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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

sabato 15 luglio 2017

GALLONI SULL’ARTICOLO DI SABA SULLA NUOVA GENERAZIONE DI MONETE

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NINO GALLONI INTERVIENE SULL’ARTICOLO DI MARCO SABA SULLA NUOVA GENERAZIONE DI MONETE VIRTUALI

https://scenarieconomici.it/nino-galloni-interviene-sullarticolo-di-marco-saba-sulla-nuova-generazione-di-monete-virtuali/

 

Se non conoscessi e non frequentassi Marco Saba da più di un decennio, penserei che, dietro il citato articolo, si nasconda quanto di meglio e di terribile potrebbero proporre i Rothschild o quelli sopra i Rothschild! Invece so che è tutta farina del suo sacco.
Marco Saba è un genio, è sempre stato un genio, ma ciò non significa che abbia ragione in tutto.
Personalmente condivido ed apprezzo quanto ha scritto dal punto 2 in giù (leggere per credere), ma dissento su un aspetto – importante – della premessa o punto 1: le banche, sì, creano moneta (scritturale e virtuale), ma il processo non finisce lì.
EquaCoin: la nuova generazione delle monete virtuali di Marco Saba
Se non ci fosse il descritto passaggio creativo o credito moderno, l’umanità sarebbe rimasta agli usurai; così, invece, si è finanziato uno sviluppo che ha portato (anche qui, virtualmente, ma non solo) l’umanità – per la prima volta dopo millenni – fuori dalla scarsità (e lo stesso capitalismo avrebbe trovato ostacoli per il suo divenire). Tuttavia, la moneta creata all’inizio del processo produttivo, deve confermarsi come reddito e come moneta effettiva a un certo punto (quando si paga il lavoro): la recente evoluzione (carte di credito, ecc.) ha dissimulato tale circostanza, ma la sostanza non cambia.
Il contributo del credito moderno e delle banche allo sviluppo è stato (e dovrebbe essere) quello di ovviare alla carenza (e alla non necessità) di mezzi monetari accumulati, risparmiati o presenti al momento dell’inizio del ciclo produttivo. Che, poi, le banche vadano oltre – anche grazie a taluni meccanismi che Saba descrive – è patologia che porta a crisi e problematiche…
Dixi et salvavi animam meam!

Nino Galloni

venerdì 7 luglio 2017

Il signoraggio e la Costituzione della Tricolonia Italia

Il signoraggio e la Costituzione della tricolonia Italia
di Marco Saba, 7 luglio 2017

Costituzione art. 45, estratto:

"Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio [cfr. art. 81], di amnistia e di indulto , di autorizzazione a ratificare trattati internazionali [cfr. art. 80].
 
Wikipedia:
 (..)L'attuale condizione di segretezza in cui permangono numerosi trattati e accordi internazionali stipulati dallo Stato italiano, risulta incompatibile con la disciplina costituzionale e, in particolare, con gli articoli 80 e 87 della Costituzione, che prevedono la ratifica del Capo dello Stato, previa autorizzazione del Parlamento con legge, di diverse tipologie di trattati, tra i quali quelli di natura politica e quelli che comportano modificazioni di leggi. Emblematico è il caso delle basi e installazioni militari NATO e USA presenti in Italia, la cui disciplina è contenuta in accordi e memorandum in gran parte mantenuti riservati.
(...)
Il 22 aprile 2014 Matteo Renzi ha firmato la direttiva che avrebbe dovuto declassificare gli atti relativi ai fatti di Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna e rapido 904.[16][17] Fino a dicembre 2016 i fascicoli risultano ancora sotto segreto di stato.


  La domanda più importante ed urgente a cui rispondere è: perché col passaggio dalla Monarchia alla Repubblica, e poi anche con la Costituzione e il Trattato di Maastricht, il potere sovrano della creazione della moneta è passato direttamente dal Re ai banchieri privati, senza passare dalla casella "Popolo Sovrano" ?

Mi spiego meglio: per adempiere perfettamente, ad esempio, al dettato costituzionale dell'art. 81: (...) Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte. (...), in regime di sovranità monetaria, sarebbe facile ordinare al MEF la creazione delle necessarie somme a copertura, lasciando così piena libertà di legiferare al Parlamento. Ma il combinato disposto della trinità dei poteri coloniali sottintesa nel titolo sopra, ovvero USA, BCE e UE, non ce lo consente. E quando questo veto non è opponibile in chiaro con gli strumenti previsti dalla democrazia, che non esistono, allora entrano in funzione i persuasori occulti: terrorismo e criminalità da strada, rapimenti, ricatti etc.

Se uno viene preso di mira da un killer abbastanza intelligente, c'è sempre l'ultima possibilità di offrirgli in denaro il doppio di quanto pagato da chi l'ha mandato, per poter essere risparmiati. Ma, banalmente, se non si ha in mano la cassa...
La perdita, o meglio, il non avere mai avuto concretamente in mano la sovranità monetaria, rappresenta un grave vulnus per il popolo sovrano. Le eccezioni sono solo due: la cartamoneta partigiana e i biglietti di Stato che usava Aldo Moro. Di quest'ultimo si conosce bene la fine: fu l'unico presidente del consiglio assassinato dai terroristi. Sui partigiani, stendiamo un velo pietoso.

Ma come fare per ottenere questa benedetta sovranità oggi ? L'iniziativa Moneta Nostra - che si sostanzia nell'omonima pagina facebook e che è recensita nel sito della "Banca d'Italia" - ha inteso profittare del vuoto normativo rispetto alla creazione di Euro scritturali e mette a disposizione del pubblico un modulo tramite il quale il popolo sovrano può creare denaro fiat per ripagare tutti i debiti. Debito pubblico incluso. Infatti, la qualifica di FIAT è l'imperio del sovrano che può creare "moneta" ed utilizzarla per ripagare i debiti (LEX MONETAE).
 La parola popolo nel suo significato più specifico è un termine giuridico che indica l'insieme delle persone fisiche che sono in rapporto di cittadinanza con uno Stato tali da essere titolari della sovranità che il più delle volte non viene esercitata in maniera diretta, ma delegata a uno o a più rappresentanti (Treccani).

Nel caso specifico, la sovranità di creare denaro scritturale non risulta delegata ufficialmente a nessuno, e ciò che non è chiaramente delegato rimane ovviamente nel potere del delegante, non è che sparisce nel nulla. Infatti, tra il popolo, i banchieri si erano già attrezzati da tempo in tal senso.

Il problema arriva quando UNA parte del popolo pretende di avere più sovranità di TUTTO il popolo: è lì che nascono i privilegi e le ingiustizie. Il caso della moneta, via via che la crisi si aggrava, diventa sempre più importante, in attesa che "gli illuminati" trasformino il principe italiano in un rospo, baciandolo, come hanno fatto nel caso della Grecia.

La magistratura, da parte sua, non ha ancora capito che non può impunemente decretare l'esistenza di italiani di serie A e di serie B senza incorrere in un ridicolo che potrebbe finire per minarne l'esistenza stessa.

Questa creazione sovrana di  denaro, invisa ai poteri costituiti, che però non si sono ancora doverosamente costituiti davanti a una giuria popolare, potrebbe rappresentare l'unico motore di una ripresa italiana che stenta a decollare davanti a una Banca centrale europea cieca e sorda e muta che si ostina a creare nuovo denaro solo per gli amici degli amici, ignorando, se non disprezzando, la povera plebe proletaria europea.

Nel frattempo il popolo sovrano potrà continuare ad utilizzare il sistema ideato da Moneta Nostra che, se adottato su vasta scala, salverà tutte le banche dalle sofferenze e, di conseguenza, impedirà l'ulteriore salasso della cosa pubblica che, quando le casse sono vuote, viene sempre chiamata a colmare i falsi buchi creati da banchieri che - per usare le parole di Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, non sono capaci di redigere un bilancio tenendo conto della creazione di denaro...

mercoledì 5 luglio 2017

CONFERENZA MOVIMENTO 5 STELLE: PRESENTAZIONE #PROGRAMMABANCHE

lunedì 26 giugno 2017

Quantità di moneta creata dal sistema bancario italiano (1980-2016)

CAMERA DEI DEPUTATI Giovedì 4 maggio 2017
812.
XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Finanze (VI)
ALLEGATO

(...)

ALLEGATO 6
5-11277 Villarosa: Volumi annuali complessivi della moneta creata dalla banca centrale e della moneta creata dal sistema bancario.
TESTO DELLA RISPOSTA
Con l'interrogazione in esame si chiede di conoscere «il volume complessivo, disaggregato anno per anno, della moneta creata dalla banca centrale italiana ed europea (quantificata in lire ed in euro) dal 1981 ad oggi ed il volume complessivo disaggregato anno per anno della moneta creata dal sistema bancario mediante gli strumenti monetari e di pagamento, c.d. moneta bancaria (quantificata in lire ed in euro) dal 1981 ad oggi».
  Al riguardo, la Banca d'Italia, sentita in proposito, ha fornito le tabelle riportate in allegato alla presente risposta.
  Nella tabella 1, per il periodo 1981-1998, si riportano i flussi cumulati annui, espressi in lire, della base monetaria creata dalla Banca d'Italia e delle componenti della moneta bancaria (M1 e M2) creata dal settore bancario italiano (al netto del circolante).
  Nella tabella 2, per il periodo 1998-2016, si riportano i flussi cumulati annui, espressi in euro, del contributo della Banca d'Italia alla Base monetaria dell'Eurosistema e le componenti della moneta bancaria (M1 e M2) creata dal settore bancario italiano (al netto del circolante).
  Nella tabella 3, si riportano, inoltre, i medesimi dati per l'area dell'euro (Eurosistema e sistema bancario dell'area dell'euro).
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giovedì 15 giugno 2017

L'ordine pubblico economico, da quando c'è la banca centrale

L'ordine pubblico economico, da quando c'è la banca centrale

Nell'800 le banche creavano proprie banconote come oggi creano denaro nei depositi della clientela. Il pubblico era legato al loro corso forzoso così come oggi è tenuto ad usare denaro bancario per pagare le tasse nonché assolutamente obbligato per pagamenti oltre i 3.000 Euro. Alla Camera era in discussione lo schema di legge per disposizioni sulla circolazione cartacea durante il corso forzoso.
  Nella seduta alla Camera dei Deputati del 7 febbraio 1874, a proposito del privilegio bancario del corso forzoso, interviene l'economista Salvatore Majorana-Calatabiano (nonno del fisico Ettore Majorana):

"...Il partito, a cui mi onoro di appartenere, vide sempre i guai inenarrabili, che sfuggono ad ogni maniera di statistica, e che dipendevano, o erano inseparabili, dal corso forzoso. Esso vedeva come, innanzitutto, veniva offeso il ben inteso interesse di tutto il paese. La finanza, a favore di cui apparentemente questo vieto espediente fu creato, è quella che ne risente danno maggiore.

