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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

martedì 28 febbraio 2017

«Vessato con tassi da usurai». Imbratta di letame la banca

«Vessato con tassi da usurai». Imbratta di letame la banca
La protesta choc di un ex correntista: «Mi hanno tolto ingiustamente 24mila euro». L'uomo si è ripreso mettendo il video su Facebook. Ora rischia la denuncia: «Ma ho fatto ciò che è giusto»

SENZA PAROLE:

http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2015/09/28/news/vessato-con-tassi-da-usurai-imbratta-di-letame-la-banca-1.12171667

https://www.facebook.com/luca.zanardellizampa/videos/675525759229300/

https://www.facebook.com/luca.zanardellizampa/videos/899571853491355/

https://www.facebook.com/luca.zanardellizampa/videos/912302528884954/

domenica 26 febbraio 2017

Piercamillo Davigo: Un Paese corrotto fino al midollo


venerdì 24 febbraio 2017

Pier Camillo Davigo e la giustizia ingiusta

mercoledì 22 febbraio 2017

Carige chiede i danni a Berneschi, Castelbarco e Montani

Carige chiede i danni a Berneschi, Castelbarco e Montani

All'assemblea del 28 marzo il voto sull'azione di responsabilità verso gli ex amministratori
Il consiglio di amministrazione di carige ha approvato le relazioni relative a due azioni di responsabilità nei confronti dei precedenti manager della banca che saranno sottoposte al voto dell'assemblea degli azionisti del prossimo 28 marzo. Oltre all'azione di responsabilità nei confronti dell'ex presidente Cesare Castelbarco Albani e dell'ex amministratore delegato Piero Montani, il cda ha deciso di proporre ai soci di promuovere anche un'azione di responsabilità anche nei confronti di Giovanni Berneschi, storico presidente dell'istituto ligure fino al 2013.

Truffa Carige, condannato Berneschi 8 anni e due mesi

Truffa Carige, condannato Berneschi
8 anni e due mesi all’ex presidente

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2017/02/22/AS13zVMG-sentenza_berneschi_carige.shtml

Marco Grasso e Matteo Indice (Videoservizio Alberto Maria Vedova)
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Processo Carige, 8 anni per Berneschi: «Ci mancava l’ergastolo»

«Ci mancava mi dessero l’ergastolo e la fucilazione» è stata la prima reazione a caldo dell’ex vertice Carige, dopo la lettura del dispositivo della sentenza
Genova - Otto anni e due mesi per Giovanni Berneschi, ex presidente di Carige, con applicazione della libertà vigilata. E' quanto è stato deciso questa mattina in tribunale a Genova, nel processo per la maxi truffa ai danni del ramo assicurativo Carige Vita Nuova e che portò all’arresto del numero uno dell’istituto di credito e di altre sei persone.. «Ci mancava mi sparassero» è stata la prima reazione a caldo dell’ex vertice Carige, dopo la lettura del dispositivo della sentenza.
Queste le condanne degli altri imputati
Ferdinando Menconi (ex capo delle assicurazioni Carige) 7 anni
Sandro Maria Calloni, faccendiere, 9 anni e 2 mesi
Ernesto Cavallini, immobiliarista, 8 anni e 6 mesi (con libertà vigilata)
Andrea Vallebuona, commercialista, 5 anni e 8 mesi
Alfredo Averna, commercialista, 1 anno e 2 mesi
Piermaurizio Priori, commercialista, 1 anno e 1 mese
Ippolito Giorgi di Vistarino, avvocato, 1 anno e 2 mesi
La tesi dell’accusa
Ricordiamo: secondo la Procura, che li accusa di associazione a delinquere, truffa e riciclaggio, Berneschi e l’ex capo delle assicurazioni Ferdinando Menconi facevano comprare a cifre spropositate quote e società dall’immobiliarista Ernesto Cavallini, di cui erano in realtà complici. Poi si spartivano la plusvalenza e la reinvestivano in Svizzera attraverso varie aziende-schermo, create con la regia del commercialista Andrea Vallebuona, la collaborazione del mediatore svizzero Davide Enderlin - processato a Milano - e di prestanome, fra i quali Francesca Amisano (nuora di Berneschi) e il faccendiere Sandro Maria Calloni.
Carige, comincia il processo per Berneschi (Foto)
Contestazioni minori erano invece mosse ai commercialisti Piermaurizio Priori e Alfredo Averna, e all’avvocato Ippolito Giorgi di Vistarino (chiesto un anno di condanna per ciascuno): rispondono di falso, avendo agli occhi di chi indaga retrodatato il verbale di un’assemblea societaria.
Francesca Amisano, nuora di Berneschi, aveva patteggiato la pena a 2 anni e 3 mesi oltre alla confisca di beni per un totale di 1,3 milioni di euro.
La Procura ha infine ottenuto la confisca di 26 milioni di euro per Berneschi e Calloni, 30 milioni ciascuno per Menconi e Cavallini, 5 milioni per Vallebuona, un milione ciascuno per Priori, Averna e Giorgi di Vistarino.

