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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

giovedì 2 giugno 2016

Lectio magistralis di Paolo Maddalena




Da Wikipedia:
 
Paolo Maddalena (Napoli, 27 marzo 1936) è un giurista e magistrato italiano, che ha ricoperto l'incarico di giudice costituzionale.
Dopo una lunga carriera nella quale ha coniugato l'attività di studio e ricerca nei settori del diritto romano, diritto amministrativo e costituzionale e diritto ambientale con le funzioni di magistrato, culminate con la nomina alle funzioni di presidente di sezione della Corte dei conti, il 17 luglio 2002 è stato eletto alla Corte costituzionale nella quota riservata alla magistratura contabile. Ha assunto le sue funzioni dopo aver giurato il 30 luglio dello stesso anno. Successivamente, il 10 dicembre 2010 è stato nominato vicepresidente della Corte dal neo-eletto presidente Ugo De Siervo, carica nella quale è stato riconfermato il 6 giugno 2011 dal neo-eletto presidente Alfonso Quaranta. Tra il 30 aprile 2011 e il 6 giugno dello stesso anno ha svolto le funzioni di presidente della Corte. Il suo mandato è giunto a termine il 30 luglio 2011.

Veneto Banca, quei regali di Consoli al presidente del Tribunale...

Veneto Banca, quei regali dell’ex numero uno Consoli al presidente del Tribunale. Che ora è nel board

Il vicepresidente dell’istituto di Montebelluna respinge le accuse: è una bufala, un’aggressione. Al magistrato l’allora amministratore delegato di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, avrebbe regalato una bici da 5.500 euro e un orologio da 11 mila

L’assemblea 2015 di Veneto Banca in una foto d’archivio (Lapresse) L’assemblea 2015 di Veneto Banca in una foto d’archivio (Lapresse)
«Indipendenza di giudizio dei nuovi consiglieri d’amministrazione» di Veneto Banca, «e completa assenza di legami con le passate carenze gestionali» dell’era Vincenzo Consoli: è quanto la Banca centrale europea (Bce) aveva chiesto nella
Stefano Ambrosini, presidente di Veneto Banca
Stefano Ambrosini, presidente di Veneto Banca
lettera del 3 maggio. Ed è quanto (con l’aumento di capitale da 1 miliardo e la quotazione in Borsa) il 13 maggio Francoforte si era vista assicurare dalla visita dei protagonisti del «ribaltone» dell’assemblea al PalaMarghera del 5 maggio: quella che alla presidenza di Montebelluna ha portato (primo non veneto nella storia dell’istituto) l’avvocato torinese Stefano Ambrosini, alla vicepresidenza l’ex presidente del Tribunale di Treviso e fondatore dell’associazione Azionisti di Veneto Banca (12% circa del capitale), Giovanni Schiavon, e alla presidenza del comitato esecutivo l’economista renziana Carlotta De Franceschi.
Giovanni Schiavon, vicepresidente di Veneto Banca ed ex presidente del Tribunale di Treviso (Balanza)
Giovanni Schiavon, vicepresidente di Veneto Banca ed ex presidente del Tribunale di Treviso (Balanza)
Ma su questa «completa assenza di legami» con la gestione Consoli emerge ora dal passato una possibile controindicazione riguardante l’attuale vicepresidente: quando Schiavon era ancora presidente del Tribunale di Treviso competente sull’istituto di credito, Consoli gli ha destinato in regalo, con soldi e personale e consegne della banca, una bicicletta mountain-bike «Cannondale» da 5.500 euro nell’estate 2009, e un orologio in oro bianco «Vacheron Costantin» da 11.000 euro nell’autunno 2010. Testimoni e appunti manoscritti riconducono gli ordini a Consoli, e le due consegne alla casa del magistrato. E dentro la banca, parlando con propri funzionari, Consoli aveva motivato l’orologio d’oro come un regalo per una persona «molto vicina alla banca» e che «le stava dando una grande mano». Trattandosi ora del nuovo vicepresidente della banca, e all’epoca del presidente del Tribunale di Treviso (dove peraltro per il comandante provinciale della GdF la gestione Consoli, stando a una perquisizione in banca, aveva pronta la proposta di un contratto da 160.000 euro in vista della sua uscita dal Corpo), è evidente la delicatezza della questione. «È una bufala, uno squallore, un’aggressione premeditata e concepita già prima dell’assemblea, io so da chi ma per ora non lo dico», replica Schiavon interpellato ieri sera dal Corriere: «Più volte sono stato richiesto dalla banca di fare conferenze ai suoi dirigenti in materia fallimentare, e non ho mai chiesto una lira di compenso. Probabilmente la banca si è sentita in dovere con me». In che senso probabilmente? Prescindendo dall’eventuale motivo, ha ricevuto o no orologio e bici di quel valore? «Non ritengo di rispondere a queste domande da interrogatorio, tra sì e no c’è tutta una gamma di situazioni».
Un decennio fa Schiavon era stato il capo degli ispettori del ministro della Giustizia leghista Roberto Castelli, il quale nel maggio 2005 lo aveva dimissionato quando sotto l’appello di 150 giuristi contro una riforma della bancarotta era comparsa la firma del magistrato, a detta del quale invece la cacciata era dettata «in realtà dalla lobby che vuole insabbiare gli scandali dei giudici» fallimentari a Roma e Milano.
Nel maggio 2012, poco prima di andare in pensione, Schiavon aveva subìto un processo disciplinare dal Csm, che lo aveva condannato con la sanzione dell’«ammonimento» per aver violato le predefinite tabelle di sostituzione quando in cinque udienze fallimentari (una delle quali su un gruppo trevigiano difeso da uno studio legale col quale collaborava il figlio) come presidente del collegio aveva preso il posto di un giudice in precedenza astenutosi.
27 maggio 2016 (modifica il 28 maggio 2016 | 10:15)