E la produzione ? Insieme alla finanza, per effetto della finanza, come causa anche del danno delle finanze, la produzione ne soffre seriamente, senza attendere alle velleità di alcune contrade, di alcuni industriali, i quali credono che l'eccitamento della carta possa produrre qualche cosa di veramente buono. Ci sarebbero altri eccitanti immensamente meno nocivi, se, per forza di eccitanti e non per legge naturale, la produzione si potesse e si dovesse svolgere! (Bravo !)

La distribuzione! Ma l'attentato maggiore che si fa col corso forzoso è alla distribuzione della ricchezza ; e quel medesimo effimero vantaggio dell'artificiale eccitamento di alcune industrie e delle speculazioni non è che la consacrazione del gravissimo danno dei più col non giusto guadagno dei pochi.

La consumazione ! Ma chi è che non rileva l'incalcolabile danno nell'ordine dei consumi, sotto forma di difficoltà di approvigionamenti, di caro delle cose godevoli, di ostacoli alla riproduzione ?

Qual è la classe della società che ne è poco, o troppo meno, danneggiata? Insomma era, e ognora è più, di tutta evidenza che il corso forzato riesce fatale all'ordine economico.

Che diremo poi dell'attentato al principio di diritto ? Ma obbligazioni, ma doveri per legge, antecedenti convenzioni, giudicati passati, presenti e futuri, i quali si devono eseguire in date misure, in date quantità, in dati valori effettivi, per le leggi del corso forzato, con quanto danno non debbono sottostare alle perdite dello svilimento, della fluttuazione del valore della carta ?

E se codesto male giuridicamente si può apportare, che ne sarà di un diritto che danneggia l'economia o il ben inteso interesse, che attenta, che distrugge la sanzione etica interiore, la sanzione dell'onorabilità, della dignità umana, che consacra un attentato di ordine morale ? I rapporti dei consociati possono così andar sempre bene ? Non ne viene un grandissimo attentato, un pervertimento nelle relazioni sociali ?

E la politica ? Ma tutte le classi, le quali vedono questa discordanza d'indirizzi, else vedono questa specie di furto legale, non se ne scandalizzano ? Non germogliano tutte quelle cause di malcontento, di demoralizzazione, da cui finalmente vengono le catastrofi sociali?

E la libertà economica rispetto agli strumenti di scambio, ai segni rappresentativi, ai surrogati, agli scambi, alle contrattazioni, al credito, ai Banchi, alla circolazione, dove se ne va col corso forzato ?

Si parla dell'attentato alla libertà di emissione.  Ma a ben altro che alla sola libertà di emissione! Molte e diverse libertà col corso forzato vengono conculcate!

E l'eguaglianza, non quella obbiettiva o soltanto dei socialisti, ma solo la giuridica, l'eguaglianza ben intesa può coesistere col monopolio del corso forzato e col privilegio del corso legale di alcuni istituti, colle leggi di libertà per altri istituti contestata, negata, riuscita giovevole agli audaci, agli speculatori, ai contravventori, aggravantesi contro i modesti produttori ed industriali ?

E la sicurezza ? Ma io dico che ciò che si possiede diviene mal sicuro, perchè non può sempre e utilmente restare nelle mani dei possessori; è materia d'industria, è materia di trasformazione, è materia di commercio ; e la legge del corso forzato ne minaccia sempre l'integrità.
...
Versiamo invero in durissime condizioni, nè solo rispetto agli ostacoli e al difetto di mezzi per la soppressione dei corso forzoso, ma fino per le gravissime difficoltà di rintracciare nuove entrate, le quali valgano, almeno, a liberare la finanza dagli oneri che il corso forzoso continuamente e progressivamente accumula contro il bilancio dello Stato ; non parliamo più dell'industria, della giustizia, della libertà nell'interesse generale della nazione: a monte tutto questo ; suprema, unica legge sia quella dello Stato, anzi quella della finanza. Ma ripareremo una volta almeno a ciò ? ..."

E, sempre nella stessa seduta:

"Fate il conto e troverete che fra armamento, materiale mobile ed accessorii occorse spendere all'estero per un valsente almeno 70.000 lire per ogni chilometro di ferrovia costrutta." 
- On. Avv. Casimiro Favale, Camera dei Deputati, 7 febbraio 1874

A fronte di 35 euro nel 1874, oggi ce ne vogliono in media 70 milioni di euro per chilometro:
http://www.eunews.it/2014/02/03/tav-in-italia-costa-61-milioni-al-chilometro-in-spagna-10-e-in-giappone-9/12344

Due milioni di volte di più. C'è bisogno di aggiungere altro ?

mercoledì 14 giugno 2017

Il racket delle banche tassa lo Stato: quanto ? 50 o 80 miliardi l'anno ?

 C.5/11501    da fonti di stampa (Il Fatto Quotidiano del 24 maggio 2017, «La lobby del credito — Crediti fiscali, le banche fanno i bilanci a spese dello Stato») si apprende di un contrasto tra...
Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-11501presentato daPESCO Danieletesto diMartedì 6 giugno 2017, seduta n. 809    PESCO, SIBILIA, ALBERTI, VILLAROSA, RUOCCO, PISANO e FICO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
   da fonti di stampa (Il Fatto Quotidiano del 24 maggio 2017, «La lobby del credito — Crediti fiscali, le banche fanno i bilanci a spese dello Stato») si apprende di un contrasto tra «Palazzo Chigi» ed Unicredit che «non sarebbe riuscita a ottenere norme per poter sfruttare più agevolmente le famose DTA»;
   lo stesso articolo rileva che le deferred tax asset (DTA) dei 15 maggiori istituti di credito italiani nel «2016 ammontano a 50,6 miliardi, a fronte di un patrimonio netto di 162 miliardi (un terzo del totale). Si va dai 13,8 miliardi di Unicredit ai 12,2 di Intesa Sanpaolo, dai 4 di Mps ai 2 di Carige. Sono crediti con il fisco che si trasformeranno in minori entrate per l'Erario. In questo modo probabilmente le banche recuperano parte delle svalutazioni fatte sui crediti non più esigibili (tipo Unicredit)...»;
   la normativa delle DTA è da tempo oggetto di attenzione del Governo. Si rammenta la decisione di escludere gli istituti di credito dalla riduzione dell'IRES dal 27,5 per cento al 24 per cento, che li avrebbe penalizzati riducendo il valore delle DTA iscrivibili al bilancio. Analoga incidenza sulle DTA, ma in positivo, si è verificata a seguito della modifica dell'ACE, da ultimo introdotta con il decreto-legge n. 50 del 2017;
   secondo il regolamento (UE) n. 549/2013, capitolo 20, paragrafo 168, i crediti di imposta non pagabili rappresentano una riduzione del gettito fiscale; per contro, questo non vale per quelli pagabili, che devono essere classificati come spesa e registrati come tali per il loro importo totale;
   al riguardo, appare necessario conoscere i seguenti dati:
    a) la quantificazione esatta dell'ammontare del saldo residuo dei crediti d'imposta delle banche con sede in Italia nei confronti dello Stato italiano, con dettaglio degli importi relativi a DTA residue al 31 dicembre 2016 suddivise per categorie: importo DTA pagabili e importo DTA detraibili, con evidenza della loro corretta quantificazione nel bilancio pubblico come da regolamento (UE) n. 549 del 2013, anche ai fini di competenza;
    b) la consistenza delle DTA maturate dal sistema bancario dal 2008 al 2016 e la stima per anni dal 2017 e seguenti;
    c) l'ammontare di DTA utilizzate dal sistema bancario in detrazione di imposte e/o rimborso dal 2008 al 2016 e la stima per anni dal 2017 e seguenti –:
   se il Ministro interrogato intenda fornire i dati indicati in premessa. (5-11501)



CAMERA DEI DEPUTATI
Martedì 6 giugno 2017
Finanze (VI)
5-11501 Pesco: Dati concernenti i deferred tax asset (DTA) delle banche e i relativi crediti di imposta.
Daniele PESCO (M5S) illustra la propria interrogazione, la quale prende avvio dalle notizie pubblicate dagli organi di stampa circa le DTA (deferred tax asset) che, per le banche, si trasformano automaticamente in crediti d'imposta in caso di perdite fiscali. Al riguardo, nel sottolineare l'importanza della questione sottesa alla propria interrogazione, rileva come, di recente, il fenomeno abbia assunto proporzioni rilevanti, posto le banche hanno effettuato ingenti svalutazioni e cessioni di crediti in sofferenza e che le DTA detenute dagli istituti bancari ammonterebbero a una somma quantificabile tra 50 e 80 miliardi di euro. In tale quadro l'interrogazione chiede al Governo di fornire dati dettagliati e analitici relativi alla quantificazione dell'ammontare delle DTA maturate e utilizzate dal sistema bancario, nonché la stima delle stesse per i prossimi anni. 
Il Viceministro Luigi CASERO risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 5). Si riserva inoltre di integrare la risposta con i dati relativi ai profili di competenza dell'Agenzia delle entrate.
Daniele PESCO (M5S) prende atto della risposta fornita dal Viceministro.
Paolo PETRINI, presidente, dichiara concluso lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata all'ordine del giorno.
La seduta termina alle 14.10.