I legali di Berneschi: «Stupiti da questa pronuncia»
«Siamo molto stupiti di questa pronuncia. Nessuno dei difensori, e credo nemmeno il pubblico ministero, si aspettava una sentenza così particolare. Comunque le sentenze non si commentano, si criticano solo in atto d’appello». Lo ha detto l’avvocato Maurizio Anglesio, difensore dell’ex presidente Carige Giovanni Berneschi, lasciando il palazzo di giustizia genovese dove il tribunale ha condannato il suo assistito a 8 anni e due mesi di reclusione per la maxitruffa ai danni del ramo assicurativo dell’istituto bancario. «Aspettiamo le motivazioni per capire come abbiano potuto pervenire a un simile risultato» ha detto Anglesio a chi gli chiedeva una considerazione sull’aumento di due anni e due mesi rispetto alla pena chiesta dal pm Franz. Poi ha ribadito: «questa sentenza richiederà un approfondimento in appello».

Il procuratore capo Cozzi: «Orgogliosi del lavoro fatto»
«È stato un grosso processo, un peso notevole del nostro ufficio che è stato portato a compimento e ne sono molto orgoglioso». Così il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, dopo la lettura della sentenza del processo sulla presunta truffa ai danni di Carige Vita Nuova, il ramo assicurativo dell’istituto di credito che ha visto oggi la condanna dell’ex presidente Berneschi e di altri 7 imputati. In alcuni casi le condanne hanno superato le richieste del pm, come nel caso dello stesso Berneschi, per cui l’accusa aveva chiesto 6 anni, mentre la condanna è stata di 8 anni e 2 mesi. «L’importante è che ci sia stata la conferma dell’impostazione dell’accusa, che siano state riconosciute completamente le ipotesi di reato contestate e anche dal punto di vista patrimoniale siano state accolte integralmente le richieste della Procura» dice Cozzi. «Per quanto riguarda l’entità della pena - aggiunge - è una valutazione che deve fare il giudice e quindi c’è stato in alcuni casi una coincidenza e, in alcuni casi, una pena ancora più grave. Significa che il tribunale di Genova ha perfettamente interpretato la questione», conclude il procuratore.

