione stizzita culminata con le dimissioni del patron della Valbruna. A coloro che non abitano all'ombra dei berici vale la pena ricordare che da queste parti vige una legge non scritta, ma rispettata da tutti: "fai quello che vuoi, purché non si sappia in giro". Facile dunque inferire come la provocazione della famiglia Amenduni abbia provocato uno sconquasso generale nelle sempre ovattate stanze del potere vicentino. Ora sarebbe semplicistico ricondurre tutto ad una battaglia interna per il controllo della BPVi perché il tutto deve essere inserito in un quadro almeno regionale a cominciare dall'impasse determinatasi all'interno della stessa Assindustria Vicenza incapace di eleggere il successore di Calearo. Di certo una bella grana per l'organizzazione di categoria, va ricordato, tra le più potenti d'Italia. C'era poi a Verona la questione del buco di Banca Italease, a Padova l'arrivo di MPS attraverso l'operazione Antonveneta, a Venezia si litigava un giorno sì e l'altro anche, sulla nomina del DG di Veneto Sviluppo che è la finanziaria della Regione Veneto. In scadenza di mandato anche la presidente dell' Autostrada Padova-Brescia ed ex presidente della Provincia di Vicenza, la leghista Manuela Dal Lago, che era in lotta fratricida con l'ex socialista e allora eurodeputata di Forza Italia, Amalia Sartori per la corsa a sindaco del capoluogo berico. Alla fine fu scelta quest'ultima e vinse il "terzo incomodo" Variati. Insomma un bel guazzabuglio. 
Le recenti notizie di cronaca e le indagini della magistratura sulla BPVi ci porterebbero a pensare che oggi sicuramente non ci sarebbe tutta questa "fregola" per un posto al sole nel CDA della banca. L'istituto che negli ultimi due anni, per usare un eufemismo, ha prodotto bilanci non proprio floridi, sembra ormai destinato ad essere acquisito. Chi va a dire in giro che tutto quello che sta accadendo sia il "redde rationem" nei confronti di Zonin da parte dell'azionariato di minoranza, si sbaglia di grosso.
Innanzitutto perché il primo danno immediato della faida sarebbe una ulteriore svalutazione del valore delle azioni da loro possedute e si sa che non solo gli Amenduni, ma un po' tutta l'imprenditoria vicentina è più o meno impegnata finanziariamente nell'istituto. Ora, siccome come dice un vecchio adagio: "la parte più sensibile del corpo umano è il portafoglio" è razionalmente sensato prima di andare in guerra chiedersi "qui prodest"?

Se andiamo a guardare chi tra vicentini e veneti siano i maggiori possessori di azioni emerge questo quadro al dicembre 2014.

fonte: gli articoli di Alessio Mannino pubblicati sul magazine online VVox


Maria Gresele, moglie di Nicola Amenduni per un equivalente di quasi 90 milioni di euro 1,6% delle azioni,
Silvano Ravazzolo, quasi 88 milioni di euro 1,5% delle azioni della Confrav 
Giuseppe Dalla Rovere, 63 milioni di euro (1,08%)
Cattolica Assicurazidi cui la BpVi è primo azionista con il 15%), che detiene 54 milioni con lo 0,9%,
Assicurazioni Generali (48 milioni, ovvero lo 0,8%)
In decima posizione Luca Morato, della Morato Pane, con più di 36 milioni di euro e lo 0,6%
Fondazione Roi (presieduta da Gianni Zonin) 29 milioni di euro circa, attorno allo 0,5%
Luca Ferrarini: 29 milioni di euro circa, attorno allo 0,5%
René Caovilla (scarpe femminili d’alta moda) si posiziona quattordicesimo con 25 milioni di euro (0,4%), 
Il fondo giapponese Nomura (24,5 milioni) (0,4%)
Famiglia Zonin e le imprese ad essa riconducibili detenevano circa 21 milioni di euro (0,3%). 
Elio Marioni della Askoll (5,7 milioni, lo 0,09%)
Rino Mastrotto (3,5 milioni, lo 0,06%)
Maltauro (3,5 milioni)
Lumar Srl, Luca Marzotto (3,3 milioni, lo 0,5%)
Il vicepresidente della banca, Andrea Monorchio, presiede anche la Micoperi Srl, impresa che possiede 6 milioni di euro, lo 0,1 per cento.

I valori attuali di possesso delle azioni potrebbero aver subito delle variazioni. I sopraccitati possessori, infatti, avrebbero potuto teoricamente vendere le proprie quote. Ma il dubbio riguarda un altro “se”: quanti, e per quanto, abbiano sottoscritto gli aumenti di capitale degli ultimi due anni. Magari a debito.

Resta indubbio che a situazione invariata la svalutazione del prezzo delle azioni da 62,50 € a 48,00 €/az. ha prodotto una perdita (virtuale) del 23% sul controvalore il che rende poco verosimile addurre alla volontà di indebolire Zonin tutto quello che sta accadendo e che le cronache riportano con dovizia di particolari.

In secondo luogo c'è la questione del credito: in questi anni di crisi gli unici istituti che, in contro tendenza rispetto ai "big players" del mercato del credito, hanno allargato i cordoni della borsa sono state proprio le popolari e le casse rurali. Secondo voi vale la pena farsi scippare un istituto che, al di la delle responsabilità civili e penali sulle presunte scorrettezze perpetrate dai vertici dell'istituto e su cui sta indagando il pm Luigi Salvadori, in questi anni di vacche magre è sempre rimasto saldamente legato al territorio sostenendo imprese e famiglie quando nessuno lo faceva?
Cosa c'è veramente dietro questa operazione? Quali azioni è opportuno che intraprendano gli azionisti, soprattutto ex dipendenti che hanno investito risparmi e parte delle liquidazioni per tutelarsi? Ma poi siamo sicuri che la BPVi e con lei tutte le banche italiane, abbiano bilanci che dal punto di vista dei risultati siano così striminziti?
A queste e a altre domande proveremo dare risposta nei prossimi articoli.


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J.K.Galbraith Capire come funziona l'economia significa capire la parte maggiore della nostra vita