TESTO INTEGRALE DELLA RISPOSTA
Con il question time in esame gli Onorevoli Interroganti nel rilevare che secondo fonti di stampa le DTA (defferred tax asset), ovvero imposte anticipate che per le banche si trasformano automaticamente in crediti d'imposta in caso di perdite fiscali, generando minori entrate per l'Erario, consentirebbero alle banche di recuperare parte delle svalutazioni operate sui crediti non più esigibili, chiedono, in particolare, di fornire i dati relativi a: «la quantificazione esatta dell'ammontare del saldo residuo dei crediti d'imposta delle banche con sede in Italia... al 31 dicembre 2016...»; «la consistenza delle DTA maturate dal sistema bancario dal 2008 al 2016 e la stima per gli anni dal 2017 e seguenti»; «l'ammontare di DTA utilizzate dal sistema bancario in detrazione di imposte e/o rimborso» nel medesimo periodo, nonché la relativa stima per gli anni dal 2017 e seguenti.
Al riguardo, sentita la Banca d'Italia si riferisce quanto segue.
Preliminarmente, occorre far presente che il regime di trasformazione delle DTA in crediti di imposta è previsto solo per le DTA relative a svalutazioni crediti, avviamenti e immobilizzazioni immateriali.
L'ammontare di DTA è cresciuto significativamente per le banche italiane durante il periodo della crisi economica per effetto soprattutto delle maggiori rettifiche di valore su crediti registrate in quella fase, tenuto conto del fatto che il regime fiscale in vigore fino al 2015 consentiva una deducibilità solo parziale di tali svalutazioni nell'anno in cui si manifestavano. La trasformazione delle DTA ha consentito, pertanto, di compensare un effetto distorsivo che si sarebbe creato per le banche italiane a seguito dell'entrata in vigore di Basilea 3, che prevede una deduzione dai fondi propri delle DTA che dipendono dalla redditività futura.
Con specifico riferimento al primo quesito, relativo alla quantificazione dell'ammontare del saldo residuo dei crediti d'imposta delle banche con sede in Italia al 31 dicembre 2016, l'istituto ha fatto presente che a tale data lo stock di DTA delle banche italiane che rientrano nell'ambito di applicazione della legge n. 214 del 2011 – e pertanto trasformabili in credito d'imposta al verificarsi delle condizioni ivi previste – ammontava a circa 40 miliardi di euro.
In ordine alla consistenza delle DTA maturate dal sistema bancario dal 2008 al 2016, la Banca d'Italia ha fornito la serie storica delle DTA delle banche italiane che rientrano nell'ambito di applicazione della citata legge, a partire da dicembre 2012 (data di inizio della segnalazione), con cadenza semestrale.
DATA Stock DTA (mln euro)
31 Dicembre 2012 32.173
30 Giugno 2013 32.113
31 Dicembre 2013 43.270
30 Giugno 2014 36.995
31 Dicembre 2014 45.175
30 Giugno 2015 41.452
31 Dicembre 2015 41.645
30 Giugno 2016 40.363
31 Dicembre 2016 39.858
Riguardo alle possibili dinamiche future, la Banca d'Italia ha evidenziato che per effetto delle innovazioni normative introdotte con il DL 83/2015, convertito dalla legge 132/2015 – che hanno modificato il regime di deducibilità delle rettifiche di valore su crediti e latrasformabilità in crediti d'imposta delle DTA relative ad avviamenti e altre attività immateriali – lo stock di DTA trasformabili è destinato a ridursi progressivamente negli anni futuri.
Per quanto concerne, infine, la richiesta di informazioni concernenti l'ammontare di DTA «utilizzate dal sistema bancario in detrazione di imposte e/o rimborso» dal 2008 al 2016 e la stima per gli anni dal 2017 e seguenti, l'Agenzia delle Entrate riferisce che i dati relativi alle DTA sono in via generale desumibili dai bilanci civilistici delle banche, che non sono nella disponibilità dell'Anagrafe tributaria.
I dati che possono essere forniti dalla Agenzia delle entrate sono quelli relativi alle DTA trasformate in crediti d'imposta nell'anno, che possono essere fruiti o in compensazione o a rimborso.
Al riguardo, l'Agenzia segnala che, comunque, gli anzidetti dati, desumibili dalle dichiarazioni dei redditi, non sono immediatamente disponibili, in quanto per la loro estrazione è necessaria una più complessa attività che richiede il supporto del partner tecnologico.
Per questi motivi non è possibile ottenere, nei tempi stretti richiesti dagli Interroganti tali informazioni.
 
[RITIRATA] C.5/11455    il Fatto Quotidiano il 24 maggio 2017 pubblica un articolo dal titolo «La lobby del credito – Crediti fiscali, le banche fanno i bilanci a spese dello Stato» nel quale si legge «Nei...
Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-11455presentato daPESCO Danieletesto diVenerdì 26 maggio 2017, seduta n. 804    PESCO, PARENTELA, MASSIMILIANO BERNINI, ZOLEZZI, VILLAROSA, ALBERTI, BATTELLI, VACCA e DE LORENZIS. — Al Ministro dell'economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
   il Fatto Quotidiano il 24 maggio 2017 pubblica un articolo dal titolo «La lobby del credito – Crediti fiscali, le banche fanno i bilanci a spese dello Stato» nel quale si legge «Nei giorni scorsi il Fatto ha raccontato il gelo tra Unicredit e Palazzo Chigi seguito alla risposta negativa dell'amministratore delegato Federico Ghizzoni alla richiesta di Maria Elena Boschi di salvare la Popolare dell'Etruria. Dopo il no dell'allora ad (inizi 2015), Unicredit non sarebbe riuscita a ottenere norme per poter sfruttare più agevolmente le famose Dta (deferred tax asset), in sostanza svalutazioni e perdite che si possono trasformare in crediti d'imposta. Unicredit ne ha una mole gigantesca. La storia delle Dta è vecchia: nel 2010 l'Eba, l'Autorità bancaria europea impose alle banche italiane di avere un capitale di rischio pari all'8 per cento degli impieghi. Apriti cielo. Per evitare un'ondata di aumenti di capitale, la lobby bancaria ottenne dal governo una soluzione ingegnosa (oltre a Bankitalia e Consob che si giravano dall'altra parte mentre venivano piazzate le obbligazioni subordinate alle famiglie): rendere le Dta trasformabili in crediti d'imposta, che quindi contribuiscono a costituire il patrimonio di rischio su cui si concentra la vigilanza bancaria. Oggi le Dta sono di due tipi: rimborsabili o da usare in detrazione per imposte future sugli utili. Con i governi Berlusconi, Monti e Renzi la normativa si è spostata sempre più sul primo tipo (le altre, per evitare una sanzione europea, si possono mantenere pagando un canone)...»;
   dal quotidiano si apprende anche che le dta (deferred tax asset) dei 15 maggiori istituti di credito italiani, nel «2016 ammontano a 50,6 miliardi, a fronte di un patrimonio netto di 162 miliardi (un terzo del totale). Si va dai 13,8 miliardi di Unicredit ai 12,2 di Intesa Sanpaolo, dai 4 di Mps ai 2 di Carige. Sono crediti con il fisco che si trasformeranno in minori entrate per l'Erario. In questo modo probabilmente le banche recuperano parte delle svalutazioni fatte sui crediti non più esigibili (tipo Unicredit)...»;
   secondo il regolamento (UE) n. 549/2013, capitolo 20, paragrafo 168, crediti di imposta non pagabili rappresentano una riduzione del gettito fiscale; per contro, questo non vale per quelli pagabili, che devono essere classificati come spesa e registrati come tali per il loro importo totale –:
   se intenda fornire:
    a) la quantificazione esatta dell'ammontare del saldo residuo dei crediti d'imposta delle banche con sede in Italia nei confronti dello Stato italiano, con dettaglio degli importi relativi a Dta residue al 31 dicembre 2016 suddivise per categorie: importo Dta pagabili e importo Dta detraibili, con evidenza della loro corretta quantificazione nel bilancio pubblico come da regolamento (UE) n. 549 2013, anche ai fini di competenza;
    b) la consistenza delle Dta utilizzate dal sistema bancario in detrazione di imposte e/o rimborso dal 2008 in avanti. (5-11455)

UBI: SI ALLARGA l’INCHIESTA PENALE SULLA GESTIONE FRAUDOLENTA


UBI: SI ALLARGA l’INCHIESTA PENALE SULLA GESTIONE 

FRAUDOLENTA DEL CREDITO. PERCHE’ BANKITALIA HA REGALATO 3 

BANCHE PER 1 EURO AD UBI BANCA?