Banca d'Italia: il DG Rossi si contraddice in diretta su LA7

Banca d'Italia: il DG Rossi si contraddice in diretta su LA7

Dimartedì (LA7) 21 Febbraio 2017

Il Direttore Generale della Banca d'Italia Salvatore ROSSI

Collegamento all’inizio dell’intervento video che è trascritto sotto:
Giovanni Floris, il conduttore: “Allora, una opportunità rarissima, intervistare il direttore generale della Banca d’Italia. Buonasera, benvenuto,. Grazie di essere con noi a Salvatore Rossi. Allora, è appena uscito il suo libro scritto con Anna Giunta “Che cosa fare per l’Italia”, edito da Laterza I proventi vanno a “Save the children”, quindi siamo particolarmente contenti di farvelo conoscere. Che cosa sa fare l’Italia. Allora, abbiamo avuto una serata complessa, la politica che mostra di essere in difficoltà in molti casi, le soluzioni anche molto radicali io non le chiederò naturalmente posizioni politiche ma le chiederò innanzitutto a cosa serve bankitalia, così ci chiariamo le idee.”
Salvatore Rossi, direttore generale di Banca d’Italia: “Allora, facciamo il gioco contrario, Supponiamo di avere una bacchetta magica e di far sparire la Banca d’Italia, puff, in un secondo. Che succede ?”
GF: “ Che succede”
SR:”Succedono tante cose ma ne dico una sola. Non possiamo pagare più nulla in nessun modo: banconote di carta, assegni, carte di credito, bancomat, tutto sparito”
GF:”Perché gestite tutto voi”
SR: “Perché, diciamo, noi camminiamo su un pavimento e non ci accorgiamo di nulla, ma sotto quel pavimento c’è un intrico di cavi che è la piattaforma tecnologica che consente tutti quei pagamenti, che consente agli assegni di circolare, ai bonifici di muoversi da una banca all’altra e quella piattaforma tecnologica è gestita dalla Banca d’Italia, è gestita da tutte le banche centrali per tutti i paesi avanzati del mondo con una aggiunta che in Europa l’intera piattaforma europea è gestita da bankitalia e da Bundesbank, che è la banca centrale tedesca insieme. Questo tanto per fare un esempio...”
GF: “Quindi funzionali siete funzionali. Allora mi dica un’altra cosa importante però, di chi siete ? Siete degli italiani, di alcune banche, di chi siete”
SR: “Siamo degli italiani, non c’è dubbio su questo. Nel senso che siamo un ente pubblico. Poi, il nostro capitale, per ragioni storiche fondamentalmente ma come accade ad altre banche centrali nel mondo, a quella americana, a quella giapponese, il nostro capitale è diviso in quote che sono nelle mani di soggetti privati finanziari: banche, assicurazioni che assolutamente non decidono chi è il direttore generale, il governatore. Lo decide il presidente della Repubblica sentito il governo.”
GF: “Quindi una cosa è la proprietà e una cosa è la corporate, una cosa è chi la gestisce, Allora, è una leggenda tutto quello che abbiamo detto. Cosa significa per l'Italia l'uscita dall'euro e cosa comporterebbe l'uscita dall'euro ?”
SR: “Guardi qui possiamo fare ragionamenti molto sofisticati da economisti. Ma io ne faccio uno molto semplice: terra terra, di nuovo, i pagamenti. Allora, abbiam detto prima che i pagamenti sono una cosa molto complicata in un paese avanzato, Si decide di cambiare segno monetario, quindi di passare dall'euro a una lira nuova. Si fa istantaneamente ? No, ci vogliono mesi e mesi per adattare questa piattaforma tecnologica complicatissima al cambio di segno monetario. In quei mesi che succede. In quei mesi i cittadini che fanno. I cittadini sanno per certo che i loro risparmi che sono denominati in euro, poi saranno convertiti in lire nuove, facciamo il caso. Queste lire nuove saranno ovviamente svalutate perchè l'Italia è un paese svalutazionista, di tradizioni e storie inflazionistiche. Quindi è chiaro che la...”
GF: “Cioè perde necessariamente valore... che vuol dire storicamente Potrebbe essere una novità, invece: arriva la lira ed è più forte dell'euro.”
SR: “No, perché sono i mercati che lo decidono il valore delle monete, ovviamente.”
GF: “Quindi se tu te ne stai andando, ovviamente… Allora uno dice: arriverà la nuova moneta che varrà meno di quella che io ho in banca, Lei dice, uno corre in banca e se la prende.”
SR: “Magari fosse così semplice. In realtà così semplice non è. Perché... se la prende per farne che...Per portarla dove, per fare che cosa ? Lo abbiamo visto quasi succedere in Grecia. L'economia greca si è quasi fermata perché hanno chiuso le banche, hanno chiuso i bancomat. “
GF: “Quindi cosa succederebbe ai mutui che dobbiamo ancora pagare. Io ho preso una casa la sto pagando con un mutuo in euro, compare la lira. Che succede al mutuo ?”
SR: “Allora, chi ha un debito è ovviamente favorito se c'è un cambio di segno monetario e una svalutazione della nuova moneta. Quindi, chi ha un mutuo paga meno. “
GF: “Perché ho preso I soldi in euro e li rendo in una valuta che vale meno. “
SR: “La banca no, ci rimette, ovviamente.”
GF: “I risparmi ? Ci guadagnano o ci rimettono ?”
SR: “I risparmi, l'abbiamo detto prima, ci rimettono sempre e in ogni caso, se si svaluta.”
GF: “Se si svaluta tu perdi in ogni caso. Allora, mettiamola al contrario, cosa ci stiamo guadagnando a rimanere nell'euro ?”
SR: “Premesso che l'Europa vive un momento difficilissimo, che è il più difficile dalla fine della guerra, fondamentalmente. A partire dal quale è cominciato un procedimento di integrazione che seppure con alti e bassi è andato avanti per decenni. Adesso viviamo in un momento molto difficile. Fare l'euro, cioè fare una moneta comune, senza avere lo stato unitario ancorché federale fu un gettare il cuore oltre l'ostacolo. Personalmente, per quel che conta, io ci ho creduto un sacco. Un sacco di europei ci hanno creduto. Molti non-europei erano scettici, a cominciare dagli americani. Sta di fatto che questa idea ha funzionato per più di dieci anni , ha funzionato bene ...”