(OPi – 12.6.2017) Mentre Bankitalia dormiva sonni tranquilli sulla gestione fraudolenta del credito e del risparmio di Banca UBI, alla quale l’ossequioso governatore Ignazio Visco ha addirittura regalato, per la somma di 1 euro, ben 3 delle 4 banche in risoluzione (Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti) come premio fedeltà, si allargano le inchieste della magistratura per vederci più chiaro su operazioni illegittime, stavolta di riciclaggio internazionale, come segnalato dalle denunce di Adusbef e dell’associazione piccoli azionisti di Giorgio Jannone.
Dopo le denunce e gli esposti di Adusbef (fine 2012), dei 5 consiglieri di minoranza (luglio 2013) e del presidente dei piccoli azionisti di Ubi Giorgio Jannone, la Procura di Bergamo ha attivato una robusta inchiesta riguardante 39 soggetti più Ubi stessa a carico di banchieri come Emilio Zanetti, Andrea Moltrasio, Giampiero Pesenti, Giovanni Bazoli e la figlia Francesca, l’ad di Ubi Victor Massiah ed il vicepresidente Mario Cera, la procura di Brescia ha aperto un ulteriore filone per riciclaggio.
Roberto Peroni già responsabile dell’ufficio antiriciclaggio, finanziamento al terrorismo, segnalazioni sospette e indagini penali di Ubi, denunciò operazioni sospette, movimentazioni milionarie con società già finite nei guai, rimpatri di ingentissime quantità di denaro su conti scudati, con nomi e cognomi dei vertici Ubi, raccolte in una decina di cartelle (su quasi 50 mila pagine della maxi inchiesta Ubi) messe a verbale dai Carabinieri a cui si rivolse a fine maggio 2014.
La Guardia di Finanza su mandato della Procura di Brescia, ha acquisito e sequestrato tutta la documentazione informatica e cartacea utile alle indagini, dove ci sarebbero segnalazioni di operazioni sospette in materia di antiriciclaggio ed agli obblighi di adeguata verifica della clientela su un correntista che avrebbe fatto rientrare ingenti capitali dall’estero, in particolare una ferriera di Brescia riconducibile all’ex presidente del consiglio di gestione Ubi, utilizzando la succursale Ubi in Lussemburgo, la Ubi Banca International.
Di fronte a questi ulteriori elementi, messi nero su bianco negli esposti denunce di Adusbef e piccoli azionisti Ubi, è doveroso chiedere – afferma Elio Lannutti - cosa abbia fatto l’ufficio di vigilanza di Bankitalia in merito alla gestione fraudolenta del credito e del risparmio di questi signori, e quale compito abbia svolto l’Unità di Informazione Finanziaria per l'Italia (UIF), per prevenire fenomeni di riciclaggio, come quelli denunciati da Roberto Peroni e forse imboscati, per non disturbare gli affari dei ‘banchieri amici’.

martedì 13 giugno 2017

A cosa serve l'indipendenza della BCE ?

Ecco a cosa serve davvero la banca centrale indipendente
marco zanni

marco zanni - Ecco a cosa serve davvero la banca centrale indipendente

L'indipendenza della banca centrale è incompatibile con la democrazia
Ieri in aula a Strasburgo, su iniziativa del gruppo ECR e dell'ottimo collega tedesco prof. Starbatty, si è dibattuto sui poteri della BCE, sulle sue prerogative e sul dogma dell'indipendenza della banca centrale.

12/06/2017
http://www.marcozanni.eu/articolo.php?id=107


Più volte abbiamo parlato dell'inganno della banca centrale indipendente e del vero motivo che sta dietro a questo dogma: far gestire le politiche monetarie a dei tecnocrati e non alla politica non serve assolutamente, come ci vogliono far credere, a far sì che i partiti irresponsabili e spendaccioni usino questo strumento per i propri scopi elettorali causando inflazione (ah!!! Quella che Monti definisce la tassa più iniqua soprattutto per i poveracci!), perché sia la teoria economica che l'evidenza empirica dimostrano che non c'è nessuna relazione diretta tra la quantità di moneta stampata e l'andamento dei prezzi. Rendere la banca e i banchieri centrali indipendenti serve soltanto a sottrarre allo scrutinio democratico uno degli strumenti politici più importanti e delicati al mondo: la gestione della moneta e delle politiche monetarie. In questo modo, togliendo alla politica e a membri eletti dal popolo (che secondo la nostra Costituzione è sovrano) la gestione di uno dei più potenti strumenti di redistribuzione della ricchezza, le élite che hanno voluto questo si sono garantite il grandissimo potere incontrastato di poter utilizzare le politiche monetarie e le banche centrali per canalizzare parti sempre maggiori di reddito e ricchezza nelle loro tasche. Il giochetto è più semplice a farsi che a dirsi: prima ti  prima convinco che i periodi di alta inflazione degli anni '70 siano stati causati dall'eccessiva creazione di moneta da parte delle banche centrali (inflazione che, come ti ho convinto a credere, è la più iniqua delle tasse, che grava sui poveri), poi che, essendo uno strumento delicato e i politici tutti ladri, che non si può lasciare la gestione di questo strumento a loro, perché lo userebbero solo a scopo elettorale caricando oneri pesantissimi sulle generazioni future (appunto creando inflazione). Quindi, per il bene del popolo, le politiche monetarie devono essere "indipendenti" (ecco la parolina magica), gestite cioè da "tecnici" sopra le parti che nella loro magnanimità hanno a cuore il bene supremo del popolo.

Ecco per loro come si è tradotto il termine "bene del popolo": il tasso d'interesse non è più deciso e calmierato dal Tesoro secondo le esigenze di spesa, ma è definito dai cosiddetti mercati, che non sono altro che grandi istituzioni finanziarie e grandi investitori il cui obiettivo per definizione non è il bene del popoli, ma la massimizzazione del profitto loro e dei loro azionisti. E infatti questo succede: dopo il divorzio Tesoro - Bankitalia del 1981, gli investitori, mancando ora la protezione della banca centrale, richiedono al Tesoro tassi d'interesse sempre più alti per rifinanziare il debito. Il Tesoro deve accettare, negli anni la fetta di spesa annaule del bilancio a servizio del debito (interessi passivi) aumenta, e per far quadrare i conti, diminuisce la spesa per il welfare e i servizi ai cittadini, che si trovano a dover pagare prestazioni (che spesso devono essere garantite universalmente come da Costituzione) che prima erano gratuite. Ecco fatto! La ricchezza si è redistribuita dai cittadini (meno servizi e welfare) ai grandi investitori e alla grande finanza (maggiori interessi incassati). Questo è il più grande e inaccettabile inganno della storia!

Ma non è finita qui, perché ovviamente, per avere politiche monetarie "indipendenti", anche i banchieri centrali devono essere indipendenti. E come si traduce questo concetto per la "regina" delle banche centrali indipendenti, la BCE, e per il suo governatore, Mario Draghi? Nel fare e dire quello che vogliono senza dover rendere conto a nessuno, tantomeno a un contraltare politico eletto direttamente dai cittadini con tanto di preferenze che ha l'obbligo di monitorare e controllare le attività di queste istituzioni. Insomma, Draghi può mandare lettere ai governi con la lista delle riforme da fare, può mandare moiti a politici legittimamente eletti, può sovvertire risultati di referendum popolari e può costringere uno Stato sovrano alla resa semplicemente bloccando la liquidità al suo sistema bancario; lui può fare tutto questo, ma non azzardatevi a fargli una domanda scomoda, perché lui può dire che non ha voglia di rispondervi, neanche se avete la legittimazione del voto popolare.

Ho avudo evidenza empirica di questo ancora di recente, e vi voglio rendere partecipi di quest'assurdità, che assurdità non lo è poi così tanto oggi, quando anche la più piccola parvenza di democrazia viene calpestata senza destare clamore.

Vi ricorderete tutti la questione dei saldi del sistema TARGET2: l'8 dicembre 2016 invio questa interrogazione con obbligo di risposta scritta alla BCE (qui trovate il link al testo: http://www.europarl.europa.eu/RegData/commissions/econ/questions/2016/595479/ECON_QZ(2016)595479_EN.pdf). L'interrogazione è uno dei pochi strumenti che ha un eurodeputato per esercitare quel controllo democratico sulle istituzioni tecnocratiche dell'UE (Commissione europea, BCE, Banca Europea degli investimenti, ecc.). In questa interrogazione scritta chiedo a Draghi alcune delucidazioni sul preoccupante andamento dei saldi TARGET2 e alla fine faccio una richiesta. Essendo la BCE l'organo tecnico che si occupa di gestire e monitorare questi saldi, io, politico incapace per definizione di capire questi processi, chiedo a lui, tecnico illuminato, di spiegarci cosa succederebbe ai saldi TARGET2 in caso di un uscita dall'euro di un Paese membro. Domanda legittima: siamo stati più volte vicini negli scorsi anni all'implosione della zona euro o all'uscita di un Paese, giusto sapere come la BCE gestirà la questione e cosa accadrà.

La risposta di Draghi arriva un mese e mezzo dopo, e la potete leggere qua (https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/170120letter_valli_zanni_1.it.pdf). In sostanza dopo uno sproloquio in cui Draghi spiega che aumento divergenza saldi TARGET2 non dimostra insostenibilità euro ma è soltanto l'effetto del QE (sì, come no...), il presidente risponde alla mia ipotesi su uscita dall'euro: con un tono un po' minaccioso, Draghi mi dice che "Se un paese lasciasse l’Eurosistema, i crediti e le passività della sua BCN nei confronti della BCE dovrebbero essere regolati integralmente.". Booooommmm!!! Ecco i titoli dei giornali e scoppia la polemica. Se l'Italia dovesse uscire dall'euro, dovrà prima pagare il suo conto negativo di TARGET2, circa €370 miliardi. Scoppia un putiferio e né Draghi, né la BCE, negano. Secondo l'interpretazione della BCE, se un Paese esce dall'euro e ha un saldo negativo di TARGET2, dovrà ripianare il saldo con fresh money.