GF: “Ma ci è convenuta ?”
SR: “Sì, perché per esempio i tassi d'interesse in un paese come l'Italia che come prima dicevo è inflazionistico, sono crollati ai livelli tedeschi. Questo ha recato, tanto per cominciare, un enorme beneficio al bilancio pubblico ma anche a chiunque abbia appunto dei debiti.”
GF: “Cioè noi quando chiedevamo i soldi in prestito pagavamo di meno perché facevamo parte di una famiglia piuttosto fortunata. Allora, andiamo ora alle banche, l'avevamo anticipato prima. Tira una brutta aria. Si metta nei panni di chi ascolta questa intervista. Allora, MPS salvato, quattro banche salvate. Banche venete forse anche loro da salvare con i soldi dello stato. Quanto rischiano i risparmi degli italiani ?”
SR: “I risparmi dei tedeschi hanno rischiato e lo stato tedesco ha pagato 230 miliardi. 230 miliardi. In Italia si parla di 20 miliardi che sembra una cifra enorme e che è in realtà, a confronto di quella spesa in Germania, ma anche in Francia, ma anche in Spagna, ma anche in Olanda, ma anche in Irlanda, una cifra molto piccola. Detto questo, per mettere le cose nelle loro proporzioni giuste, ovviamente, diciamo, chi investe in azioni o in obbligazioni di qualunque impresa, fosse pure una banca, qualcosa rischia. Se investe in obbligazioni o azioni di una banca rischia meno che se facesse la stessa operazione con una impresa qualunque industriale, ma comunque rischia. Se ha un deposito o un conto corrente, fino a 100.000 euro, che è una cifra consistente, non rischia niente. “
GF: “Non rischia nulla. Però ci sono due questioni. La prima, come mai se scoprite così in ritardo che queste banche non funzionano, là dovete vigilare voi. E seconda questione come mai tante persone che non sapevano di rischiare i propri risparmi sono stati convinte dalle banche a rischiarli ?”
SR: “Giusto. Giuste domande. Allora, domanda numero uno, Noi ce ne siamo accorti in tempo, non è vero che ce ne siamo accorti in ritardo. Ce ne siamo accorti in tempo con i mezzi a nostra disposizione perché spesso si pensa che la Banca d’Italia, che è l’organo di vigilanza, sia onnipotente. Così non è, non abbiamo i poteri della magistratura o della polizia, per fortuna, aggiungo, in un paese democratico. In nessun paese democratico...
GF: “Certo. Sennò ne andrebbe della privacy di tutti noi...”
SR: “...sennò saremmo dittatoriali. Quindi, con i mezzi, con le leggi vigenti, con i mezzi a nostra disposizione noi abbiamo fatto il possibile. Quando abbiamo avuto sospetti abbiamo interessato la magistratura in silenzio. Perché noi siamo tenuti al silenzio e al segreto dalla legge, la legge votata dal Parlamento.”
GF: “Come mai chi non sapeva di rischiare ci ha rimesso”
SR: “Questa è un’altrra questione importante. Su questo un po’ si deve lavorare, si devono aggiustare un po’ di cose. Intanto sono cambiate le regole in tutta Europa, quindi questo è il dato di fatto da cui partire e questo ha spostato un po’ non dico le convenienze ma diciamo le consapevolezze della gente. Rimane il fatto che se una banca piazza dei titoli, delle obbligazioni subordinate, come si dice in gergo, ormai l’abbiamo imparato tutti che vuol dire, subordinate vuol dire che sono delle quasi azioni. Non sono obbligazioni vere, ma non sono neanche azioni ma sono una via di mezzo. “
GF: “E qui il risparmiatore spesso si perde e la banca malevola s’inserisce”
SR: “Allora lì se la banca dice guarda comprale, perché sono sicure e il risparmiatore se le compra, qualcuno ha sbagliato. O il risparmiatore, o la banca, o tutt’e due, forse la banca ha imbrogliato.”
GF: “A chi sta, alla magistratura o a bankitalia in questo caso stabilire...”
SR: “Sta alla magistratura. Noi in molti casi abbiamo avvertito la magistratura, che ha i suoi tempi, ovviamente. In molti casi è intervenuta.”
GR: “Però c’è la consapevolezza insomma che… le ho da fare solo due domande perché siamo andati oltre tempo massimo. La prima è vale la pena salvare le banche ? Cioè quando c’è denaro pubblico che finisce poi al Monte dei Paschi piuttosto che alle altre banche uno dice ma perché devo dare soldi a loro che sono ricchi, perché il banchiere è ricco. Ci spiega qual’è il mistero ?
SR: “Perché si confondono le banche con I banchieri. Questo è il punto fondamentale. Allora, le banche sono fatte da che cosa, da chi. Da chi mette i suoi risparmi in banca e da quelle persone che prendono soldi in prestito dalla banca che sono famiglie, che sono imprese. Non dai banchieri che le amministrano e che le gestiscono. Quando una banca va in crisi, il salvataggio pubblico va al pubblico, al risparmio, non ai banchieri.”
GF: “che dovrebbero magari finire in galera ma quello è un altro discorso. Vale la pena fare la manovra per rispettare le indicazioni europee ?”
SR: “Domanda difficile, eh eh eh... Domanda molto difficile. Io personalmente penso che sì, che valga la pena, perché, per una ragione fondamentale – mi faccia spendere 30 secondi per dire che è vero, è ben vero che dopo anni e anni di recessione c’è un crollo della fiducia nei consumatori negli incvestitori quindi tutti I manuali di economia insegnano che in questi casi è il settore pubblico che deve compensare e questo giustificava le richieste di flessibilità all’Europa, alla Commissione Europea etc. però lo sviluppo economico nel medio lungo termine non si fa col debito pubblico, non c’è niente da fare la storia ce lo insegna in modo conclamato e quindi il rigore fiscale quando non – ripeto – non uccide il paziente, il rigore fiscale è necessario.”
GF: “E’ la premessa della ripresa”