Ritengo subito la risposta interessante, perché oltre ad aprire un bel dibattito su un argomento oscuro, la risposta di Draghi apre anche le porte a successivo domande di chiarimento: ad esempio, se un Paese debitore quando esce deve pagare il conto, cosa succede nel caso che ad uscire sia un Paese creditore, cioè con un saldo TARGET2 positivo (tipo la Germania ad esempio)? La domanda salta subito al naso, ed infatti l'interrogazione scritta alla BCE non tarda ad arrivare.

Poche settimane dopo, l'eurodeputato tedesco Henkel (ex AfD e ora nel partito Alfa) deposita questa ulteriore interrogazione scritta alla BCE: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=COMPARL&reference=PE-597.741&format=PDF&language=EN&secondRef=01. Nel testo Henkel chiede esattamente quello che ho scritto sopra, citando la risposta alla mia precedente interrogazione. Parafrasando, il tedesco chiede a Draghi se visto che secondo la BCE un Paese uscente deve pagare saldo TARGET2, nel caso uscisse la Germania, la BCE farà alla Bundesbank un bonifico da €700 miliardi, cioè pari al saldo attivo di TARGET2 tedesco? La logica di Draghi e della BCE direbbe di sì.

Draghi risponde a Henkel l'11 aprile 2017 (qui il testo https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/170411letter_agea_masi_henkel_lucke_valli.en.pdf?cda78e89de661e9749117afafe331495). Ma con sorpresa cosa dice Marione nostro? Evidentemente accortosi del vaso di pandora aperto dicendo una fesseria su TARGET2 in caso di eurexit, si trincera dietro il suo schermo da banchiere centrale indipendente dicendo che i Trattati UE non prevedono la possibilità di recedere dall'Euro (falso, perché secondo Trattati si può recedere da UE, da tutto l'acquis comunitario, e quindi anche dall'euro ex articolo 50 del Trattato di Lisbona), quindi non è opportuno che la BCE, che deve operare dentro i Trattati, faccia ipotesi su o riflessioni su assunti non previsti dagli stessi. Ma come Mario???? Quando ci vuoi terrorizzare dicendoci che se usciamo dall'euro dobbiamo pagare €370 miliardi ti va bene "fare ipotesi su assunzioni non previste dai trattati", ma quando ti chiedono il conto di una fesseria che hai sparato e che ti ha cacciato in un angolo, ti trinceri dietro i Trattati e dietro la protezione che ti dà il tuo ruolo da banchiere centrale indipendente? Almeno un minimo di coerenza, ma nemmeno quella.

Deciso però a fare giustizia, il 26 aprile scrivo di nuovo a Draghi chiedendo delucidazioni in maniera molto cortese: qui trovate il testo http://www.europarl.europa.eu/RegData/commissions/econ/questions/2017/603025/ECON_QZ(2017)603025_EN.pdf. Faccio notare con garbo all'amico Mario la sua coerenza e gli chiedo di rendere conto di questa incongruenza nelle modalità di risposta: perché, Mario mio, nel primo caso era opportuno fare ipotesi su un'assunzione non prevista dai Trattati mentre nel secondo no? Cosa ti ha fatto cambiare idea?

Il 6 giugno, con molta calma, arriva la risposta di Draghi: https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/ecb.mepletter170608_zanni.it.pdf?556526736412c7a5305530a70bc1cbb1. Il disco non cambia e Mario ripete quanto già detto come un dogma: dall'euro non si può uscire e quindi la BCE non fa ipotesi su questa assunzione.

Questa è la democrazia, questa è l'arroganza con cui questi tecnocrati non eletti da nessuno trattano persone che godono della legittimazione del voto popolare, che è sovrano. Questa è la democratic accountability dell'UE, che messa alle strette non risponde. Questo è il vero significato e il vero potere dell'indipendenza della banca centrale e delle politiche monetarie.

Vi terrò aggiornati sul prosequio della questione, perché ovviamente non si chiude qui: ho già presentato una nuova interrogazione all'amico Mario chiedendo 1) Perché non risponde alla mia domanda e 2) Perché ignora quanto previsto dai Trattati, visto che ex articolo 50 di Lisbona dall'euro si può uscire? Io continuo a riempirlo di carta, vediamo chi si stanca prima

martedì 16 maggio 2017

Politici, imprese, banche corrotte: stanno svendendosi l'Italia

Nazionalizzare o svendere. L'economia italiana in mano ai migliori offerenti

28/04/2017 09:53 CEST | Aggiornato 28/04/2017 11:00 CEST
Huffington Post 
 
Se l'amministratore di un'impresa privata decidesse di regalare beni aziendali e poi regalasse soldi a chi accettasse di appropriarsene, questo amministratore difficilmente riuscirebbe ad evitare il confronto col codice civile e penale.
Invece i nostri governanti, amministratori dei beni di tutti, così si comportano con le nostre proprietà e con quelle altrui che finanziano. Per lo stato nell'economia debbono valere regole di svantaggio rispetto a qualsiasi grande azienda privata, così vuole l'Unione Europea e così i governanti che ad essa ubbidiscono. Ovviamente con la massima soddisfazione degli imprenditori privati, che si vedono regalate le aziende e che quando le mandano in malora possono fuggire e scaricare di nuovo tutto sullo stato.

Con quanti nostri soldi lo Stato italiano ha finanziato le privatizzazioni? Decine e decine, forse centinaia sono i miliardi spesi per privatizzare il patrimonio produttivo pubblico, nel nome della riduzione di un debito che non si è mai realizzata e di un maggiore efficienza mai ottenuta. Quanti miliardi sono stati regalati a imprenditori e multinazionali che poi hanno sfasciato le aziende? Questa cifra non viene mai fornita ad una opinione pubblica martellata dalla compagna a favore delle svendite. Svendite come quella delle acciaierie di Piombino, che dopo una lunga trafila di fallimenti imprenditoriali, da Lucchini ai magnati russi, sono state regalate ad un imprenditore algerino che non si è mai fatto vedere.
Quella che oggi è l'Ilva è stata regalata alla famiglia Riva dal governo e dall'Iri di Prodi. I Riva hanno accumulato per anni miliardi, poi sono crollati sotto il peso della crisi e dei danni ambientali. Lo Stato da allora finanzia l'azienda a fondo perduto, in attesa di svenderla a qualche multinazionale che saccheggerà ciò che è rimasto, farà un'ecatombe di licenziamenti e lascerà tutti i danni ambientali a carico della comunità e della spesa pubblica.

Mentre fallivano in Ilva, i Riva venivano chiamati da Berlusconi a salvare l'Alitalia, assieme a Colaninno, Marcegaglia, Montezemolo e tanti altri bei nomi, tutti coordinati da Passera allora a capo di Banca Intesa. Tutta la crema della imprenditorialità e della finanza italiana ha mostrato il suo reale valore nella gestione della compagnia aerea. E il fallimento è stato totale, come quello del quotidiano che ufficialmente la rappresenta, il Sole24Ore.

Le poche grandi privatizzazioni che, per ora, non sono fallite hanno consegnato le eccellenze del sistema produttivo italiano, dalla Telecom all'Ansaldo, alle multinazionali. Multinazionali a cui si affidano le aziende private medie, non appena i loro vecchi titolari pensino al futuro, Luxottica insegna. La Fiat della famiglia Agnelli è un'azienda americana con sede legale in Olanda, mentre l'Olivetti non esiste più, è stata sacrificata da De Benedetti per realizzare l'Omnitel, che oggi appartiene alla Vodafone. Le banche, che in gran parte erano pubbliche, o sono già in possesso o sono in attesa di un compratore estero, partner si dice nel mondo bene.

Quel sistema industriale e finanziario che era stato in grado di collocare il nostro paese tra quelli più sviluppati, e che si reggeva proprio per il peso ed il ruolo del sistema pubblico, è stato smantellato e svenduto pezzo dopo pezzo. E dopo il fallimento indecoroso della classe imprenditoriale italiana, quel sistema è ora terreno di caccia per tutti i venditori di Colosseo che parlino inglese.
Il vice di Renzi, Martina, ha sfacciatamente confessato che il governo non può nazionalizzare Alitalia, altrimenti dovrebbe fare altrettanto con tutte le aziende che dovessero chiudere. Che evidentemente sono tante per l'ingenuo ministro, che smentisce in tal modo l'ottimismo ufficiale del palazzo.

Così, grazie alla fermezza autolesionista del governo, Lufthansa può far sapere di non essere interessata alla nostra compagnia aerea: deve solo aspettare la catastrofe finale dell'azienda e poi raccoglierne gratis i cocci. Lo stesso faranno le multinazionali dell'acciaio interessate all'Ilva: anch'esse devono solo attendere il disastro.

Le privatizzazioni sono solo svendita di beni di tutti, una svendita pagata coi soldi di tutti. Non c'è nulla di più falso e in malafede che affermare che lo stato non può più spendere i soldi dei cittadini per finanziare aziende in crisi. Perché la realtà dimostra che regalare le aziende pubbliche ai privati alla fine costa molto di più. Costa di più sul piano produttivo perché le aziende vanno peggio. Costa di più sul piano sociale per i nuovi disoccupati che si aggiungono ai tanti altri già esistenti. E costa di più perché il conto, per la spesa pubblica che deve riparare ai guasti del privato, è più alto oggi di quando le aziende erano in mano pubblica. Se l'amministratore di un condominio ruba si caccia lui, ma non si butta giù la casa. Le privatizzazioni han buttato giù la casa.

Gli articoli 41e 42 della nostra Costituzione hanno definito i vincoli a cui sono sottoposte la proprietà e l'iniziativa privata e gli spazi riservato all'intervento pubblico. Decenni di politiche liberiste sotto dettatura della Unione Europea hanno rovesciato nel loro opposto questi e tanti altri articoli della nostra Carta. Il privato deve avere tutto e il pubblico lo deve finanziare a fondo perduto.