VEDERE ANCHE: Bankitalia: le banche non pagano tasse sulla creazione di denaro dal nulla

domenica 19 febbraio 2017

Le interferenze dei Servizi Segreti nell’inchiesta Mani Pulite

Le interferenze dei Servizi Segreti nell’inchiesta Mani Pulite – Relazioni Copasir 1995-1996

http://www.antoniodipietro.it/2017/02/le-interferenze-dei-servizi-segreti-nellinchiesta-mani-pulite-relazioni-copasir-1995-1996



Sì, sono passati 25 anni dall’inizio dell’inchiesta giudiziaria “Mani Pulite” e nulla sembra sia cambiato.
Il motivo è molto semplice: le indagini giudiziarie portate avanti da quell’inchiesta sono state fermate anzitempo con metodi illegittimi ed anche illeciti da parte di alcuni appartenenti ai Servizi Segreti su ordine di altre Autorità dello Stato.
A causa di quelle indebite interferenze non è stato possibile scoprire tutto il marciume che aveva invaso le Istituzioni, con il risultato che molti dei personaggi coinvolti sono rimasti ancora al loro posto a spadroneggiare a loro piacimento.
Non lo dico solo io ma ciò – oltre a risultare da diverse sentenze dell’Autorità giudiziaria – è documentato da almeno 2 Relazioni adottate a suo tempo dal COPASIR, ovvero dal Comitato parlamentare per i Servizi di informazione e sicurezza dello Stato (organismo composto da Deputati e Senatori ed operante all’interno del Parlamento).
Vale la pena al riguardo rileggere un passo fondamentale di quelle Relazioni che così recita: “…dai dati seppure parziali che il Comitato ha potuto ricostruire, risulta una illegittimità di comportamenti. Le Autorità di Governo ne avevano la percezione? Erano al corrente di quelle note riservate? Non è possibile rispondere con sicurezza. Tuttavia quelle Autorità devono considerarsi politicamente responsabili delle condizioni di illegittimità, di lottizzazione, di inefficienza in cui lavorava allora il SISDE e che le audizioni hanno confermato…
Purtroppo quell’indagine parlamentare esplorativa, avviata nel 1995, si è bloccata nel 1996 per interruzione della legislatura e poi – inspiegabilmente o troppo spiegabilmente – non è mai stata più ripresa.
Ora, a distanza di 25 anni, sarebbe cosa buona e giusta operare una rivisitazione storica di quegli avvenimenti quanto meno al fine di fornire una corretta informazione all’opinione pubblica.
Mi domando: c’è la volontà politica-istituzionale di farla?
Non lo so ma voglio sperarlo e per questa ragione – nel dichiarare la mia disponibilità a raccontare la mia versione dei fatti –  pubblico qui di seguito le due Relazioni del Copasir a cui ho fatto sopra riferimento e precisamente:

1 – Relazione Copasir 26.10.1995 – Sugli atti trasmessi dalla Procura di Milano

2 – Relazione Copasir 05.03.1996 – Sull’acquisizione illegittima di informazioni riservate

Chi ha voglia e tempo, provi a leggerle e poi dica cosa ne pensa!

Antonio Di Pietro

domenica 12 febbraio 2017

I debitori eccellenti di Banca Marche; ecco i 50 nomi

I debitori eccellenti di Banca Marche; ecco i 50 nomi di chi non ha restituito i soldi

(Tratto dal TGla7 di Mentana)