Si regalano 20 miliardi alle banche perché i loro futuri acquirenti non trovino troppe sofferenze, se ne sono versati altri 60 in sede europea per lo stesso scopo. Gentiloni promette a Trump di pagare la bolletta NATO, ma salvare Alitalia, Ilva, Piombino non si può, lì o ci pensa il mercato o si chiude. L'ideologia liberista è già insopportabile in sé, quando poi diventa la giustificazione per lo spreco dei soldi pubblici e per la distruzione del patrimonio industriale diventa un costo insostenibile.

Dobbiamo ringraziare i lavoratori Alitalia che con il loro No hanno respinto l'ennesimo regalo ai privati, questa volta concesso agli sceicchi di Etihad, che non sono certo privi di mezzi propri.

La nazionalizzazione di Alitalia, dell'Ilva, delle altre aziende strategiche in crisi è la sola via realistica per sottrarsi ai danni dell'incapacità imprenditoriale nazionale e della rapina multinazionale. Il resto è solo servilismo verso i poteri e gli interessi che vogliono il nostro paese in vendita. Low cost.

sabato 6 maggio 2017

Banche: anche a S.Marino ci sarà commissione d'inchiesta

Banche, Pdcs: “Pronto progetto di legge per commissione d’inchiesta”

http://www.dire.it/04-05-2017/119419-banche-pdcs-pronto-progetto-legge-commissione-dinchiesta/

SAN MARINO – Il Pdcs non molla e rilancia la commissione di inchiesta sul sistema bancario con la presentazione di un progetto di legge per istituirla. Dalla sede di via delle Scalette, il segretario Gian Carlo Venturini, il capogruppo Alessandro Cardelli e i consiglieri Teodoro Lonfernini e Pasquale Valentini convocano la stampa per annunciare la prossima iniziativa parlamentare e politica del partito che porta avanti l’azione iniziata con l’esposto consegnato alla Reggenza nell’ultimo Consiglio grande e generale. Dopo la sua diffusione e la bocciatura dell’ordine del giorno per l’istituzione di una commissione di inchiesta che facesse luce sugli interrogativi sollevati nell’esposto, “visto che i chiarimenti richiesti non sono arrivati nelle sedi istituzionali, né da governo, né dalla maggioranza- spiega Venturini- anzi, nelle ultime settimane dubbi e perplessità si sono aggiunti, abbiamo deciso di depositare nei prossimi giorni un progetto di legge che chiede l’istituzione di una Commissione d’inchiesta per accertare responsabilità politiche e amministrative legate alle recenti vicende che hanno coinvolto il sistema bancario sammmarinese, con particolare riferimento alle vicende Carisp e Asset”.
Gian Carlo Venturini
Il segretario del Pdcs chiarisce poi quali siano gli ulteriori dubbi emersi dopo l’ultima sessione consiliare: “Il 19 aprile scorso- spiega- il segretario di Stato per le Finanze ha consegnato all’Aula il testo della lettera di dimissioni di Nicolino Romito, neo presidente di Cassa di Risparmio”. Eppure “nonostante le dimissioni- prosegue- sembra stia presiedendo le riunioni del Cda dell’istituto“. Se ciò corrisponde al vero, che significato hanno le dimissioni presentate al Consiglio grande e generale?”. E perchè Romito continua a svolgere questo ruolo senza i requisiti ed essendo dimissionario?”. Tutto ciò appare “una presa in giro” del Consiglio grande e generale, ma non solo: “Il bilancio di Cassa di risparmio sembra non sia stato ancora approvato o discusso” e ciò rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione perchè “non è possibile lasciare senza bilancio approvato un istituto importante come Cassa di risparmio”.
Ma il problema non è solo Crrsm, anche Asset rispetto cui il Pdcs si interroga sulle prospettive. Il capogruppo Cardelli ribadisce l’importanza della commissione di inchiesta per fare luce sui tanti elementi da chiarire e sfida il governo sul terreno della trasparenza e della legalità. Inoltre, “non abbiamo problemi ad estendere l’inchiesta a quanto successo anche in passato- manda a dire- ma è importante farla su fatti recenti”. In particolare sul commissariamento di Asset e sulle “fantomatiche dimissioni” del presidente di Crrsm. E su tutta una serie di domande sollevate dall’esposto presentato alla Reggenza: “Tutti i membri di governo ci possono confermare di non aver mai contatti in questi mesi con l’imprenditore Marino Grandoni e i fratelli Confuorti della società Advantage Financial?”. Altro punto su cui si chiedono risposte è quale saranno le soluzioni del governo nel “post Aqr”, le emissioni dei titoli di Stato o prestiti agli organismi internazionali: “Un eventuale intervento del Fmi- stigmatizza il capogruppo- potrebbe essere grave per il sistema, equivarrebbe a commissariare e a mettere in discussione il nostro Stato”. Cardelli conferma infine il deposito del progetto di legge scudocrociato in prima lettura: “Sarà aperto al confronto- assicura- e chiederemo anche ai partiti di maggioranza di poter appoggiare una iniziativa che riteniamo doverosa”.
Pasquale Valentini
Prende quindi la parola Valentini per sottolineare l’importanza del confronto con tutte le forze politiche sulle scelte sul sistema bancario e sulla sostenibilità economica del Paese. “Queste decisioni che si stanno compiendo- manda a dire- purtroppo hanno delle tali conseguenze sulla vita economica e anche sul sistema democratico che non possono non nascere nella condivisione più ampia possibile”. Di fronte alla chiusura di governo e maggioranza, “proponiamo la commissione di inchiesta- prosegue- perchè viene da pensare che le scelte che si andranno a fare non hanno elementi di imparzialità”. Valentini cita poi due fatti “gravi” compiuti dai vertici Bcsm: l’iniziativa con cui hanno segnalato ad Fmi presunte criticità nella ricapitalizzazione di Crrsm, dopo che la delegazione dell’organismo aveva già concluso il suo rapporto. “Ma per chi sta lavorando Banca centrale?”, si chiede il consigliere. Poi le dichiarazioni rilasciare da Wafik Grais, presidente, alla stampa nazionale italiana a Washington sulla centrale rischi e sulla volontà di “bypassare” il modello italiano ed europeo, quando invece “è necessario ricercare la condivisione con Banca d’Italia– rimarca Valentini- e si sta portando avanti un negoziato con l’Ue per essere considerati Paese equivalente”.
Teodoro Lonfernini
Chiude il cerchio Teodoro Lonfernini che chiede conto della delibera del congresso sugli interventi a garanzia dei fondi pensione in Asset e denuncia come siano state usate due misure diverse rispetto a Euro Commercial Bank-Cis. “Perchè- chiede- in quel caso Banca centrale non ha posto il commissariamento?”. Infine marca le distanze da iniziative di altre forze di minoranza: “Non vogliamo ricorrere al tribunale– conclude- vogliamo risposte politiche perché crediamo nella politica“. Qualche risposta alle domande odierne potranno forse arrivare ai consiglieri del Pdcs domani pomeriggio: il segretario di Stato per le Finanze, Simone Celli, ha infatti convocato tutti i gruppi di minoranza in un incontro per discutere proprio del sistema bancario e finanziario.
04 maggio 2017

giovedì 4 maggio 2017

Banche, ok Commissione Finanze Camera alla bicamerale d'inchiesta

Banche, ok della Commissione Finanze della Camera alla bicamerale d'inchiesta

http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201705041606308988
 Banche, ok della Commissione Finanze della Camera alla bicamerale d'inchiesta

Via libera della Commissione Finanze della Camera al ddl di istituzione della bicamerale d'inchiesta sul sistema bancario. Il testo resta immutato rispetto a quello licenziato dal Senato. L'approdo in Aula è previsto per il 22 maggio ma dalla presidenza della commissione Finanze è partita la richiesta di anticipare l'esame dell'Assemblea.
I contenuti sono dunque rimasti quelli già definiti a Palazzo Madama e si prevede un orizzonte molto ampio da verificare: "gli effetti sul sistema bancario italiano della crisi finanziaria globale e le conseguenze dell'aggravamento del debito sovrano"; la "gestione degli istituti bancari che sono rimasti coinvolti in situazioni di crisi o di dissesto e sono stati o sono destinatari, anche in forma indiretta, di risorse pubbliche o sono stati posti in risoluzione"; l'efficacia delle "attività di vigilanza sul sistema bancario e sui mercati finanziari poste in essere dagli organi preposti"; "l'adeguatezza della disciplina legislativa e regolamentare nazionale ed europea sul sistema bancario e finanziario, nonché sul sistema di vigilanza, anche ai fini della prevenzione e gestione delle crisi bancarie".
La commissione d'inchiesta dovrà concludere i propri lavori entro un anno dalla sua costituzione.

mercoledì 3 maggio 2017

Ammissioni interessanti della banca centrale norvegese...

Oslo, 25 aprile 2017: discorso di Jon Nicolaisen, vice-governatore della banca centrale norvegese, all'Accademia delle Scienze e delle Lettere:

"Quando prendi in prestito da una banca, la banca accredita il tuo conto bancario. Il deposito - il denaro - è creato dalla banca nel momento in cui emette il prestito. La banca non trasferisce il denaro da un conto bancario di qualcun altro o da una cassaforte piena di denaro. I soldi prestati dalla banca sono stati creati dalla banca - dal nulla: fiat - "così sia". Il denaro creato dalla banca non scompare quando lascia il tuo conto. Se lo usi per effettuare un pagamento, viene trasferito al conto del destinatario. (...) I soldi dei depositi sono ridotti (...) quando i clienti prelevano contante. Tuttavia, poiché il contante è parte dell'offerta di moneta, l'offerta totale di denaro nell'economia non cambia."

Originale inglese:

When you borrow from a bank, the bank credits your bank account. The deposit –the money – is created by the bank the moment it issues the loan. The bank doesnot transfer the money from someone else’s bank account or from a vault full ofmoney. The money lent to you by the bank has been created by the bank itself –out of nothing: fiat – let it become.The money created by the bank does not disappear when it leaves your account. Ifyou use it to make a payment, it is just transferred to the recipient’s account. (...) Deposit money is (...) reduced when customers withdraw cash. However, since cash is part of the money supply, the total money supply in theeconomy does not change.

https://www.bis.org/review/r170426d.pdf

lunedì 17 aprile 2017

Banchieri ladroni e sovranità istantanea


Banche : il problema - che il pubblico non riesce a vedere - e la soluzione
di Marco Saba, IASSEM, 18 aprile 2017


L’intuizione popolare capisce che esistono vari problemi nelle banche. In particolare, elenchiamo i punti già compresi:

1 – Aumento esponenziale delle cause contro le banche nei Tribunali italiani, per usura, anatocismo, etc.;

2 – Casi di cronaca dove – all’estero – grandi banche sono state condannate a pagare multe salatissime e i banchieri sono stati condannati a pene detentive (Islanda e Spagna);

3 – Caduta verticale delle quotazioni in borsa delle azioni bancarie;

4 – Restrizioni al credito imposte da fantasiose regole inventate alla Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, creatura del nazismo e del fascismo e nata nel 1930, da sociopatici travestiti da banchieri (Basilea 1, 2, 3, etc.);

5 – 4mila casi di suicidi per motivi economici e statisticamente segretati dal governo italiano;

6 – Mancata ripresa economica nonostante migliaia di miliardi di euro bruciati dalla BCE per aiutare gli amici degli amici;

7 – Crescita del malcontento in Europa, dopo la Grecia e il Brexit, e voglia di uscire dall’Euro-lager che contagia anche la stessa Germania;

8 – Consapevolezza che gli ultimi governi italiani, da Monti in poi, sono stati decisi dalla finanza in un clima di “rubi chi può”: hanno legislato scandalosamente a favore delle banche prima che venga eletto un governo legittimo che, si spera, fermerà questa macabra giostra,

9 – Varie banche sono state date per insolventi;

10 – Il governo impudicamente trova ritualmente decine di miliardi per “salvare” le banche e “dannare” i contribuenti.


I dati tecnici empirici

Ma quello che manca, fondamentalmente, è la comprensione tecnica del trucco con cui il sistema “ruba ai poveri per dare ai ricchi” e “privatizza i profitti socializzando le perdite”. Vi do degli indizi:

1 – In varie assemblee bancarie dal 2014 ad oggi, prima da solo e poi anche con altri, ho denunciato che le banche creano denaro fuori bilancio per centinaia di miliardi l’anno;

2 – Non esiste uno studio di settore che analizza la redditività della banca centrale né quella delle banche commerciali;

3 – Non esiste un catasto del denaro creato dalle banche, mentre esiste per gli immobili e per le azioni e obbligazioni (Borsa);

4 – Ne consegue che tutto il denaro nei depositi bancari, ad oggi, viaggia in nero e non è possibile risalire alla singola banca che l’ha creato “fuori dai libri”;

5 – Non esiste una legge che disciplina la creazione di denaro scritturale (elettronico) se non per le sole monetine e banconote;

6 – Il pubblico crede che il denaro bancario sia contante e legale (vero) ma le banche lo considerano “pagabile a vista”, come la scritta che campeggiava sulle banconote nel secolo scorso;

7 – Ne consegue che le passività da denaro in circolazione nei bilanci bancari sono false e inevase perché non trovano – e non vogliono trovare, ad oggi – una corrispondente voce attiva nel bilancio dello Stato (“banconote in circolazione” e “debiti verso clientela”);

8 - Ulteriore corollario è che queste passività abbassano fittiziosamente i profitti e quindi si verifica il paradosso per cui chi crea denaro e depositi dal nulla possa rivelarsi… insolvente !

9 – Le banche che espongono false perdite nei bilanci ottengono rimborsi fiscali dallo Stato, danneggiando ulteriormente l’erario;

10 – I bilanci falsi delle banche vengono certificati dai “Revisori legali” autorizzati, il cui albo è gestito dalla CONSIP.


La soluzione sta nel ragionare

Non volendo togliervi il gusto di meditare, vi lascio trarre le logiche conclusioni da queste prime evidenze confidando nella vostra intelligenza intuitiva ancorché non addestrata nel merito. Ulteriori ispirazioni le trovate nella pagina Facebook MONETA NOSTRA: http://facebook.com/monetanostra

Per dieci minuti di sano divertimento, leggete le gustose dichiarazioni della Banca d’Italia sulla prospettata tassazione della creazione di denaro da parte delle banche: https://iassem.blogspot.it/2017/03/forensic-evidence-risposta-della-banca.html


venerdì 14 aprile 2017

Tutti contro tutti: MIMANDARAI3, SOS Utenti, SDL Brescia



E mentre guardate questo video di 65 minuti, nello stesso tempo i banchieri italiani hanno creato - in nero ed esentasse - 222milioni600mila euro...

MONETA NOSTRA – Marco Saba ne parla a "Senza Filtro"

MONETA NOSTRA – Marco Saba ne parla in un episodio di Senza Filtro
SENZA FILTRO – Episodio 23 – 12-04-2017
Marco Saba – Moneta Nostra
http://www.ilmioprimoministro.it/moneta-nostra-marco-saba-ne-parla-un-episodio-senza-filtro/

In questa puntata Marco Saba, presidente dell’Istituto di Alti Studi sulla Sovranità Economica e Monetaria, espone il progetto MONETA NOSTRA.


Nella trasmissione Marco ci spiega come si possono pagare i debiti creando MONETA SCRITTURALE, ovvero agendo in maniera paritaria agli istituti bancari, che di fatto creano moneta solamente scrivendo un numero sui propri registri, valore che poi viene accreditato all’utente che diviene debitore dell’istituto.

Nella trasmissione viene quindi esplicitata una proposta di soluzione per chi è indebitato con diversi enti e che potrebbe risolvere la propria situazione, pagando il debito con euro scritturali.

Questa soluzione, che sfrutta il vuoto giurisprudenziale che dovrebbe regolare la materia della creazione monetaria e della sua proprietà all’atto dell’emissione, può essere adottata sia dai singoli cittadini che dai COMUNI.
Il governo cittadino, a detta di Saba, che si rende disponibile con il suo team a fornire eventuali aiuti, potrebbe usare le conoscenze di MONETA NOSTRA per appianare i propri debiti verso istituti bancari, oppure per avere la possibilità di autofinanziamento delle proprie attività, in accordo con gli stessi istituti bancari, che a questo punto dovrebbero “solo” assolvere alla loro funzione primaria, quella di istituzioni di intermediazione finanziaria.

Durante la conversazione Marco fa degli accenni anche al Bitcoin e alle monete criptodigitali in genere, facendo intendere la bontà del software Bolckchain e la possibilità di integrarlo ad ulteriori sistemi ancora migliori, in un prossimo futuro.
Interessantissime nozioni e considerazioni tutte da ascoltare.

venerdì 7 aprile 2017

CARIGE, L'AD ammette: creazione di denaro fuori bilancio

Intervento all'assemblea azionisti di Carige, 28 marzo 2017

Qui con anche i video: https://iassem.blogspot.it/2017/03/intervento-allassemblea-azionisti-di.html

Intervento di Marco Saba all’assemblea CARIGE del 28 marzo 2017 sul primo punto all’ordine del giorno (Bilancio 2016) e sul quinto (elezione del collegio sindacale). Repliche del presidente Tesauro e dell'AD Bastianini. Trascrizioni.