La Commissione Finanze del Senato, su richiesta di governo e Pd, ha deciso di non rendere pubblici i nomi di chi ha avuto milioni di euro in prestito dalle Banche e non li ha restituiti. In attesa che qualcuno chiarisca il telegiornale di La7 ha rilanciato, rivelando una lista di 50 nomi che non avrebbero saldato i loro debiti con Banca Marche: l’elenco contiene nomi e aziende insolventi per cifre che vanno da un massimo di 126 milioni a gli 11 milioni di Società sportiva romana, quella di Diego Anemone.
L’impresa più esposta, secondo quanto si legge nei documenti pubblicati dal telegiornale di Mentana, è Fortezza srl, la società del gruppo Lanari. Una vicenda, questa, che si intreccia ovviamente con le note vicende dell’istituto di credito marchigiano da tempo molto esposto con le società legate all’imprenditore anconetano. Scorrendo l’elenco, si nota anche la presenza di la Novafin Spa, da poco dopo fallita, appartenente a Vincenzo Angelini, il “re delle cliniche” abruzzesi, il grande accusatore dell’ex presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco. Interessante anche il riferimento alla società Capo Caccia resort srl, per il quale è in corso un processo nel tribunale di Sassari per il reato di bancarotta in concorso. Somme importanti anche quelle attribuite al Gruppo Santarelli (110 milioni di euro), ai Minardi (130), ai Ciccolella (80), la famiglia pugliese che con i suoi vivai ha subito lo scorso anno un crac finanziario, Vittorio Casale (70) e Davide De Gennaro (70).
I primi 17 insolventi di Banca Marche:
 
Enrico Mentana, aveva anticipato su Facebook lo scoop del suo tg: “Se il governo – aveva scritto – nasconde il nome dei grandi debitori una parte della stampa ha deciso di comportarsi diversamente. Chi ci governa e chi sostiene il governo in parlamento sono liberi di farsi male da soli: ma a volte non si ravvisa il metodo di questa follia. Noi e tanti altri, e perfino il presidente dell’Abi, abbiamo chiesto che venissero ufficialmente rese pubbliche le liste dei maggiori debitori di Mps e delle altre banche messe nei guai dagli Npl (crediti deteriorati). Invece la Commissione Finanze del Senato ha bocciato tutti gli emendamenti che chiedevano la lista dei nomi dei grandi debitori delle banche in difficoltà e ha approvato la proposta di modifica del relatore che prevede una relazione in cui vengano indicati i profili di rischio ma non i nominativi dei soggetti insolventi. Come tgla7 – in mezzo a un clima di omertà e senza nessuna sponda negli istituti interessati – ci abbiamo lavorato per settimane e abbiamo già cominciato a fare alcuni nomi per la banca senese, e tutti i principali per la Popolare di Vicenza. Stasera facciamo il punto, e magari ci aggiungiamo la lista di Banca Marche”.

Altri dieci inadempienti:

Uno schiaffo, per l’ex rottamatore Matteo Renzi, i vertici del Pd, inclusi Gentiloni e i ministri hanno deciso che gli italiani devono pagare il crac di Monte Paschi di Siena e delle altre banche, ma senza sapere, senza aver il diritto di conoscere, i nomi dei debitori responsabili del buco. Fra le tante dichiarazioni rilasciate in queste ultime ore dai politici sull’amara vicenda delle Banche, qualcosa in più parrebbero contenere le uscite di Roberto Calderoli, in genere ben informato sui movimenti dei maneggioni di professione.

Un altro gruppo:

La bocciatura, ha detto l’ex ministro per la Semplificazione Normativa nel governo Berlusconi IV, è avvenuta in commissione Finanze al Senato, “con il mio emendamento al decreto ‘salva-risparmio’ – prosegue – chiedevo di derogare eccezionalmente alla legge 196/2003 sulla privacy ‘nei casi di ricapitalizzazione mediante intervento statale di qualsiasi istituto di credito operante sul territorio nazionale’ e di obbligare la Banca d’Italia e la Presidenza del Consiglio a pubblicare, sui propri siti istituzionali, ‘l’elenco dei debitori insolventi per i crediti concessi dai medesimi istituti‘ e di indicare ‘i nominativi delle persone fisiche e giuridiche insolventi per debiti superiori a 1 milione di euro’ e di indicare ‘i nominativi dei partiti politici e delle fondazioni e associazioni loro collegate, insolventi per debiti di qualsiasi importo”. Insomma, non c’è bisogno di fare particolari collegamenti, per Calderoli, fra gli insolventi potrebbero esserci anche partiti politici e movimenti a loro collegati. E che per questo si tenta di zittire la stampa. Dal cilindro delle banche potrebbe venire fuori qualcos’altro di inatteso.

Derivati segreti: una operazione completamente cannata...


Derivati, ecco i contratti segreti che hanno svenduto l’Italia alle banche

Pubblichiamo per la prima volta i contratti con la banca americana Morgan Stanley che nel 2013 ci sono costati più di tre miliardi di euro. Sull'Espresso in edicola domenica 12 l'inchiesta integrale

di Luca Piana

http://espresso.repubblica.it/affari/2017/02/09/news/derivati-ecco-i-contratti-segreti-che-hanno-svenduto-l-italia-alle-banche-1.295090

Derivati, ecco i contratti segreti che hanno svenduto l’Italia alle banche
Cade il segreto che le istituzioni hanno cercato di porre per impedire la divulgazione dei contratti derivati fatti dal Tesoro con le banche d'affari, e che stanno costando miliardi di euro alle casse pubbliche. Nel numero in edicola domenica 12 febbraio, L'Espresso pubblica infatti per la prima volta i contratti che nei primi giorni del 2012 hanno costretto il governo di Mario Monti a versare 3,1 miliardi di euro alla banca americana Morgan Stanley, per effetto di strumenti finanziari ad alto rischio che erano stati sottoscritti negli anni precedenti.