Marco Saba: “Saluto gli amministratori e gli azionisti presenti ed intervengo, come piccolo azionista, a proposito del bilancio d’esercizio di CARIGE che chiude con una perdita netta di 313,6 milioni di Euro. Rammento che intervenni già nell’assemblea del 2014 contestando che nel bilancio non era presente la voce che indicava il sottostante dei crediti e debiti verso clientela, ovvero la somma del denaro creato durante l’esercizio, e rinnovo tale critica con qualche osservazione in più. Dal 2014 ad oggi sono cambiati gli amministratori della banca ma non è cambiato il sistema di gestione contabile dell’attività bancaria, nonostante quanto emerso a seguito del rapporto di KPMG al primo ministro islandese e le recentissime dichiarazioni della Banca d’Italia, rese alle commissioni finanze di Camera e Senato, a proposito della creazione del denaro e dei depositi da parte delle banche commerciali.
KPMG conferma che le banche creano denaro quando effettuano dei prestiti e che tale attività di creazione, sempre secondo KPMG, sarebbe meglio fosse esercitata direttamente dallo Stato attraverso la sovranità monetaria. La Banca d’Italia, nella risposta al quesito sollevato dall’Onorevole Villarosa, afferma che la creazione dei depositi rappresenta la quasi totalità del denaro bancario. In particolare, dai bollettini Banca d’Italia 2016 si legge che oltre l’83% della massa monetaria M1 è costituita dai depositi bancari, dato che trova riscontro nell’aggregato dei crediti verso clientela, a conferma del fatto che le due voci originano l’una dall’altra. E’ il denaro, infatti, il sottostante dei crediti e debiti vantati dall’amministrazione di CARIGE nello Stato patrimoniale, ma questo denaro non transita nell’attivo patrimoniale della Banca né appare nel rendiconto finanziario e negli altri libri contabili.
La frase “creazione dei depositi” rappresenta un concentrato di due azioni differenti: la creazione di denaro ed il trasferimento dello stesso su un conto corrente. Dalla contabilità rileviamo che mentre l’uscita di cassa, subito dopo la creazione, viene registrata all’erogazione al cliente, non vi è traccia della previa entrata di tale denaro nei flussi di cassa ! L’amministrazione della banca crea denaro per far fronte agli impieghi, ma omette di registrarlo in cassa prima di utilizzarlo.
Per dimostrare quanto sto affermando, abbiamo richiesto dal luglio 2016 al Tribunale di Genova di fare un Accertamento Tecnico Preventivo sui libri contabili della banca, ma l’amministrazione di Carige, tramite l’avvocato Cànepa, così rispondeva al magistrato durante la sesta (!) udienza: “Se ci fosse qualcosa di anomalo, la BCE lo avrebbe rilevato !”.
Fa specie il riferimento alla BCE, dato che la stessa segue la medesima prassi, tanto che ha eliminato il Rendiconto Finanziario dalla pubblicazione del bilancio probabilmente proprio per evitare di evidenziare questa omissione.
In udienza i legali degli amministratori della banca hanno dichiarato che non vogliono pagare il 5% di compenso, necessario per recuperare il 100.
Evidentemente gli amministratori hanno un interesse in contrasto con quello della banca. Questo atteggiamento dimostra che gli amministratori e la società di revisione non hanno a cuore gli interessi né degli azionisti né degli altri stakeholder di Carige. A loro cosa interessa ? A loro interessano solo i loro emolumenti ? Se l’azione CARIGE crolla, se gli azionisti non percepiscono un giusto dividendo o venissero diluiti da una procedura di ricapitalizzazione preventiva, o, peggio ancora, di Bail-In, cosa importa ? Sarà sempre qualcun altro a pagare.
Quando ho posto lo stesso problema all’AD di Mediobanca, questo ha avuto almeno il garbo di dire in assemblea che non era capace di redigere il bilancio tenendo conto della creazione di denaro. E nonostante ciò, dato l’analfabetismo degli azionisti Mediobanca, il bilancio è passato lo stesso. Ma qui mi chiedo, se non intendete redigere correttamente il bilancio e se i revisori dei conti non sono in grado di capirlo, gli azionisti, almeno, capiscono quello che sto dicendo ? Voterete anche qui a favore di un bilancio mancante della corretta rappresentazione della creazione del denaro che oggi avviene extracontabilmente ? Il fatto è che, per ottemperare correttamente ai requisiti di fedele rappresentazione delle poste attive che seguono ai dettami di IAS e IFRS, l’attività rappresentata dalla nuova moneta creata deve essere registrata, alla creazione, nei flussi di cassa.
L’evoluzione dell’uomo così come del sapere scientifico e di quello economico e contabile, è avvenuta per atti di discontinuità rispetto al passato, ma che hanno migliorato le relazioni e la trasparenza tra i soggetti. Vogliamo continuare a farci prendere in giro da una governance che non si dimostra all’altezza dei compiti assegnati e che gioca in Tribunale a dire che tutto va bene, ma che fa ostruzionismo all’accertamento ? Che si rifiuta di recuperare 25 miliardi nonostante la corposa documentazione prodotta, suffragata da pareri legali e contabili, pretendendo ancora di essere in perdita di 313 milioni ?
E che senso ha, poi, eleggere una nuova lista di sindaci che non hanno nemmeno risposto ad una lettera che ho inviato, a ciascuno di loro, chiedendo se sapessero, o meno, contabilizzare la creazione di denaro ? Io penso che fare l’azionista di una banca sia un’attività per adulti, e mi appello quindi all’adultità degli azionisti per opporsi, per quanto possibile, all’ennesimo errore di costruzione del bilancio rigettandolo e votando contro, qui, oggi, in assemblea.
Mi riservo il diritto di replica e grazie per l’attenzione.”

[Interviene l'AD Bastianini dicendo che il bilancio è stato redatto secondo le regole]

Presidente Giuseppe Tesauro: “Brevissima replica”
Marco Saba: “Sì sì, brevissima replica. Non sono soddisfatto da quanto detto dall’amministratore delegato e, in particolare, mi rivolgo al Presidente Tesauro, che da ex magistrato, capirà quanto è importante l’azione dell’accertamento giudiziario, in alcuni casi controversi, come per esempio è questo e non per una cifra indifferente ma bensì di 25 miliardi. Si tratta proprio di questo denaro che viene creato, del cosìddetto tantundem. Se l’amministratore delegato pensa che non sia necessario metterlo in bilancio, cioè che sia possibile continuare a creare del denaro fuori bilancio, fuori dai libri contabili, stiamo parlando di creazione di 25 miliardi in nero, in pratica, se pensa che questo sia secondo i principi contabili coerente, corretto, che non sia necessario iscriverli nei flussi di cassa, prendo atto di questo, grazie e arrivederci.”
Presidente Giuseppe Tesauro: “E adesso...”
AD Guido Bastianini: “Confermo quanto considerato in precedenza perché questo importo a nostro modo di vedere non debbano essere registrati in bilancio e che a riguardo ci sono già delle pronunce del Tribunale di Genova a favore della banca”. 
(Nota bene: il Tribunale di Genova non s’è ancora espresso nel merito della questione contabile...)

IL BILANCIO VIENE APPROVATO CON OLTRE IL 99% DEI VOTI !

Intervento in ordine al 5° punto all'ODG: elezione del collegio sindacale

Marco Saba: “Due settimane prima dell’assemblea ho inviato una email a ciascuno dei cinque componenti sia della lista A che della lista B, cioè Stefano Chisoli, Maddalena Costa, Francesca De Gregori, Carlo Lazzarini, Giancarlo Strada e nella lettera, quattro righe, ve le leggo, era scritto così: “Egregi/e, come azionista di Banca Carige, al fine di valutare la vostra validità per ricoprire il ruolo sindacale di candidati delle due liste, e quindi per poter decidere chi votare, chiedo se siete a conoscenza del fatto che le banche creano denaro e depositi come attività principale e che, ad oggi, dai bilanci della banca, tale attività di creazione non traspare. Vedere la comunicazione della Banca d'Italia: http://iassem.blogspot.it/2017/03/forensic-evidence-risposta-della-banca.html

Vi invito cortesemente a trasmettermi in risposta un esempio di scrittura contabile di prima nota (cassa) della creazione di 100.000 euro, prendendo come ipotesi un prestito da 100.000 euro effettuato dalla banca creando denaro; poi, ad indicarmi come tale somma influisce poi nella stesura del Rendiconto Finanziario, nel Conto Economico e nello Stato Patrimoniale, indicandomi le rispettive voci di riferimento. Ringrazio per la possibile collaborazione e per una risposta entro il 28 marzo prossimo.” Non ho ricevuto nessuna risposta, allora, se ci sono presenti questi candidati io vorrei chiedere se non hanno risposto perché non sapevano rispondere oppure perché è un modo, diciamo, per avallare quanto diceva l’ amministratore delegato cioè che anche loro ritengono che la creazione di denaro, ovvero di liquidità per la banca non debba essere contabilizzata, grazie”

Presidente Giuseppe Tesauro: “Non lo so, che facciamo (guardandosi intorno)…come? Magari ! "



Marco Saba: “Non possono rispondere?!”
Presidente Giuseppe Tesauro: “ Eh, non lo so se ci stanno”

Marco Saba: “ Lo sanno o non lo sanno, sennò che ci stanno a fare !”

Presidente Giuseppe Tesauro: “ Allora, per quanto riguarda la domanda del sig. Saba, no Bova, no Saba, eh, dovrebbe fare una domanda se sono nominati i sindaci, dopo l’accettazione, dopo la.., quindi, se vuole aspettare... Quindi, adesso non vedo altri che vogliono intervenire e quindi do inizio alla votazione...”
INIZIA QUINDI LA VOTAZIONE DELLE DUE LISTE CANDIDATE AL COLLEGIO SINDACALE !

Allegati:

1) Dichiarazione di Banca d’Italia, allegata.

2) Dichiarazione BCE, trascritta qui:
"... the Executive Board considers that the publication of a cash-flow statement
would not provide the readers of the financial statements with any additional relevant information. "

Italiano:
“...il Comitato esecutivo ritiene che la pubblicazione di un rendiconto finanziario non fornirebbe ai lettori del bilancio alcuna altra informazione pertinente.”
Rif. Annual Accounts 2015, pagina A27
https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/annrep/ar2015annualaccounts_en.pdf

3) Email inviata a ciascuno dei candidati delle due liste proposte per il nuovo collegio sindacale, allegata.

Allegato 3

Ai membri delle due liste che verranno presentate in assemblea Carige per l'elezione del nuovo
Collegio Sindacale
- Stefano Chisoli
- Maddalena Costa
- Francesca De Gregori
- Carlo Lazzarini
- Giancarlo Strada
e p.c. Avv. Comm. D. Ruini

Egregi/e,

come azionista di Banca Carige, al fine di valutare la vostra validità per ricoprire il ruolo sindacale di candidati delle due liste, e quindi per poter decidere chi votare, chiedo se siete a conoscenza del fatto che le banche creano denaro e depositi come attività principale e che, ad oggi, dai bilanci della banca, tale attività di creazione non traspare.
Vedere la comunicazione della Banca d'Italia:
http://iassem.blogspot.it/2017/03/forensic-evidence-risposta-della-banca.html
Vi invito cortesemente a trasmettermi in risposta
- un esempio di scrittura contabile di prima nota (cassa) della creazione di 100.000 euro, prendendo come ipotesi un prestito da 100.000 euro effettuato dalla banca creando denaro;
- ad indicarmi come tale somma influisce poi nella stesura del Rendiconto Finanziario, nel Conto Economico e nello Stato Patrimoniale, indicandomi le rispettive voci di riferimento.

Ringrazio per la possibile collaborazione e per una risposta entro il 28 marzo prossimo.

Cordiali saluti,

Marco Saba
azionista