Si tratta di quattro famiglie di derivati molto complessi, che l'istituto ebbe la facoltà di terminare in largo anticipo rispetto alla data di scadenza prevista, per effetto di una discussa clausola di chiusura anticipata prevista in un vecchio accordo del 1994, mai esercitata in precedenza.


Nei dettagli i contratti chiusi erano due “Interest rate swap” e due “swaption”, che vengono descritti nell'articolo dell'Espresso assieme ad altri documenti relativi ai rapporti fra il Tesoro e Morgan Stanley. Ci sono i memorandum con i quali, proprio in concomitanza con l'avvicendamento a Palazzo Chigi tra il premier uscente Silvio Berlusconi e Monti, la banca americana comunicava al governo la decisione di rientrare di una cifra di 3,5 miliardi di dollari.



L'Espresso in edicola da domenica 12...
L'Espresso in edicola da domenica 12 febbraio
E ci sono i contenuti di una perizia richiesta dalla procura di Roma nel corso di un'indagine giudiziaria avviato nel 2015 e poi archiviato. Il professor Ugo Pomante, l'esperto interpellato dai magistrati romani, nella sua ricostruzione sostiene che per effetto di quella clausola del 1994 i vertici del Tesoro avrebbero dovuto astenersi dal fare nuovi contratti con Morgan Stanley. Al contrario negli anni che vanno dal 2004 al 2008 vennero rinegoziati derivati precedenti o ne vennero fatti di nuovi, come dimostrano i documenti rilevati da L'Espresso, perché i vertici del Tesoro non erano a conoscenza o sottovalutarono gli effetti della clausola in mano alla banca americana.

giovedì 9 febbraio 2017

11 febbraio: Conferenza a Carpi (MO) di Moneta Nostra

Sabato 11 febbraio alle 15, in via Terrazzieri 2. a Carpi (MO), si terrà una conferenza dedicata al progetto Moneta Nostra, Saranno presenti avvocati e vittime delle banche.

Relatori: Avv. Marco Della Luna (Centro Studi Monetari) e Marco Saba (presidente IASSEM)

La risposta della Banca d'Italia all'On. Villarosa (M5S)



L’On.Villarosa sembra riferirsi a un intervento del deputato avv. Patrick Dimier al Grand Conseil del Cantone di Ginevra, nel quale propone di tassare la creazione di moneta da parte del sistema bancario. Il deputato rammenta che la creazione di moneta non è solo quella della banca centrale, ma avviene a opera di tutte le banche mediante la moneta scritturale e si chiede perché, a differenza del signoraggio, su tale creazione di moneta non sia applicato alcun prelievo a favore delle finanze pubbliche. Una tale tassazione, sostiene, potrebbe dare un gettito consistente; egli calcola che, se la Banque Cantonale de Genève fosse tassata sui 2.700 miliardi di Franchi svizzeri di moneta scritturale creata nel 2015, vi sarebbe un incasso tributario di 475 milioni di Franchi svizzeri.

Il punto è che le banche già sono sottoposte ovunque a una tassazione dei guadagni che esse traggono dal fornire mezzi di pagamento, insieme a quelli che ricavano dalle altre attività. Circa la possibile introduzione di una nuova imposta sulla creazione di depositi (che rappresentano la quasi totalità del denaro bancario), è probabile che i maggiori costi determinati dall’imposta, pur se formalmente in capo al sistema bancario, sarebbero comunque traslati sui clienti delle banche, per esempio sui costi di apertura di conto corrente. La traslazione dell’importo potrebbe non essere piena in funzione, per esempio, del grado di concorrenzialità del mercato del settore bancario e di caratteristiche della domanda di depositi; tuttavia, in ultima analisi, sarebbe la collettività a contribuire al pagamento di parte, o dell’intero ammontare, dell’imposta.

Si ha ben presente che in un’economia basata sul sistema di riserva frazionario coesistono la moneta creata dalla banca centrale, moneta fiat, e gli strumenti monetari creati dal sistema bancario, denominati anche moneta bancaria e costituiti in larga parte dai conti di deposito. La banca centrale controlla direttamente la creazione di moneta fiat e, attraverso strumenti quali i tassi ufficiali e l’obbligo di riserva, influenza indirettamente anche la creazione di strumenti monetari da parte del sistema bancario, Nell’area dell’euro la moneta fiat, banconote e monete in circolazione più riserve di banca centrale, costituisce il 15,8% della massa monetaria, considerata nella sua accezione che comprende strumenti più simili alla moneta, M1, cioè la somma di circolante e depositi in conto corrente (dati aggiornati a novembre 2016).

Per maggiori dettagli si veda il Supplemento al Bollettino statistico pubblicato dalla Banca d’Italia, “Moneta e banche” https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/moneta-banche/2017-moneta/suppl_01_17.pdf in particolare Tavola 1.2.a.

giovedì 2 febbraio 2017

Napolitano intercettato al telefono col banchiere inquisito

Le trame di Re Giorgio intercettato al telefono col banchiere inquisito

Ubi Banca, scoop di Panorama: Napolitano garantì a Bazoli: ti farò incontrare Mattarella

http://www.ilgiornale.it/news/politica/trame-re-giorgio-intercettato-telefono-col-banchiere-1358547.html

Se qualcuno ancora pensava che Giorgio Napolitano fosse stato arbitro e garante imparziale della vita democratica del paese, la smentita - persino brutale nella sua chiarezza - arriva da una raffica di intercettazioni della Guardia di finanza.
La voce di Napolitano è nei file audio, le sue parole trascritte nei brogliacci. E questa volta non potranno venire distrutte o cancellate, come Napolitano pretese e ottenne quando a intercettarlo furono i pm palermitani dell'inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia.
Nessuna immunità, stavolta: uno scoop di Panorama rende di pubblico dominio quanto senza clamori era stato depositato agli atti di una inchiesta. E che inchiesta: l'indagine della Procura di Bergamo sui trucchi e le bugie che Giovanni Bazoli, il più importante banchiere italiano, presidente emerito di Banca Intesa, avrebbe messo in atto per indirizzare a suo piacimento la vita di Ubi Banca, il gruppo bancario nato dagli accordi tra finanza bresciana e bergamasca. Di queste manovre si è parlato ampiamente nel novembre scorso, quando i pm bergamaschi hanno comunicato a Bazoli e altri 38 indagati la chiusura delle indagini per ostacolo alla vigilanza della Banca d'Italia e illecita influenza sull'assemblea.

Ora Panorama scopre che Bazoli è stato intercettato a lungo dalla Guardia di finanza, e che quelle telefonate raccontano di una rete impressionante di rapporti politici e istituzionali gestiti dal grande banchiere cattolico: Bazoli parla con gli uomini di Enrico Letta e con quelli di Renzi, con direttori di giornali e con ministri, determina o ostacola a suo piacimento nomine e scelte cruciali del governo. In questo instancabile (a dispetto degli 84 anni suonati) attivismo, Bazoli ha un punto di riferimento costante: Giorgio Napolitano.
L'intercettazione Bazoli-Napolitano depositata agli atti porta la data del 19 marzo 2015, quando l'ex leader della destra Pci ha lasciato il Quirinale da poco più di un mese. Ma il rapporto tra i due, tra il vecchio comunista e il banchiere cattolico, è di ben più antica data. Secondo quanto risulta al Giornale, telefonate tra Bazoli e Napolitano sono state intercettate anche mentre il secondo era Presidente della Repubblica, ma non sono state registrate in ossequio alle prerogative della massima carica dello Stato. Poi il 3 febbraio Sergio Mattarella entra al Quirinale, e da quel momento le chiacchiere di Napolitano non sono più inviolabili.
Ed ecco, il brogliaccio delle «fiamme gialle», che racconta come Napolitano si adoperi per creare un asse anche tra Bazoli e il suo successore, Mattarella. «Napolitano specifica di avere fatto riferimento (parlando con Mattarella) anche al dialogo di questi anni tra loro, e prima ancora con Ciampi. Napolitano dice che questi (Mattarella) ha apprezzato, ed ha detto che considera naturale avviare uno stesso tipo di rapporto, schietto, informativo e di consiglio. Bazoli dice che lo cercherà per canali ufficiali nei prossimi giorni, Napolitano dice speriamo bene anche perché ha sentito fare un nome folle, ovvero di quel signore che si occupa o meglio è il factotum della 7». È un chiaro riferimento a Urbano Cairo, che punta in quei giorni a conquistare il Corriere della Sera, di cui la banca di Bazoli è azionista: la scalata riuscirà, nonostante l'opposizione di Napolitano, ma intanto Bazoli ha ottenuto che Napolitano gli aprisse un canale anche con il suo successore: il 27 marzo Bazoli, che in quel momento è già indagato, viene accolto da Mattarella al Quirinale con tutti gli onori.

Intervista a Paolo Maddalena sulla mafia bancaria